“Sei proposte per questo cinquantennio ” – 2. Rapidità

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Calvino2Il geniale Calvino che diavolo mai potrebbe dire di questo mondo  confuso se, per ipotesi, potesse riscrivere le sue mitiche Lezioni Americane? E quanto sarebbe sorpreso osservando come é peggiorata la situazione sociale e politica negli ultimi trent’anni?
In particolare, non potrebbe non vedere il deterioramento di uno dei valori fondamentali delle sue Lezioni: la rapidità.  Seguitando nella rilettura di “Proposte per il prossimo millennio” attraverso le lenti di Sardegna 2050, si nota come accostando Politica e Rapidità vengano alla mente paradossi e contraddizioni, piuttosto che spazi concettuali comuni.
Come non notare infatti che i due concetti si siano progressivamente allontanati come fossero due potenziali amanti che si promettono amore eterno ma mentono spudoratamente, sapendo di mentire.

Un post di qualche giorno fa di Raffaella Sanna trasmetteva un po’ di condivisibile sconforto: “Tra il dire e il fare spesso non c’è di mezzo il mare ma solo la lentezza, un’insostenibile lentezza. Perché molte cose sono fattibili, ma semplicemente non le facciamo, e procrastiniamo, procrastiniamo…specie in Italia.. .”. La cosa che faceva più male, naturalmente, era la frase “specie in Italia”, perchè, ahinoi, è nel confronto sulle basi fondanti dello Stato e sulla lentezza dell’organizzazione pubblica che soprattutto usciamo perdenti.

Per non parlare delle relazioni dei congressi o dei pistolotti nei comizi elettorali. La lentezza di ragionamento, la retorica più bieca, gli slogan più improbabili, le promesse più deliranti sono sovente il pane quotidiano del teatrino della politica. “Il discorrere è come il correre” diceva Calvino citando Galileo “stile come metodo di pensiero e come gusto letterario: la rapidità, l’agilità del ragionamento, l’economia degli argomenti, ma anche la fantasia degli esempi..” intese come qualità decisive del pensar bene.  Non che Calvino intendesse che la rapidità fosse  un valore in sé, perchè in effetti rapidità può essere anche fretta, cioè assenza di approfondimento. Ma allora quando diventa un valore?
Romano Prodi, per esempio, era considerato lento, poco televisivo; al contrario Matteo Renzi ha fama di essere arrembante, dinamico, un professionista della comunicazione. Uno veloce, insomma. Due approcci totalmente diversi. Difficile decidere quale dei  due modelli sia giusto in assoluto.

In  prima battuta, si può sostenere che la rapidità diventa un valore quando imprime dinamismo ai processi decisionali: rapidità è decisione. Significa, in politica, assumersi responsabilità. Significa individuare un problema, analizzarlo, valutare le soluzioni alternative, misurare gli effetti e scegliere tra diverse alternative.

Tuttavia, la considerazione successiva è che non basta la rapidità per garantire la qualità del processo decisionale: è condizione sempre più necessaria, ma sempre meno sufficiente ad assicurare efficacia, intesa come il fare le cose, ed efficienza, intesa come fare le cose nel modo giusto. Non a caso Sartori a proposito di Renzi più che di velocità maliziosamente parla di “velocismo”.
Certo è che la rapidità  oggi rappresenta un valore abbastanza negletto e purtroppo molti esempi tristemente noti come le opere pubbliche incompiute (vedi Salerno-Reggio Calabria, ma anche la nostra SS131) sono lì a ricordarcelo; per non dire dei cronici e  ritardati pagamenti della Pubblica Amministrazione. L’Ance segnala alla Commissione EU che “due terzi delle imprese hanno segnalato come le Pubbliche Amministrazioni abbiano chiesto di accettare, in sede di contratto, tempi di pagamento superiori a 60 giorni” e sappiamo che non sono rari crediti superiori ai 180-240 giorni.
E allora Politica-Rapidità non può essere considerata una diade orientata positivamente, ma assurge invece al ruolo di tragicomico ossimoro, che ogni giorno molte aziende sperimentano sulla loro pelle.
Se Italo Calvino  raccontava “io non sono un cultore della divagazione; potrei dire che preferisco affidarmi alla linea retta ”, come valutare i Razzi o i tanti Scilipoti della politica?
Per molti di loro procedere per linee rette è impensabile. Le traiettorie sono curve, tortuose, spezzate e ospitano volentieri il compromesso, l’accordo sottobanco, il mercanteggiare poltrone, l’assicurarsi sedie nei consigli di amministrazione, la caccia senza quartiere a presidenze e vicepresidenze; non solo ignorano le linee rette, ma spesso le loro linee di pensiero non appartengono proprio alla geometria euclidea. Potrebbero, viceversa, trovare confortevole ospitalità nella Patafisica, la scienza delle soluzioni immaginarie.
La rapidità quindi – specie in questi tempi di crisi – è un valore da rimettere in cima alle priorità di un programma per un politico futuribile. Da associare inscindibilmente a metodologie rigorose ed alla qualità delle decisioni: “ festina lente”, affrettati lentamente, proprio come diceva lo scrittore.

Se poi questa nuova specie di mutante immaginario – a tutt’oggi sconosciuto nello scenario politico – prendesse spunto dalle intuizioni di Calvino, magari lo potremmo osservare con malcelata soddisfazione a “inseguire il fulmineo percorso dei circuiti mentali che catturano e collegano punti lontani dello spazio e del tempo” e sorprenderci a scoprirlo impegnato full time come problem-solver a favore dei cittadini, a sgobbare sodo per immaginare mondi migliori e a fare notte per ridisegnare processi che abbiano al centro una  parola che quasi ci vergogniamo a  pronunciare: felicità.

Ma qui, perdonate l’iperbole, siamo davvero nel campo della Patafisica.

 

Adiosu

(to be continued)

Lucio