“Sardinia: a beautiful secret”

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Non era il ben più famigerato Homer, ma la beffarda ironia sulla mancanza di politiche di comunicazione strutturate e continuative della Sardegna avrebbe potuto appartenergli. Si trattava invece di un altro Simpson, Mr. Brian, il Presidente della Commissione Europea dei Trasporti e Turismo, in visita pastorale ai confini dell’impero; Cagliari, Porto Cervo ed Olbia, visitati con una serie di colleghi per ascoltare, capire, suggerire e, perché no, lanciare qualche strale ai politici nostrani.
Mr. Simpson ha detto quello che sentiamo dire da anni e che forse ci piace sentire ripetere, visto che al cambiare delle giunte, nulla cambia nella ripartizione delle risorse da dedicare al turismo. Ha detto, in soldoni, che la Sardegna sul mercato europeo del turismo è letteralmente invisibile. Ha aggiunto poi, tra l’ironico ed il sarcastico, che “siamo stati molto bravi a mantenere questo meraviglioso segreto, celando al mondo le bellezze uniche della nostra terra”.
Abbiamo sorriso per la battuta, ci siamo sorpresi a dargli ragione, quasi compiaciuti della terribile sentenza, ma  è morta là.
Abbiamo infatti acquisito la capacità di mandar giù e metabolizzare le peggiori notizie nell’arco di una giornata. L’indomani basta un po’ di cronaca nera o rosa per farci fare il ruttino e digerire anche questa bocciatura ufficiale che viene da un consesso di esaminatori abbastanza qualificati nel guardare all’Europa e soppesare le sue dinamiche evolutive e di crescita.
Qualche giorno primo, ma con una medesima nonchalance,  avevamo metabolizzato anche un altra ferale notizia: nel triennio 2010-2013 la nostra regione, che spesso dimentichiamo essere un isola, ha perduto per strada sulla portualità del nord-Sardegna oltre due MILIONI di passeggeri, rispetto al 2010.
Per una regione (sedicente) turistica è una vera e propria catastrofe con ripercussioni sul PIL, (le stime del nostro Lab1–Turismo parlavano ad inizio 2013 di un meno 3%, ora sono anche peggiorate) e quindi su occupazione, reddito reale disponibile, investimenti, ecc.
Uno tsunami da lasciare senza fiato che mette alle corde un settore che soffre già di malattie croniche come stagionalità, carente qualità di servizi e professionalità insufficiente.
Un allarme rosso che meriterebbe la costituzione immediata di una task force permanente che metta insieme tutte le forze, imprenditoriali, politiche, dell’università e dei settori correlati come agricoltura, ambiente, cultura, per dichiarare uno stato di emergenza e studiare soluzioni immediate, perché la stagione 2014 è già cominciata.
Purtroppo, non si vedono al momento reazioni proporzionate ad una tale urgenza.
Torniamo perciò da mr. Simpson, per capire quale possa essere una strada percorribile.
Lui, dall’alto del suo osservatorio privilegiato, ci richiama soprattutto a programmare molto maggiori investimenti in comunicazione. E tutto ciò, sorprendentemente,  ancora prima di pensare agli investimenti in infrastrutture e a quelli per la creazione o sviluppo di innovativi prodotti turistici. Discorsi che a primo acchito possono spiazzare, ma a ben vedere, e a giudicare dai coefficienti di riempimento annuali delle nostre strutture alberghiere, che con il 31% di riempimento netto (fonte Assessorato Turismo 2010) si posizionano ben sotto la media delle regioni più avanzate (Grecia, Spagna, e Francia sono ben oltre il 50%), debbono stimolare una riflessione approfondita.
Molto semplicemente, se le camere d’albergo restano largamente invendute, il nostro problema primario è vendere, non produrre.

Che facciamo, continuiamo a mantenere il segreto o proviamo a cambiare le nostre Politiche?

 

Lucio Murru