Quanta fretta, ma dove corri…

0
648

burattino

Qualcuno ricorda di essere andato a votare a maggio di due anni fa per l’abolizione delle province? Ce n’erano ben 8 e quattro vennero cassate senza appello con percentuali bulgare; sulle altre – quelle storiche – arrivò una valanga di voti affinché venissero eliminate, ma lì il referendum era solo consultivo. Si sa, però, che questo pericolosissimo strumento di democrazia popolare è una vera scocciatura per i politici. Figuratevi che con analoga procedura avevamo votato persino l’eliminazione – tempo addietro – del finanziamento pubblico ai partiti. 
Ma niente paura, come sapete, non è successo proprio niente.

Invece, riguardo alle Province, pare che, se va bene, cambieremo solo il nome. E stessa sorte toccherà al Senato. E’ la rottamazione Renziana 2.0. detta anche Riformismo De Minimis e, più volgarmente, Riformismo del Linguaggio.
Parrebbe dunque per il nostro frettolosissimo premier e per la sua fila di aspiranti velociraptor, che sia sufficiente cambiare nome alle cose per cambiarne magicamente la natura. L’ex rottamatore, incurante degli insegnamenti di Platone che faceva dire a Socrate “la conoscenza è vera solo se è conoscenza delle cose e non dei nomi che le indicano”, continua a battere il tempo perché le riforme avvengano prima di subito. A prescindere.

E la gente – dicono i sondaggi – sembra apprezzare il sedicente cambio di passo.  Anche perché uscito di scena Berlusconi, pensionato Bersani, silenziato Grillo, messo in ferie forzate Letta, non pervenuto Alfano, Renzi ha riempito un palco desolatamente vuoto con quella sua energia da raduno dei boy scout che Monti ha chiamato allegramente  “l’impazienza è la virtù dei forti”.
E l’uomo freme anche fuori dai confini nazionali. “L’Italia deve tornare a correre” ha detto a Cameron. Poi, la rapidità celebrata da Calvino si è impossessata completamente e – pare – definitivamente del neo-premier: “Correre per le riforme”, “Dobbiamo correre, ce lo chiede il paese”; rinunciando alla cena con i reali d’Olanda: “riparto di corsa, ho molto da fare a Palazzo Chigi”.
La stampa è in delirio: “Renzi accelera”, “Turbopremier”, “Renzi va veloce”, “Veloce e deciso”, “Renzi il piè veloce”, solo per citare alcuni titoli recenti.

Il “figlio buono di Berlusconi”, come lo ha chiamato Scalfari, smonta – ovviamente alla velocità della luce – i tabù della sinistra, demolisce i padri nobili (ed anziani) come Rodotà, riesce a contrapporsi al sindacato e a Confindustria e,  in poche ma efficaci mosse, si ritaglia un ruolo da problem solver, da insostituibile “uomo del fare”.
Anzi, come dice Crozza, del fare, del saper fare, del saper far fare e del far sapere.
E minaccia stizzosamente pure di andarsene, se non otterrà quel che vuole.

Dall’altra sponda, Forza Italia,  versa in stato di narcolessia avanzata. 
Brunetta liquida Renzi come uno “sbruffoncello di provincia”, ma Berlusconi – dice Toti nel fuorionda con Gelmini –  non sa che fare per liberarsi “dall’abbraccio mortale”. Sembra acclarato infatti che il non trascurabile consenso che Renzi perde nel PD, ritorni con cospicui interessi dall’area del centro-destra.

Forrest Renzi, come lo chiama Padellaro, è cordialmente antipatico agli intellettuali, specie di sinistra, ma piace alla gente perché trotta, galoppa forse addirittura vola. Ha preso il meglio dell’ipercinetismo di Grillo e la dinamicità del primo Berlusconi per rifarsi una verginità politica: è un politico del passato (dal 1999 segretario provinciale del PPI)  ma si propone come politico del futuro.
E’ dal 1994, quando vinceva 48 milioni (di lire) alla Ruota della Fortuna, che corre per qualcosa.
A Repubblica qualche giorno fa ha detto “quel che conta adesso non è il programma; è il crono-programma”.
Questo Gulliver dei tempi moderni, pare essere ossessionato dal tempo; non avrebbe difficoltà a confessare a noi neo-Lillipuziani che adora il Dio orologio, il quale sembra guidarlo in tutte le sue azioni.
Ecco spiegato perché deve fare in fretta: la sua è una audace e dissacrante corsa contro il tempo.
Ci auguriamo tutti che sappia in quale direzione sta andando e rammenti che soprattutto deve correre contro la disoccupazione, contro l’economia stagnante, contro l’evasione fiscale, contro le false riforme, o che – in difetto –  faccia come Alice nel Paese delle Meraviglie.
Nell’incertezza, almeno chieda informazioni.
Alice: Would you tell me, please, which way I ought to go from here?
The Cheshire Cat: That depends a good deal on where you want to get to.

Adiosu

Lucio