Perchè Sardegna 2050?

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Quando ad ottobre del 2012, Gianfranco Fancello, quello che poi sarebbe diventato il Presidente, mi chiamò per chiedermi di partecipare ad una prima riunione di un “qualcosa di nuovo e di diverso che stava per nascere”, ricordo che fui abbastanza diffidente. Ero, come moltissimi, infinitamente deluso, nauseato ed estremamente circospetto al solo sentire la parola “politica”.

Ma c’è davvero bisogno, pensavo, di avere ancora l’ennesimo soggetto politico che aumenti la confusione tra movimenti, finte onlus, associazioni e fondazioni di comodo, partiti, partitini, e via dicendo? Il variegato fronte del centrosinistra sardo, non a caso, si autoflaggellava tra Pd, Sel, Idv, Upc, Partito dei sardi, Centro Democratico, Psi e Rossomori; per non parlare dei micro movimenti di indipendentisti, sovranisti, autonomisti, ecc..

Perciò accettai comunque l’invito al primo incontro di Ottana, più per cortesia che per una reale convinzione. Invece fu una bella giornata e una piacevolissima sorpresa. Trovai inaspettatamente idee, contenuti, passioni sincere, e la gradevole sensazione di aver trovato una riserva di energia positiva e – finalmente – pulita.

Pensai che forse era la famigerata società civile che ricominciava a inviare (finalmente) segni di vita. E che forse valeva la pena di smetterla di lamentarsi di cosa non fanno gli altri, per rimboccarsi le maniche e capire – se e come – si potesse dare un piccolo o grande contributo.

Per me cominciò tutto da lì, il 10 novembre ad Ottana.

Mentre rientravo a casa mi ricordai di un articolo che mi aveva colpito; era di uno scrittore di sinistra, poco conosciuto ma non banale, Maurizio Maggiani. Lo andai a cercare, ma come al solito non lo trovai. Era vecchio di qualche anno, ricordavo bene però che parlava delle sue aspettative rispetto al nascente PD. Mi aveva colpito perchè reclamava con forza un “paesaggio”. Intendeva dire una idea di società nella quale ritrovarsi. E da buon scrittore qual’era, declinava nell’aspettativa di un orizzonte verso il quale tendere e di uno straccio di carta geografica per capire quali territori si potessero attraversare per arrivarci.

Nella sua semplicità, era quello che più o meno vogliamo tutti.

Lo spirito di Sardegna 2050, ebbe per me questa forza evocativa e quando crebbe e diventò, dopo qualche mese, attraverso un percorso partecipato che vide la creazione di un Manifesto e di uno Statuto diventando formalmente Associazione, ebbi come la sensazione di aver cominciato la progettazione di una “nuova casa”. Il tutto, con una colonna sonora che, partendo dal celebre passaggio di Gramsci “Odio gli indifferenti” si è gioiosamente dispiegato con l’adattamento di “Todo Cambia” del poeta cileno Numhauser tradotta in Sardo.

Se oggi guardo indietro, dopo circa un anno, vedo Sardegna 2050 come un organismo associativo vivo e vegeto che cresce e sviluppa progettualità, ma sa anche essere concreto e presente sul territorio, mettendo in fila tante iniziative e tante occasioni di incontro.

Ha anche avuto la forza di restare indipendente e libera da condizionamenti, evitando i richiami di tante sirene che la volevano annettere all’area di questo o quel partito. Abbiamo continuato a difendere “il cosa”, cioè i contenuti, le idee ed i programmi, prima di ogni altra scelta e di ogni alleanza o apparentamento. E difendiamo questo approccio consapevoli del fatto che già esso rappresenta oggi “la” vera rivoluzione.

Un buon lavoro ed una buona idea non hanno, né debbono avere, connotazioni ideologiche. L’appartenenza a Sardegna 2050 si fonda sulla condivisione di valori e progetti che mettano al bando i mantra della “vecchia” politica, per poter rappresentare un laboratorio permanente di innovazione e di elaborazione di contenuti che tratteggino il famoso “paesaggio” da condividere e nel quale ci si possa finalmente riconoscere.

Per la cronaca, non ho più trovato l’articolo di Maggiani che ho cercato disperatamente per sapere come concludeva il suo appello a Veltroni, che da lì a poco sarebbe diventato segretario. Ma non importa, quella è storia passata. Sardegna 2050 guarda invece al futuro e userà tutte le sue energie per il bene comune e per cambiarlo in meglio.

 

Lucio Murru