Le risposte di Francesco Pigliaru

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TURISMO

 1) Dagli anni ’60, da quando cioè si è cominciato a parlare di turismo, la parola inscindibilmente associata è “stagionalità”. Un male apparentemente incurabile sul quale molto si è dibattuto, ma sono state poche e di debole efficacia le politiche che hanno veramente inciso. 
Quali sono le ricette contenute nel suo programma?

2) Turismo come: “Settore strategico”, “Comparto ad elevata potenzialità”, “Risorsa decisiva per sviluppo e occupazione”. Sono le parole ricorrenti delle campagne elettorali di ieri e di oggi. Poi puntualmente le risorse messe in campo sono risibili, gli assessori piangono, gli operatori protestano. Voi invece quali e quante risorse metterete in campo?
3) Il laboratorio Turismo di Sardegna 2050 ha stimato in quasi 1 miliardo di euro il danno economico diretto e indotto causato dal crollo del traffico passeggeri marittimo dal 2010 ad oggi. Il recupero nelle presenze alberghiere ed extra alberghiere evidenziato recentemente dall’assessore, in controtendenza rispetto alla costante flessione negli arrivi, appare più legato ad una diversa rilevazione dei dati, che ad una reale ripresa del comparto. Insomma a che punto siamo della crisi e qual è l’obiettivo di arrivi e presenze per il 2014?
I dati parlano chiaro e rivelano una situazione di stallo e spesso peggiore della situazione di qualche anno fa: i flussi turistici sono crollati (perse 1,5 milioni di presenze dal 2008), la forte concentrazione stagionale è rimasta immutata, altrettanto dicasi per la forte concentrazione nelle coste, sono peggiorati i tassi di utilizzazione e quindi le performance delle strutture ricettive, resta alto il fenomeno del sommerso. Senza dubbio la crisi economica e la questione dei trasporti hanno giocato il loro ruolo, ma il confronto con altre regioni di Italia e del Mezzogiorno, dove la situazione è decisamente migliore, mette in luce una scarsa visione strategica e una sostanziale incapacità nella gestione del settore.
È evidente che la Sardegna debba recuperare competitività in questo settore e per farlo è necessario puntare sui punti di forza dell’offerta turistica isolana (ambiente e risorse naturali, clima, eno-gastronomia, tradizioni e cultura) e attuare delle politiche che, da una parte, rendano più efficace la governance del settore e, dall’altra, spingano verso una diversificazione e specializzazione dell’offerta turistica, vale a dire aumentare la gamma dei prodotti e diventare sempre più bravi ad offrire quei prodotti.
C’è tanto da fare e sicuramente i primi passi dovranno essere:
Costituzione di un Osservatorio turistico regionale, in grado di raccogliere ed elaborare con tempestività i dati e le informazioni sul settore, ma anche di leggere il mercato e le sue dinamiche, attivare tempestivamente gli interventi correttivi, promuovere un maggiore orientamento al mercato da parte degli operatori.
Incentivare i collegamenti aerei di corto e medio raggio, in particolare nella bassa e media stagione, per destagionalizzare il movimento turistico.
Diversificare l’offerta e quindi puntare sul turismo attivo e del benessere, enogastronomico, sociale, accessibile, ambientale e culturale, avviando un sistema un sistema di relazioni tra operatori di settore e territori, anche al fine di promuovere l’interno. Puntare anche sul turismo nautico.
Specializzare l’offerta sostenendo la formazione di network di prodotto, capaci di stimolare la specializzazione dei territori e degli attori economici su specifici tematismi e/o modalità di fruizione.
Riqualificare e differenziare le dotazioni delle strutture “generaliste” estivo-balneari per attrarre anche altri segmenti di turisti e anche nelle altre stagioni; ampliare la diffusione dei sistemi di certificazione ambientale.
Incentivare la progressiva emersione e professionalizzazione dell’offerta di seconde case ad uso vacanza attraverso l’implementazione di innovative formule organizzative con il coinvolgimento degli operatori del settore immobiliare e ricettivo.
Supportare la commercializzazione promuovendo l’accesso al prodotto Sardegna attraverso il portale di destinazione.
Migliorare la cultura dell’accoglienza anche con il potenziamento dell’alta formazione universitaria in materia turistica.
Ampliare la diffusione dei sistemi di certificazione e di gestione ambientale presso gli operatori di settore.
Promuovere una legge per la tutela delle arti tradizionali.
Valorizzare il patrimonio immateriale della Sardegna.

ENERGIA E AMBIENTE

4) Sotto la sua amministrazione, la R.A.S. continuerà a chiedere l’apertura di una nuova centrale a Carbone a Portotorres e a sostenere la conversione della centrale di Ottana?
5) La Germania si propone di produrre entro il 2050, l’80% dell’energia elettrica ed in generale il 60% della propria energia, attraverso l’utilizzo delle fonti rinnovabili; cosa propone nel merito la sua amministrazione per la Sardegna?
L’energia è un fattore chiave per lo sviluppo economico e l’efficienza energetica ne rappresenta una delle linee di azione più efficaci e a più rapido ritorno economico per il sistema produttivo locale. Il piano energetico regionale, integrato con il Piano dell’Efficienza Energetica, è indispensabile per programmare in modo consapevole le scelte necessarie per riportare il costo di produzione dell’energia ad un livello competitivo e comparabile con quello del resto del Paese.
Non basta dire che l’attuale crisi industriale ha contratto la domanda elettrica e che quindi possiamo tranquillamente rinunciare fin da ora all’apporto delle risorse non rinnovabili. Non è davvero possibile pensare a una regione senza industria e senza che, nel breve – medio periodo, possa disporre di adeguate risorse energetiche certe per un rilancio concreto di una produzione sostenibile nell’isola. Pensiamo solo ai Piani di Transizione Energetica di nazioni con un’esperienza consolidata nell’attuazione dello sviluppo sostenibile come la Danimarca: il loro piano prevede un approccio graduale di abbandono delle fossili che si concluderà nel 2050. Nel corso del 2012 l’energia elettrica richiesta in Sardegna è stata abbondantemente inferiore alla produzione, anche a causa della chiusura di industrie energivore, con un calo dei consumi di circa il 25%. Ne deriva un’esportazione netta di oltre 2000 GWh. Tuttavia, si deve ripartire ed è per questo che nel nostro programma abbiamo inserito alcune azioni strategiche che la Regione dove perseguire:
Ridurre i costi dell’energia termica per le famiglie e per le imprese. La Regione deve rimarcare con forza nelle sedi appropriate nazionali ed europee, che il gas naturale come strumento di sviluppo non è una delle possibili opzioni, ma una necessità inderogabile. Bisognerà rapidamente concentrare le risorse finanziarie sulla realizzazione di un impianto di rigassificazione di gas naturale liquido o utilizzare tecnologie alternative che non prevedono necessariamente il ricorso a grandi sistemi di infrastrutturazione per lo stesso scopo.
Favorire gli investimenti sulle centrali esistenti per renderle più efficienti. Il mercato elettrico regionale pone delle sfide che devono essere affrontate in particolare per quanto riguarda l’efficienza e l’impatto ambientale del settore termoelettrico. Nel breve/medio periodo è necessario costruire una strategia per rendere più efficiente la produzione energetica termoelettrica fossile per coprire il carico di base dei consumi e migliorare l’impatto ambientale in termini di emissioni.
Modificare la programmazione per le risorse rinnovabili. Le energie rinnovabili devono diventare un’occasione di sviluppo locale, evitando l’ulteriore crescita dei grandi impianti eolici e solari. E’ necessario un ripensamento complessivo che tenga conto delle mutate condizioni generali di incentivazione alle rinnovabili rivedendo il Piano d’Azione per le Fonti Energetiche Rinnovabili (FER) della Giunta Cappellacci del 2012 Nella fase finale della transizione energetica i grandi impianti dovrebbero essere l’elemento terminale del sistema energetico e dovrebbero coprire quei fabbisogni che non si è riusciti a coprire con la produzione diffusa ottenuta da impianti di piccola scala destinati all’autoconsumo.
Promuovere impianti di energia rinnovabile di piccola taglia, destinati a coprire le necessità di consumo degli utenti, secondo un’ottica di bilancio energetico in equilibrio. Questo implica nuovi investimenti per la creazione di reti “intelligenti” (smart grid) per la gestione di picchi e deficit di produzione in piccoli ambiti territoriali (con maggiore efficienza dei sistemi produttivi locali, incentivi all’autoproduzione energetica e all’accumulo di energia, stabilizzazione della rete elettrica, efficienza energetica degli edifici) . Il valore aggiunto di questa strategia è la creazione di nuove imprese locali per nuove tecnologie.

6) Una politica per le aree protette e la tutela della biodiversità ha delle potenzialità, come motore di sviluppo economico in aree marginali, se portata avanti con il consenso dei territori e con la consapevolezza dei benefici ecosistemici che offrono alle popolazioni interessate ed al sistema turistico. Intendono fare qualcosa in questa direzione? Se si, che cosa?
Deve cambiare la gestione delle aree forestali e delle aree marginali della macchia mediterranea. L’’essersi in prevalenza interessati alle attività di mera sistemazione forestale e non aver promosso ed investito in maniera adeguata sullo sviluppo di attività economiche compatibili legate alle produzione del bosco e della macchia e al turismo naturalistico, certamente non ha favorito un processo motivazionale verso la tutela ambientale da parte degli attori sociali e delle amministrazioni locali.
Generare nuovi interessi economici è forse la maniera migliore perché le popolazioni residenti si impegnino in maniera diretta nella prevenzione e nella difesa dagli incendi. La valorizzazione del sistema regionale di aree protette è un’opportunità per le nuove generazioni e dobbiamo superare le criticità che continuano ad accompagnarci. ad oggi le principali problematiche che si possono riscontrare sono il rischio di perdita di biodiversità (a causa di Enti di gestione non esistenti o non efficaci per la tutela, data la scarsità di personale e di risorse, e per l’esiguità della superficie totale protetta), gli scarsi benefici per il territorio (scarsità di risorse per la creazione di green job, ecc.) e quindi consenso della popolazione locale non elevato, se non apertamente ostile, la scarsa – se non nulla – influenza all’esterno del perimetro dell’area protetta, e conseguente debole influenza sulle politiche territoriali.
Quindi è necessario:
Migliorare la gestione delle aree protette istituite, parchi e aree marine, assegnando risorse umane adeguate e garantendo, a fronte di una maggiore responsabilità nella tutela delle risorse, e a fronte dei servizi ecosistemici offerti, meccanismi di premialità e priorità nell’assegnazione e uso delle risorse finanziarie.
Completare il percorso di istituzione di nuovi parchi regionali e aree protette, che devono nascere dalla volontà delle amministrazioni e con l’assenso delle popolazioni interessate.
Dotare tutti i siti della rete natura 2000 di organismi di gestione che garantiscano l’attuazione delle misure di conservazione previste nei piani di gestione esistenti e in aggiornamento e l’implementazione degli interventi a favore del territorio.
Aumentare le capacità di autofinanziamento degli enti gestori sviluppando le opportunità offerte dal project financing e dagli strumenti innovativi di commercializzazione, e altre forme di autofinanziamento, ad esempio attraverso i pagamenti per i servizi ecosistemici (PEs) a favore di coloro che tutelano i servizi eco sistemici utili per la società.
Implementare nei siti della rete Ecologica regionale sistemi di economia attiva e sostenibile, con incentivi a pratiche sostenibili di utilizzo delle risorse e del territorio, in particolare privilegiando l’incentivazione di pratiche agricolo/forestali e di turismo sostenibile che possano mantenere elevato il livello di qualità ambientale delle aree rurali, creando economia e evitando lo spopolamento.
Da subito possiamo inserire nella programmazione 2014-2020:
la redazione e approvazione formale del Prioritized action Framework (PaF), quadro di azioni prioritarie per la tutela della biodiversità (rete natura 2000);
la definizione e mappatura dei corridoi ecologici della rete Ecologica regionale;
l’avvio dei processi di adesione alla “carta Europea del turismo sostenibile”, strumento di pianificazione partecipata per lo sviluppo del turismo sostenibile all’interno delle aree Protette;
l’approvazione del Piano faunistico regionale, che costituisce l’indispensabile strumento di corretta gestione sostenibile della fauna selvatica e del suo prelievo.

TRASPORTI E MOBILITA’

7) Anche alla luce del recente pronunciamento dell’Unione Europea sul sostegno della Regione alla Flotta Sarda, come intende affrontare la questione della continuità territoriale marittima?
Il diritto alla mobilità marittima va realizzato in modo concreto, evitando le risposte demagogiche come la Flotta sarda, per la quale la regione è sotto procedura di infrazione dalla UE, costata ai sardi 19 milioni di euro per trasportare meno del 5% dei passeggeri. l’inerzia della regione ha portato ad una impennata delle tariffe (sulla Olbia-Civitavecchia tariffe passeggeri +120% da 2009/2010, e +70% in media sulla Olbia-Genova), ovvero quasi il doppio rispetto al consentito, ed alla perdita consistente di domanda (nel periodo 2008/12: – 33% di passeggeri trasportati (Olbia -34%), -19% di trasporto merci ro-ro (2008/12) (Olbia – 23%), -10% di corse). occorre pertanto che la sardegna rivendichi e ottenga pari dignità rispetto allo stato nel tavolo decisionale per la modifica della convenzione con la Tirrenia in tema di tariffe, qualità del servizio e rotte, riacquistando quella persa dopo il 2008 quando è stata estromessa dal governo nazionale, in modo acquiescente, dal processo decisionale che ha portato alla firma della convenzione con la stessa tirrenia senza che la regione abbia potuto incidere in alcun modo sulla definizione del servizio. Dovrà pertanto essere rinegoziata con lo stato e le compagnie una nuova regolamentazione del trasporto marittimo sardegna – continente, in termini di porti serviti, rotte, naviglio, qualità del servizio e tariffe anche con il ricorso agli strumenti previsti dalla normativa comunitaria per garantire servizi regolari conformi alle esigenze di servizio pubblico (anche solo su particolari rotte) sia per i passeggeri che per le merci. Si dovrà dare, inoltre, immediato avvio alle procedure di ristrutturazione della società Saremar per impostare un forte e radicale miglioramento nella qualità del servizio offerto nei collegamenti con le isole minori (ammodernamento naviglio, servizi, tariffe).

8) L’intero comparto produttivo isolano individua nei trasporti una delle principali cause della mancata competitività delle imprese sarde. Quali interventi ed iniziative intende avviare a sostegno del trasporto merci fra la Sardegna ed il Continente?
La regione dovrà estendere la continuità territoriale marittima alle merci attraverso bandi internazionali e in regime di concorrenza con interventi ed azioni mirate del tipo “autostrade del mare” per ottimizzare e ridurre le distanze terrestri nel trasporto su gomma e per diminuire il relativo impatto ambientale (Ecobonus, continuità merci, altri incentivi).

9) Sono passati quasi dieci anni dalla stesura della Legge Regionale 21/05 di riforma del trasporto pubblico locale, ma di fatto il suo impianto non è stato attuato. Durante il suo mandato in che modo intende dare piena attuazione alla legge?
C’è un’urgente necessità di dare un diverso orientamento alle risorse pubbliche concentrando la spesa laddove è più forte la domanda di mobilità e nello stesso tempo va avviato un radicale ripensamento del settore dei trasporti, sostenendo attraverso scelte strategiche le persone che quotidianamente si muovono usando i treni, i bus, i tram e le metropolitane e la bici, dando l’opportunità a chi usa l’automobile di scegliere un’alternativa più efficiente, più sicura, più economica.
Un mobilità urbana nuova e diversa che ruota attorno a quattro perni: l’uso delle gambe; l’uso delle bici; l’uso del trasporto pubblico locale e della rete ferroviaria e metropolitana; l’uso equilibrato dell’auto privata, sostituita dove è possibile dal car sharing, car pooling, taxi. Una nuova mobilità che modifica lo spazio pubblico e la sua destinazione d’uso, rafforza i legami comunitari tra le persone e il luogo dove vivono, studiano e lavorano, stimola un’economia agroalimentare basata sul km0, crea lavoro stabile, contribuisce a far crescere la percezione di sicurezza attraverso strade e piazze più vissute e frequentate. in altre parole rende le città e il territorio più bello e migliora la qualità della vita.
Nella prossima legislatura si dovrà individuare la mobilità sostenibile urbana come uno dei temi più rilevante e prioritario nell’ambito della mobilità, realizzato attraverso un asse portante di metropolitana leggera, integrata con parcheggi di scambio, da un trasporto su gomma di adduzione su corsie preferenziali e con tariffazione unica. quest’ultima è una delle sfide da vincere riorganizzando ed integrando i vettori e i bacini di utenza da essi serviti. Arst e aziende municipalizzate dovranno trovare sintesi a beneficio dell’efficienza e della qualità del servizio offerto ai cittadini. In questo contesto assume particolare valenza il progetto, per la costituzione dell’area metropolitana di Cagliari. Accessibilità e connettività sono le parole chiave con cui questo nuovo organismo, guarda non solo ai territori limitrofi, sede di cultura, turismo e produzione, ma alle potenziali relazioni ancora inespresse con i popoli del mediterraneo, agli scambi commerciali e della conoscenza.
Questi dunque i temi fondamentali del trasporto pubblico locale per la prossima legislatura:
Dare piena attuazione alla l.r. 21/2005 su riordino del trasporto pubblico locale in particolare per quanto attiene l’assegnazione delle funzioni di pianificazione agli enti locali e di gestione alle aziende.
Dare immediata attuazione alla delimitazione degli ambiti (o bacini) territoriali ottimali (ato) di trasporto pubblico locale e regionale (tPlr), ai sensi dell’art. 3-bis del D.l. 138/2011.
Promuovere l’immediata definizione dei servizi minimi, specie a livello di area urbana e vasta, per una radicale riorganizzazione dei servizi che eviti sovrapposizioni e diseconomie (integrazione gomma ferro, integrazione tariffaria/biglietto unico).
Dare forte impulso alla realizzazione delle reti di metropolitana leggera e di tram-treno nelle aree già servite da questi sistemi (Cagliari e il suo hinterland, Sassari, Sorso, Alghero) riprendendo e partendo dalla programmazione degli investimenti prevista dalla precedente giunta regionale di (accordo di programma area vasta Cagliari del 2008).
Promuovere concretamente la mobilità sostenibile sia aiutando gli enti locali a pianificare
Interventi integrati finalizzati ad evitare l’utilizzo dell’auto privata (agenzie e/o centrali della mobilità), anche con modalità innovative (car sharing, micromobilità, veicoli elettrici, ) e fortemente ecologiche (biciclette) che con azioni di marketing e campagne di sensibilizzazione sull’utilizzo dei modi di trasporto alternativi all’auto.

URBANISTICA E TERRITORIO

10) Che ne pensa dell’attuale piano paesaggistico promulgato ad ottobre 2013?

Un avviso preliminare di bocciatura del procedimento di approvazione del nuovo PPr dell’attuale giunta regionale è arrivato attraverso la recentissima sentenza n. 308 del 17 dicembre 2013 che sancisce due principi: a) le modifiche del PPr possono essere disposte, per una importante parte dei beni paesaggistici, attraverso il sistema della copianificazione stato-regione; b) la riduzione del grado di tutela paesaggistica in essere può essere disposta solo se imposta da esigenze di soddisfacimento di “preminenti interessi costituzionali”.
Il contrario di quanto fatto dalla Giunta di centrodestra, che da 5 anni blocca ogni procedura di adeguamento dei comuni, promettendo uno stravolgimento del PPr all’insegna della deregolamentazione. I comuni vanno sostenuti nello sforzo all’adeguamento dei propri strumenti urbanistici alle previsioni dello stesso PPr.

11) Come pensate di trasformare il PPR da strumento esclusivamente di tutela a strumento di sviluppo?
12) Che priorità ha la redazione della nuova legge urbanistica nel vostro programma di governo? Lei prende l’impegno formale di approvarla nei primi 100 giorni?
Una manutenzione del PPr è, dopo 7 anni, necessaria, ma senza demagogia. Ancora più importante è approvare una nuova legge urbanistica, la leva attraverso la quale promuovere la riqualificazione energetica e architettonica del patrimonio edilizio pubblico e privato, con l’inserimento, nei regolamenti edilizi comunali, di incentivi e premialità per gli edifici ad alta qualità architettonica e ambientale, rafforzando concretamente le scelte strategiche già fatte.
Per rilanciare il settore delle costruzioni, per non gravare le famiglie di oneri e costi impropri e per creare un clima di consenso intorno alle politiche per la qualità paesaggistica e architettonica, è fondamentale superare gli inaccettabili ritardi che si verificano a tutti i livelli nelle istruttorie delle pratiche edilizie. Al contempo, sebbene la legislazione ambientale abbia contribuito a proteggere l’ambiente e a migliorare la vita dei cittadini sardi, gli obblighi imposti da tale normativa comportano per le aziende consistenti oneri amministrativi che gravano in particolare sulle piccole e medie imprese. In linea con i principi e la strategia di semplificazione normativa e amministrativa che intendiamo adottare e nel quadro dello specifico piano per la semplificazione, ci impegniamo a varare iniziative concrete per ridurre i costi amministrativi sostenuti dalle imprese per ottenere le autorizzazioni ambientali, mantenendo lo stesso livello elevato di protezione ambientale.
Ci proponiamo di intervenire secondo le seguenti linee guida:
approvazione di una nuova legge Urbanistica regionale improntata alla modernizzazione delle concezioni costruttive, rispettosa dei piani di settore e delle leggi sulla protezione del rischio idrogeologico che introduca parametri nuovi sulle procedure autorizzative favorendo la semplice autocertificazione e il controllo successivo ma innalzando sensibilmente il livello sanzionatorio per le violazioni realizzate.
Finanziamento per la redazione dei PUc dei comuni che dovranno avere un termine perentorio per adeguare la propria disciplina urbanistica locale pena l’intervento sostitutivo della Regione. Infatti la certezza delle regole e l’univocità della loro interpretazione devono essere il nuovo messaggio di efficienza che il pubblico dovrà mandare al mondo economico ed imprenditoriale.
Revisione del PPr per introdurre norme di semplificazione procedurale, correggere imprecisioni e rendere univoche le interpretazioni e le applicazioni sul campo attraverso la creazione di un apposito ufficio di relazione con i potenziali interlocutori sia pubblici che privati in materia di applicazione normativa.
Redazione della parte seconda del PPr, per arrivare a disciplinare l’intero territorio regionale con norme ispirate dai medesimi parametri direttori del PP, perché con la salvaguardia delle aree rurali in chiave produttiva si operi per il rilancio dell’agricoltura.
Revisione del Decreto Floris in materia di disciplina dei limiti e dei rapporti relativi alla formazione di nuovi strumenti urbanistici comunali ed alla revisione di quelli esistenti con l’aggiornamento dei parametri costruttivi adeguandoli alle mutate condizioni di contesto rispetto al 1983.
Rilancio del ruolo istituzionale dell’agenzia Conservatoria Delle Coste, in accordo con quanto previsto dall’art. 16 della legge regionale 29 maggio 2007, n. 2.
Ricostruire un’agenzia regionale per la Protezione dell’ambiente (ARPAS) credibile che possa monitorare, controllare e certificare la qualità ambientale nel territorio.

LAVORO SCUOLA E FORMAZIONE

13) Quali politiche pensate di attuare per incentivare le assunzioni nelle aziende?
14) Con quale tempistica e in che modo pensate di riorganizzare e ottimizzare i servizi per il lavoro, considerando anche il tasso di lavoratori precari che allo stato attuale sono impiegati in tali servizi?
Uno degli ostacoli maggiori per una piena realizzazione di programmi efficaci di inserimento e reinserimento lavorativo riguarda l’inadeguatezza delle attuali strutture dei Centri dei servizi per il lavoro che devono invece costituire il fulcro nevralgico per la gestione del disoccupato/inoccupato e favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. in Sardegna solo 1.3% delle imprese gestisce le assunzioni mediante selezione effettuata dai centri (in trentino il 5,3%). Chi si rivolge a questi servizi esprime richieste su percorsi di orientamento, formazione, opportunità lavorative di tirocini e stage che le attuali strutture non sono in grado di soddisfare. In Svezia ogni operatore dei centri dell’impiego gestisce circa 46 persone in cerca di lavoro, in Italia 825. Abbiamo bisogno che le attuali strutture CLS non siano non più luoghi di burocrazia, ma abbiano le professionalità in grado di attivare servizi come il bilancio delle competenze o il marketing territoriale e forniscano informazioni direttamente consultabili online.
Tra le azioni principali occorre dunque:
rifondare completamente i servizi regionali per l’impiego e potenziarne l’organico in linea con standard di qualità adeguati e con figure professionali specifiche;
potenziare i bandi per il sistema dei tirocini formativi di orientamento che attraverso il sistema dei voucher possa consentire un primo ingresso nel mondo del lavoro ad almeno 10.000 persone ogni anno tra giovani e categorie svantaggiate;
rafforzare gli incentivi all’apprendistato con progetti mirati in accordo con le organizzazioni imprenditoriali;
sviluppare partenariati con le parti sociali e il mondo del lavoro per pianificare il sistema della formazione e istruzione in maniera funzionale alla domanda di nuove professioni e secondo i principi della formazione continua;
predisporre interventi mirati a favore delle imprese che si impegnano ad effettuare nuove assunzioni volte a incrementare gli organici;
prevedere un sistema di incentivi che favorisca una evoluzione intelligente dei modelli di lavoro – come orari flessibili, telelavoro, job sharing – che consentano la rimozione degli ostacoli al lavoro per donne o uomini impegnati nella cura dei figli o per giovani che vogliano affiancare il lavoro allo studio o alla formazione professionale;
stanziare fondi addizionali per interventi straordinari sulle infrastrutture scolastiche, con funzione anticiclica, volto all’apertura immediata di cantieri per l’occupazione.
15) La politica da anni taglia le risorse per istruzione e ricerca pubbliche, incurante del fatto che sia dimostrato che l’istruzione implichi sviluppo economico e sociale (vedi, per esempio, il Rapporto OCSE/OECD 2012). Quali saranno i provvedimenti che attuerete per rilanciare l’istruzione e la ricerca pubbliche in Sardegna? Quanti e quali fondi investirete?
Bisogna fare di più e meglio per migliorare i livelli di apprendimento degli studenti, per combattere la dispersione scolastica e aumentare in modo significativo il numero di giovani che raggiungono la laurea. Un risultato ambizioso che richiede politiche incisive e durature nel tempo tra le quali:
incentivare la frequenza delle scuole dell’infanzia da parte di tutti i bambini sin dai primi anni di vita. come dimostrato da consolidati studi internazionali, intervenendo nei primi anni dell’apprendimento si ottengono risultati migliori.
Intervenire alla radice sul problema della dispersione scolastica. con attività di orientamento degli studenti nella fase di scelta della scuola secondaria superiore, con un sistema di sostegno alle famiglie da realizzarsi attraverso le politiche sociali, riavviando i programmi di sostegno alle autonomie scolastiche, tagliati dal centrodestra, per incrementare il tempo scuola e per rafforzare l’offerta didattica in modo da migliorare le capacità di apprendimento degli studenti nelle competenze di base. Partendo da interventi mirati verso gli studenti più svantaggiati per favorire loro una permanenza nel sistema pubblico dell’istruzione/formazione fino ai 18 anni.
Riqualificare la formazione professionale che può svolgere ancora oggi un ruolo chiave nel consentire ai giovani di trovare una valida alternativa all’istruzione secondaria quando questa fallisce. L’azione della regione negli ultimi anni è stata largamente insufficiente su questo fronte, frustrando le grandi potenzialità di questo settore di esprimersi al meglio. occorre costruire un sistema di formazione collegato e integrato con quello di istruzione e fare uno sforzo per innalzare la qualità delle proposte formative professionali.
Investire nella formazione dei docenti per dare loro le opportunità di aggiornamento, strumento indispensabile per l’introduzione di innovazioni didattiche e per affrontare con efficacia i problemi specifici dei nostri studenti in situazione di svantaggio e di sottorendimento.
Intervenire sulla qualità degli spazi e la loro funzionalità rispetto alle esigenze didattiche. Riprendere, in raccordo con gli enti locali, ad investire sulla riqualificazione degli edifici scolastici, sulle mense, sugli alloggi e su ogni barriera o ostacolo che impedisca un esercizio concreto del diritto allo studio.
Risolvere i problemi della mobilità e della distribuzione territoriale dell’offerta scolastica. Le più recenti vicende legate al dimensionamento scolastico hanno creato una condizione di incertezza e di disagio per migliaia di famiglie sarde e per gli insegnanti.
Sostenere i comuni che vogliono cooperare tra loro per sviluppare nuove scuole, che ispirandosi ai più avanzati modelli didattici siano in grado di soddisfare in modo efficiente i bisogni formativi e culturali di territori caratterizzati da fenomeni di isolamento e spopolamento.
Monitorare e valutare l’efficacia dei programmi di sostegno dei sistemi di istruzione e formazione a tutti i livelli.
Individuare un organismo per la messa a sistema e il monitoraggio delle informazioni per conoscere lo stato del sistema istruzione-formazione regionale per individuare le criticità e intervenire dove è più necessario.
Approvare, finalmente, una legge regionale sul diritto allo studio e sulla crescita del capitale umano che riorganizzi gli interventi e le competenze, premi il merito, eviti sprechi e sovrapposizioni e favorisca sinergie e integrazioni tra sistema pubblico dell’istruzione/formazione e il mondo del lavoro.

Anche l’Università è chiamata ad assolvere diverse missioni, tutte di fondamentale importanza per la nostra isola. Bisogna costruire nuovi ponti tra la scuola e l’Università. soprattutto nella fase cruciale dell’orientamento in entrata degli studenti. Per troppo tempo sono stati attuati programmi di orientamento estemporanei che non sono stati oggetto di sistematiche azioni di valutazione e monitoraggio e che si sono rivelati inefficaci nell’affrontare le cause principali di abbandono degli studenti.
Ma lo sviluppo delle risorse umane richiede anche una riqualificazione dell’istruzione tecnica e professionale. Per questo motivo occorre rilanciare e sostenere la formazione di tecnici di livello superiore (post-secondaria). Questo tipo di formazione permetterà l’integrazione dei settori pubblici e privati e dovrà coinvolgere tra i suoi attori le imprese. in questo modo il capitale umano dell’isola potrà arricchirsi di figure tecniche-professionali oggi mancanti nel mondo del lavoro.
Ciò significa che bisogna intervenire su:
attività di orientamento per combattere il fenomeno della dispersione e le segregazioni disciplinari di genere, per rinforzare le attività formative ritenute strategiche per lo sviluppo del territorio;
le strutture ricettive dei maggiori centri universitari favorendo housing sociale, canoni d’affitto concordati, programmi di convivenza tra residenti e studenti;
il programma Master and Back, per migliorarne l’efficacia rispetto alla tempistica dei bandi e alla selezione delle aziende per individuare quelle che maggiormente sono in grado di garantire una utile esperienza lavorativa post specializzazione che favorisca l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro;
il collegamento tra programmi didattici ed esigenze del mondo del lavoro, anche attraverso la valorizzazione di specifici percorsi formativi, quali master di primo e secondo livello;
il sostegno dei programmi UE per la mobilità di insegnanti, studenti e ricercatori per rafforzare l’apertura internazionale del sistema scolastico e universitario e creare occasioni di crescita e di confronto.

PA ED INTERNAZIONALIZZAZIONE

16) Quali azioni pensa di poter attivare per l’organizzazione della macchina amministrativa regionale e la gestione delle risorse umane, considerando le norme decisamente datate (L.R 1/77 e L.R. 31/98)? Pensate di modificarla, e se si in che modo?
Intendiamo avviare una politica per la regolazione grazie alla quale l’attenzione ai costi della complessità sia sistematica costituisca il metodo da seguire nella definizione dei procedimenti; per arginare il potere della burocrazia coniugando innovazione organizzativa e innovazione tecnologica.
Per fare ciò definiremo sistemi di valutazione dei risultati attraverso una consultazione continua e informata dei portatori di interesse e dei cittadini.
La nostra azione sarà quindi rivolta a:
introdurre una riforma organica della regione che possa promuovere efficienza organizzativa, migliore qualità nella implementazione delle politiche pubbliche, migliore capacità di risposta ai bisogni di cittadini e imprese;
abolire enti e agenzie che si sovrappongono alle funzioni degli enti territoriali;
perseguire una energica revisione della spesa regionale che partendo dalle sovrapposizioni di competenze, dagli sprechi e dalle inefficienze, dalla mole di residui passivi legati ad impegni che non si trasformeranno mai in spesa, liberi risorse importanti da destinare al lavoro, all’impresa, alla formazione;
limitare la presentazione di nuove proposte legislative e regolamentari fino a quando il quadro esistente non sia stato adeguatamente valutato e semplificato;
agire sulla capacità di spesa dei fondi europei, dove siamo a rischio di restituzione di almeno il 25% delle risorse comunitarie, integrando le risorse europee nel bilancio regionale, con un ciclo unico della programmazione, in modo da evitare sprechi e sovrapposizioni con gli interventi regionali.

17) Riguardo i processi di internazionalizzazione, la Regione ha competenze frammentate tra diversi assessorati e uffici: cooperazione decentrata e affari internazionali c/o la Presidenza; cooperazione territoriale al CRP; internazionalizzazione delle imprese all’Industria e all’Agricoltura; emigrazione ed immigrazione sardi al Lavoro. Ritiene questo assetto compatibile con l’accompagnamento di tali processi? Se no, quali misure intende mettere in opera?
18) E’ evidente il ruolo strategico che l’Isola potrebbe giocare nel Mediterraneo nell’ambito delle politiche di vicinato dell’UE, attualmente sbilanciate verso i confini orientali dell’Unione. Quali iniziative propone di realizzare affinché la Sardegna assuma realmente tale ruolo strategico e si possano avere adeguati impatti sul territorio?
La Sardegna deve dotarsi di una vera agenda Europea, sviluppando concretamente il concetto di cittadinanza europea e diventando protagonista dell’Europa delle regioni, rivendicando un ruolo strategico in particolare per l’area mediterranea. occorre avere la consapevolezza che le specificità della Sardegna possono essere valorizzate al meglio solo se integrate nel più ampio quadro di un’Europa democratica e inclusiva. Essere protagonisti significa quindi farsi portatori in maniera concreta e non demagogica delle istanze sarde presso le istituzioni europee, portando la voce competente, informata ed autorevole dell’insieme della società isolana, precedendo e non subendo interessi altrui. Siamo fortemente convinti che come la Sardegna ha bisogno dell’Europa, in modo analogo l’Europa ha bisogno della Sardegna migliore, della sua cultura,della sua conoscenza e dei suoi valori.
Nel 2014 si apre una grande stagione di programmazione che ispirata dalla strategia Europa 2020 impone a tutte la regioni di interrogarsi su quale percorso avviare per contribuire al raggiungimento degli obiettivi comuni, potenziando le proprie eccellenze e sviluppando le proprie potenzialità.
Costruire un agenda europea significa per la Sardegna onorare un doppio impegno: nei confronti di sé stessa per assicurare ai sardi le stesse possibilità di sviluppo e benessere dei concittadini europei; nei confronti delle altre regioni europee, perché rafforzando sé stessa la Sardegna da un fondamentale contributo al rafforzamento della stessa Unione. questa linea di azione verrà avviata in prima battuta su tre linee prioritarie.
1. Un nuovo protagonismo mediterraneo. La nuova politica europea di vicinato con il suo strumento di finanziamento (European Neighbourhood Instrument – Eni) offre una straordinaria occasione per la Sardegna di farsi punto nevralgico per le relazioni commerciali e di cooperazione nel mediterraneo, in particolare per le nazioni della sponda sud questa politica e questa possibilità è stata colpevolmente sottovalutata negli ultimi anni, mentre avrebbe dovuto essere la più forte referenza delle politiche di cooperazione internazionali della Sardegna, in vista dell’auspicata più stretta integrazione tra l’UE ed i suoi vicini. Il nuovo protagonismo mediterraneo della regione Sardegna garantirà dal punto di vista economico la possibilità del rafforzamento delle relazioni commerciali e conseguentemente dell’internazionalizzazione del sistema economico sardo, una più facile connessione con le regioni dell’Unione Europea nei campi dell’energia, dei trasporti e della ricerca e innovazione
2. Un nuovo protagonismo nelle politiche europee. Una parte rilevantissima dei finanziamenti europei sono gestiti in maniera diretta da parte della commissione Europea, attraverso procedure che consentono il finanziamento di Enti pubblici, imprese e persone. Poche di queste risorse arrivano in Sardegna, raramente imprese, comuni e organizzazioni partecipano a queste procedure. Occorre una forte azione regionale di informazione, coordinamento, assistenza tecnica e cofinanziamento per consentire alla società sarda di usufruire di queste risorse, che si tradurrebbero in un entrata netta di soli fondi comunitari, come tali esenti dal patto di stabilità per il sistema degli enti locali. a solo titolo di esempio ricordiamo due importanti programmi. il programma cosmE che istituisce un programma per la competitività delle imprese che ha come obiettivi generali il rafforzamento della competitività in particolare delle Pmi e la promozione della cultura imprenditoriale nonché la creazione e la crescita delle Pmi, ha una dotazione finanziaria di circa 2 miliardi e 300 milioni di euro. Il nuovo programma quadro europeo per la ricerca e sviluppo Horizon 2020 che mira a rafforzare le base scientifiche e tecnologiche finalizzate allo sviluppo del potenziale economico e industriale delle regioni europee, ha una dotazione finanziaria di 77 miliardi di euro. Il programma LIFE, che contribuisce a perseguire un sistema economico efficiente in termini di uso delle risorse, ha una dotazione finanziaria di circa 3 miliardi e mezzo di euro. Il programma Europa creativa diretto a proteggere, sviluppare e promuovere la diversità culturale e linguistica europea nonché promuovere il patrimonio culturale dell’Europa e a rafforzare la competitività dei settori culturali e creativi europei, in particolare del settore audiovisivo, ha una dotazione finanziaria di circa un miliardo e mezzo di euro.

INNOVAZIONE

19) Quali sono le azioni strutturali che si intende mettere in campo per stimolare lo sviluppo dell’ecosistema dell’innovazione isolano?
20) Si impegna a costituire un fondo di investimento regionale per scommettere sul talento e la creatività della nuove e vecchie generazioni imprenditoriali?
21) Si impegna a sostenere un’internazionalizzazione dei sistemi produttivi che i mercati che arrivano potranno assorbire e ad agevolare la nascita e lo sviluppo della nuova manifattura digitale?
L’investimento in alta formazione e i suoi risultati in termini di competenze, sapere e cultura sono solo una precondizione per la crescita economica. Perché un sistema economico cresca è infatti necessario attivare un regolare processo di innovazione che inneschi il cambiamento tecnologico e strutturale necessario per migliorare continuamente la nostra competitività. Abbiamo quindi bisogno di politiche che migliorino sensibilmente il nostro sistema scolastico e universitario e di finanziare la ricerca di base, ma questo da solo non basta.
La Sardegna investe troppo poco nella ricerca, nello sviluppo organizzativo e dei processi produttivi; appena lo 0,67% del proprio Pil, meno della metà dell’obiettivo UE fissato all’1,5% per l’Italia e appena un quinto dello sfidante obiettivo dell’intera Unione Europea fissato al 3%. Questo traguardo, assieme all’incremento di laureati nella forza lavoro (da innalzare al 40%) fa parte della ambiziosa strategia Europa2020. Strategia che propone un grande sforzo collettivo per lasciare alle spalle la crisi e creare le condizioni per una Europa più competitiva nell’attuale economia globalizzata fondata sulla conoscenza.
Per la Sardegna allinearsi quantomeno all’obiettivo nazionale significherebbe incrementare gli investimenti privati in ricerca e sviluppo di circa 250 milioni all’anno, per un totale di 450 milioni di Euro. questi investimenti devono costituire le basi per un sistema regionale dell’innovazione che coinvolge Università, amministrazione regionale e imprese in un’unica strategia condivisa.
Strategia che deve mirare a creare le condizioni per rendere la sardegna una regione aperta al cambiamento e capace di trattenere i suoi migliori talenti, così come di attirarne dalle altre regioni e dagli altri paesi. all’interno di questa strategia, la legge regionale sulla ricerca è un tassello importante in quanto può garantire il sostegno necessario per la ricerca di base. allo stesso tempo è necessario intervenire perché anche la ricerca applicata, soprattutto da parte delle imprese, possa esplicarsi in un contesto più favorevole e redditizio. La combinazione di ricerca di base e applicata dovrebbe consentire al nostro sistema economico, pubblico e privato, di avviare e sostenere il cambiamento con continue innovazioni di prodotto e di processo.
Per raggiungere questi risultati è necessario:
migliorare la lr 7 sulla ricerca, per garantire più profonde e diffuse ricadute sul sistema economico e sociale sardo;
riorganizzare la filiera della ricerca potenziando la cooperazione tra Università, centri di ricerca, Sardegna Ricerche e mondo delle imprese in modo da consolidare tutta la catena dell’innovazione: dalla ricerca, al trasferimento tecnologico, alla commercializzazione;
agevolare l’accesso al capitale di rischio;
sostenere e sviluppare una rete regionale di incubatori di impresa che favoriscano il sorgere di nuove iniziative imprenditoriali ad alto contenuto innovativo;
sostenere e sviluppare le infrastrutture materiali e immateriali necessarie per la ricerca di base, la ricerca applicata e il processo innovativo nel settore pubblico e privato.

INDUSTRIA

22) Quali sono secondo lei le parole chiave per riprogettare il futuro industriale della Sardegna?
23) Alla luce delle esperienze passate e presenti in campo regionale sugli aiuti alle imprese come intende affrontare il problema dell’eccessiva burocrazia? Nella sua strategia di sviluppo delle imprese crede sia possibile costruire per tutta la Sardegna un progetto “burocrazia zero”?
24) Incentivi per le imprese: crede sia meglio la fiscalità di vantaggio o la contribuzione a fondo perduto per la Sardegna?
Il dato più drammatico dell’economia sarda degli ultimi anni è il rapido ridimensionamento della produzione manifatturiera che si era sviluppata negli anni ‘70 e ‘80 grazie ai grandi investimenti nell’industria di base sostenuti da ingenti risorse pubbliche. Si sono pertanto ristretti i margini di intervento per strategie che mirino a guidare i processi di localizzazione dei grandi investimenti che non siano efficienti e competitivi nel medio e lungo periodo. In altri termini, una moderna politica industriale a livello regionale non può eludere le dinamiche di fondo di una economia globale caratterizzata dalla presenza di paesi emergenti sempre più competitivi grazie, soprattutto, alla ampia dotazione di forza lavoro e ai suoi bassi costi.
Tuttavia, in diversi paesi industrializzati (Gran Bretagna, Germania, stati Uniti) si nota una ripresa della produzione manifatturiera nonostante il loro costo del lavoro sia enormemente maggiore di quello cinese o indiano. Si tratta ovviamente di produzioni basate su “lavoro innovativo” e sull’impiego del macchinario più sofisticato e flessibile esistente: l’uomo. E si tratta di un’industria che, seppure dia lavoro ad una percentuale limitata dei lavoratori ha un impatto enorme sui posti di lavoro riguardanti i servizi locali.
E’ questo uno degli elementi più rilevanti quando si guarda al declino dell’industria: il suo impatto sul territorio nel quale quell’attività è insediata. Si calcola che, per ogni posto di lavoro perduto nell’industria, ci siano 1,6 addetti in meno negli altri settori. Un settore di prodotti vendibili, infatti, favorisce l’economia locale sia direttamente, creando posti di lavoro ben pagati, sia indirettamente, producendo ulteriori posti di lavoro in altri settori di prodotti vendibili e non vendibili. ma la novità più interessante è che ogni nuovo “lavoro innovativo” creato in una città dà origine nel lungo periodo a ben altri cinque posti di lavoro in ambito locale. la chiave del successo, la possibilità di creare nuove opportunità di lavoro, in tutti i settori produttivi del sistema, sta quindi nella capacità delle imprese di avere a disposizione forza lavoro e management con alte competenze.
L’altra chiave del successo è accompagnare il declino dell’industria “tradizionale”, favorendo lo sviluppo dell’industria dell’innovazione, accelerando il contributo che la nostra regione può avere e può dare alla sua “terza rivoluzione industriale”.
Pertanto la principale politica per “creare lavoro” è formare una popolazione con competenze adeguate, diffuse e in continuo aggiornamento. questo richiede quindi la costruzione da parte della regione di una “filiera” della conoscenza di alta qualità che integri efficacemente la scuola, l’università, la formazione professionale, la formazione continua e l’orientamento al lavoro.
La seconda importante misura di “politica industriale” è la semplificazione burocratica: una “zona franca da cattiva burocrazia” che permetta alle imprese, specie quelle hi-tech o che operano nei settori emergenti e che hanno bisogno di un ecosistema flessibile, di nascere, crescere e competere nell’economia globale senza subire i costi di un’amministrazione inefficiente.
Costruite queste premesse, che sono di piena competenza della regione, la Sardegna possiede numerosi “vantaggi comparati” che possono permettere alle imprese di operare con successo in numerosi settori di attività economica: manifattura, energia, green economy, costruzioni, agricoltura, turismo, servizi avanzati. E tali vantaggi possono e devono essere sfruttati dall’intero spettro delle imprese, dall’azienda individuale alla grande società, dall’impresa artigiana a quella industriale, dalla azienda singola al distretto industriale. Il denominatore comune di tutte queste attività produttive, capaci di creare nuove opportunità di lavoro, deve essere l’elevato contenuto di conoscenza e di innovazione, la sostenibilità ambientale e l’apertura verso i mercati esterni.
Intendiamo pertanto promuovere e sostenere:
gli investimenti nelle nuove tecnologie e nell’innovazione, in linea con un rinnovato piano regionale per la ricerca e innovazione più orientato a tradurre la ricerca sarda in un vantaggio per il sistema produttivo locale e meglio raccordato con “Horizon 2020”;
un più favorevole accesso ai mercati dei capitali e al credito, raccordando al meglio le molte iniziative, a partire dal sistema delle garanzie alle imprese e dai fondi di capitale di rischio, con i programmi comunitari 2014-2020, come COSME, e le analoghe iniziative a livello nazionale;
una profonda riorganizzazione e semplificazione del sistema degli incentivi all’impresa, privilegiando forme di incentivazione tramite servizi reali e incentivi fiscali allo sviluppo dell’investimento privato;
incentivi fiscali e altri servizi reali per le imprese innovative, specie quelle costituite da giovani;
la competitività sostenibile del settore delle costruzioni e dell’industria, con l’obiettivo di assumere un ruolo di primo piano nell’utilizzo di fonti rinnovabili, nella diffusione di queste tecnologie sul proprio territorio e rappresentare a livello nazionale un esempio di innovazione energetica e ambientale;
infrastrutture adeguate, a partire da quelle necessarie a potenziare la rete di trasmissione dati e ad integrare le energie rinnovabili nel sistema elettrico e contribuire all’efficienza energetica;
l’imprenditorialità, attraverso un percorso integrato istruzione scolastica ed universitaria e imprese per stimolare le capacità imprenditoriali dei giovani e la loro capacità di fare impresa;
le piccole e medie imprese e le giovani imprese promuovendo interventi con regimi agevolati;
l’internazionalizzazione delle imprese sarde, attraverso un programma di promozione unico e coordinato per l’intera regione, fortemente correlato alle iniziative varate a livello nazionale, sotto un marchio Sardegna declinato in maniera moderna e che nasca dalla definizione di adeguate linee “prodotto”. Il programma verrà affiancato dalla costituzione di un fondo unico per l’internazionalizzazione e la promozione che raccoglierà tutte le risorse regionali attualmente distribuite tra i vari assessorati;
il varo di un vero sistema di accompagnamento alle crisi d’impresa improntato a principi e meccanismi di “flessicurezza”, capaci di favorire le caratteristiche di un mercato del lavoro in forte evoluzione, e dove sia centrale la difesa dei lavoratori e del patrimonio di esperienze e competenze di cui sono portatori, attraverso l’introduzione di sussidi temporanei legati in maniera imprescindibile alla formazione (adeguatamente personalizzata e strutturata in funzione dei fabbisogni del mercato) e ad un processo di reinserimento che può anche prevedere il finanziamento di un percorso di auto imprenditorialità.
Tutto ciò richiede però anche una nuova regia delle competenze regionali in materia di imprese con l’istituzione dell’assessorato regionale per lo sviluppo economico, che assicuri una governance unitaria delle politiche per le attività produttive, prevedendo interventi che possano favorire la capitalizzazione delle imprese, un più facile accesso al credito, il sostegno alle imprese innovative e l’apertura ai mercati internazionali.

IMMAGINE E COMUNICAZIONE

25) Se ed in che modo considera utile e strategico adottare azioni di comunicazione per il prodotto Sardegna?
26) Secondo lei l’immagine della Sardegna nella sua interezza e globalità come dovrebbe e/o potrebbe essere veicolata all’esterno dei propri confini?
27) Cosa intende fare nel primo anno del suo mandato per migliorare l’immagine e la comunicazione della Sardegna e del suo territorio sia dal punto di vista strutturale che dal punto di vista della fruizione delle informazioni ?

Il tema dell’immagine e della comunicazione è connesso alle politiche per la Cultura. Occorre innalzare la qualità del “passaggio in Sardegna” con interventi volti a creare sinergie tra i vari eventi, a facilitare la fruizione dei siti e del patrimonio, ampliare la platea dei visitatori e l’interscambio tra i diversi pubblici, accrescere l’impatto economico (diretto, indiretto e indotto) dei flussi, animare le comunità locali e favorire l’inclusione sociale.
Sul ruolo della cultura come motore di innovazione, fattore chiave nella formazione del capitale umano e nei processi di rigenerazione urbana, non sono mancate in questi anni significative esperienze di progettazione partecipata, i cui esiti sono stati frustrati e disattesi dalle assemblee elettive o dal puro dirigismo. All’opposto, il nuovo governo regionale intende fare tesoro delle indicazioni emerse in questi importanti momenti di pianificazione comunitaria. Intendiamo perciò:
colmare le lacune dell’attuale legislazione, per superare mediante maggiori poteri di coordinamento l’attuale frammentazione delle iniziative culturali;
ampliare la gamma delle forme di sostegno, limitate per ora al mero sostegno finanziario;
promuovere la diffusione di idonei modelli gestionali e di buone prassi per l’affidamento di spazi e strutture pubbliche;
stabilire regole trasparenti per la ripartizione delle risorse e la verifica dei risultati;
accompagnare con incentivi e servizi reali l’inserimento di figure professionali in aree chiave quali la comunicazione, social e nuovi media, promozione, progettazione eventi, ricerca fondi, animazione territoriale e gestione della domanda;
promuovere, mediante incentivi e servizi reali, la costituzione di reti entro cui razionalizzare la programmazione e conseguire le economie di scala e di scopo che la maggiore dimensione permette;
ottimizzare l’effetto degli investimenti favorendo la circuitazione delle proposte artistiche e di spettacolo sia all’interno sia all’esterno del territorio regionale;
incentivare il contributo dei privati alle politiche e alle risorse per la cultura;
Come insegnano le migliori esperienze nazionali e internazionali, un investimento lungimirante nelle risorse culturali e nelle sue molteplici espressioni può consolidare la reputazione, la creatività e la capacità organizzativa di un intero sistema territoriale e segnare una svolta nelle sue prospettive di sviluppo.
Il tema della comunicazione è altresì collegato alle politiche per la valorizzazione delle produzioni agroalimentari (dove intendiamo sostenere le filiere agroalimentari di qualità, attraverso politiche di comunicazione e informazione legate alla più generale immagine della Sardegna) e alle politiche per lo sport (per le quali ci prefiggiamo di potenziare le risorse per le manifestazioni sportive in grado di veicolare l’immagine della Sardegna nel mondo e di far crescere il turismo sportivo).

ATTI DI GOVERNO

28) Quale sarà il primo atto della sua Giunta?
Non mi piacciono i proclami ad effetto. Governare è un lavoro duro che richiede studio e preparazione, non slogan. Quindi le prime fasi del lavoro della mia Giunta saranno dedicate allo studio di tutti i dossier che sono sul tavolo e che sono stati troppe volte trascurati dalla giunta Cappellacci.

29) Indichi tre cose che realizzerà nei suoi primi 100 giorni di governo.
La nostra filosofia di fondo è di “affrontare l’emergenza guardando al futuro”. Quindi con i primi provvedimenti affronteremo l’emergenza del lavoro ma costruendo anche le basi per lo sviluppo economico e sociale di lungo periodo della Sardegna. E quindi:
– un programma di riqualificazione del patrimonio di edilizia scolastica;
– un piano organico di interventi per affrontare il dissesto idro-geologico
– una confronto con le imprese e i professionisti per l’avvio immediato ed effettivo della semplificazione burocratica.

30) Indichi tre cose che non farà mai nei suoi 5 anni di governo.
Non smetterò mai di credere che la Sardegna ha i valori e le competenze per garantire a tutti i cittadini un lavoro e una buona qualità della vita.
Non smetterò mai di cercare un ampio coinvolgimento di tutti i sardi per avviare un profondo e condiviso cambiamento della nostra isola.
Non cederò mai alle pressioni di singoli che siano contrarie agli interessi della collettività

31) Qual è il politico sardo del passato o del presente al quale si ispira?
La parola “politico” ha ormai assunto una connotazione negativa. La gente non ne può più dei politici di professione. Io mi sento un esponente della società sarda che per un periodo limitato di tempo metterà a disposizione le sue competenze al servizio della comunità.

 

In vista delle imminenti elezioni regionali, con il fine di avere un quadro chiaro e sintetico delle diverse posizioni in campo espresse dai diversi candidati Presidente, abbiamo posto a tutti le 31 domande che vedete in neretto, in modo da poter valutare correttamente programmi, contenuti, azioni per un vero e concreto sviluppo della Sardegna.