Le risposte di Michela Murgia

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michela murgiaTURISMO

 

  1.      Dagli anni ’60, da quando cioè si è cominciato a parlare di turismo, la parola inscindibilmente associata è “stagionalità”. Un male apparentemente incurabile sul quale molto si è dibattuto, ma sono state poche e di debole efficacia le politiche che hanno veramente inciso. Quali sono le ricette contenute nel suo programma?

Le statistiche attestano come la quasi totalità del turismo in Sardegna sia concentrata nell’arco di giugno-settembre. Tale concentrazione spaziale e temporale non è mai stata affrontata in maniera efficace. La politica regionale è stata a lungo improntata su interventi parziali come, ad esempio, il finanziamento per dotare gli alberghi di riscaldamento, senza il conseguente accertamento dell’apertura invernale degli stessi; oppure l’inutile spargimento di denaro pubblico per ampliare le strutture ricettive per il turismo congressuale che di fatto sono serviti a finanziare saloni per matrimoni e cresime, più che ad attrarre segmenti turistici. La mancanza del turismo nelle stagioni di spalla non dipende dalle condizioni climatiche – è risaputo come località marine siano fruite anche in inverno in altre isole del Mediterraneo – ma dall’assenza di programmazione degli interventi, dal turismo ai trasporti, e della necessaria connessione agli strumenti di promozione. Negli ultimi dieci anni non c’è stata programmazione turistica. Il Piano di Sviluppo del Turismo Sostenibile commissionato al CRENOS dalla Giunta Soru, è rimasto nel cassetto. Nella Giunta Cappellacci un Piano Strategico sul turismo è stato annunciato solo a fine legislatura e non agli inizi, come sarebbe stato necessario, ed è lecito pensare che sia una trovata a solo scopo elettorale. Le stesse attività di promozione sono affidate a interventi scollegati fra loro, in assenza di una visione strategica che dovrebbe presiedere i singoli interventi. Non solo il turismo non è programmato, ma non è nemmeno conosciuto. Le informazioni sui turisti in Sardegna si limitano essenzialmente alla loro provenienza e permanenza per tipo di struttura fruita. L’Assessorato non dispone di analisi comportamentali dei turisti, delle loro motivazioni, del loro grado di soddisfazione rispetto all’esperienza turistica. La mancanza di informazioni rende debole in partenza ogni buona intenzione. Sardegna Possibile punta innanzitutto a costruire nell’immediato un Programma Strategico per il Turismo Sostenibile e contestualmente a metter mano sull’organizzazione interna all’assessorato per attivare da un lato, un nucleo di giovani e competenti analisti che lavorerà per costruire un sistema di rilevazione capillare sul turismo, in collaborazione con enti di ricerca regionali che hanno professionalità in merito; dall’altro, un gruppo di lavoro specializzato nella promozione che si occuperà del marketing turistico, dalla partecipazione alle fiere ed eventi nazionali e internazionali, all’organizzazione degli eventi. Questo gruppo sarà in stretto collegamento con i vari territori sardi sia per l’ideazione e la promozione di eventi di carattere locale, sia per la proposizione all’esterno di eventi a tema che si riferiscono a singole offerte. Solo attraverso la riorganizzazione e il rafforzamento delle competenze e il programma pluriennale di sviluppo, sarà possibile individuare e condividere con gli operatori del sistema turistico gli obiettivi da raggiungere per attrarre turisti al di fuori dell’estate, le azioni da intraprendere e il monitoraggio costante delle politiche.

2.     Turismo come: “Settore strategico”, “Comparto ad elevata potenzialità”, “Risorsa decisiva per sviluppo e occupazione”. Sono le parole ricorrenti delle campagne elettorali di ieri e di oggi. Poi puntualmente le risorse messe in campo sono risibili, gli assessori piangono, gli operatori protestano. Voi invece quali e quante risorse metterete in campo?

Il turismo è stato usato più come un proclama elettorale salvo poi essere ignorato a elezioni concluse, che non come un ambito economico e sociale capace di generare qualità della vita, lavoro, reddito, orgoglio e senso di appartenenza nei sardi. Sardegna Possibile individua nel turismo uno dei suoi attrattori socioeconomici per la sua principale peculiarità: è potenzialmente capace di connettere diverse attività agroalimentari e artigianali che caratterizzano la Sardegna e che la contraddistinguono rispetto ad altre destinazioni turistiche. L’idea che in Sardegna basti offrire ricettività, ristorazione con la parvenza di prodotti sardi, e servizi da spiaggia è piuttosto datata. Lo stesso turismo balneare è profondamente cambiato. La Sardegna non è la disabitata Isola di Pasqua dove si vanno a visitare statue imponenti, ma è una terra abitata e vissuta dove i sardi e le sarde, col loro lavoro, hanno dato forma al paesaggio e ne sono stati influenzati, in reciproco rapporto. Sardegna Possibile intende destinare ingenti somme del bilancio non nel turismo inteso come un ristretto settore economico che deve attrarre consumatori esterni, ma come un anello di un più complesso ingranaggio che s’intreccia alla produzione del cibo di qualità per tutti, alla produzione di salute, alla produzione di qualità ambientale, alla produzione di manufatti artigianali che riflettono e reinterpretano l’identità locale. Il concetto chiave dell’intero programma di Sardegna Possibile è di innalzare la qualità della vita e il benessere dei sardi: se i sardi stanno bene, allora anche i turisti beneficeranno dello star bene e sceglieranno la Sardegna come l’arcipelago del benessere. Sardegna Possibile non a caso promuove il turismo sostenibile, che non si riferisce solo all’attrazione di segmenti di turisti attivi che finalmente avranno piena riconoscibilità e cittadinanza nelle politiche pubbliche, ma anche nell’attrazione di turisti balneari interessati alle specificità e al viver bene in Sardegna. Siamo consapevoli che si tratti di un processo che richiede tempo, ma bisogna pur cominciare e per farlo occorre onestà, competenza e coinvolgimento attivo delle persone.

3.     Il laboratorio Turismo di Sardegna 2050 ha stimato in quasi 1 miliardo di euro il danno economico diretto e indotto causato dal crollo del traffico passeggeri marittimo dal 2010 ad oggi. Il recupero nelle presenze alberghiere ed extra alberghiere evidenziato recentemente dall’assessore, in controtendenza rispetto alla costante flessione negli arrivi, appare più legato ad una diversa rilevazione dei dati, che ad una reale ripresa del comparto. Insomma a che punto siamo della crisi e qual è l’obiettivo di arrivi e presenze per il 2014?

L’assessore al Turismo uscente ha dichiarato testualmente: “+13% nelle presenze rispetto a un anno fa e numeri importanti: oltre 2 milioni di arrivi e 10 milioni e 850 mila presenze, praticamente si ritorna ai livelli del 2011”. Le affermazioni dell’assessore sono smentite dai dati ufficiali dell’ISTAT secondo i quali nel 2012 le presenze turistiche in Sardegna sono state pari a 10.843.177 per cui, se nel 2013 ci sono state circa 10.850.000 presenze, secondo un valore approssimato, non si comprende dove sia stato l’annunciato aumento e su quali dati si basi. Inoltre, secondo i dati dell’ISTAT nel 2011 le presenze sono state pari a 11.448.683. Se ne deduce che tra il 2013 e il 2011 il turismo ha perso più di 5 punti percentuali e non ne ha guadagnati 13 come l’assessore sosterrebbe per puro tornaconto elettorale. Le interpretazioni strumentali sui dati sono un’ulteriore riprova che ci sia un assoluto bisogno di trasparenza e di certezza del dato raggiungibile solo attraverso una seria politica di riorganizzazione interna all’amministrazione regionale che attivi competenze specifiche e dia pubblica restituzione dei dati. La stagione 2014 appare in parte compromessa dal caro traghetti che è diretta conseguenza della politica scellerata sui trasporti che è stata attuata dal governo regionale uscente. Nonostante questo, spetta al nuovo governo attuare manovre correttive per stemperare gli effetti delle tariffe navali proibitive trovando soluzioni appropriate. Archiviata la brutta figura e la multa salata che la Commissione Europea ha inflitto alla Regione Sardegna con la Flotta Sarda targata Giunta Cappellacci, è con le compagnie di navigazione private che Sardegna Possibile dovrà sedersi al tavolo per concordare e sostenere tariffe agevolate, specie per famiglie e gruppi. L’abbattimento del costo del trasporto navale è prioritario per salvare la stagione turistica tenendo conto che il turismo estivo si basa sugli arrivi dei turisti del resto d’Italia. Accanto a questa politica, Sardegna Possibile concorderà nell’immediato una strategia per l’abbattimento del costo del noleggio dell’auto da abbinare al volo aereo, insieme agli operatori del noleggio. Questa politica è rivolta a estendere la stagione almeno sino a ottobre, incentivando l’arrivo e la permanenza dei turisti stranieri. Dalla fine dell’anno saranno invece messe in atto le iniziative per riprogrammare i turismi, già dal 2015, per attrarre nuovi segmenti di domanda secondo la connotazione di sostenibilità ambientale, sociale ed economica che Sardegna Possibile attribuisce all’insieme delle attività di accoglienza e di ospitalità turistiche.

ENERGIA ED AMBIENTE
4.     Sotto la sua amministrazione, la R.A.S. continuerà a chiedere l’apertura di una nuova centrale a Carbone a Portotorres e a sostenere la conversione della centrale di Ottana?

Totale contrarietà alla nuova centrale a carbone a Fiume Santo (Sassari – Porto Torres) e alla riconversione della centarle di Ottana a carbone.

Totale ridefinizione di un “Piano energetico regionale”.

 

5.     La Germania si propone di produrre entro il 2050, l’80% dell’energia elettrica ed in generale il 60% della propria energia, attraverso l’utilizzo delle fonti rinnovabili; cosa propone nel merito la sua amministrazione per la Sardegna?

Il Programma di Sardegna Possibile prevede l’immediata approvazione di una legge regionale organica sul riordino della gestione dell’energia in Sardegna, ora assente, di supporto all’approvazione di un nuovo Piano Energetico Regionale.

Il Piano Energetico Regionale di Sardegna Possibile ha come principio cardine l’abbandono graduale e totale dell’uso delle fonti fossili (e delle cosiddette assimilate alle rinnovabili) in Sardegna.

Nella costruzione dello scenario energetico futuro della Sardegna il Piano Energetico Regionale tiene conto del fatto che il fabbisogno elettrico effettivo delle utenze in Sardegna, al netto delle imprese energivore, è molto più basso di quello attuale.

Il Piano punta decisamente sulle più moderne politiche e misure di risparmio energetico, generazione distribuita da fonti rinnovabili di piccola e piccolissima taglia (fotovoltaico su strutture già realizzate, minidroelettrico, microeolico), di riqualificazione energetica dell’edificato esistente, con previsioni di risparmi sulla generazione termica molto consistenti, nonché sull’applicazione di moderne tecnologie di produzione e conservazione dell’energia.

Il Piano Energetico di Sardegna Possibile affronta la fase di transizione verso l’abbandono totale delle forme di produzione da fonti fossili proponendo diversi scenari transitori possibili che prevedono – a seconda della efficacia misurata e monitorata degli interventi di cui sopra – il ricorso alla generazione da solare termodinamico (nei territori già compromessi e senza sacrificare altro terreno agricolo sano) e da idroelettrico che possono funzionare da subito come validi sostituti per alcune delle funzionalità di compensazione e stabilizzazione assolte dalle centrali a gas o a olio combustibile fossile o vegetale.

Il Piano esclude investimenti per la costruzione di metanodotti o altre infrastrutture fisse per il trasporto del gas verso la Sardegna o dentro la Sardegna stessa;

esclude inoltre qualsiasi attività di ricerca ed estrazione del gas dal sottosuolo sardo, acque territoriali comprese.

Il Piano propone l’immediato avvio di sei micromodelli sperimentali in aree limitate, sei piccoli comuni, che realizzino un sistema di cogenerazione misto basato esclusivamente sulla microgenerazione distribuita da fonti rinnovabili (microidroelettrico, solare termico e fotovoltaico, microeolico, biogas per le aziende zootecniche) che escluda da subito il ricorso alle fonti fossili. Le sei aree serviranno dunque come modello replicabile ed estensibile al resto del territorio sardo.

Il Piano finanzia fortemente la ricerca su forme moderne e già mature di generazione elettrica da fonti rinnovabili col fine di attrarre conoscenze e risorse in Sardegna rendendola polo europeo di sperimentazione dell’energia pulita anche per quel che riguarda il moto ondoso marino.

Il Piano punta decisamente alla implementazione delle Smart Grid, coerentemente al riordino complessivo della gestione della produzione, trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica in Sardegna.

Il Piano prevede l’abbandono graduale e totale di generazione di energia da TAR o da combustione e incenerimento di rifiuti solidi o liquidi.

Più in generale la Legge Regionale sull’energia proposta da Sardegna Possibile e il nuovo Piano Energetico vieteranno qualsiasi tipo di sfruttamento delle risorse energetiche fossili, limitate e inquinanti presenti nel sottosuolo sardo, vieteranno trivellazioni profonde per qualsiasi fine di sfruttamento energetico, anche termico. Regoleranno in modo chiaro e preciso lo sfruttamento delle risorse naturali come vento, sole (fotovoltaico ma anche termodinamico), biomasse, geotermia e acqua da parte di entità private in modo che i benefici economici derivanti dal loro sfruttamento siano a vantaggio delle comunità locali, e non più solo di singoli concessionari di suolo.

Il Programma di Sardegna Possibile in tema di energia prevede l’immediata costituzione dell’Agenzia Sarda per l’Energia con competenza di gestione integrata delle produzioni, controllo reti, gestione degli investimenti e degli incentivi pubblici, dotata di uno Sportello delle Energie Rinnovabili che funzioni da interfaccia con le piccole e medie imprese del territorio e gestisca in modo organico l’applicazione del Piano Energetico. L’obiettivo generale del Piano è dunque la progressiva acquisizione della massima sovranità energetica al fine di ridurre drasticamente i costi sostenuti dai sardi.

Il Programma prevede inoltre una forte incentivazione delle riqualificazioni energetiche degli edifici pubblici e privati attraverso interventi di bioedilizia e bioarchitettura e l’utilizzo di materiali a km 0, provenienti da filiere di produzione sarde e la sostituzione del parco elettrodomestici energivori.

Il Programma prevede l’immediata approvazione e l’avvio del Piano Regionale di Mobilità Elettrica con il passaggio progressivo dai carburanti fossili per autotrazione a quelli puliti attraverso l’attrazione di investimenti europei e privati, in collaborazione con gli istituti di ricerca.

 

6.     Una politica per le aree protette e la tutela della biodiversità ha delle potenzialità, come motore di sviluppo economico in aree marginali, se portata avanti con il consenso dei territori e con la consapevolezza dei benefici ecosistemici che offrono alle popolazioni interessate ed al sistema turistico. Intende fare qualcosa in questa direzione? Se sì, che cosa?

Sardegna Possibile ritiene che non esistano aree marginali, ma aree con specificità che non sono state adeguatamente considerate nel corso degli anni. La politica di adattare il territorio agli interventi, e non gli interventi al territorio, ha fatto si che non si siano limitati o eliminati i punti di debolezza e non si siano valorizzati i punti di forza.

La Biodiversità animale e vegetale è un tema che tocca anche l’agricoltura e la cui tutela è una delle priorità comunitarie del nuovo PSR. Da questo punto di vista sarà salvaguardato e tutelato il suo valore economico, in considerazione del fatto che possono essere produzioni di eccellenza che potrebbero rappresentare anche simboli rappresentativi della Sardegna e delle sue specificità. La Sardegna è particolarmente ricca di biodiversità coltivata. Si ricorda in particolare la straordinaria varietà di vitigni autoctoni, unica al mondo e al momento non adeguatamente sfruttata.

Trasporti

7.     Anche alla luce del recente pronunciamento dell’Unione Europea sul sostegno della Regione alla Flotta Sarda, come intende affrontare la questione della continuità territoriale marittima?

 

Il problema della continuità territoriale marittima si lega strettamente al problema della mancanza di una politica chiara e condivisa sui trasporti. Dal Novembre del 2008 il Piano Regionale dei Trasporti, dopo essere stato approvato dalla Giunta Regionale, giace in un cassetto. Senza uno strumento chiaro, univoco, condiviso, non è possibile attuare alcuna politica integrata sui trasporti.

Le problematiche principali del settore marittimo riguardano l’aumento rilevante delle tariffe di traghettamento con rilevanti conseguenze sul settore turistico, l’assenza della certezza dello spostamento (scarsa disponibilità di posti nel periodo di punta), un rilevante freno all’ingresso di nuovi operatori all’interno del mercato sardo a causa della proroga della convenzione della Tirrenia con lo Stato.

A ciò si somma la mancata specializzazione dei porti, la concorrenzialità “spinta” a scapito dell’efficienza e della produttività dei porti, la scarsa integrazione modale fra i tre porti principali della Sardegna, un insufficiente livello di infrastrutturazione.

Che fare?

Sicuramente superare lo schema dell’attuale convenzione far Stato e Tirrenia, riprendendo in mano la convenzione ed esigendo un reale ed effettivo monitoraggio su quanto essa prescrive e definisce. Parallelamente lavorare per superare la titolarità dello Stato in materia di trasporto marittimo e dare piena attuazione al trasferimento alla Regione Sardegna, delle competenze, e delle relative risorse finanziarie (pianificare, organizzare e controllare il servizio come rotte, orari, tariffe, tipologie di natanti, standard e qualità del servizio).

Sarà necessario attivare procedure per lo svolgimento di un reale servizio pubblico sulle rotte individuate come strategiche, definendo linee, frequenze, orari, standard qualitativi, tariffe, realmente rispondenti alle esigenze della collettività.

Infine rinunciare ad iniziative di imprenditoria pubblica (es. Flotta Sarda-Saremar), lasciando alla parte pubblica l’attività di pianificazione e controllo del sistema, non il suo esercizio;

8.     L’intero comparto produttivo isolano individua nei trasporti una delle principali cause della mancata competitività delle imprese sarde. Quali interventi ed iniziative intende avviare a sostegno del trasporto merci fra la Sardegna ed il Continente?

Il processo descritto alla domanda precedente riguarda, allo stesso modo modo, anche il trasporto delle merci fra la Sardegna ed il continente. E’ perciò necessario attivare un’analoga procedura per un servizio integrato e diffuso di traghettamento delle merci, utilizzando sia quanto previsto dalla normativa comunitaria, sia individuando un modello “sardo” specifico e adatto per le esigenze dell’isola. E’ necessario un reale riconoscimento del deficit di insularità, che intervenga in fase di compensazione per agevolare la competività delle merci sarde su tutti i mercati e, nel contempo, favorire l’ingresso delle forniture a favore delle imprese e dei mercati interni.

Rispetto ad uno scenario più ampio di tipo mediterraneo, è necessario dare avvio immediato alla costituzione della Piattaforma Logistica del Mediterraneo intesa come Sistema Integrato connesso con le reti TEN-T europee, rafforzando il ruolo del porto di Cagliari quale terminal di transhipment e quello dei porti di Olbia/Golfo Aranci e Porto Torres quali porte del traffico di cabotaggio RoRo rispetto all’abito dell’alto e medio Tirreno.

9.     Sono passati quasi dieci anni dalla stesura della Legge Regionale 21/05 di riforma del trasporto pubblico locale, ma di fatto il suo impianto non è stato attuato. Durante il suo mandato in che modo intende dare piena attuazione alla legge?

E’ necessario dare un’immediata e progressiva attuazione alla legge 21/05, attraverso innanzitutto la netta separazione delle funzioni fra amministrazione (pianificazione) ed aziende (esercizio), con l’avvio del piano dei servizi minimi su base territoriale locale (ex provincie) e su base regionale, promuovendo ed incentivando forme di gestione integrata fra aziende operanti nello stesso territorio ed introducendo misure quantitative di valutazione della reale efficienza ed efficacia del servizio. Si dovrà prevedere inoltre l’avvio dei Piani per i servizi aggiuntivi e complementari e la realizzazione di forme di tariffazione unica integrata su contesti urbani adeguati.

Dal punto di vista ferroviario si prevede l’avvio delle procedure di trasferimento delle competenza dall’Amministrazione statale a quella regionale, con il successivo ammodernamento, ristrutturazione e riqualificazione della rete ferroviaria a scartamento ordinario finalizzate a rendere il modo “ferro” primario e strategico. con tempi di percorrenza concorrenziali con l’auto privata. Si dovrà prevedere anche la riqualificazione dei rami secondari, con riferimento ad alcuni rami strategici a scartamento ridotto, come la Nuoro-Macomer e la Alghero-Sassari-Sorso (adeguamento armamento, rettifica tracciato, eliminazione passaggi al livello). Infine sarà necessario prevede il progressivo rinnovo del materiale rotabile con l’introduzione di veicoli ad alta velocità.

 

URBANISTICA E TERRITORIO

10. Che ne pensa dell’attuale piano paesaggistico promulgato ad ottobre 2013?

Il PPR 2013 non ha aggiunto nessun significativo contenuto scientifico o di programmazione al precedente piano. Ha invece eliminato alcune importanti misure di tutela. È sufficiente, non dico aver studiato, ma frequentato il territorio sardo, per sapere, che portare  ad un ettaro il lotto minimo edificabile in area agricola, ha poco a che fare con il nostro paesaggio agrario, ma molto con la speculazione edilizia.

 

11. Ritiene possibile trasformare il PPR da strumento esclusivamente di tutela a strumento di sviluppo?

Senza una visione strategica e una meticolosa programmazione coordinata in tutti i settori non può esserci sviluppo. Se è vero, come penso, che il territorio insieme alla conoscenza siano le nostre principali risorse per uno sviluppo solido nell’attuale contesto globale, il piano paesaggistico e la legge urbanistica sono indispensabili strumenti di programmazione, regolamentazione e sviluppo.

 

12. Che priorità ha la redazione della nuova legge urbanistica nel vostro programma di governo? Lei prende l’impegno formale di approvarla nei primi 100 giorni?

 

La legge urbanistica, così come aggiornare il piano paesaggistico e completare gli ambiti interni, sono una delle nostre principali priorità. Pensiamo che, per il valore che diamo alla legge urbanistica, di nuovo patto costituente condiviso tra i Sardi e la Sardegna, l’orizzonte di lavoro corretto sia quello di un anno. Inizieremo subito.

LAVORO SCUOLA FORMAZIONE

13. Quali politiche pensate di attuare per incentivare le assunzioni nelle aziende? Vi sono interventi urgenti sui quali dirottare risorse straordinarie per agevolare una ripresa occupazionale. Ce ne può segnalare una immediata, stimando anche quali benefici possa portare nel primo anno di applicazione?

 

14. Con quale tempistica e in che modo pensate di riorganizzare e ottimizzare i servizi per il lavoro, considerando anche il tasso di lavoratori precari che allo stato attuale sono impiegati in tali servizi?

 

15. Con quale tempistica e in che modo pensate di riorganizzare e ottimizzare i servizi per il lavoro, considerando anche il tasso di lavoratori precari che allo stato attuale sono impiegati in tali servizi?

PA ED INTERNAZIONALIZZAZIONE

16. Quali azioni pensa di poter attivare per l’organizzazione della macchina amministrativa regionale e la gestione delle risorse umane, considerando le norme decisamente datate (L.R 1/77 e L.R. 31/98)? Pensate di modificarla, e se si in che modo?

a.     Riorganizzare la Regione

L’organizzazione interna della Regione è plasmata su modelli ormai obsoleti (la legge fondamentale, la n. 31, risale al 1998) e l’attuale struttura organizzativa non è più in grado di gestire i grandi cambiamenti che si sono verificati negli ultimi anni. La struttura è rigida e non in grado di adattarsi alle diverse situazioni ed esigenze che si possono presentare. Ogni decisione deve attraversare innumerevoli passaggi, con ritardi ed errori che vanificano gli sforzi fatti.

Più volte le passate amministrazioni hanno tentato di modificare tale situazione, invano.

Il problema principale è che le forze politiche tradizionali, da un lato, si sono concentrate sulla difesa del potere acquisito, trascurando la fondamentale esigenza di rendere la Regione più in grado di soddisfare i bisogni di cittadini e imprese; dall’altro, sono state fortemente carenti nel dialogo interno con dipendenti e sindacati, con la conseguenza di non comprendere problemi e possibili soluzioni, ma di scegliere strade spesso impercorribili. Il risultato è stato il permanere di una struttura che ora richiede profondi cambiamenti.

La riorganizzazione sarà incentrata su una visione per processi finalizzata ad ottenere soluzioni concrete, favorendo la collaborazione sia interna che con l’esterno (cittadini, imprese, e altri soggetti interessati). Sarà modificata la normativa alla base dell’attuale organizzazione e sarà creata una struttura organizzativa più flessibile e in grado di rispondere ai cambiamenti.

b.     Coordinare e integrare i vari assessorati

La Regione Sardegna, con i suoi oltre quattromila dipendenti (senza contare le aziende sanitarie e le altre aziende e agenzie regionali) è una macchina molto complessa da gestire. Le competenze sono numerose e spesso mal distribuite tra i vari assessorati. Assessorati diversi a volte fanno stesse cose e spesso non si sa chi faccia cosa. Gli assessorati spesso non parlano tra di loro, con la conseguenza che si finanziano iniziative simili in modo frammentato con risorse che, singolarmente utilizzate sono insufficienti, ma se impiegate in modo unitario potrebbero consentire di ottenere grandi risultati.

Lo scarso coordinamento è imputabile al fatto che le passate giunte che hanno governato la nostra Regione si sono preoccupate di gestire il potere senza mettere al centro dell’attenzione i bisogni dei sardi, creando delle enclave all’interno delle quali le varie forze politiche si sono, nel tempo, ritagliate spazi di potere gestiti in modo autonomo, senza una visione di squadra.

Occorre migliorare il dialogo tra i vari assessorati e al loro interno, eliminare la frammentazione delle competenze e la dispersione dei procedimenti, ridurre la duplicazione delle attività e monitorare le attività svolte e l’utilizzo delle risorse.

La nuova Giunta utilizzerà un approccio basato su una visione condivisa, sull’ascolto e sull’analisi dei dati, sulla trasparenza delle scelte che consentirà di operare in modo diverso rispetto al passato. Sarà favorito da un lato lo scambio delle informazioni relative alle iniziative intraprese nei vari assessorati; dall’altro sarà favorita la programmazione condivisa di politiche e iniziativa di vario genere. In questo modo sarà possibile concentrare le risorse ed evitare inutili sprechi.

c.      Valorizzare la risorsa più importante: le persone

Qualunque decisione che sarà assunta dal futuro governo avrà bisogno dell’amministrazione regionale e degli altri enti e agenzie della Sardegna per essere tradotta in pratica. I servizi sanitari e sociali, il supporto alle imprese, al lavoro, all’agricoltura, alla ricerca e all’innovazione, tutti necessitano di una Regione efficiente e capace. Negli ultimi anni la lotta alla burocrazia e all’inefficienza ha rappresentato una delle soluzioni più comuni suggerite dai vari partiti politici. Combattere l’inefficienza e le storture della burocrazia è sicuramente corretto, ma siamo di fronte ad una soluzione sbagliata per un problema che non è stato ancora compreso. L’errore sta nel fatto che si trascura un elemento fondamentale e cioè che l’amministrazione regionale, come qualunque altro ente pubblico, è fatta da persone. Chi ha governato la Sardegna negli ultimi decenni non si è accorto di questo semplice aspetto, ma ha considerato la Regione come una sorta di entità che esiste a prescindere da chi ci lavora. Il problema principale è rappresentato dalle scelte politiche che hanno creato le condizioni per cui la Regione ha perso quella capacità di essere al servizio di tutti i cittadini. I continui cambi al vertice degli assessorati e la limitata chiarezza degli obiettivi l’hanno depotenziata, rendendola molto meno efficace di quanto potrebbe essere. Si tratta di un errore che non deve essere ripetuto.

Non si può pensare di governare una regione senza coinvolgere che ci lavora, senza rendere ciascuno di loro partecipe dei cambiamenti che ormai non possono essere rinviati. Questo non significa creare un clima paternalistico e accantonare la meritocrazia, ma semplicemente mettere tutti nelle condizioni di esprimere al meglio le proprie potenzialità.

Chi assumerà il governo della regione dovrà coinvolgere i suoi dipendenti, motivandoli e responsabilizzandoli e assumendo scelte coraggiose nell’assegnazione degli incarichi, affinché tutti operino per garantire servizi migliori a tutti i cittadini.

17. Riguardo i processi di internazionalizzazione, la Regione ha competenze frammentate tra diversi assessorati e uffici: cooperazione decentrata e affari internazionali c/o la Presidenza; cooperazione territoriale al CRP; internazionalizzazione delle imprese all’Industria e all’Agricoltura; emigrazione ed immigrazione sardi al Lavoro. Ritiene questo assetto compatibile con l’accompagnamento di tali processi? Se no, quali misure intende mettere in opera.

 

In aggiunta a quanto riportato sopra, oltre al riordino delle competenze e al miglioramento del dialogo tra i vari assessorati, sarà rinforzata anche la collaborazione con le agenzie regionali. In modo particolare, saranno messe a sistema le varie direzioni che si occupano di rapporti internazionali e di cooperazione internazionale. Sarà modificato e rivisto il ruolo dell’Ufficio di rappresentanza della Regione a Bruxelles e saranno sfruttate le opportunità offerte dai programmi gestiti direttamente dalla Commissione Europea, oltre ai fondi strutturali.

 

18. È evidente il ruolo strategico che l’Isola potrebbe giocare nel Mediterraneo nell’ambito delle politiche di vicinato dell’UE, attualmente sbilanciate verso i confini orientali dell’Unione. Quali iniziative propone di realizzare affinché la Sardegna assuma realmente tale ruolo strategico e si possano avere adeguati impatti sul territorio?

Da tempo si parla della Sardegna quale centro strategico per i rapporti con i paesi del Mediterraneo e, in particolare, con la sponda sud. Occorre rinforzare tale ruolo attingendo alle risorse previste da vari programmi comunitari (ad es. ENPI) e avviare percorsi di collaborazione con altre realtà del mediterraneo e del Nord Africa in particolare. Questo potrà avvenire con il rafforzamento dei progetti di collaborazione internazionale e con il coinvolgimento degli Atenei sardi, per l’avvio di percorsi formativi in collaborazione con altri paesi.

 

INNOVAZIONE

19. Quali sono le azioni strutturali che si intende mettere in campo per stimolare lo sviluppo dell’ecosistema dell’innovazione isolano?

Proporre azioni strutturali per stimolare lo sviluppo dell’ecosistema dell’innovazione significa – prima di tutto – disporre di una radiografia accurata dei problemi e delle difficoltà. La Sardegna può e deve proporsi come un laboratorio delle grandi rivoluzioni economiche, ad esempio partendo dal settore energetico, poiché è necessario ripensare totalmente un comparto infrastrutturale (primario) notevolmente disastratto.

La prima azione strutturale è quella di pensare che il “ricondizionamento” della produzione di Energia (elettrica, termica e della mobilità) deve viaggiare di pari passo con i nuovi sistemi di comunicazione (ICT) e distribuzione (smart grid o reti intelligenti), come unica costruzione di una nuova rete. Il passaggio dalla produzione da “fonti fossili” alle energie rinnovabili deve anche tenere conto del dimensionamento degli impianti, rapportando le capacità generative con la distribuzione e favorendo piccoli e piccolissimi impianti dove le utenze sono pubbliche e civili. Energia rinnovabile, in questa interpretazione, deve significare microgenerazione, sviluppo di forme per l’accumulo di energia, produzione idroelettrica, mobilità elettrica. Un’apparente ipotesi futuristica che in Germania è già realtà!

 

20. Crede di potersi impegnare a costituire un fondo di investimento regionale per scommettere sul talento e la creatività della nuove e vecchie generazioni imprenditoriali?

In realtà non mi dovrò impegnare a rifare una cosa che c’è già (sulla carta)! La domanda però fa emergere quanto sia poco visibile uno strumento così importante e strategico per il dinamismo economico della Sardegna: il sostegno al “talento, alla creatività e all’innovazione” è stato affidato tra le righe a Sardegna Ricerche, ma è chiaro che la scarsa importanza politica dedicata a questo settore ci fa capire che è stato colpevolmente sottovalutato, e i risultati sono evidenti.

Per Sardegna Possibile invece tutto ciò che riguarda talento e creatività va sostenuto, coltivato e incentivato; la Regione con i suoi Istituti, Enti e con le risorse provenienti dalle misure comunitarie dei programmi 2013/2020,  investirà in modo energico e convinto nelle nuove idee garantendo ad ogni progetto il supporto continuo, la formazione continua e il monitoraggio continuo sull’utilizzo dei benefici. Questo si potrà fare con diversi  “gruppi di lavoro”, costituiti ad hoc tra il personale meglio qualificato di Sardegna Ricerche, che si muoveranno in tutta l’isola per sviluppare un vivace tessuto imprenditoriale.

Sarà un lavoro di sacrificio ma di crescita per tutti, cambierà l’approccio, non andrà l’imprenditore  agli uffici della Regione ma sarà la Regione ad andare dagli imprenditori e nei territori.

Non inseguirò le spontanee “eccellenze” sopravvissute ai tanti problemi per miracolo per poi prenderle come esempio e premiarle davanti ai mass media… questo è il passato, io voglio creare le condizioni ideali per favorire lo sviluppo sinergico in tutti i settori di chi ha idee e capacità imprenditoriali.

 

INDUSTRIA.

21. Quali sono secondo lei le parole chiave per riprogettare il futuro industriale della Sardegna?

Per riprogettare un futuro industriale in sardegna occorre tenere conto che manca un “riferimento regolativo” che nel passato, remoto e recente, è stato ‘affidato’ al sistema delle grandi imprese e/o delle Partecipazioni Statali, inclusa anche la Cassa per il Mezzogiorno.

Il declino delle prime, e il superamento della seconda, ha messo in risalto il ritardo e l’accumulo dei problemi che non hanno permesso di mettere a punto un potenziale innovativo che è essenziale per attuare un cambiamento (o un salto) nel modello di modificazione o di specializzazione produttiva delle imprese, e per fornire fattori di competitività utili, sopratutto, al sistema delle piccole e micro imprese.

Uscire da questa situazione significa:

  • favorire un nuovo rapporto tra pubblico e privato;
  • introdurre nuove modalità di rapporto tra Amministrazione Regionale, Enti Locali e sistema delle imprese;
  • impegno e sostegno nella Ricerca e nella Formazione;
  • favorire azioni e politiche di interconnessione tra sistemi di produzione e distribuzione di beni e servizi;
  • sostegno alle imprese sui temi della concorrenza e dell’export;
  • potenziare e sviluppare le risorse naturali disponibili, aumentando la gamma dei prodotti, migliorando le modalità di produzione (es. micro modelli).
  1. 22.          Alla luce delle esperienze passate e presenti in campo regionale sugli aiuti alle imprese come intende affrontare il problema dell’eccessiva burocrazia? Nella sua strategia di sviluppo delle imprese crede sia possibile costruire per tutta la Sardegna un progetto “burocrazia zero”?

 

Premesso che la burocrazia non è una malattia è, però, altrettanto evidente il peso del sistema autorizzativo, e la sua efficacia, sulla vita delle imprese.

Una sperimentazione da mettere in campo per l’avvio di nuove attività, con l’obiettivo di consolidarla in buone pratiche, può essere quella di stabilire un limite temporale (30/45 giorni) per espletare le procedure amministrative ma ponendo il soggetto richiedente nella condizione di rivolgersi ad un unico “punto di accesso” che deve essere rappresentato dallo “Sportello unico per le Attività Produttive”.

Attraverso questa modalità si deve puntare  a tagliare adempimenti non necessari con l’obiettivo di snellire l’iter autorizzativo, che non deve significare l’indebolimento delle garanzie, ma alternativo ad un progetto a “burocrazia zero” che appare poco credibile.

Quanto sopra impegna i diversi ruoli tecnici dei diversi Assessorati interessati, che devono interagire con uno schema collaborativo interdisciplinare, seppure nel rispetto di ruoli e funzioni.

 

23.          Incentivi per le imprese: crede sia meglio la fiscalità di vantaggio o la contribuzione a fondo perduto per la Sardegna?

La formula della fiscalità di vantaggio, intesa come sgravi per le imprese che investono, rispetto alla contribuzione a fondo perduto, rappresenta una modalità responsabilizzante e non assistenzialistica come è stato nel passato, appunto, il fondo perduto.

Inoltre la fiscalità di vantaggio impone una maggiore attenzione ad una pratica di buona amministrazione dell’impresa, e potrebbe permettere anche modalità selettive e flessibili delle incentivazioni a vantaggio dei progetti e delle attività più virtuose in termini di realizzazione dei progetti.

COMUNICAZIONE

24.          Se ed in che modo considera utile e strategico adottare azioni di comunicazione per il prodotto Sardegna?

25.          Secondo lei l’immagine della Sardegna nella sua interezza e globalità come dovrebbe e/o potrebbe essere veicolata all’esterno dei propri confini?

 26.          Cosa intende fare nel primo anno del suo mandato per migliorare l’immagine e la comunicazione della Sardegna e del suo territorio sia dal punto di vista strutturale che dal punto di vista della fruizione delle informazioni ?

 

ATTI DI GOVERNO

27.          Quale sarà il primo atto della sua Giunta?

 28.          Indichi tre cose che realizzerà nei suoi primi 100 giorni di governo.

 29.          Indichi tre cose che non farà mai nei suoi 5 anni di governo.

 30.          Qual è il politico sardo del passato o del presente al quale si ispira? Per quale motivo?

 

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