Lab 8. – C’è posto per la Sardegna in Europa e nel Mondo?

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Le regioni europee dove si vive meglio sono generalmente caratterizzate da economie e società aperte verso l’esterno: una buona propensione all’export di beni e servizi, capacità di attrarre investimenti esteri, mobilità di giovani e meno giovani in entrata ed in uscita.
Partendo da queste esperienze e da un’analisi approfondita, il laboratorio “Sardegna nel Mondo” di Sardegna 2050 ha lavorato al tentativo di elaborare proposte concrete affinché la Sardegna colga l’opportunità data dalla sua posizione geografica nel Mediterraneo e nel contesto Europeo.
L’analisi ci ha consentito di fotografare una bassa partecipazione sarda ai programmi di cooperazione territoriale dell’UE e ai programmi a c.d. gestione diretta (gestiti direttamente da Bruxelles); fa eccezione il programma ENPI MED, che finanza iniziative di cooperazione euro mediterranee, dove gli enti sardi stanno conseguendo risultati molto positivi. Minima anche la capacità del sistema della ricerca isolano di cogliere le opportunità del Settimo Programma Quadro – il principale strumento europeo che finanzia la ricerca di base e industriale – mentre l’ottima legge regionale sulla ricerca (L.R. 7/2007) è risultata finora poco efficace nello stimolare il nostro sistema ad aprirsi verso il mondo.

Non va molto meglio se si parla di mobilità giovanile, dove i numeri rimangono molto bassi ed il Master&Back ha investito molto bene nel consentire esperienze estere ai nostri giovani, ma ha deluso tuttavia nel ritorno di tale investimento sul nostro territorio, dove i “superskillati” generalmente non trovano spazio e la conseguente “fuga dei cervelli” ed il temporaneo approdo negli enti pubblici regionali è la testimonianza del fallimento della fase Back.
Le performance sarde rimangono deludenti anche se si analizzano le statistiche sull’export di prodotti sardi, mantenute in piedi artificialmente dai prodotti petroliferi del gruppo SARAS, ma con un apporto delle produzioni locali molto limitato. Anche in questo caso, si registra un’interessante eccezione costituito dal settore turistico che, nonostante la crisi, vede i turisti stranieri in aumento.

Un rapido esame ai flussi migratori, infine, consente di realizzare che la Sardegna è la regione italiana con la percentuale di residenti immigrati più bassa in Italia. Al contempo, sono numerosi i sardi residenti all’estero (ufficialmente oltre 100.000 gli iscritti all’AIRE – Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), non solo quelli appartenenti ai 130 circoli dei sardi nel mondo, ma anche i sardi delle generazioni più recenti dove spiccano tanti “cervelli in fuga”.

A fronte di un quadro così articolato e complesso, l’amministrazione regionale ha mediamente risposto con politiche spesso insufficienti e, soprattutto, poco coordinate. Le competenze sui diversi temi sopra accennati sono frammentate tra diversi assessorati e uffici: cooperazione decentrata e affari internazionali c/o la Presidenza; cooperazione territoriale al CRP; internazionalizzazione delle imprese all’Industria e all’Agricoltura; emigrazione ed immigrazione al Lavoro.

Partendo da questo stato dell’arte, quali misure intraprendere per cogliere realmente le opportunità date dai processi di internazionalizzazione? Ecco, in sintesi, le nostre cinque proposte:

1. L’attuazione di una strategia unica e integrata per l’internazionalizzazione della Sardegna necessita di un indirizzo politico solido e di una regia unica che coordini i servizi relativi agli affari internazionali, alla cooperazione territoriale, all’internazionalizzazione delle imprese, all’immigrazione e all’emigrazione, attualmente distribuiti tra più assessorati (da inquadrare in una riforma complessiva dell’assetto organizzativo della RAS). Occorre perciò un’amministrazione dotata di risorse umane qualificate (laureati, specializzati e con esperienze internazionali) da reperire internamente ed esternamente all’amministrazione regionale. Occorre, inoltre, dotarsi di un Piano Strategico per l’Internazionalizzazione della Sardegna che stabilisca (selezionando) obiettivi, risultati attesi, azioni, mezzi e risorse.

2. L’Incremento della partecipazione degli attori sardi ai programmi europei a gestione diretta, di cooperazione territoriale e transfrontaliera attraverso un apposito servizio regionale che promuova, coordini e supporti attivamente l’individuazione delle opportunità di finanziamento (bandi) e la progettazione attraverso una rete di uffici territoriali specializzati in euro-progettazione e collocati direttamente presso Enti Locali, Università, Scuole, Ass. Imprese e dotati di risorse qualificate (da supportare attraverso la nuova programmazione 2014-2020). Con lo stesso scopo è indispensabile il rafforzamento (attraverso risorse umane qualificate) dell’ufficio RAS a Bruxelles ed il suo ri-orientamento verso un’attività di lobbying incisiva e di intercettazione di opportunità di finanziamento, mobilità e partenariato.

3. Il miglioramento della propensione all’export delle imprese e della capacità dell’isola di attrarre investimenti esteri di qualità, attraverso il rafforzamento dell’agenzia di promozione con risorse umane qualificate che possano operare in modo pianificato (strategia), stabile (e non episodico) e coordinandosi/integrandosi con le altre iniziative condotte da altri soggetti regionali e nazionali (e.g. sistema camerale). E’ necessario valorizzare meglio gli spazi promozionali nel mondo tramite i Sardegna Store e i circoli/associazioni sardi all’estero (integrazione con iniziative sardi all’estero). Così come è indispensabile rafforzare gli accordi e le azioni congiunte Regione – Università – Enti di Ricerca per promuovere partnership internazionali con istituzioni di ricerca e imprese di alto livello, anche rafforzando la dimensione internazionale dell’attuazione della L.R. 7/2007.

 4. Il sostegno alla mobilità giovanile attraverso la revisione del programma Master&Back che parta da una chiara distinzione tra i percorsi nell’alta formazione e nella ricerca di base (sbocco ultimo: gli enti di ricerca) ed i percorsi nell’alta formazione e nella ricerca applicata (sbocco ultimo: le imprese). Per questi ultimi percorsi, la progettazione dell’intervento formativo (fase Master) non può prescindere da una fase preliminare di incontro tra la domanda di inserimento lavorativo delle imprese e l’offerta dei giovani, supportata attivamente da una struttura regionale preposta. La fase “back” potrebbe prevedere percorsi di auto-imprenditorialità.

 5. Il rafforzamento delle relazioni con i sardi nel mondo attraverso il ri-orientamento del ruolo dei Circoli dei sardi all’estero che preveda il coinvolgimento dei nuovi emigrati, la promozione di tirocini di giovani in imprese di sardi all’estero, il coinvolgimento di imprenditori sardi all’estero nell’avvio di startup in Sardegna e l’utilizzo dei circoli come vetrine per i prodotti e l’offerta turistica della Sardegna.

Nonostante gli approfondimenti da fare rimangano tanti (si pensi al tema dell’attrazione degli investimenti esteri, all’immigrazione, alla stimolante questione della sovranità regionale nelle politiche internazionali), c’è subito da rimboccarsi le maniche e partire!

Emanuele Cabras