Lab 1 Turismo – incontri con gli specialisti

0
1458

carlo marcetti
Carlo Marcetti 63 Anni, Olbia. Economista Impuro.
Tutto ha un costo. Un peso specifico. Un’influenza. Che il sistema da osservare sia l’individuo, il suo microcosmo, un continente intero. Che si parli di materia o umanità, morti bianche o cartamoneta, feci abbondanti o cristianità in crisi. Tutto produce ricchezza e ne distrugge al contempo. A rumore risuona rumore come a sudore risponde sfruttamento.
(Profilo del Prof. Marcetti  a cura di Gianluca Vassallo)

Domanda 1
Prendiamola un poco alla lontana. Molti esperti lamentano che le competenze in materia turistica non possono essere delegate alle regioni. La tesi è che sia necessario parlare di Industria Turistica e per renderla davvero competitiva sui mercati internazionali attraverso politiche unitarie e coese, le competenze e le risorse debbano essere riallocate e gestite a livello centrale.

R.  Le competenze sono diverse ed articolate e possono essere svolte da soggetti differenti, non in competizione od in sovrapposizione fra loro. Il Ministero potrebbe coordinare le azioni rivolte alla promozione del brand Italia, ancora molto apprezzato,  e le politiche regionali, nello specifico, valorizzare le ricchezze che caratterizzano “il locale” e  le particolarità dei luoghi.  L’esigenza di determinare una diversa ripartizione delle competenze mi sembra acquisita ormai  da troppo tempo ma se ne discute con poca convinzione e concretezza.
Se dovessi individuare una priorità, che non intende limitare l’altra, penserei a dare una politica turistica ad un Paese che, pur perdendo posizioni, è riferimento per il turismo mondiale.

 
Domanda 2
Torniamo in Sardegna.  Dagli anni ’60, da quando si è cominciato a parlare di turismo, la parola associata è “stagionalità”. Un male apparentemente incurabile sul quale molto si è dibattuto, ma sono state poche e di debole efficacia le politiche che hanno veramente inciso. 

R.  Si rileva un deficit di consapevolezze e di capacità ad affrontare le situazioni.  Mi pare si proceda con episodicità e che non si riesca ad andare oltre le frasi di circostanza pur doverose e necessitate. Come non pensare di sviluppare  il turismo delle altre stagioni ma la nostra stagione estiva, che pure fa tanta immagine e raccoglie la gran parte dei vacanzieri  e che dovrebbe interessare il periodo da giugno a settembre, è vissuta al di sotto delle sue potenzialità e  porta con se la fragile durata di poco più di 40 giorni. La flessione negli arrivi interessa soprattutto la vacanza balneare cioè quel che era considerato acquisito e non più a rischio. Il nodo non è solo nel problema dei trasporti. Per tutte le stagioni, nell’offerta turistica, vanno messe a punto altre modalità e contenuti ed anche gli operatori privati devono sentire di avere un compito innovativo, creativo,dinamico sempre importante da svolgere . Un compito che non può ridursi al proprio microcosmo.

Domanda 3
“Settore strategico”, “comparto ad elevata potenzialità”, “risorsa decisiva”.  
Sono le parole delle campagne elettorali di ieri e di oggi. Poi puntualmente le risorse messe in campo sono risibili, gli assessori piangono, gli operatori protestano… e i docenti universitari?

R:   Ci sono  temi ricorrenti di cui parla anche chi non ha consapevolezza o convinzione perché “fanno tendenza” e si deve “stare sul pezzo”. Temo che per molti protagonisti della vita pubblica il turismo sia uno di questi argomenti.
Non percepisco  i docenti universitari come una categoria omogenea o che sul problema abbia più specifiche consapevolezze. Chi, fra loro, studia le tematiche dello sviluppo, pur con differente intensità e diversi livelli di convinzione,  riconosce ed indica il turismo come una risorsa.
Non nascondo che vorrei però, più frequentemente, trovare in loro argomenti più coinvolgenti ed operativi, non di sola analisi, indirizzati  ad indicare quel che si deve o  si potrebbe fare piuttosto che ciò non si può e non si potrebbe (fare).  Le persone che per l’ autorevolezza loro  riconosciuta possono proporre una visione  più ampia dei problemi e delle prospettive  devono trasferire con positività il proprio contributo di idee e di azioni. Non si deve generalizzare, né semplificare ma si potrebbe fare di più.

Domanda 4
Sul settore turistico Sardo, confrontandolo con gli studi di altre regioni italiane, si nota un chiaro problema di reperimento e quindi di condivisione tempestiva di numeri, indicatori, analisi. Fatichiamo a inquadrare il fenomeno e non studiamo a sufficienza le interdipendenze con agroindustria, artigianato, cultura.

R. Sono d’accordo; la stessa stima del valore del pil turistico è riduttiva e molto approssimativa e la stima dei dati relativi al fenomeno turistico, alle sue caratteristiche, alle sue evoluzioni, non sono tempestivi e talvolta sono incerti. Eppure i dati sono indispensabili per fare il punto delle situazioni e porre in essere le necessarie politiche ed  azioni, sia pubbliche che private. Quelli del 2012, anche solo arrivi e presenze, non sono completi e quelli del 2013 li conosceremo fra qualche mese, troppo avanti nel tempo o troppo tardi per poter  prendere le misure sulla nuova stagione. Ci vorrebbe un impegno istituzionale forte non riconducibile alle sole energie dell’assessorato turismo.

Domanda 5
La politica si alterna al governo cambiando di volta in volta assessori, enti strumentali, responsabili di servizio. Un percorso ad ostacoli nel segno della discontinuità. Si avverte da un lato la mancanza di un modello e dall’altra la difficoltà ad imboccare una strada di sviluppo condivisa.  E’ davvero così difficile fare una programmazione di medio e lungo periodo?

R.  Il contenuto di questa domanda è da solo una risposta. Forse è complesso, problematico, difficile, impossibile, fare una programmazione di medio lungo termine semplicemente perché non ci sono le “condizioni di contesto” che lo consentano.
Prendiamone atto, se è così.  Forse è più semplice individuare anche solo qualche  obiettivo, ampiamente condiviso, per dargli  maggiori possibilità che gli sia riconosciuta stabilità e continuità nel tempo. Può apparire questo un approccio riduttivo ma il rischio è quello di continuare a predisporre documenti i cui contenuti “non avranno gambe”  e non costituiranno alcun impegno alla verifica della qualità e della quantità del lavoro prodotto.

Domanda 6
Il laboratorio del Turismo di Sardegna 2050 ha stimato in quasi 1 miliardo di euro il danno economico diretto e indotto causato dal crollo del traffico passeggeri marittimo dal 2010 ad oggi. Ma non abbiamo visto scattare un allarme generale; anzi l’ultimo dato dell’assessorato evidenzia un fenomeno controverso: a fronte di un calo di arrivi si registrerebbe un miracoloso incremento delle presenze….

R.  Temo di dover rilevare che gli imprenditori e gli occupati del turismo, inteso come più ampio sistema, siano figli di un Dio minore, i cui problemi sembrano appartenere a categorie di privilegiati con minori necessità  e tutela. Eppure quello del turismo è un settore fortemente permeabile che richiama e raccoglie ricchezze dall’esterno dell’isola  e ne trasferisce con una certa rapidità gli effetti moltiplicativi agli altri elementi o comparti del sistema economico con esso interrelati per cui le minori entrate dovute alla crisi del turismo si ripercuotono sistematicamente sulle famiglie e sulle altre attività, da quelle produttive a quelle dei servizi.  Concordo sul valore stimato da Sardegna 2050, anzi la considero compiuta con una certa  cautela. La stagione 2013 ha mostrato segni di ripresa ed anche a mio parere i dati esposti dall’assessorato non sono coerenti con l’ulteriore ridimensionamento negli arrivi registrato nel 2013. Quelle informazioni non aiutano a compiere riflessioni corrette e conseguentemente comportamenti adeguati.

Domanda 7
Il deficit di competenze evidenziato dalla politica, si rispecchia anche sullo scollamento rispetto alle esigenze di costruzione delle conoscenze in ambito turistico evidenziate dal sistema formativo, incluso quello universitario?

R.  E’ maggiormente consolidata l’esperienza degli istituti nelle scuole secondarie degli  istituti alberghieri e dei tecnici per il turismo.
La formazione turistica in ambito universitario è stata introdotta abbastanza di recente. I corsi triennali di Oristano e di Olbia, hanno ormai circa 10 anni. Il corso di laurea magistrale di Cagliari è vissuto solo qualche anno e la sua chiusura, per il troppo basso numero di iscritti, “racconta” ed esprime da sola la vocazione turistica di quella città e la percezione che se ne ha come risorsa.  Quello di Olbia si afferma e si consolida con riconoscimenti  diffusi per il positivo rapporto che ha realizzato fra il mondo dell’impresa e quello dello studio ma si lavora per renderne più intenso il dialogo. E’ un lungo percorso  dove si richiedono e maturano nuove professionalità  e  le qualità  delle stesse  sono in costante evoluzione. In questo caso il tempo non è amico e sollecita altre velocità.

Domanda 8
Tre parole d’ordine e tre numeri che vorresti vedere sul programma del prossimo assessore al turismo.

R.  Preferirei vederli sul programma di governo del nuovo presidente.
Un impegno forte per un Coordinamento fra i diversi assessorati che hanno competenze decisionali  ed esercitano scelte che influiscono in modo significativo sul settore turistico e che purtroppo non dialogano tra loro: urbanistica, lavori pubblici, ambiente, agricoltura e naturalmente  ancor di più trasporti e turismo.
Coordinamento nelle politiche di promozione dell’isola che unisca le risorse degli assessorati della cultura, dell’ ambiente, della agricoltura, del turismo. Nascerebbe un’ efficace sintesi rappresentativa e sarebbe un bell’impatto.
Coordinamento nelle politiche di sviluppo degli aeroporti dell’isola, almeno di quelli di Olbia e Alghero ed un adeguato collegamento fra essi.
Raggiungere un accordo con gli armatori del trasporto marittimo mi pare necessario. Non mi pare che il teso confronto con la Regione e le difficoltà del mercato li abbia rafforzati.
Mi chiedi di dar numeri.
Credo che dar numeri significhi porsi obiettivi ed impegnarsi a raggiungerli.
Si potrebbe, ad esempio, intervenire su uno o più Paesi europei (il maggior flusso proviene da questi) e verificare se, nel tempo concordato, l’obiettivo di crescita delle presenze prefissate è stato raggiunto; oppure, promuovere determinati segmenti di turismo attivo e verificare l’efficacia dei risultati conseguiti.
Si potrebbe far questo in tante altre direzioni ma credo che vi siano dei  presupposti necessari per dare risposte concrete: qualche più larga veduta, una conoscenza del settore  turistico, la  consapevolezza delle potenzialità del suo effetto trainante per l’economia dell’Isola. 
E’ un sogno?  E’ un’utopia? A me pare solo una condizione necessaria.

Grazie al Prof. Carlo Marcetti docente universitario, ex Assessore provinciale, fautore ed anima sempre presente del Corso di Laurea Economia e imprese del Turismo di Olbia, per questo prezioso contributo, davvero non scontato e ricco di spunti,  che pubblicheremo sul blog di Sardegna 2050.