I compiti a casa dopo la #CagliariCodeWeek

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Quella che si e’ chiusa il 17 Ottobre e’ stata una settimana intensa ed emozionante.
La Cagliari Code Week (la Settimana Europea della Programmazione a Cagliari), che Sardegna 2050 ha organizzato in collaborazione con Open Campus Tiscali,  si e’ svolta da sabato 11 a venerdi’ 17 Ottobre.
Sardegna 2050 ha infatti voluto declinare sul territorio sardo l’iniziativa “Europe Code Week” della Commissione Europea  finalizzata ad avvicinare i cittadini alla programmazione informatica (in inglese “coding”) e a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’urgenza di curare le competenze digitali dei cittadini europei, competenze fondamentali per cio’ che il mercato del lavoro richiede oggi, e domani ancor di piu’.
Sardegna 2050 guarda al futuro, al 2050. Non poteva percio’ essere altrimenti.

Non avevamo l’ambizione di insegnare a programmare: troppo poco tempo, giusto quello di un assaggio. Ma cio’ che Sardegna 2050 aveva come obiettivo era quello di sensibilizzare su questi temi, farli conoscere, renderli ancora piu’ “pubblici” nonostante pubblici lo siano gia’. Come sappiamo, infatti, la maggior parte delle agende ed iniziative europee sembrano spesso molto lontane dai sardi e dagli italiani in genere, pur essendo molto valide e declinabili con facilita’ anche sul nostro territorio, e fondate su concetti molto semplici da comprendere. Volevamo percio’ sensibilizzare le persone su quella che oggi e’ una priorita’ e un’urgenza per tutti i cittadini europei, sardi compresi: intervenire su tutti i fronti per curare le competenze digitali dei cittadini.

Sono stati 7 giorni interamente dedicati al coding, attivita’ che trasversalmente consente di allenare la propria creativita’ e la capacita’ di problem solving: 38 ore di lezione durante le quali i 350 partecipanti hanno potuto toccare con mano tecnologie e linguaggi di programmazione, hardware e software, strumenti e programmi durante il seminario sul BYOD (Bring Your Own Device, la pratica che consente agli studenti l’utilizzo in classe dei propri tablet e cellulari a fini educativi) e i 15 laboratori gratuiti che spaziavano da Python ai Makers, da Arduino ai Google Glass, al Design Web. Alla Cagliari Code Week hanno partecipato persone di tutte le età: bambini, ragazzi, genitori, studenti universitari, insegnanti, dirigenti scolastici, sviluppatori, impiegati, politici, amministratori, imprenditori, artigiani, pensionati.

 

La settimana e’ andata ben oltre le aspettative iniziali. Abbiamo raggiunto tantissime persone, e questo grazie alla disponibilita’ di Open Campus Tiscali e alla generosita’ dei tanti volontari che hanno offerto le loro competenze e il loro tempo dicendo “sì” fin dal primo istante. Ben 11 partner (*) hanno aiutato Sardegna 2050 e Open Campus Tiscali mettendo a disposizione a titolo gratuito i loro professionisti: complessivamente 50 volontari, di cui 21 sviluppatori, si sono messi insieme per realizzare questa iniziativa. Diversamente sarebbe stato difficile proporre un’offerta cosi’ ampia di laboratori e coinvolgere cosi’ tanti partecipanti. Week ha raggiunto anche i vertici regionali: al convegno inaugurale sulla “Scuola Possibile. Attuale, Futuribile”, con 3 esperti di grande rilievo (Angelo Bardini, Anna Rita Vizzari e Alessandra Patti) hanno preso parte anche il Presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru e l’Assessore alla Pubblica Istruzione Claudia Firino.

Anche l’Ambassador italiano della Europe Code Week, Alessandro Bogliolo, ha citato il caso di Cagliari come uno dei piu’ importanti dell’edizione 2014 della Europe Code Week.

Sicuramente non siamo i primi ad aver realizzato iniziative di questo tipo e sicuramente c’e’ tanto da migliorare in futuro, ma siamo davvero contenti di averlo fatto e di aver regalato questo ai cittadini sardi. Sicuramente e’ una goccia in un mare, ma ha significato tanto. Abbiamo dato ma abbiamo anche ricevuto.
Quello che ci portiamo a casa sono tante emozioni vissute in quei giorni, emozioni che ci danno energia per continuare su questa strada, emozioni forti, e tra tutte ne citiamo due: la contentezza delle persone che hanno partecipato, che non hanno fatto altro che ripetere che sono pronti per qualsiasi altra iniziativa su questo tema, e la contentezza di chi si e’ messo a disposizione per realizzare l’iniziativa, che, felice di aver contribuito a creare qualcosa di utile per gli altri, si e’ sentito parte di un tutto ed e’ pronto a dare disponiblita’ per iniziative future. Sentimenti di generosita’, unione e altruismo che non sono poco in un momento cosi’ difficile come quello che stiamo vivendo.

Adesso che la Week e’ finita ci rimane solo l’imbarazzo della scelta su come darle seguito e su quali possono essere le iniziative future. Un “need”, un bisogno, c’e’. Lo abbiamo letto negli occhi di tutti i partecipanti, la Commissione Europea non si sbagliava: tutti avrebbero voluto altre ore, altri giorni, altre occasioni per continuare ad imparare, a perfezionare, a scoprire nuove modalita’ di insegnamento e di apprendimento, nuovi strumenti per la creativita’, in alcuni casi nuovi mondi e nuovi interessi. C’e’ fame di queste iniziative, fame di occasioni e opportunita’ per curare ed accrescere queste competenze.
Lo abbiamo letto negli occhi di tutti, del bambino piccolo che ha voglia di giocare ed e’ attratto e coinvolto da strumenti che gli consentano di allenare la sua creativita’, di risolvere problemi e indovinelli, di far lavorare il cervello, cosi’ come lo abbiamo letto negli occhi imploranti dei genitori, letteralmente atterriti oggi dall’uso ormai quasi esclusivamente passivo o inutile del PC e di Internet da parte dei loro figli, sia bambini che adolescenti, genitori che appaiono vinti da un senso di impotenza.
Durante la Code Week abbiamo invece mostrato cio’ che si puo’ fare in modo attivo e creativo utilizzando il cervello, e come questi strumenti, il PC, Internet e la programmazione, possano essere utilizzati in un modo sano ed utile, non solo nel tempo libero ma anche e soprattutto nel tempo educativo, nelle scuole e durante l’apprendimento in genere.
Lo abbiamo letto negli occhi degli insegnanti, che hanno toccato con mano come questi strumenti e linguaggi possano essere spunti per metodi di insegnamento nuovi in cui la tecnologia aiuta, migliora, offre nuove opportunita’, migliora la capacita’ di trasferire conoscenze e migliora anche il rapporto tra docente e discente. Occhi anche richiedenti, perche’ c’e’ il desiderio da parte degli insegnanti di avere altre opportunita’ di apprendere queste nuove tecnologie e metodologie, per vedere come una vera nuova buona scuola possa funzionare.
Richiedenti erano anche gli occhi di chi, lavoratore o non piu’ lavoratore, ha bisogno di non sentirsi tagliato fuori da un mondo che cambia e che ha nuove richieste. La disponibilita’ e la volonta’ di crescere e di formarsi, di cambiare competenze, di riposizionarsi sul mercato del lavoro c’e’. Questo l’abbiamo respirato, ascoltato, capito.

E non c’e’ solo Cagliari che ha fame di questo, c’e’ tutta la Sardegna che aspetta, da Nord a Sud, da Est a Ovest. Ci sono le scuole, ma ci sono anche le universita’. Ci sono i lavoratori, ma soprattutto i disoccupati, le imprese ma anche la Pubblica Amministrazione. Ci sono anche tutti i target che per mancanza di tempo e di risorse non siamo riusciti a raggiungere in questa edizione. Ovunque c’e’ sete di crescere in queste competenze perche’ e’ diffusa la sensazione e la preoccupazione di non essere pronti per i cambiamenti che ci stanno attraversando o peggio ancora la sensazione di non sapere come fare per stare al passo. Ma e’ tanta anche la curiosita’, la voglia di imparare, e la richiesta di esser aiutati e visti come cittadini che in questo hanno bisogno di supporto e di offerta.
Ma una cosa su tutte non possiamo permetterci di trascurare: il tempo.
Se sceglieremo di tergiversare e aspettare, non si stara’ al passo con le competenze richieste dal mondo del lavoro e paradossalmente c’e’ il rischio che da qui al 2020 ben 900.000 posti di lavoro rimangano vacanti nel settore delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ICT). E non e’ un urgenza di domani: gia’ oggi e’ cosi’, in Sardegna cosi’ come in tutta Europa. Basta chiedere ad un’impresa locale del settore ICT quanta difficolta’ trovi nella ricerca di un bravo programmatore.

Con la Week abbiamo visto che in Sardegna, nonostante tanti alti e bassi e tanti nostri difetti, abbiamo dei punti di forza. Abbiamo risorse umane ed economiche da impiegare su questo, abbiamo competenze ed esperienze. Dobbiamo solo metterle insieme, metterle a sistema, portare ognuno il proprio pezzo, la propria conoscenza. Dobbiamo farlo tutti insieme. Non puo’ muoversi la Pubblica Amministrazione senza le imprese, non possono muoversi gli insegnanti senza gli studenti, non puo’ muoversi la scuola o l’universita’ senza essere in contatto col mondo del lavoro.
Abbiamo appena visto che si puo’ fare, l’abbiamo sperimentato non solo in questi 7 giorni ma anche in tutti i mesi che sono stati necessari per organizzare la Cagliari Code Week.
E’ vero che c’e’ tanto da fare in questa terra, ma c’e’ anche tanta ricchezza, tanto capitale umano che ha voglia di collaborare. Quello che abbiamo vissuto non e’ comune: una rete di persone, associazioni, imprese, startup che ora che la Week e’ finita si chiedono a vicenda quando sara’ la prossima occasione per continuare a lavorare insieme!

A volte realizzare un cambiamento e’ piu’ semplice e piu’ facile di come lo immaginiamo.
Percio’: non perdiamo l’onda della Cagliari Code Week, ma diffondiamola in tutta la Sardegna!
Quello che non siamo riusciti a fare questa volta e’ solo rimandato alla prossima e aspetta di essere realizzato. Armiamoci di progettualita’ e pragmatismo e diamoci da fare per la prossima iniziativa sul coding. I cambiamenti si fanno con i fatti, non con le parole, ne’ tantomeno con le promesse. E anche questa volta, come tutte le altre volte, la Sardegna ce la puo’ fare.

Raffaella Sanna

 

(*) CoderDojo Cagliari, Università di Cagliari, Sardu Pro, Nordai, Didaxa/Movidi, Entando, Soundtracker, Tiscali, Castia.me, EasyNetwork, Vivocha.