Cultura e impresa. Come dare una scossa all’economia

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Lo scorso 24 Gennaio presso l’Auditorium della CCIAA di Nuoro, occasione di incontro e riflessione sulle strade più fruttuose da percorrere al fine di rilanciare l’economia del centro Sardegna, ma non solo. La Confindustria Sardegna Centrale e la CCIAA di Nuoro hanno unito forze e competenze per dar vita ad un dibattito che fosse finalizzato all’analisi dei punti di forza del territorio e le progettualità da attivare per ridare vita ad un tessuto economico sempre più sofferente. Emerge ripetutamente la convinzione – confortata dai dati rilevati dagli studi dei due enti organizzatori del convegno –  che “la cultura è una vera industria, ma nella provincia di Nuoro non si può parlare di sistema”. Queste le parole pronunciate dal Presidente di Confindustria Sardegna Centrale, Roberto Bornioli, che proseguiva nella sua analisi affermando che “la cultura rappresenta un’industria che crea reddito e occupazione, un settore che ha enormi potenzialità e che potrebbe giocare un ruolo importante per la ripresa”.

I dati rilevati da un’analisi  del Rapporto Unioncamere Fondazione Symbula 2013, non sono totalmente negativi, ma decisamente migliorabili: 1541 imprese attive, 2700 occupati, 106 milioni di valore aggiunto. Si può fare certamente di più.

Il presidente Bornioli proseguiva nella sua analisi, affermando che il sistema produttivo culturale della provincia di Nuoro, vale il 10% della ricchezza prodotta in Sardegna dalle industrie della cultura”, dati che fanno riflettere e ben sperare, sia pure in una condizione economica generale che vede sempre più allarmanti i dati sullo spopolamento delle zone interne per cercare fortuna lavorativa oltre i confini nazionali.

Al di là del suo valore interno, la cultura è in grado di dare vita ad un sistema imprenditoriale, dove accanto alle attività più creative si sviluppano altre attività di tipo manifatturiero o legate ai servizi. Di assoluto rilievo l’effetto moltiplicatore che le attività culturali hanno su altri settori, in primis il turismo”, concludeva Bornioli.

 

In Sardegna il 22,4% della spesa turistica è prodotto dall’industria culturale, ma è arduo definire “sistema culturale” quello che opera nella nostra regione, se non altro per la scarsa  integrazione tra i settori: “Diventa fondamentale creare e potenziare un distretto culturale del Nuorese – ha affermato nel suo intervento Antonello Menne, nuorese, docente all’Università Cattolica a Milano – per arrivare a questo ed ottenere i risultati auspicati, è necessario fare la giusta programmazione coinvolgendo pubblico e privato, dove al settore pubblico resti la prerogativa di fare da programmatore, grazie ai finanziamenti ai quali ha accesso”.

Distretto culturale – ha chiarito Menne – che ha l’obiettivo di aumentare il benessere economico e sociale, valorizzare realtà che già esistono, in particolare il capitale umano, ma anche di aumentare il livello del consenso sulla progettazione ed infine di stimolare un maggiore coinvolgimento del territorio, per quanto il processo sia faticoso”.

Il prof. Menne proseguiva nella sua analisi affermando che il modello organizzativo deve essere semplice, e deve partire dalle esperienze positive, dai modelli che funzionano: attivare un tavolo per selezionare progetti, eventi; un tavolo scientifico, un tavolo sulla giusta comunicazione, sulla gestione, la governance, il monitoraggio, perché ci sia un controllo costante su quanto viene programmato e messo in opera”. Il punto di partenza, che diventa determinante secondo il docente dell’Università Cattolica, è “tornare a fare esperienza di metodo, lavorare insieme”.

Una delle interessanti proposte emerse è stata quella di un portale on line del sistema culturale nuorese, una vetrina completa di eventi, un cartellone dell’offerta culturale unico che possa motivare il visitatore a muoversi lungo i diversi luoghi d’arte del territorio, con una maggiore integrazione  con l’offerta turistica. Secondo il presidente di Confindustria, Bornioli “il Comune di Nuoro dovrebbe portare avanti quanto previsto dal piano strategico, che prevede la cultura tra i settori chiave, ma che rimane inattuato”. Capoluogo barbaricino che ha tutte le potenzialità per proporsi come centro culturale a livello regionale, ma è frenato “dall’eccessiva frammentazione delle competenze – ribadiva il presidente Bornioli – e dal mancato coordinamento tra enti e istituzioni del settore”.

Ma, sia pure timidamente, qualcosa sta cambiando: l’adozione nei mesi estivi del biglietto unico d’ingresso al Museo Man e al Tribu, è stata menzionata come “la prima vera occasione per fare sistema, ma è un’azione che va sviluppata e diffusa, per creare a Nuoro un polo culturale di interesse regionale”.

 

“Atene sarda, la città condannata all’intelligenza” citava qualche settimana fa un titolo sul quotidiano L’Unione Sarda celebrando come Nuoro e il suo territorio vantino personaggi come Grazia Deledda (premio Nobel per la letteratura nel 1926), Antonio Ballero, Francesco Ciusa, Salvatore Satta, Sebastiano Satta e, in tempi più recenti, Costantino Nivola (primo straniero ad insegnare in una Università americana) e in anni più vicini ancora, la moda di Paolo Modolo (che durante il convegno odierno ha ricevuto il premio “Cultura e Impresa”), la musica col tenore Piero Pretti, il flautista Enzo Lai.

 

La creazione del Distretto Culturale, come sottolineava Antonello Menne, diventa un’esigenza ed un must: rappresenta il volano per lo sviluppo del territorio, ma soltanto nella misura in cui gli operatori in totale simbiosi con la politica, sapranno fare rete, unire le forze, attivare i progetti giusti. Se un noto brano della tradizione popolare nuorese, canta “Su Nugoresu er beffulanu, mandrone e limbudu..”, poi ribadisce che “ama s’amicu de sinzeru amore, pone sa bida pro li dare azzudu”. E allora non ci si può tirare indietro: lo sviluppo parte dalla disperata necessità di emergere dalla palude della crisi, perciò vale la pena di fare fronte comune e superare l’innato orgoglio.

 

Serenella Mele

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