“Costruire” nuovi turismi.

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Sono stata qualche mese fa nel Sud-Ovest dell’Inghilterra, e ho visitato la città di Bath.

Bath, nel Somerset, è una cittadina di circa 85000 abitanti, davvero molto carina, ordinata e pulita, per certi versi simile alle tipiche città austriache, ed è famosa per i suoi Bagni Romani, ossia i resti ben conservati di un complesso termale con tempio dedicato a Minerva, costruito dai Romani su una sorgente di acqua calda che è ancora attiva e che sfocia poi nel fiume Avon.

Bath dal 1987 è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Per visitare i Bagni Romani a Bath ho pagato 13,25 pound (circa 16 euro). Li valevano tutti, perché il complesso termale è molto bello e costituito da numerose stanze, e tutto intorno e anche sopra i suoi resti (letteralmente sopra) è stato costruito un bellissimo museo che ti fa ripercorrere le terme stanza per stanza, con esposizione di oggetti di diverso tipo (monete, utensili, statue, resti di capitelli,…), ricostruzioni parziali e integrazioni di ciò che è rimasto con quello che molto probabilmente c’era in origine; e poi contenuti multimediali, filmati con attori veri immersi in ricostruzioni 3D, proiezioni sui muri che simulano la presenza degli antichi romani nelle terme, audioguida, audioguida specifica per bambini, persone vere vestite ed acconciate come lo erano le antiche e gli antichi romani e con cui i bambini potevano farsi le foto, e tante altre cose.
Insomma, un percorso molto bello e molto curato per il quale sono necessarie circa 3 ore. E poi ovviamente negozio di souvenir, nonché punti di ristoro vicini e toilette pulitissime.

Sono andata anche a Salisbury, un po’ più a sud, famosa per essere a 5 minuti di bus da Stonehenge, che ho visitato pagando 20 pound (circa 23 euro), comprensivi di trasporto bus da Salisbury andata e ritorno. Il complesso di Stonehenge è nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO dal 1986 ed è conosciuto in tutto il mondo. E io volevo vederlo.
Devo dire che sono rimasta delusa, o meglio, è vero che era una giornata terribile con forte vento e pioggia, però immaginavo che Stonehenge fosse molto più imponente e grandioso. Invece non è così. La visita è costituita solo da un giro, con audioguida, a circa 10 metri di distanza, intorno al complesso circolare. L’ho trovato piuttosto costoso.

Queste due visite mi hanno portato a riflettere moltissimo, perché, come è facile immaginare, se fai parte di Sardegna 2050, alla fine la tua testa, per la tua Sardegna, non si ferma mai! Neanche in vacanza :-)!
Le riflessioni sono state tantissime.
La prima in assoluto è stata questa: Barumini batte Stonehenge 20 a zero!
In termini di grandiosità, di estensione, di complessità, di tante cose. Non ho dubbi nel sostenerlo. Dico Barumini, ma basta anche Nuraghe Losa, o Santu Antine e il vicino nuraghe di Oes.
Santu Antine forse costa 9 euro, Barumini 10. Sono dati che tuttavia non confermo perché non so se le fonti su Internet siano aggiornate…

Quando ho visitato i Bagni di Bath ho pensato che per realizzare quel museo ci sono voluti non solo archeologi, ma anche geologi, ingegneri, e anche informatici, esperti di computer graphics e visualizzazione 3D, grafici, e poi esperti di marketing ed eventi, nonché ovviamente interpreti, studiosi di lettere classiche, storia, e poi muratori, fabbri, e tanti altri ancora. Insomma, è qualcosa davvero di interdisciplinare che richiede l’interazione di competenze diversissime. Per non parlare di ciò che richiede l’integrazione di questo con il territorio, e quindi con i prodotti turistici, con i trasporti, con la vendita del prodotto sul web, ecc.
Detto questo ho pensato: perché allora non tornano i conti? Perché abbiamo cose molto più “ricche” e siamo molto più poveri?
Risposta ovvia: perché non le sappiamo valorizzare.
Non generalizzo perché non conosco l’Inghilterra, non so cos’hanno fatto del resto del loro patrimonio, però questi due casi sono due esempi molto riusciti. E parlando con mia mamma al telefono lei mi ha detto: “Pensa a cosa hanno fatto con Lockness!”.
Ovviamente non parlo di vendere fumo, anzi, ma qual’è la differenza tra casi come questi e opportunità perse da noi?
Risposta: la capacità imprenditoriale, organizzativa, economica, politica, innovativa, ecc.

Io non so come sia organizzato ora Barumini, sono circa 10 anni che non ci vado. A quell’epoca c’era solo una guida che parlava esclusivamente l’italiano, e la vicina “Sardegna in miniatura” era quanto di più triste ed assurdo avessi mai visitato in Sardegna. Penso che le cose un po’ siano cambiate…
Qualche mese fa ho visitato Oes ed era in completo stato di abbandono…spero che le cose anche lì nel frattempo siano cambiate…

Ho pensato a quanto sono stati bravi a costruire un bellissimo e coinvolgente museo attorno ai Bagni di Bath, a quanto potremmo fare anche noi, e mi sono chiesta: ma noi abbiamo queste capacità? Un ragazzo sardo dove può imparare in Sardegna le materie specifiche su come si “costruisce” un museo attorno ad un patrimonio come i tanti che abbiamo in Sardegna (e non parlo solo dei nuraghe)? Come si creano i contenuti testuali e multimediali? E l’allestimento? Dove può imparare cosa si può realizzare oggi con le tecnologie ICT al servizio della cultura? E poi parlo anche di lavori manuali, di falegnami in grado di realizzare pareti, ricostruzioni di parti oggi non presenti. Dovremmo essere super esperti in Sardegna, visto ciò che abbiamo fra le mani!

Subito dopo la vacanza mi è venuto in mente che proprio di lì a poco avrebbero aperto le iscrizioni ai corsi di Alta Formazione banditi dalla Regione Sardegna e, incuriosita, sono andata a vedere i corsi proposti nel Catalogo: nessuno era su queste materie. Giusto qualcuno era legato al turismo, sì, ma tra le materie non c’erano queste.

Insomma…le mie riflessioni e le mie osservazioni sono scontate, scontatissime. Non so niente di turismo e di beni culturali, sono una profana, una semplice cittadina. Da semplice cittadina ho pensato solo che c’è tanto da fare, che sono strasicura che in Sardegna ci sono tante persone che questo lavoro lo sanno fare ed esempi di ottima valorizzazione. Ho pensato che i diversi settori sono sempre più integrati ed interconnessi, il turismo con i trasporti, la formazione con la cultura, l’ambiente e tutti gli altri. Non sono dei silos ma sono trasversali. Ho pensato che la formazione dovrebbe essere attentissima a creare le competenze che ci servono sul territorio, che dovrebbe esserci l’opportunità di potersi formare innanzitutto su ciò che realmente serve, su ciò che è direttamente spendibile sul nostro territorio, che è ricchissimo e può dare tantissimo lavoro.
Dobbiamo pensare alla nostra terra e ai nostri concittadini come farebbe un buon padre di famiglia, gestendo in modo responsabile ciò che abbiamo, non sprecandolo e riconoscendone il valore.

Ho pensato che c’è ancora tanto da fare in Sardegna, e questa è la nostra sfida, la sfida di chi ha a cuore la Sardegna e i sardi.

Raffaella Sanna