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#SmileSchool – E come Empatia

Nuovo appuntamento con la rubrica di pensieri e riflessioni sul mondo della scuola. Oggi entriamo nel mondo delle emozioni. 

Pathos.

La capacità di suscitare emozione, densa, intensa.

Calore, vicinanza, immediatezza.

Empatia.

Nella relazione interpersonale è la capacità di mettersi nei panni dell’altro, com-prenderne lo stato d’animo, leggerlo e abbracciarlo, inglobandolo nel se.

Com-partecipare all’altro da sé.

La relazione educativa è un caso particolare di intersoggettività, che si realizza in maniera intenzionale e consapevole all’interno della scuola.

L’adulto scientemente si pone come guida esperta di un individuo in crescita.

Deliberatamente.

Per scelta professionale.

Egli è dotato degli strumenti che gli consentono di agire in modo responsabile per guidare il discente nel passaggio dall’età dello sviluppo alla maturità.

Discente.

Esiste il prototipo del discente?

Il modello emblematico al quale riferirsi quando ci si trova in una relazione educativa?

Discente è persona.

Persona è diversità.

Diversità è alterità.

Per ri-conoscere l’altro-da-me come parte-di-me, della comunità che con-dividiamo, il rapporto empatico è la chiave.

Partendo da questo presupposto, è dunque possibile adottare un paradigma educativo che ricomprenda tutte le divergenze di tutti gli altri-da-sè?

Se questo paradigma ha carattere di plasticità, è sufficientemente morbido da accogliere tutto il polimorfismo umano, è predisposto alla mutevolezza, si adatta al cambiamento, allora forse si può.

Se questo paradigma include in primis il sentire, oltre alle conoscenze (sui processi di apprendimento, lo sviluppo cognitivo etc…), la relazione educativa che si sviluppa al suo interno potrebbe essere di successo.

Il successo formativo, quello al quale sono indirizzate le azioni del sistema di istruzione.

Il successo formativo, quello diretto alla crescita della persona, dell’uomo e del cittadino.

Il successo formativo, quello orientato ad offrire pari opportunità di apprendimento agli studenti e alle studentesse.

Pari dignità alla loro origine sociale, religiosa, sessuale, culturale.

Pari occasioni di crescita personale.

Crescita.

Si cresce se si cammina insieme.

Si cresce insieme se il modello di riferimento è: io vinco-/ tu vinci.

Perchè il risultato dell’equazione è: noi vinciamo.

Il gioco di squadra è funzionale al ben-essere di tutti.

Il gioco di squadra è funzionale se agiamo in sinergia.

Sinergia significa cooperare, collaborare.

Sinergia produce potenziamento dell’azione individuale.

Moltiplica gli effetti positivi.

Mette in reciprocità.

Crea armonia e vicendevolezza.

Riduce la dissonanza.

Accorda le vibrazioni.

Rende partecipi.

Tutti.

#nonunodimeno

 

Alessandra Patti

#SmileSchool – D come Divergere

Quinta puntata della nostra Alessandra Patti che oggi affronta il tema delle eterogeneità che può portare interessanti risvolti. 

#SmileSchool – D come Divergere

A ben riflettere il compito affidato al sistema scolastico è impraticabile.

Fornire a tutti livelli minimi di competenze di base partendo da situazioni personali variegate.

Garantire omogeneità partendo da eterogeneità.

Teoricamente offrendo l’opportunità a tutti – e a ciascuno – di sviluppare le proprie attitudini e potenziare i talenti.

Teoricamente.

Essendo un compito complesso, e faticoso, si fa prima a tener ferma solo la prima parte del progetto: omogeneizzare.

Che sarebbe pure non malaccio, se non fosse che dall’omogeneità all’omologazione il passo è breve…

E quindi?

Quindi spesso si finisce per adempiere amministrativamente a prassi non esperite nella realtà didattica; si chiamano “casi” gli alunni (i bambini, i ragazzi, le persone) che si discostano dalla normalità.

Normalità.

Altro non è che l’idea esemplare, il modello, quasi l’archetipo di studente che vorremmo.

In fin dei conti il normodotato non esiste.

Esiste Giovanni, che ha i genitori separati e di questo soffre. E quindi non “rende” quanto potrebbe.

Esiste Laura, che è figlia unica, i genitori lavorano entrambi e sta spesso con la nonna. E quindi non “rende” quanto potrebbe.

Esiste anche Giacomo, che il padre non lo ha, e ….

Poi esistono Rosa, Fiammetta e Fabio. Hanno situazioni socio-culturali di partenza svantaggiate. Vorremmo mica che siano nella media?

E non dimentichiamo Giorgio: famiglia ricostituita, padre risposato, madre single, affidamento condiviso ma conflittuale.

E Simone che è dislessico.

Invece Tiziana è disabile.

Quelli che potrebbero far bene son chiassosi, interrompono la lezione, non si concentrano quelle 4-5-ore-consecutive-senza-fiatare, ….insomma ha-le-capacità-ma-non-si-applica, è-intelligente-ma-non-studia, se-solo-si-impegnasse-di-più-avrebbe-risultati-migliori.

In totale 21 alunni.

Su 21 alunni circa 21 sono “casi”.

La classe-tipo.

E si che a fare i conti con i dati di realtà ci vorrebbe poco: com’è che l’alunno-tipo emerge solo in un’icona dell’immaginario collettivo della scuola? Com’è che in aula è merce rara?

E tutti addolorati ad autofustigarsi: non esistono più i bambini di un tempo, le famiglie non educano al rispetto, la società produce disvalori….

Un motivo per indossare il cappello di Calimero lo si trova senza neppure faticare.

Li vorremmo tutti uguali, questi esserini curiosi.

Li vorremmo non troppo curiosi, che poi si muovono.

E fanno disordine.

Vorremmo valorizzare il loro pensiero divergente, le capacità critiche, l’espressione di se, la motivazione ad apprendere, le intelligenze multiple, i talenti naturali.

In silenzio, però, che la confusione è fastidiosa.

E financo pericolosa, forse.

Come uscire da questo laccio che stringe la vita, al pari di una giacca stretta di spalle che rende goffi i movimenti?

Come far crescere la passione per la conoscenza?

Come spingere alla promozione di se l’audace e il riservato, l’arguto e il tedioso, l’informale e il raffinato, ciascuno secondo i propri tempi e modi?

Promuoviamo l’uguaglianza di opportunità o l’appiattimento verso un modello ideale?

Un caro amico istruttore di equitazione ha l’abitudine di rispondere agli aspiranti cavallerizzi che chiedono perchè l’equino sul quale montano muova le orecchie: “perchè è vivo! Se desideri un cavallo impalato te lo consiglio a dondolo …”

Non riesco a rinunciare al sogno di quegli sguardi che aspirano il mondo con voracità.

Non riesco a pensare al sogno come a una speranza.

Non posso.

Perchè il sogno induce al movimento, chiede di essere inseguito e realizzato.

La speranza è intrisa di fatalità, e invita all’attesa di una soluzione spontanea.

E i nostri ragazzi non sono spore fungine che attendono nel sottobosco la pioggia, e speriamo che arrivi.

I nostri ragazzi sono vivi, muovono le orecchie, agitano le mani, roteano le pupille e hanno in punta di lingua mille domande che aspettano l’occasione di essere poste.

Attendono che noi offriamo loro l’opportunità.

Noi che siamo professionisti dell’educare e del formare.

Che amiamo il nostro lavoro proprio perchè è sempre diverso.

Che lo abbiamo scelto perchè abbiamo consapevolezza del processo di crescita delle persone che ci sono affidate.

Che lo portiamo avanti con passione e non come missione.

Che amiamo Giacomo perchè somiglia a Fabio ma non è Fabio.

Che riconosciamo che Fabio è diverso dal prototipo di Fabio.

Che vogliamo che ciascuno di loro possa attuare il diritto di essere ciò che è.

Tutti.

#nonunodimeno

 

Alessandra Patti

 

 

#SmileSchool – C come Comunità

Scuola.

Luogo di formazione del cittadino.

Luogo di maturazione dell’uomo e della donna.

Luogo di crescita della persona. Preferisco persona a individuo, evoca forse meno il solipsismo narcisistico che avvolge stretto il nostro vivere.

Alleviamo i nostri piccoli per la vita in società, la condivisione, il rispetto dell’altro, il dialogo,  il confronto; ciascuno dentro la sua bolla.

Un multiverso di bolle che si incrociano, si sfiorano, si scontrano e talvolta scoppiano.

La scuola sarebbe designata a dare un senso alla danza che ne deriva.

A trovare una coreografia che renda armonica l’andatura di ciascuno nel palcoscenico che raccoglie tutti.

E non sempre li accoglie.

Chi decide la pièce da mettere in scena?

Come avviene il processo di inclusione di chi danza fuori tempo, di chi non sa danzare, di chi non vuole danzare, di chi non apprezza quella danza?

Quanta consapevolezza è necessaria negli addetti ai lavori, gli esperti?

Quanta finezza per delineare la scenografia?

Quanta accuratezza per assegnare le parti in maniera equilibrata?

Quanta attenzione per coordinare i passi di tanti, diversi per stile, per impegno, per capacità, per attitudini?

Il lavoro della scuola sarebbe questo: assemblare una molteplicità di persone, che co-costruiscano un progetto dopo aver individuato le finalità; che scelgano gli step e li adattino agli studenti che hanno di fronte, seguendoli nel processo di crescita.

Comunità, dunque.

Dibattito sui valori di fondo;

Confronto con il territorio nel quale si opera e con gli attori interni;

Valutazione e condivisione delle intenzioni;

Canovaccio del processo per raggiungerle;

Decisione sulle modalità organizzative;

Comunità.

Implica la deliberata volontà di stare insieme; talvolta perchè ci si sceglie, talvolta perchè ci si trova;

Implica la volontà di costruire insieme;

Implica la consapevolezza del cammino selezionato fra le opzioni possibili;

Comunità è sentirsi parte;

Il piacere di sentirsi parte;

Il piacere di scegliere un cammino da percorrere in armonia, aiutandosi a vicenda nei momenti ombrosi, sostenendosi quando si è affaticati, gioendo insieme per le conquiste.

Perchè crescere non è solo arduo, laborioso e faticoso.

Maturare è soprattutto un’avventura piena di sorprese, un gioco caleidoscopico nel quale svelare immagini policrome, fantasticare alternative, provarle e sbagliarle, tornare indietro e ripartire.

E’ complesso ma non sempre complicato.

E’ multiforme ma non sempre inintellegibile.

E’ pieno di dilemmi ma non sempre insidioso.

Può essere persino divertente.

Costruire una comunità partendo da una scuola non è semplice, né veloce.

Una scuola è un mondo parallelo, esiste per norma  e non per elezione.

Chi ci lavora non si conosce, non ha vite simili, non ha esperienze comuni.

Chi la frequenta come studente si trova a dover coniugare intenti, comportamenti, regole non sempre esplicitate dai docenti e dal personale scolastico.

Ciò che è lecito per qualcuno è proibito per altri; ciò che è apprezzato in alcuni contesti è escluso in altri; ciò che è perseguito da alcuni è respinto da altri.

In linea di massima però, i divieti superano le licenze; il dovere domina sul piacere; il sacrificio è superiore al diletto.

Le passioni sono sgradite, malviste,  invise, al meglio scoraggiate.

L’ordine sottostà al controllo; il controllo alla ragione; la ragione alla regola; la regola alla punizione ; la punizione al silenzio; il silenzio alla stasi.

Non necessariamente in quest’ordine.

Quel che emerge con chiarezza è che divergenza, creatività, movimento, mescolanza vengono confinate al di là della cornice che delimita il campo dell’istruzione, e dell’educazione, e della formazione.

Ma come è possibile co-pro-gettare l’ esistere comune laddove le differenze personali non possono esprimersi? Laddove i talenti non sono conosciuti, riconosciuti, valorizzati? Laddove l’espressione del singolo non trova spazio?

Come attuare un confronto se non è possibile palesare il proprio essere esclusivo?

Come captare affinità se non partendo dal catalogo delle caratteristiche del singolo?

Costruire una comunità non è banale. Ma neppure impossibile.

Dopo anni di permanenza nello stesso ambiente ho visto spuntare i germogli della partecipazione.

All’inizio ho guardato di sottecchi queste gemme, con meraviglia, sorridendo con cautela, solo con gli occhi, per non rompere l’incanto;  ho avuto timore che si dissolvessero in uno sbuffo di sogno.

Ho osservato altri che timidamente gioivano.

Poi, più ho iniziato a goderne, a ridere forte e con tutti i denti visibili,

più abbiamo iniziato a riconoscerci, a volerci conoscere meglio, a essere noi.

E se è successo a noi, qui ed ora, può succedere a tutti, ovunque e sempre.

Può accadere di scegliere di star bene; e di coltivarlo, il benessere.

Può accadere di essere una comunità, di lavorare con la comunità, per la comunità, nella comunità.

E di esserne fieri..

Tutti.

#nonunodimeno

 

Alessandra Patti

Martedì 17 gennaio parte RAIn – Raccontami l’Avvenire e l’Innovazione

Un altro progetto che vede protagonista la nostra associazione Sardegna 2050, questa volta insieme alla Saras, è RAIn, Raccontami l’avvenire e l’innovazione, e verrà presentato martedì 17 gennaio dalle 10 all’istituto Levi di Quartu.

RAIn è un concorso a premi per la produzione del miglior filmato della durata massima di tre minuti sul tema dell’avvenire e dell’innovazione nel futuro dal punto di vista dei ragazzi degli Istituti Scolastici superiori secondari. I filmati dovranno descrivere e raccontare le tecnologie o le soluzioni tecnologiche che cambieranno la nostra vita in questi ambiti: comunicazione, mobilità, sostenibilità, energia, salute, identità, turismo, lavoro, scuola, sport.

Il termine per presentare la propria iscrizione e per inviare i video è il 22 aprile 2017.

Al concorso, la cui partecipazione è libera e gratuita potranno partecipare esclusivamente gli studenti iscritti al terzo, quarto e quinto anno degli Istituti Secondari Superiori statali della Sardegna che avranno aderito all’Iniziativa.

I filmati saranno valutati da una giuria composta da tre esperti del mondo dell’innovazione appartenenti all’associazione Sardegna 2050 e da un rappresentante della Saras.

I primi tre classificati vinceranno rispettivamente un visita guidata al Fab Lab di Barcellona per gli studenti autori del filmato più il docente tutor, più un voucher per viaggio e soggiorno, della durata di un weekend da utilizzare tra il primo giugno e il 31 agosto 2017. Per i secondi ci sarà voucher di circa duemila euro da utilizzare tra il primo giugno e il 31 agosto 2017. Il terzo premio sarà una action camera per ogni studente del gruppo (valore indicativo complessivo pari a circa mille euro).

La premiazione e la proiezione dei video vincitori è prevista per maggio nel corso dell’evento RAIn la cui data di svolgimento sarà comunicata a ciascun Istituto Scolastico aderente e pubblicata sul sito www.sarlux.saras.it e dell’Associazione Sardegna 2050.

RaIn _ Innovazione Bando_ 2017

#SmileSchool – B come educare al BELLO

Insegnanti.

Lezioni.

Compiti.

Doveri.

Studio.

Istruzione.

Programmi.

Libri.

Alcuni tra i vocaboli rinvenuti in rete nelle nuvole di tag sulla scuola.

Declinazioni di scuola.

E quando il bello?

Da quanto tempo abbiamo deciso di escludere dall’educazione dei nostri ragazzi il fascino, l’incanto, il piacere di apprendere?

Ne abbiamo pigramente scordato l’esistenza, giorno dopo giorno, una campanella dietro l’altra, avvolti dalla certezza del sentiero battuto, della strada nota, dell’ordine rigoroso?

Ci siamo assuefatti dentro l’abitudine di un sistema che esiste ma non ricordiamo più il perché?

Siamo diventati insegnanti perché è un lavoro onesto, sicuro, riconosciuto?

Abbiamo iniziato a epurare la poesia dell’apprendimento, dell’imparare ad imparare, eliminando poco alla volta l’emozione, l’attrazione, la seduzione, l’ammirazione, l’ispirazione, l’intuizione, l’immaginazione?

Lasciando che facesse rima sempre più frequentemente con afflizione, coazione, competizione, imposizione, ripetizione, prestazione, valutazione, conformazione, abnegazione?

Sei Gennaio. Le vacanze natalizie volgono al termine.

Chiedete a uno studente se è felice di rientrare a scuola.

Chiedetelo a un docente.

Io l’ho fatto: escluso rarità, la risposta è inesorabilmente negativa.

Sconforto. Prima reazione.

Resa? Giammai!

Ricerca di soluzioni. Seconda reazione.

Non mi arrendo.

Troppo triste rinunciare agli occhi tondi-come-spirali dei bimbi che frugano dentro una nuova esperienza; che credono nella magia della scoperta; che si perdono in un labirinto di storie.

Troppo facile arrendersi alla comoda disfatta di una prassi autoreferenziale, autoreplicante, autocompiacente.

Troppo angosciante cedere alla consuetudine, all’abitudine, alla reiterazione di modelli familiari, vetusti, ammuffiti.

Voglio (si, ancora voglio; perchè vorrei è troppo gentile, lascia spazio ai si, ma …, ai purtroppo…), dunque voglio un luogo attraente, gradevole, armonico.

Un luogo piacevole, accattivante, eccitante.

Che desti piacere estetico, nella mente e nello spirito.

Bello e virtuoso nelle azioni.

Affascinante e avventuroso nel percorso.

Efficace e grande nei risultati.

Il più imponente dei quali è il sorriso.

Che vedo sul viso dei ragazzi.

Che sento nelle vibrazioni in pancia.

Che restituisce partecipazione, ricerca, passione.

Che genera disordine creativo, creattivo, proattivo.

Che accetta l’entropia, il suono, la casualità, il colore.

Che promuove la relazione e il relativo.

Che ricerca il bello nel sapere.

Che trova il bello nell’apprendere.

Che realizza il bello nel suo essere centro privilegiato per la formazione dell’uomo; e del cittadino.

Perché subìre il fascino del bello è un ossimoro felice, proietta in un mondo positivo e può essere una scelta, a dispetto del verbo.

Deve essere una scelta per la scuola, per l’insegnamento, per l’apprendimento, per i docenti e gli studenti.

Tutti.

#nonunodimeno

 

Alessandra Patti

#SmileSchool – A come Ambienti di Apprendimento

Continua la rubrica sulla scuola del sorriso curata dalla nostra Alessandra Patti. Nuovo anno e seconda puntata.

La scuola è il luogo strutturato e preposto all’istruzione; l’ambiente dovrebbe quindi esserne lo specchio. L’immagine che rimanda al teorema pedagogico di fondo.

Architettura, arredi, attrezzature e sussidi, spazi interni ed esterni dovrebbero restituire con immediatezza l’idea di scuola che si concretizza in quel contesto.

Tralascio ad un eventuale nuovo post la riflessione su Ambiente in senso lato, restringendo qui il campo all’ambiente fisico.

Guardiamoci dunque intorno: quale immagine viene richiamata alla mente quando si pensa al prototipo di scuola?

Nell’ipotesi più probabile un edificio prefabbricato, con finestre in metallo (se siamo fortunati metallo rosso), un giardino cementato, androni con aule in successione, banchi rettangolari verdi o bianchi, sedie in legno, muri grigio-carta da zucchero, cattedre e lavagne (fate uno sforzo di immaginazione, oggi sono LIM!).

In effetti la maggior parte degli stabili destinati ad uso scolastico è così.

A quale modello didattico si rifanno?

Che tipologia di relazione educativa evocano?

In che modo si struttura una giornata-tipo?

Credo che ciascuno di noi, giovane e diversamente giovane, non faccia fatica a rispondere nello stesso modo a queste domande: gli alunni sono divisi per classi, ciascuna allocata in una stanza, in progressione per fasce d’età. Le campanelle scandiscono col loro suono il susseguirsi degli insegnamenti e degli insegnanti: storia, matematica, italiano, arte … Driiiiiiiiiin ….. ricreazione! Appena più confusione che durante la lezione, si mangia seduti al banco, si chiacchiera sottovoce, si va al bagno.

Solo ad averlo scritto in poche righe mi assale la tristezza cosmica.

Perchè la vivo come la effigie della mortificazione.

Mortificazione della passione.

Mortificazione della curiosità.

Mortificazione della leggerezza.

Mortificazione delle emozioni.

Mortificazione delle abilità e attitudini personali.

Se ci si sofferma meno di un attimo a riflettere sulle opportunità che oggi il mondo offre ai nostri studenti, è immediato l’attrito tra il loro modo di apprendere formalmente e quanto la vita gli offre in termini di occasioni informali. Stride quanto le unghie raschiate su una lavagna in ardesia (ARGH!)

Bambini iperstimolati dalla nascita, fruitori di tecnologie avanzate sin dai primi anni di vita, esploratori virtuali nel tempo e nello spazio, beneficiari di esperienze variegate (sport, musica, arte, viaggi, spettacoli).

Gli stessi bambini che, appena in età scolare, fanno il loro ingresso in un mondo parallelo, una realtà stantia, noiosa, ipostimolante e punitiva.

Punitiva perchè, non sapendo accogliere le richieste dei suoi discenti, è costretta a iper-regolare il proprio agire con i divieti.

I (sempre meno) mansueti vengono definiti “normali” dal sistema, poiché non si ribellano (o quasi), eseguono quanto richiesto senza pensiero-altro, raggiungono performance encomiabili.

Gli altri, ormai la maggior parte, sono quelli non educati, iperattivi, è-intelligente-ma-non-si-applica.

Buffo, no?, che i pochi siano “normali” e i molti siano quelli da correggere?

Dunque, quale ambiente destinare a questi cittadini del futuro che vivono un oggi così variegato e caleidoscopico?

Per prima cosa il colore.

Un ambiente ricco di colore, accogliente, vivace, allegro. Che faccia viaggiare le menti e renda animato lo spazio di vita.

Pareti e non solo: banchi, sedie, scaffali e accessori.

Reinventare co-progettando insieme agli attori principali: gli studenti.

Renderli partecipanti attivi della loro esistenza.

Farli sentire parte. Sviluppare il senso di appartenenza.

Renderli responsabili dello spazio che occupano, attraversano, esperiscono, modificano con il loro passaggio.

Un ambiente duttile e adattabile a differenti modi d’agire, fare, essere.

E se le strutture non sempre lo consentono, reinventare gli spazi esistenti.

Agevolare il movimento, sostituire gli arredi, rimodellare quelli presenti.

Rendere accessibili e fruibili anche ai più piccoli gli oggetti, manipolare gli schemi, disfarli e poi rifarli.

Quanto sia importante il movimento nei processi di apprendimento è un dato assodato.

Quanto sia efficace l’insegnamento partecipato pure.

Quanto le pratiche vissute lascino un segno profondo nella formazione e nella crescita personale anche.

In molti Paesi europei ed extra europei è un’impostazione radicata, solida e – in qualche caso – in via di evoluzione verso una destrutturazione ancora più spinta.

Esistono ormai parecchie scuole anche in Italia che adottano modelli didattici basati sugli spazi flessibili, con arredi mobili (banchi componibili, piani d’appoggio semovibili, inclinabili, regolabili in altezza); anche gli studenti sono mobili e si spostano negli spazi attrezzati per le diverse attività disciplinari, non sono bloccati nel posto in una pianta planimetrica, utilizzano lo spazio per padroneggiarlo, arricchirlo di vissuti, condividerlo con i pari.

Ho collaudato personalmente quanto l’interesse degli studenti possa accrescersi in un contesto ambientale favorevole.

L’effetto più bello è la serenità con la quale affrontano un impegno quotidiano.

Il bagliore negli occhi che li accompagna durante la giornata.

La propositività, l’inventiva, la curiosità, la passione che vibra nell’aria quando passano.

L’energia creativa che movimentano.

Il sorriso che si attacca insolente sul mio viso quando li incontro.

E prepotente perdura.

“preside, posso parlarle?” – “certo (ecco…, un’ altra grana…)” – “ Ho un problema: mio figlio non vede l’ora di venire a scuola al mattino, e non si vuole assentare neppure quando è malato!” – “signora, posso abbracciarla?”

#nonunodimeno

Alessandra Patti
a.patti@me.com

 

#SmileSchool, puntata 1

Nel nostro immaginario collettivo le scuole sono per lo più luoghi tristi, dove una buona parte della popolazione è costretta (scuola dell’obbligo) a sottoporsi a prassi tanto noiose quanto spesso inutili (dispersione scolastica,  analfabetismo di ritorno) per acquisire un titolo di studio che li renda cittadini istruiti.

Da cosa deriva questa weltanschaung?

E perchè, nonostante tante esperienze di #buonascuola vengano raccontate e divulgate, non si riesce a demolire questa percezione così tremebonda?

La risposta potrebbe essere in una costante statistica, secondo cui una notizia positiva viene ripetuta 7 volte, una negativa 20.

Saremo sempre in difetto, quindi, a meno di riuscire a moltiplicare a dismisura gli esempi positivi di fare scuola?

Noi non ci arrendiamo, e con spirito positivo,  costanza e ambizione vogliamo dimostrare che così non è.

Dall’età di 5 anni, quando frequentai la prima elementare insieme ad altri 41 compagni di classe, non sono più uscita dal mondo scolastico; e già che urlavo a mia madre (a sua volta docente della scuola elementare): MAI farò l’insegnante!!!

A 17 il diploma, a 18 la prima supplenza, a 20 concorso e via andare….16 anni di insegnamento in tutti i gradi scolastici, ad oggi 10 di dirigenza (si, ho 46 anni, i conti tornano …).

Come studente posso dire di esser stata fortunata: ho tanti bei ricordi del mio vissuto, esperienze significative ed insegnanti amorevoli ed esemplari.

Sarà fortuna? O è il caso di dire che molti di noi fanno un cammino analogo con qualche incidente di percorso statisticamente non significativo che, proprio per la regola anzidetta, viene fissato nella memoria personale e collettiva fino a diventare un leitmotiv?

Quanto esperito nella carriera professionale, poi, non differisce tanto: non sono stata una docente esemplare, sopratutto coi piccoli che mi hanno incrociata da giovanissima.

Però ci ho messo tanta passione, ho amato i miei studenti e il mio lavoro.

Amo il mio lavoro.

Rilevo tante defaillances nel sistema-scuola, insufficienze che possono essere colmate senza neppure grandi cambiamenti.

Conosco però tantissime persone che ci lavorano dotate di grinta, competenze, trasporto e determinazione. Lavorano con impegno e costanza, credono in ciò che fanno e stimolano positivamente i loro studenti.

Perchè la scuola sono loro, i nostri futuri cittadini: prima bimbi ingenui e curiosi, poi ragazzi ribelli e provocatori, infine uomini e donne che abitano questo mondo.

E noi vogliamo che siano consapevoli del loro starci, che possano fare scelte di vita sostenibili per se stessi e gli altri, che vivano nell’unico modo possibile per star bene, tutti: dentro una comunità, di intenti, di azioni, di visioni.

L’intento è quindi quello di raccontare di una storia, 100 storie, 1000 storie che possano inficiare quell’idea dominante che non ci piace, non vogliamo e non riconosciamo.

E mostrare un modello significativo di fare scuola che perseguiti i simaisti (quelli che: si, ma...) fino a confinarli in un angolo remoto, che esuli dal prototipo calimerista dell’essere professionista scolastico (il guscio di Calimero che fa sentire brutti, sfigati e inadeguati)

E affermare finalmente con soddisfazione: SI PUO’ FARE!!!!!

Si può compiere una metamorfosi positiva a patto di cambiare tutti insieme, di poco, il nostro approccio. Basta poco, ma tutti.

Altrimenti continueremo a visualizzare fugaci apparizioni di punte di diamante isolate in un contesto allargato di sguardi vuoti.

Contenti voi, io non ci sto!

Voglio vedere studenti orgogliosi della comunità scolastica nella quale trascorrono buona parte della loro giornata, della loro vita; nella quale crescono, si trasformano, apprendono modelli di interazione sociale, capiscono come funziona il mondo.

Voglio vederli curiosi.

Voglio vederli sorridere.

Voglio vederli star bene.

Tutti.

#nonunodimeno

 

di Alessandra Patti

Impresa in azione, Sardegna2050 torna a scuola

Con il nuovo anno scolastico riparte anche il programma di educazione all’imprenditorialità “Impresa in Azione”. Sardegna2050, insieme a Open Campus Tiscali e Scuolimpresa Sardegna, anche quest’anno coordinerà l’iniziativa, promossa da Junior Achievement, associazione non profit legalmente riconosciuta che si occupa di education innovativa.

Lo scorso anno in Sardegna hanno aderito circa 20 classi e si sono costituite 13 mini-imprese. Anche quest’anno, ogni istituto iscritto potrà avvalersi della consulenza dei referenti di Sardegna2050 che, accanto allo staff , guideranno docenti e alunni durante tutto il percorso didattico.

COME FUNZIONA – Le classi partecipanti costituiscono delle mini-imprese a scopo formativo e ne curano la gestione, dal concept di un’idea al suo lancio sul mercato. E’ un’esperienza professionalizzante a stretto contatto con le aziende e il mondo esterno, agevola lo sviluppo di competenze tecniche e trasversali attraverso la metodologia di apprendimento learning-by-doing,.

TARGET – E’ rivolto a tutti gli studenti tra i 16 e i 20 anni degli ultimi tre anni della scuola superiore, adattabile per durata e contenuti a tutte le tipologie di Istituti Superiori. Le scuole possono aderire con una o più classi e possono dar vita a uno o più team imprenditoriali (ogni team è composto da non meno di 5 studenti e non più di 30). Ogni classe è coordinata da un docente interno.

Dallo scorso anno,  Impresa in azione è  inserito tra le esperienze di Alternanza Scuola-Lavoro riconosciute dal MIUR.
Le 80-120 ore in media di programma possono essere distribuite su uno o più anni scolastici e prevedono, per almeno il cinquanta per della sua durata, attività a diretto contatto con professionisti, aziende, istituzioni e altre realtà economiche a livello territoriale, nazionale o internazionale.
Per l’inserimento in Alternanza Scuola-Lavoro la scuola stipula una convenzione, approvata dal Ministero, con Junior Achievement Italia che fornisce i registri per gli studenti e le schede di valutazione.

ISCRIZIONE- E’ necessario linkare su questa pagina http://www.jaitalia.org/proposte-didattiche/impresa-in-azione/ e poi in altro a destra “iscriviti”.

Lunedì 22 novembre a Cagliari presso la sede di Tiscali (Sa Illetta) è in programma una giornata di formazione dedicata ai docenti, riconosciuta e accreditata presso il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

Alcuni  link utili:

Siti di alcune delle mini-imprese sarde nate l’anno scorso:
De Magliettibus: http://www.demagliettibus.it/,
C the C:   http://www.cthecja.it/,
Un amico in città: http://unamicoincittaja.weebly.com/

Il 25 Maggio l’evento finale in Sardegna del progetto “Impresa in Azione”

Impresa-in-azione-blog

 

Sardegna 2050 è lieta di invitarvi all’evento finale del progetto “Impresa in Azione”, che si terrà il 25 maggio dalle 9:15 alle 18:00 presso la MEM (Mediateca del Mediterraneo) a Cagliari.

“Impresa in Azione” è il programma didattico di educazione imprenditoriale per studenti dai 16 ai 19 anni che anche quest’anno ha coinvolto diversi Istituti Superiori di tutto il territorio sardo, da Sassari a Cagliari. Sviluppato e promosso a livello internazionale da Junior Achievement, il progetto è attivo anche in Sardegna grazie al sostegno dei partner territoriali: Sardegna 2050 insieme a Open Campus Tiscali e Scuolimpresa Sardegna con la collaborazione dell‘Europe Direct della Regione Sardegna.

Durante la giornata i 13 progetti d’impresa finalisti avranno l’opportunità di confrontarsi e presentare, ad una giuria di esperti, le proprie idee imprenditoriali, sviluppate durante il corso dell’anno grazie al supporto dei docenti e degli esperti d’azienda. Venite a scoprire chi vincerà!

L’evento si svolgerà in due fasi:

1.Esposizione:

  • Negli stand allestiti le mini-imprese potranno vendere ed esporre i loro prodotti o servizi mentre la giuria farà un tour di audizione e valutazione. I partecipanti mostreranno e illustreranno alla giuria il proprio video-pitch e consegneranno il Rapporto Annuale. Durante il tour i giudici avranno la possibilità di valutare i progetti seguendo tre principi fondamentali: obiettività, rispetto dei tempi, discrezione.

2.Premiazione:

  • Nella sala conferenze della mediateca, infine, i 5 rappresentanti delle mini-imprese, accompagnati dal docente tutor e dall’esperto d’impresa, avranno a disposizione 5 minuti per una seconda proiezione del video pitch e per rivolgere un ultimo appello ai giudici. Al termine delle presentazioni, i giudici nomineranno il progetto vincitore.

PROGRAMMA:
– 9:15 arrivo dei partecipanti
– 9.30 appello
– 9:45 allestimento degli stand espositivi
– 10:00 presentazione dei membri della giuria
– 10:15 visita allo stand, valutazione dei video pitch, audizione, valutazione del Rapporto Annuale.
– 13:00 pausa pranzo
– 15:00 presentazione dei video pitch, ultimo appello ai giudici, valutazione.
– 16:45 Premiazione e saluti finali

 

Cos’è Impresa in azione?
Impresa in Azione è il programma didattico di educazione imprenditoriale sviluppato e promosso nelle scuole italiane da Junior Achievement Italia. Dall’anno scolastico 2015-2016 è accreditato tra i percorsi di alternanza scuola-lavoro ufficialmente proposti dal MIUR. L’iniziativa consente agli studenti delle scuole superiori italiane di sviluppare competenze e attitudini imprenditoriali. Grazie ad un metodo didattico singolare, basato sull’imparare facendo, offre ai partecipanti gli strumenti giusti per trasformare una semplice idea in una vera impresa.
Gli studenti, con un docente e un volontario d’azienda, nel corso di un anno scolastico acquisiscono competenze di leadership e teamworking:
– identificano opportunità di business,
– definiscono obiettivi, sviluppano un business plan, creano una strategia di marketing,
– lanciano un prodotto o un servizio,
– rendicontano ai loro azionisti e scrivono un rapporto annuale
– partecipano a delle fiere espositive e competizioni locali, nazionali e internazionali.
Lungo questo percorso nascono vocazioni, si scoprono attitudini, si acquisisce coraggio, si sviluppa il senso di responsabilità. “Impresa in azione” rappresenta un’esperienza formativa unica per chi ne fa parte perchè genera quella contaminazione di contenuti, metodologie e competenze richieste sia dalla scuola sia dalle imprese.

 

Quali sono le idee finaliste?
“Scuola Sicura JA”, Istituto Tecnico Industriale “Giovanni Maria Angioy”, Sassari
L’impresa é costituita dai ragazzi della 3B Elettrotecnica dell’Istituto Tecnico Industriale di Sassari. L’obiettivo è quello di creare un manuale sulla sicurezza nelle scuole. Nel manuale sono presenti le norme di comportamento e sicurezza da tenere nelle scuole sia nei momenti di ordinario lavoro, sia in caso di situazioni di emergenza, come gli infortuni, e in casi eccezionali quali le alluvioni, i terremoti e gli incendi. È stato realizzato dopo aver valutato i risultati di un questionario sulla sicurezza sottoposto a circa 400 studenti di scuole medie, elementari e del biennio dell’Istituto. È indirizzato ai ragazzi di età compresa dai 6 ai 13 anni.

“Cubico Events JA”, Istituto Tecnico Industriale “Giovanni Maria Angioy”, Sassari
La III C Informatica dell’I.T.I. G.M. Angioy di Sassari gestisce un’impresa specializzata nell’organizzazione di eventi, con tutto ciò che ne consegue:
– Servizio di accoglienza
– Servizio d’ordine
– Sviluppo locandine per pubblicità
Partendo da semplici feste di compleanno fino ad arrivare a concerti locali o importanti convegni a livello nazionale.

“Side Up”Istituto di Istruzione Superiore Statale “Michele Giua”, Assemini
Un gruppo di 9 ragazzi dell’ITIS Michele Giua di Assemini appassionati di tecnologie ha ralizzato un accessorio per Smartphone in grado di far volare il proprio cellulare e quindi di poter fare riprese e selfie dall’alto. Con questo progetto uniscono moda e tecnologia creando un accessorio innovativo e di interesse mondiale. Visita il sito web

“Un Amico In Città”Liceo Classico “Giovanni Siotto Pintor”, Cagliari
Gli studenti del liceo classico Siotto Pintor di Cagliari, grazie all’opportunità del progetto Alternanza Scuola-Lavoro, vogliono dare la possibilità di scoprire la Città del Sole attraverso gli occhi dei giovani. Un’esperienza divertente ma allo stesso tempo educativa, frutto della loro esperienza scolastica. Visita il sito web

“3A JA Terralba”, Istituto di Istruzione Superiore “Salvator Angelo De Castro”, sede di Terralba
Un gruppo di 13 ragazzi dell’Istituto Istruzione Superiore De Castro (sede di Terralba) ha deciso di realizzare un portagioie in sughero.

“De Magliettibus”, Liceo Classico “Giovanni Siotto Pintor”, Cagliari
L’impresa “De Magliettibus JA”, costituita dagli studenti della 3°C del Liceo Classico Siotto Pintor, si occupa della produzione e della vendita di magliette originali.
Hanno pensato di applicare le loro competenze in materia classica per offrire delle magliette con divertenti illustrazioni che richiamano celebri argomenti della letteratura classica.

“LuxBag”, 3A Liceo Scientifico, Istituto di Istruzione Superiore “Salvator Angelo De Castro”, sede di Terralba
La classe 3A del Liceo Scientifico di Terralba è un gruppo di 17 ragazzi che ha realizzato uno zaino versatile per le persone di tutte le età. Lo zaino Lux Bag è appositamente pensato per coloro che amano le escursioni ed indispensabile per chi desidera spostarsi in totale sicurezza. Progettato per esaltare l’estetica, la praticità e la funzionalità, Lux Bag è dotato di luci a LED perfette per gli ambienti poco illuminati che impediscono una completa visibilità. E’ fornito infatti di indicatori di direzione. Possibilità di personalizzazione con stampe (su richiesta).

“CtheC – Change the Coaster”Istituto di Istruzione Superiore “Cesare Beccaria”, Carbonia
CtheC nasce nel 2016 dai componenti della classe 4ªA SIA, dell’Istituto di Istruzione Superiore “Cesare Beccaria” a Carbonia, in Sardegna, per proporre al mercato un nuovo prodotto, mai visto prima. Si tratta di un sottobottiglia, ma non di un comune sotto bottiglia! Quello proposto, infatti, cambierà colore in base alla temperatura della bottiglia sopra poggiata, in modo da indicar la migliore temperatura per servire il vino rosso! Visita il sito web

“3B A.F.M. JA”Istituto di Istruzione Superiore “Salvator Angelo De Castro”, sede di Terralba
La classe 3°B A.F.M. composta da 14 ragazzi (di cui 6 femmine e 8 maschi) dell’Istituto Tecnico di Terralba ha deciso di realizzare una abat-jour realizzata con una boccia per pesci e una serie di gemme brillanti finti attorno alla boccia.

“Paperart JA”, ITC, Istituto di Istruzione Superiore “Salvator Angelo De Castro”, sede di Mogoro
Con i loro prodotti vogliono riscoprire la tradizione dell’artigianato sardo, salvaguardando l’ambiente tramite l’uso della carta inutilizzata. La missione della loro piccola società è quella di mantenere il contatto con la cultura nostrana dando una seconda chance a materiali che andrebbero altrimenti gettati via. Inoltre, tutto ciò permette agli studenti di avere un primo impatto con un’impresa, premiando l’iniziativa, l’impegno e la collaborazione. Diamo nuova vita alla carta!!! Visita il sito web

“WeR”Istituto di Istruzione Superiore “Primo Levi”, Quartu Sant’Elena
Siamo la 3 CMB dell’I.I.S. Primo Levi di Quartu S.E. (CA) e offrono un servizio di banca ore rivolto esclusivamente agli studenti delle scuole superiori.
Objects3D JA I.I.S. Bacaredda-Atzeni, Cagliari
L’impresa degli studenti della 4A dell’istituto per geometri di Cagliari, è finalizzata alla progettazione e realizzazione di oggetti, anche di bigiotteria, tramite la nuova tecnologia di stampa 3D.

“Objects3D”, Istituto di Istruzione Superiore “Ottone Bacaredda – Sergio Atzeni”, Cagliari
L’impresa JA degli studenti della 4A dell’Istituto per Geometri di Cagliari è finalizzata al progetto e alla realizzazione di oggetti, anche di bigiotteria, tramite la nuova tecnologia di stampa 3D. Visita il sito web

“Kori”, Padre Colli Vignarelli, Sanluri
“Kori – ordine e pulizia per mantenere pulito e ordinato il tuo spazio di lavoro”.
Lo scopo é di venire incontro alle esigenze degli studenti, offrendo un oggetto pratico e di facile utilizzo. Il prodotto, ideato e realizzato dai ragazzi dell’Impresa Vignarelli in Azione JA, è un contenitore che può essere utilizzato come cestino porta rifiuti e/o contenitore porta oggetti. Il contenitore viene prodotto nelle seguenti misure: 13 X 7 X 18, in tinta unita o fantasia e lo si può personalizzare in base alle richieste del cliente. L’oggetto può essere applicato ai banchi scolastici o alle scrivanie mediante i ganci di cui è dotato. Il prodotto ha come destinatari privilegiati gli studenti, i singoli cittadini, gli enti pubblici e privati.

Vi aspettiamo! Per maggiori informazioni sul programma “Impresa in Azione” e i progetti finalisti, date un’occhiata alla Vetrina!!

Impresa in Azione, il nuovo programma di educazione all’imprenditorialità

Quest’anno Sardegna 2050 in collaborazione con Open Campus Tiscali e Scuolimpresa Sardegna coordina il programma “Impresa in Azione.

Impresa in azione è il programma didattico di educazione imprenditoriale sviluppato e promosso nelle scuole italiane da Junior Achievement che consente di arricchire il processo di apprendimento grazie alla partecipazione a iniziative, eventi, competizioni a carattere internazionale.

Dall’anno scolastico 2015/2016, inoltre è accreditato tra i percorsi di alternanza scuola-lavoro ufficialmente proposti dal MIUR.

Anche gli Istituti Superiori della Sardegna hanno aderito al programma. 20 classi provenienti dalle province di Sassari, Cagliari e Oristano svilupperanno la propria idea di business e parteciperanno alle selezioni regionali.

Impresa in Azione consente agli studenti di sviluppare competenze e attitudini imprenditoriali attraverso una metodologia didattica singolare, basata sull’imparare facendo. I ragazzi hanno la possibilità di sviluppare il proprio progetto e sperimentare le tappe della creazione di un’impresa e della sua gestione. Per farlo, si avvalgono della collaborazione, di un esperto d’azienda, che mette a disposizione la sua esperienza e professionalità e aiuta i ragazzi a completare il percorso didattico.

Il programma “Impresa in Azione”, stimola il senso di iniziativa, agendo su attitudini come la proattività, la capacità d’innovare, la creatività individuale e collettiva. Promuove l’imprenditorialità, illustrando come nasce e si sviluppa una startup sul mercato reale. Avvicina al mondo del lavoro, presentando i modelli organizzativi aziendali, le professionalità coinvolte, i settori che offrono maggiori opportunità occupazionali.

Educare all’imprenditorialità non significa solo orientare verso la strada del lavoro autonomo e imprenditoriale, ma aprire una finestra verso il mondo del lavoro e presentare, facendole toccare con mano, le sfide e le problematiche che ogni professionista deve saper affrontare nella quotidianità.

Inoltre, gli studenti che partecipano a Impresa in azione possono ottenere la certificazione europea delle competenze imprenditoriali Entrepreneurial Skills Pass (ESP). Si tratta di una certificazione internazionale che attesta il possesso di conoscenze teoriche e pratiche in ambito economico, finanziario e imprenditoriale,

Il percorso ha una durata di 80/100 ore e si svolge durante l’orario scolastico.

In particolare, nel corso di un anno scolastico gli studenti:

  • Individuano un’idea di business
  • Valutano la sua fattibilità tecnica, economica e il potenziale di mercato
  • Svolgono indagini di mercato
  • Raccolgono denaro reale (che forma il capitale sociale) attraverso la vendita di azioni a famigliari e amici
  • Realizzano un business plan
  • Sviluppano concretamente un prodotto o un servizio
  • Preparano un sito web e una strategia promozionale, anche attraverso l’uso dei social media
  • Valutano l’opportunità di tutelare la propria idea con il deposito di un brevetto
  • Vendono e promuovono il prodotto o servizio
  • Gestiscono la contabilità aziendale
  • Partecipano alle fiere locali, nazionali e internazionali di Junior Achievement
  • Competono con le altre scuole italiane ed europee

 

Questo approccio esperienziale, adeguatamente adattato al contesto economico, culturale e legislativo italiano, trova le sue basi nella regolamentazione della mini-impresa a scopo formativo.

 

 

 

 

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