Nicola Pirina

image_pdfimage_print

La 131

131cartello-lavoriLasciamo perdere il fatto che in 40 anni non l’ho mai vista senza cantieri, così come molte delle diramazioni principali del nostro semplice sistema viario interno, non è questo il tema.

La 131 ed i sistemi arterioso e venoso della mobilità sarda non rappresentano solo l’architettura infrastrutturale per spostare merci e persone in tutte le direzioni e profondità dell’isola, non devono e non possono essere solo considerate pertanto come contenitori di mezzi per la mobilità.

Se la si guarda un altro punto di vista, la 131, così come le altre, è un luogo di tempo, tempo prezioso, indispensabile, tempo sempre più mancante.

Se la 131 fosse stata concepita (o si iniziasse a concepire) come anche contenitore di tempo, che permetta, senza soluzione di continuità e con robustezza, la possibilità di parlare ininterrottamente, di lavorare, di connettersi, di fare videochiamate (ovviamente con tutto il rispetto del codice della strada e per la sicurezza nella circolazione), allora sì che sarebbe molto diverso, bello e piacevole attraversare la Sardegna, lavorare lungo le sue strade.

Da luogo passivo a percorso di mobilità attiva.
Perché, così come le macchine non sono solo contenitori di persone, così le strade non sono solo contenitori di mobilità di merci e di persone.

A questo si aggiunga che, poste le attuali soluzioni tecnologiche, le strade stesse possono narrare il territorio, la sicurezza, il traffico, possono narrare i luoghi ed i loro contenuti, possono invogliare a percorrere paesaggi per il nutrimento della mente e dello spirito, possono ingolosire all’assaggio …

Ecco, le strade sono contenitori di tempo e di vita.

Vorrei che lo fossero anche in Sardegna.
E non vorrei chiudere dicendo che spero che i miei nipoti possano vederlo.
Vorrei vederlo io con tutti voi.

buon viaggio, buona estate

e come sempre io lo dico a voi, ma voi per piacere ditelo a tutti: #avantitutta

vostro affezionatissimo,

Nicola

aspirina_131

 

#brainsurfing2015 Correnti d’Innovazione e Resilienza

luca pirisiSembra Alessandro Mannarino, ma ha studiato cose differenti.

Vi racconto #brainsurfing2015 _ correnti d’innovazione e resilienza http://www.propositivo.eu/progetti/brain-surfing/open-call
l’iniziativa di Luca Pirisi, classe ’87, digital champion di Macomer, ossia il Festival della Resilienza che si terrà dal 27 luglio al 2 agosto.
Dove? In Sardegna, where else, tra Macomer e Bosa.

Ho conosciuto Luca nella stessa maniera in cui ho incontrato tutti gli altri digital champion, sardi o meno. Abbiamo impiegato un pò a metterci seduti per ragionare, a parlare e a discutere di come interpretare il sorriso di un territorio, di come valorizzare quello che ha studiato, di come essere utile alle comunità locali.
2000 parole al secondo, cariche di energia, quasi di rabbia, di rara voglia di fare qualcosa di positivo per un territorio, che in tanti di storia repubblicana dovrebbe oggi di sicuro avere un volto differente.
Così è Luca Pirisi, provare per credere.
Il Marghine e la Planargià, con epicentro rispettivamente in Macomer e Bosa, sono alcune delle zone, delle tradizioni, spiagge, montagne e campagne più belle della Sardegna.
E già questo, essendo estate, basterebbe per essere incuriositi e presenti al Festival.
Ma c’è di più. Li ci sarà voglia di guardare lontano.
Così come Mannarino, per me la versione maschile moderna di Gabriella Ferri, Luca mette la stessa energia che esce dalla roca voce della canzoni di Alessandro, Luca mette quella passione nella voglia di restituire al territorio quanto la sua giovane vita gli ha già permesso e regalato.
Il Festival della Resilienza metterà in campo le reti delle reti, non solo sarde, case di amici, sole, mare ed una settimana per coprogettare il rilancio di un territorio. La trama e l’architettura è tirata su insieme all’Associazione ProPositivo per mettere insieme giovani sotto 35 anni che abbiano voglia di valorizzare l’intelligenza collettiva per scatenare un processo di cambiamento territoriale che possa consentire ad un territorio di uscire da un momento buio (che dura oramai veramente da troppi anni).
Il Festival della Resilienza, perché? Perché è momento di passare da intelligenza collettiva a intelligenza connettiva, perché solo con reti umane si possono scatenare corto circuiti per far ripartire i territori, che da resilienti dovrebbero diventare anti fragili.
Possente il partenariato dell’iniziativa (Digital Champions Sardegna, Rena, OpenHub, OpenPolis, il LIS Adriano Olivetti de La Sapienza, il Laboratorio di Economia Locale dell’Università Cattolica e molti altri), forte anche di altre esperienze (ad esempio, due edizioni de “Sardegna in Transazione”, 2013 e 2014).
Sarà un incontro tra brainstorming e couchsurfing, organizzato nell’intento di aiutare le comunità locali a declinare ed implementare le strategie nei propri territori.
Partendo dalla mappatura del patrimonio informativo, si punta sul ruolo attivo dei professionisti locali under 35, che ospiteranno e racconteranno il territorio ad esperti nazionali, in una settimana di meeting itineranti, alla scoperta delle criticità, al fine di scatenare nuovi progetti per la Sardegna.
Dal 27 Luglio al 2 Agosto, Open Government, Smart Cities, economia della condivisione, innovazione socio-sanitaria, sostenibilità e pratiche virtuose, saranno il focus su cui si concentrerà l’iniezione di quelle informazioni e competenze che faciliteranno l’emersione di un nuovo protagonismo progettuale.

“Per chi ha avuto la fortuna di crescere con solidarietà, rispetto, uguaglianza come principi basilari del proprio modo di essere, è come sognare ad occhi aperti. Tutte le persone godono degli stessi diritti e chi ha più possibilità è chiamato a fare uno sforzo solidaristico per garantire la tutela anche dei più sfortunati, nel rispetto di quel patto civico che ci rende tutti cittadini italiani.”
Così Luca mi ha convinto, citando anche Calamandrei che citava Gramsci 😀
“Purtroppo però la realtà è oggi ben diversa da quanto assunto nei fondamenti della Costituzione. L’Italia è un Paese segnato da decenni di disparità, da fasi traumatiche e con un presente radicalizzato su antiche intolleranze: tornano ad aumentare le distanze tra territori, classi sociali, etnie e nell’immaginario collettivo le istituzioni, da guida, diventano nemici del popolo. Una condizione complessa e dalle radici profonde, a cui il potere legislativo e burocratico fatica a porre rimedio.”
Prosegue lui … e come dargli torto?

Questi sono i motivi per cui ho accettato il suo invito a far parte dell’iniziativa, queste sono le ragioni per cui Vi invito in Sardegna!

E come sempre, io lo dico a Voi, ma Voi per piacere ditelo a tutti: AVANTITUTTA!

Vostro affezionatissimo,

Nicola Pirina

Campioni si diventa – Ottana, 31 gennaio 2015.

nicola pirinaOttana, 31 gennaio 2015.
“Non siamo campioni, ma ci stiamo allenando seriamente per giocare al meglio la partita del digitale”. Nicola  Pirina, Obelix per gli amici, l’evangelizzatore digitale fido scudiero del Digital Champion nazionale Riccardo Luna, ti accoglie con un sorriso aperto ed un abbraccio che toglie il fiato. “Dobbiamo fare molta palestra, serve allenamento e motivazione ma soprattutto serve aprire le porte che sino ad ora sono rimaste chiuse, per far circolare informazioni, farle diventare idee, esperienze e conoscenze”.

Aria nuova, quindi, ad Ottana dove gli 8 Digital Champions sardi, nominati alla presenza del premier Renzi il 20 novembre scorso, sono già ufficialmente diventati 54 e quasi altrettanti sono lì pronti a indossare la casacca e scendere in campo. “In due mesi contiamo di essere 377” dice Nicola con negli occhi l’entusiasmo di chi ha una visione ben precisa del futuro, “pronti a partire per una straordinaria rivoluzione pacifica che questo esercito di volontari sogna di portare capillarmente in ognuno degli oltre 8.000 Comuni Italiani”.

Dal centro della Sardegna, dalla zona forse più problematica da sviluppare, sono stati impiantati i semi di  una rivoluzione che viene dal basso, con l’ambizione di provare metaforicamente ad aggiornare  i vecchi Sistemi Operativi Regionali e Comunali installando i “software” Digital Champion (DC), più interconnessi, più open-minded, più aperti, dialoganti e condivisi.
E’ da Ottana che partono onde anomale, quelle che anche all’interno di rivoluzioni digitali apparentemente fredde e hardware-oriented, invece rimettono al centro l’uomo.
Ecco dunque nuove reti neurali biologiche, targate DC, reattive e sensibili per sfruttare il pieno potenziale di networks  deboli, carenti e, anche dove presenti e forti, sinora sottoutilizzate.

L’associazione Digital Champions, senza staff, senza budget e senza retribuzione, comincia quindi, attraverso il lavoro di volontari, un nuovo e vero re-engineering che usa le menti dei DC non solo come super esperti o un super tecnici informatici, ma anche e soprattutto come sensori intelligenti che catturano, elaborano e rimandano segnali, codificandoli dentro database aperti fatti di competenze ed esperienze che possano aggiungere valore alle conoscenze collettive.
Spazio perciò ai DC Sardi, 377 piccoli motori di ricerca specialistici, attivi (e non solo passivi) al servizio dei territori, per attivare una rete evoluta di problem solvers nella quale si assommano competenze e attraverso la quale si cerca di restituire soluzioni o scenari possibili. Non tuttologi, ma  facilitatori ricchi di hyperlinks che si pongono al servizio dei territori e che lavorando in un gruppo con competenze trasversali, operano in modalità “open” perché credono nella condivisione del sapere.

Ad Ottana c’erano almeno due generazioni a confronto: nativi digitali e non, che si confrontavano a viso aperto con obiettivi comuni. C’era anche molta Sardegna2050; oltre a Nicola e me, sono DC Raffaella Sanna , Paolo Boì, Francesco Congiu, Alessandra Patti,  Robertina Lepori, Simone Salis, Manuel Floris, Rinaldo  Bonazzo e Vito Prisciano. Visto il nostro lavoro sui temi della European Code Week e del progetto A Scuola di Open Coesione (Asoc), le future collaborazioni promettono di essere davvero molto interessanti.
Se son rose, fioriranno.
Sarà un piacere giocare insieme ai campioni.

Adiosu
lucio

image_pdfimage_print