Laboratorio

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Seconda edizione del Sardegna Tourism Career Day

olbia career dayI numeri parlano chiaro, questa seconda edizione è stata un successo.
Francesco Morandi ed Antonio Usai, coloro che hanno prima pensato e poi con determinazione e coraggio realizzato questo prestigioso appuntamento, possono sfoggiare i sorrisi delle grandi occasioni. Il giovane Polo Universitario di Olbia, grazie a loro è nuovamente balzato all’onore delle cronache. Dopo  essersi distinto per aver ospitato il premio nobel Engle e l’anno scorso uno dei guru mondiali della qualità del servizio come Parasuraman, ha fatto un altro grande passo in avanti.

Oltre 1200 curricula gestiti, 750 colloqui, 20 aziende partner con oltre 40 tra manager e imprenditori attivi negli stands e 10 tra enti e associazioni a sostenere e condividere il progetto. Ma soprattutto tante opportunità concrete di farsi conoscere e di conoscere nuove aziende e, in alcuni casi, anche il concretizzarsi delle prime offerte di lavoro. I feedback positivi che sono arrivati sia dal mondo delle aziende che da quello delle istituzioni, contenevano tutti un unico filo conduttore: si tratta di un evento importante da confermare e possibilmente migliorare. La grande attenzione al Sardegna Tourism Career Day, evidenziata anche dall’ottimo ritorno sui media regionali, testimonia che c’è grande necessità di attivare azioni concrete per sostenere il variegato e ancora poco sistemico comparto turistico. Quali gli sviluppi possibili? L’incontro virtuoso tra domanda ed offerta di competenze turistiche meriterebbe una risposta continuativa: creare una banca dati regionale delle esperienze turistiche può rappresentare un serbatoio di grande valore per le aziende e un prezioso stimolo per i giovani che vogliano intraprendere una carriera nel settore.

Il prossimo Assessore regionale non dovrebbe trascurare questa così massiccia domanda di attenzione proveniente dai giovani, e da questo punto di vista, la presenza del prof. Pigliaru, alla sua prima uscita ufficiale, può rappresentare un forte segnale di interesse, anche perché il neo-Presidente ha potuto apprezzare sia l’efficienza della sede universitaria Olbiese, che la nuova struttura formativa che ospita l’ITMA – International Tourist Management Analisys, uno dei rari master in lingua inglese che attirano anche studenti stranieri.

In uno scenario nel quale si parla molto, ma poi nel concreto sono poche le azioni consistenti ed efficaci, Sardegna Tourism Career Day, è un ottimo modo per iniziare a cambiare in meglio il modo di fare turismo.

Buon futuro.

Lucio

Lab 1 Turismo – incontri con gli specialisti

carlo marcetti
Carlo Marcetti 63 Anni, Olbia. Economista Impuro.
Tutto ha un costo. Un peso specifico. Un’influenza. Che il sistema da osservare sia l’individuo, il suo microcosmo, un continente intero. Che si parli di materia o umanità, morti bianche o cartamoneta, feci abbondanti o cristianità in crisi. Tutto produce ricchezza e ne distrugge al contempo. A rumore risuona rumore come a sudore risponde sfruttamento.
(Profilo del Prof. Marcetti  a cura di Gianluca Vassallo)

Domanda 1
Prendiamola un poco alla lontana. Molti esperti lamentano che le competenze in materia turistica non possono essere delegate alle regioni. La tesi è che sia necessario parlare di Industria Turistica e per renderla davvero competitiva sui mercati internazionali attraverso politiche unitarie e coese, le competenze e le risorse debbano essere riallocate e gestite a livello centrale.

R.  Le competenze sono diverse ed articolate e possono essere svolte da soggetti differenti, non in competizione od in sovrapposizione fra loro. Il Ministero potrebbe coordinare le azioni rivolte alla promozione del brand Italia, ancora molto apprezzato,  e le politiche regionali, nello specifico, valorizzare le ricchezze che caratterizzano “il locale” e  le particolarità dei luoghi.  L’esigenza di determinare una diversa ripartizione delle competenze mi sembra acquisita ormai  da troppo tempo ma se ne discute con poca convinzione e concretezza.
Se dovessi individuare una priorità, che non intende limitare l’altra, penserei a dare una politica turistica ad un Paese che, pur perdendo posizioni, è riferimento per il turismo mondiale.

 
Domanda 2
Torniamo in Sardegna.  Dagli anni ’60, da quando si è cominciato a parlare di turismo, la parola associata è “stagionalità”. Un male apparentemente incurabile sul quale molto si è dibattuto, ma sono state poche e di debole efficacia le politiche che hanno veramente inciso. 

R.  Si rileva un deficit di consapevolezze e di capacità ad affrontare le situazioni.  Mi pare si proceda con episodicità e che non si riesca ad andare oltre le frasi di circostanza pur doverose e necessitate. Come non pensare di sviluppare  il turismo delle altre stagioni ma la nostra stagione estiva, che pure fa tanta immagine e raccoglie la gran parte dei vacanzieri  e che dovrebbe interessare il periodo da giugno a settembre, è vissuta al di sotto delle sue potenzialità e  porta con se la fragile durata di poco più di 40 giorni. La flessione negli arrivi interessa soprattutto la vacanza balneare cioè quel che era considerato acquisito e non più a rischio. Il nodo non è solo nel problema dei trasporti. Per tutte le stagioni, nell’offerta turistica, vanno messe a punto altre modalità e contenuti ed anche gli operatori privati devono sentire di avere un compito innovativo, creativo,dinamico sempre importante da svolgere . Un compito che non può ridursi al proprio microcosmo.

Domanda 3
“Settore strategico”, “comparto ad elevata potenzialità”, “risorsa decisiva”.  
Sono le parole delle campagne elettorali di ieri e di oggi. Poi puntualmente le risorse messe in campo sono risibili, gli assessori piangono, gli operatori protestano… e i docenti universitari?

R:   Ci sono  temi ricorrenti di cui parla anche chi non ha consapevolezza o convinzione perché “fanno tendenza” e si deve “stare sul pezzo”. Temo che per molti protagonisti della vita pubblica il turismo sia uno di questi argomenti.
Non percepisco  i docenti universitari come una categoria omogenea o che sul problema abbia più specifiche consapevolezze. Chi, fra loro, studia le tematiche dello sviluppo, pur con differente intensità e diversi livelli di convinzione,  riconosce ed indica il turismo come una risorsa.
Non nascondo che vorrei però, più frequentemente, trovare in loro argomenti più coinvolgenti ed operativi, non di sola analisi, indirizzati  ad indicare quel che si deve o  si potrebbe fare piuttosto che ciò non si può e non si potrebbe (fare).  Le persone che per l’ autorevolezza loro  riconosciuta possono proporre una visione  più ampia dei problemi e delle prospettive  devono trasferire con positività il proprio contributo di idee e di azioni. Non si deve generalizzare, né semplificare ma si potrebbe fare di più.

Domanda 4
Sul settore turistico Sardo, confrontandolo con gli studi di altre regioni italiane, si nota un chiaro problema di reperimento e quindi di condivisione tempestiva di numeri, indicatori, analisi. Fatichiamo a inquadrare il fenomeno e non studiamo a sufficienza le interdipendenze con agroindustria, artigianato, cultura.

R. Sono d’accordo; la stessa stima del valore del pil turistico è riduttiva e molto approssimativa e la stima dei dati relativi al fenomeno turistico, alle sue caratteristiche, alle sue evoluzioni, non sono tempestivi e talvolta sono incerti. Eppure i dati sono indispensabili per fare il punto delle situazioni e porre in essere le necessarie politiche ed  azioni, sia pubbliche che private. Quelli del 2012, anche solo arrivi e presenze, non sono completi e quelli del 2013 li conosceremo fra qualche mese, troppo avanti nel tempo o troppo tardi per poter  prendere le misure sulla nuova stagione. Ci vorrebbe un impegno istituzionale forte non riconducibile alle sole energie dell’assessorato turismo.

Domanda 5
La politica si alterna al governo cambiando di volta in volta assessori, enti strumentali, responsabili di servizio. Un percorso ad ostacoli nel segno della discontinuità. Si avverte da un lato la mancanza di un modello e dall’altra la difficoltà ad imboccare una strada di sviluppo condivisa.  E’ davvero così difficile fare una programmazione di medio e lungo periodo?

R.  Il contenuto di questa domanda è da solo una risposta. Forse è complesso, problematico, difficile, impossibile, fare una programmazione di medio lungo termine semplicemente perché non ci sono le “condizioni di contesto” che lo consentano.
Prendiamone atto, se è così.  Forse è più semplice individuare anche solo qualche  obiettivo, ampiamente condiviso, per dargli  maggiori possibilità che gli sia riconosciuta stabilità e continuità nel tempo. Può apparire questo un approccio riduttivo ma il rischio è quello di continuare a predisporre documenti i cui contenuti “non avranno gambe”  e non costituiranno alcun impegno alla verifica della qualità e della quantità del lavoro prodotto.

Domanda 6
Il laboratorio del Turismo di Sardegna 2050 ha stimato in quasi 1 miliardo di euro il danno economico diretto e indotto causato dal crollo del traffico passeggeri marittimo dal 2010 ad oggi. Ma non abbiamo visto scattare un allarme generale; anzi l’ultimo dato dell’assessorato evidenzia un fenomeno controverso: a fronte di un calo di arrivi si registrerebbe un miracoloso incremento delle presenze….

R.  Temo di dover rilevare che gli imprenditori e gli occupati del turismo, inteso come più ampio sistema, siano figli di un Dio minore, i cui problemi sembrano appartenere a categorie di privilegiati con minori necessità  e tutela. Eppure quello del turismo è un settore fortemente permeabile che richiama e raccoglie ricchezze dall’esterno dell’isola  e ne trasferisce con una certa rapidità gli effetti moltiplicativi agli altri elementi o comparti del sistema economico con esso interrelati per cui le minori entrate dovute alla crisi del turismo si ripercuotono sistematicamente sulle famiglie e sulle altre attività, da quelle produttive a quelle dei servizi.  Concordo sul valore stimato da Sardegna 2050, anzi la considero compiuta con una certa  cautela. La stagione 2013 ha mostrato segni di ripresa ed anche a mio parere i dati esposti dall’assessorato non sono coerenti con l’ulteriore ridimensionamento negli arrivi registrato nel 2013. Quelle informazioni non aiutano a compiere riflessioni corrette e conseguentemente comportamenti adeguati.

Domanda 7
Il deficit di competenze evidenziato dalla politica, si rispecchia anche sullo scollamento rispetto alle esigenze di costruzione delle conoscenze in ambito turistico evidenziate dal sistema formativo, incluso quello universitario?

R.  E’ maggiormente consolidata l’esperienza degli istituti nelle scuole secondarie degli  istituti alberghieri e dei tecnici per il turismo.
La formazione turistica in ambito universitario è stata introdotta abbastanza di recente. I corsi triennali di Oristano e di Olbia, hanno ormai circa 10 anni. Il corso di laurea magistrale di Cagliari è vissuto solo qualche anno e la sua chiusura, per il troppo basso numero di iscritti, “racconta” ed esprime da sola la vocazione turistica di quella città e la percezione che se ne ha come risorsa.  Quello di Olbia si afferma e si consolida con riconoscimenti  diffusi per il positivo rapporto che ha realizzato fra il mondo dell’impresa e quello dello studio ma si lavora per renderne più intenso il dialogo. E’ un lungo percorso  dove si richiedono e maturano nuove professionalità  e  le qualità  delle stesse  sono in costante evoluzione. In questo caso il tempo non è amico e sollecita altre velocità.

Domanda 8
Tre parole d’ordine e tre numeri che vorresti vedere sul programma del prossimo assessore al turismo.

R.  Preferirei vederli sul programma di governo del nuovo presidente.
Un impegno forte per un Coordinamento fra i diversi assessorati che hanno competenze decisionali  ed esercitano scelte che influiscono in modo significativo sul settore turistico e che purtroppo non dialogano tra loro: urbanistica, lavori pubblici, ambiente, agricoltura e naturalmente  ancor di più trasporti e turismo.
Coordinamento nelle politiche di promozione dell’isola che unisca le risorse degli assessorati della cultura, dell’ ambiente, della agricoltura, del turismo. Nascerebbe un’ efficace sintesi rappresentativa e sarebbe un bell’impatto.
Coordinamento nelle politiche di sviluppo degli aeroporti dell’isola, almeno di quelli di Olbia e Alghero ed un adeguato collegamento fra essi.
Raggiungere un accordo con gli armatori del trasporto marittimo mi pare necessario. Non mi pare che il teso confronto con la Regione e le difficoltà del mercato li abbia rafforzati.
Mi chiedi di dar numeri.
Credo che dar numeri significhi porsi obiettivi ed impegnarsi a raggiungerli.
Si potrebbe, ad esempio, intervenire su uno o più Paesi europei (il maggior flusso proviene da questi) e verificare se, nel tempo concordato, l’obiettivo di crescita delle presenze prefissate è stato raggiunto; oppure, promuovere determinati segmenti di turismo attivo e verificare l’efficacia dei risultati conseguiti.
Si potrebbe far questo in tante altre direzioni ma credo che vi siano dei  presupposti necessari per dare risposte concrete: qualche più larga veduta, una conoscenza del settore  turistico, la  consapevolezza delle potenzialità del suo effetto trainante per l’economia dell’Isola. 
E’ un sogno?  E’ un’utopia? A me pare solo una condizione necessaria.

Grazie al Prof. Carlo Marcetti docente universitario, ex Assessore provinciale, fautore ed anima sempre presente del Corso di Laurea Economia e imprese del Turismo di Olbia, per questo prezioso contributo, davvero non scontato e ricco di spunti,  che pubblicheremo sul blog di Sardegna 2050.

 

Lab 8. – C’è posto per la Sardegna in Europa e nel Mondo?

sardegnanel mondo
Le regioni europee dove si vive meglio sono generalmente caratterizzate da economie e società aperte verso l’esterno: una buona propensione all’export di beni e servizi, capacità di attrarre investimenti esteri, mobilità di giovani e meno giovani in entrata ed in uscita.
Partendo da queste esperienze e da un’analisi approfondita, il laboratorio “Sardegna nel Mondo” di Sardegna 2050 ha lavorato al tentativo di elaborare proposte concrete affinché la Sardegna colga l’opportunità data dalla sua posizione geografica nel Mediterraneo e nel contesto Europeo.
L’analisi ci ha consentito di fotografare una bassa partecipazione sarda ai programmi di cooperazione territoriale dell’UE e ai programmi a c.d. gestione diretta (gestiti direttamente da Bruxelles); fa eccezione il programma ENPI MED, che finanza iniziative di cooperazione euro mediterranee, dove gli enti sardi stanno conseguendo risultati molto positivi. Minima anche la capacità del sistema della ricerca isolano di cogliere le opportunità del Settimo Programma Quadro – il principale strumento europeo che finanzia la ricerca di base e industriale – mentre l’ottima legge regionale sulla ricerca (L.R. 7/2007) è risultata finora poco efficace nello stimolare il nostro sistema ad aprirsi verso il mondo.

Non va molto meglio se si parla di mobilità giovanile, dove i numeri rimangono molto bassi ed il Master&Back ha investito molto bene nel consentire esperienze estere ai nostri giovani, ma ha deluso tuttavia nel ritorno di tale investimento sul nostro territorio, dove i “superskillati” generalmente non trovano spazio e la conseguente “fuga dei cervelli” ed il temporaneo approdo negli enti pubblici regionali è la testimonianza del fallimento della fase Back.
Le performance sarde rimangono deludenti anche se si analizzano le statistiche sull’export di prodotti sardi, mantenute in piedi artificialmente dai prodotti petroliferi del gruppo SARAS, ma con un apporto delle produzioni locali molto limitato. Anche in questo caso, si registra un’interessante eccezione costituito dal settore turistico che, nonostante la crisi, vede i turisti stranieri in aumento.

Un rapido esame ai flussi migratori, infine, consente di realizzare che la Sardegna è la regione italiana con la percentuale di residenti immigrati più bassa in Italia. Al contempo, sono numerosi i sardi residenti all’estero (ufficialmente oltre 100.000 gli iscritti all’AIRE – Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), non solo quelli appartenenti ai 130 circoli dei sardi nel mondo, ma anche i sardi delle generazioni più recenti dove spiccano tanti “cervelli in fuga”.

A fronte di un quadro così articolato e complesso, l’amministrazione regionale ha mediamente risposto con politiche spesso insufficienti e, soprattutto, poco coordinate. Le competenze sui diversi temi sopra accennati sono frammentate tra diversi assessorati e uffici: cooperazione decentrata e affari internazionali c/o la Presidenza; cooperazione territoriale al CRP; internazionalizzazione delle imprese all’Industria e all’Agricoltura; emigrazione ed immigrazione al Lavoro.

Partendo da questo stato dell’arte, quali misure intraprendere per cogliere realmente le opportunità date dai processi di internazionalizzazione? Ecco, in sintesi, le nostre cinque proposte:

1. L’attuazione di una strategia unica e integrata per l’internazionalizzazione della Sardegna necessita di un indirizzo politico solido e di una regia unica che coordini i servizi relativi agli affari internazionali, alla cooperazione territoriale, all’internazionalizzazione delle imprese, all’immigrazione e all’emigrazione, attualmente distribuiti tra più assessorati (da inquadrare in una riforma complessiva dell’assetto organizzativo della RAS). Occorre perciò un’amministrazione dotata di risorse umane qualificate (laureati, specializzati e con esperienze internazionali) da reperire internamente ed esternamente all’amministrazione regionale. Occorre, inoltre, dotarsi di un Piano Strategico per l’Internazionalizzazione della Sardegna che stabilisca (selezionando) obiettivi, risultati attesi, azioni, mezzi e risorse.

2. L’Incremento della partecipazione degli attori sardi ai programmi europei a gestione diretta, di cooperazione territoriale e transfrontaliera attraverso un apposito servizio regionale che promuova, coordini e supporti attivamente l’individuazione delle opportunità di finanziamento (bandi) e la progettazione attraverso una rete di uffici territoriali specializzati in euro-progettazione e collocati direttamente presso Enti Locali, Università, Scuole, Ass. Imprese e dotati di risorse qualificate (da supportare attraverso la nuova programmazione 2014-2020). Con lo stesso scopo è indispensabile il rafforzamento (attraverso risorse umane qualificate) dell’ufficio RAS a Bruxelles ed il suo ri-orientamento verso un’attività di lobbying incisiva e di intercettazione di opportunità di finanziamento, mobilità e partenariato.

3. Il miglioramento della propensione all’export delle imprese e della capacità dell’isola di attrarre investimenti esteri di qualità, attraverso il rafforzamento dell’agenzia di promozione con risorse umane qualificate che possano operare in modo pianificato (strategia), stabile (e non episodico) e coordinandosi/integrandosi con le altre iniziative condotte da altri soggetti regionali e nazionali (e.g. sistema camerale). E’ necessario valorizzare meglio gli spazi promozionali nel mondo tramite i Sardegna Store e i circoli/associazioni sardi all’estero (integrazione con iniziative sardi all’estero). Così come è indispensabile rafforzare gli accordi e le azioni congiunte Regione – Università – Enti di Ricerca per promuovere partnership internazionali con istituzioni di ricerca e imprese di alto livello, anche rafforzando la dimensione internazionale dell’attuazione della L.R. 7/2007.

 4. Il sostegno alla mobilità giovanile attraverso la revisione del programma Master&Back che parta da una chiara distinzione tra i percorsi nell’alta formazione e nella ricerca di base (sbocco ultimo: gli enti di ricerca) ed i percorsi nell’alta formazione e nella ricerca applicata (sbocco ultimo: le imprese). Per questi ultimi percorsi, la progettazione dell’intervento formativo (fase Master) non può prescindere da una fase preliminare di incontro tra la domanda di inserimento lavorativo delle imprese e l’offerta dei giovani, supportata attivamente da una struttura regionale preposta. La fase “back” potrebbe prevedere percorsi di auto-imprenditorialità.

 5. Il rafforzamento delle relazioni con i sardi nel mondo attraverso il ri-orientamento del ruolo dei Circoli dei sardi all’estero che preveda il coinvolgimento dei nuovi emigrati, la promozione di tirocini di giovani in imprese di sardi all’estero, il coinvolgimento di imprenditori sardi all’estero nell’avvio di startup in Sardegna e l’utilizzo dei circoli come vetrine per i prodotti e l’offerta turistica della Sardegna.

Nonostante gli approfondimenti da fare rimangano tanti (si pensi al tema dell’attrazione degli investimenti esteri, all’immigrazione, alla stimolante questione della sovranità regionale nelle politiche internazionali), c’è subito da rimboccarsi le maniche e partire!

Emanuele Cabras

“Costruire” nuovi turismi.

Sono stata qualche mese fa nel Sud-Ovest dell’Inghilterra, e ho visitato la città di Bath.

Bath, nel Somerset, è una cittadina di circa 85000 abitanti, davvero molto carina, ordinata e pulita, per certi versi simile alle tipiche città austriache, ed è famosa per i suoi Bagni Romani, ossia i resti ben conservati di un complesso termale con tempio dedicato a Minerva, costruito dai Romani su una sorgente di acqua calda che è ancora attiva e che sfocia poi nel fiume Avon.

Bath dal 1987 è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Per visitare i Bagni Romani a Bath ho pagato 13,25 pound (circa 16 euro). Li valevano tutti, perché il complesso termale è molto bello e costituito da numerose stanze, e tutto intorno e anche sopra i suoi resti (letteralmente sopra) è stato costruito un bellissimo museo che ti fa ripercorrere le terme stanza per stanza, con esposizione di oggetti di diverso tipo (monete, utensili, statue, resti di capitelli,…), ricostruzioni parziali e integrazioni di ciò che è rimasto con quello che molto probabilmente c’era in origine; e poi contenuti multimediali, filmati con attori veri immersi in ricostruzioni 3D, proiezioni sui muri che simulano la presenza degli antichi romani nelle terme, audioguida, audioguida specifica per bambini, persone vere vestite ed acconciate come lo erano le antiche e gli antichi romani e con cui i bambini potevano farsi le foto, e tante altre cose.
Insomma, un percorso molto bello e molto curato per il quale sono necessarie circa 3 ore. E poi ovviamente negozio di souvenir, nonché punti di ristoro vicini e toilette pulitissime.

Sono andata anche a Salisbury, un po’ più a sud, famosa per essere a 5 minuti di bus da Stonehenge, che ho visitato pagando 20 pound (circa 23 euro), comprensivi di trasporto bus da Salisbury andata e ritorno. Il complesso di Stonehenge è nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO dal 1986 ed è conosciuto in tutto il mondo. E io volevo vederlo.
Devo dire che sono rimasta delusa, o meglio, è vero che era una giornata terribile con forte vento e pioggia, però immaginavo che Stonehenge fosse molto più imponente e grandioso. Invece non è così. La visita è costituita solo da un giro, con audioguida, a circa 10 metri di distanza, intorno al complesso circolare. L’ho trovato piuttosto costoso.

Queste due visite mi hanno portato a riflettere moltissimo, perché, come è facile immaginare, se fai parte di Sardegna 2050, alla fine la tua testa, per la tua Sardegna, non si ferma mai! Neanche in vacanza :-)!
Le riflessioni sono state tantissime.
La prima in assoluto è stata questa: Barumini batte Stonehenge 20 a zero!
In termini di grandiosità, di estensione, di complessità, di tante cose. Non ho dubbi nel sostenerlo. Dico Barumini, ma basta anche Nuraghe Losa, o Santu Antine e il vicino nuraghe di Oes.
Santu Antine forse costa 9 euro, Barumini 10. Sono dati che tuttavia non confermo perché non so se le fonti su Internet siano aggiornate…

Quando ho visitato i Bagni di Bath ho pensato che per realizzare quel museo ci sono voluti non solo archeologi, ma anche geologi, ingegneri, e anche informatici, esperti di computer graphics e visualizzazione 3D, grafici, e poi esperti di marketing ed eventi, nonché ovviamente interpreti, studiosi di lettere classiche, storia, e poi muratori, fabbri, e tanti altri ancora. Insomma, è qualcosa davvero di interdisciplinare che richiede l’interazione di competenze diversissime. Per non parlare di ciò che richiede l’integrazione di questo con il territorio, e quindi con i prodotti turistici, con i trasporti, con la vendita del prodotto sul web, ecc.
Detto questo ho pensato: perché allora non tornano i conti? Perché abbiamo cose molto più “ricche” e siamo molto più poveri?
Risposta ovvia: perché non le sappiamo valorizzare.
Non generalizzo perché non conosco l’Inghilterra, non so cos’hanno fatto del resto del loro patrimonio, però questi due casi sono due esempi molto riusciti. E parlando con mia mamma al telefono lei mi ha detto: “Pensa a cosa hanno fatto con Lockness!”.
Ovviamente non parlo di vendere fumo, anzi, ma qual’è la differenza tra casi come questi e opportunità perse da noi?
Risposta: la capacità imprenditoriale, organizzativa, economica, politica, innovativa, ecc.

Io non so come sia organizzato ora Barumini, sono circa 10 anni che non ci vado. A quell’epoca c’era solo una guida che parlava esclusivamente l’italiano, e la vicina “Sardegna in miniatura” era quanto di più triste ed assurdo avessi mai visitato in Sardegna. Penso che le cose un po’ siano cambiate…
Qualche mese fa ho visitato Oes ed era in completo stato di abbandono…spero che le cose anche lì nel frattempo siano cambiate…

Ho pensato a quanto sono stati bravi a costruire un bellissimo e coinvolgente museo attorno ai Bagni di Bath, a quanto potremmo fare anche noi, e mi sono chiesta: ma noi abbiamo queste capacità? Un ragazzo sardo dove può imparare in Sardegna le materie specifiche su come si “costruisce” un museo attorno ad un patrimonio come i tanti che abbiamo in Sardegna (e non parlo solo dei nuraghe)? Come si creano i contenuti testuali e multimediali? E l’allestimento? Dove può imparare cosa si può realizzare oggi con le tecnologie ICT al servizio della cultura? E poi parlo anche di lavori manuali, di falegnami in grado di realizzare pareti, ricostruzioni di parti oggi non presenti. Dovremmo essere super esperti in Sardegna, visto ciò che abbiamo fra le mani!

Subito dopo la vacanza mi è venuto in mente che proprio di lì a poco avrebbero aperto le iscrizioni ai corsi di Alta Formazione banditi dalla Regione Sardegna e, incuriosita, sono andata a vedere i corsi proposti nel Catalogo: nessuno era su queste materie. Giusto qualcuno era legato al turismo, sì, ma tra le materie non c’erano queste.

Insomma…le mie riflessioni e le mie osservazioni sono scontate, scontatissime. Non so niente di turismo e di beni culturali, sono una profana, una semplice cittadina. Da semplice cittadina ho pensato solo che c’è tanto da fare, che sono strasicura che in Sardegna ci sono tante persone che questo lavoro lo sanno fare ed esempi di ottima valorizzazione. Ho pensato che i diversi settori sono sempre più integrati ed interconnessi, il turismo con i trasporti, la formazione con la cultura, l’ambiente e tutti gli altri. Non sono dei silos ma sono trasversali. Ho pensato che la formazione dovrebbe essere attentissima a creare le competenze che ci servono sul territorio, che dovrebbe esserci l’opportunità di potersi formare innanzitutto su ciò che realmente serve, su ciò che è direttamente spendibile sul nostro territorio, che è ricchissimo e può dare tantissimo lavoro.
Dobbiamo pensare alla nostra terra e ai nostri concittadini come farebbe un buon padre di famiglia, gestendo in modo responsabile ciò che abbiamo, non sprecandolo e riconoscendone il valore.

Ho pensato che c’è ancora tanto da fare in Sardegna, e questa è la nostra sfida, la sfida di chi ha a cuore la Sardegna e i sardi.

Raffaella Sanna

 

Accoglienza turistica: talento e dono. Ma anche lavoro.

“Piccoli gesti, fatti di piccoli niente, perché la cosa principale che si dà in dono è una parte di noi. E’ questa l’ospitalità che si ricorda, che si desidera, e che può creare relazioni”. Fare accoglienza turistica parte dall’indole innata di un popolo, come può essere quello sardo, di far sentire a casa “s’istranzu”, offrire i frutti delle proprie fatiche lavorative per donare degna accoglienza nella casa di una più o meno breve vacanza. Ma diventa anche cibo, racconto del proprio vivere, condivisione di tutto quanto si possiede. Un semplice e formale “bene bènnios”, in Sardegna non e’ mai esistito, abbiamo sempre avuto la virtù di voler fare di più, di creare relazioni di amicizia fraterna, di rendere partecipi gli ospiti del nostro vivere. Con l’evoluzione del marketing turistico, anche l’accoglienza ha segnato il passo. Diventa inevitabile la necessità di essere bravi, competitivi, più che in passato. “Su bonu coro” va bene, ma diventa ancora più efficace e produttivo -ai fini di fare del turismo una vera attività – se possiamo competere con altre località, a suon di competenze (appunto): diventa necessario alzare il livello dei servizi offerti, conoscere il territorio per valorizzarne le potenzialità, e con queste intendo anche quelle umane.
Su questa base l’accoglienza può aiutare varie attività: hotel, camping, albergo diffuso, B&B, uffici informazione, agriturismo, musei, guide, accompagnatori, interpreti, agenti di viaggio, attività commerciali che propongano prodotti artigianali locali, ristoranti tipici. Su questa base il nostro Paese può recuperare la propria cultura dell’ospitalità e dell’incontro. Su questa base anche il web ed i Social Network possono essere alleati formidabili per lo sviluppo. E su questa base tante parti del nostro Paese possono fare del turismo un’industria che crea occupazione e reddito (senza ciminiere).

La Sardegna, a mio parere, per quanto abbia sempre dimostrato  (anche recentemente, in occasione degli eventi terribili seguiti all’alluvione) un cuore grande, tende a rallentare quando si tratta di dover imparare da quelli più bravi (perché più esperti, in quanto hanno avuto la lungimiranza di migliorarsi e rendersi protagonisti del mercato turistico). Se si dovesse fare una sorta di censimento delle strutture esistenti, di quelle che potrebbero essere migliorate per renderle più utili ai fini turistici, aggiungiamo anche la volontà di tante professionalità che sono -dolente nota- dovute emigrare, possiamo rappresentare un quadro che nel momento in cui ci fa riflettere, dovrebbe anche portare a farlo a tutti coloro chi si riempiono la bocca di programmazione turistica. Come dice – a ragione – Lucio Murru: “Inutile appellarsi alla parola magica “sistema” turistico. Essa appare solo e soltanto nei manuali e nei convegni. Ecco perché nel documento prodotto dal Laboratorio 1 di Sardegna2050, accanto alla parola “Piano Straordinario per il Turismo” abbiamo voluto aggiungere Tourism Re-engineering, ad evidenziare con forza la necessità di mettere il comparto turistico al centro di un radicale ripensamento dei meccanismi di funzionamento, gestione e interfaccia che devono necessariamente passare all’interno di un Piano urgente e quindi straordinario”. Diventa determinante, urgente, stabilire una stretta interconnessione tra il Piano Straordinario per il Turismo e il dovere di imparare l’accoglienza. Ci si deve aggiornare, i servizi devono diventare all’altezza di una potenzialità che lasci realmente il segno in un tessuto economico che vanta delle potenzialità inespresse ma continua a voler coltivare la piccola ospitalità di paese e magari pretendere di lavorare più dei due mesi estivi. L’ospitalità e’ sempre stata molto viva in Sardegna, ha sempre costituito motivo di orgoglio avere a casa molti ospiti di vari paesi, ai quali, oltre al vitto e alloggio per due o tre giorni, alla partenza dell’ospite si usava offrire “su corriolu”, un pane di pasta dura di semola, finemente lavorata e qualche altra cosa particolare, a seconda delle disponibilità. Ancora oggi chi viene in visita a parenti ed amici, riparte con un piccolo dono: il formaggio, il vino, l’olio.

Il tema dell’accoglienza è centrale per chi si occupa di turismo, ma richiede una continua riflessione, immediatamente accompagnata da azioni concrete a sostegno. A questo tema anche in Sardegna si dedicano poca attenzione, poca progettualità e poche risorse.
Molti operatori turistici, molti politici, sono portati a pensare che fare della buona promozione sia sufficiente. Poi, se l’ospite lo accogli ma gli offri servizi che alla prossima vacanza andrà a cercare in altre località, pensiamoci prima. Eppure vi sono destinazioni che hanno turismo anche senza fare promozione, destinazioni che sono state scoperte dai turisti, e che possono contare su flussi turistici senza averli promossi. La buona accoglienza diventa determinante. Non si può fare turismo perché viviamo su un territorio meraviglioso, dobbiamo saperlo e poterlo sfruttare nel modo più eco-sostenibile possibile. Non solo per un mero tornaconto economico, ma ci dobbiamo mettere passione. Senza passione non si può accogliere, al limite ospitare, ben diverso da “accogliere” e creare un’atmosfera accogliente e che faccia scattare il passaparola e far tornare le persone portandone delle altre.
Senza passione non si può creare una rete tra gli operatori, perché non si riesce a contagiare gli altri, a dare agli altri l’entusiasmo che tutti devono avere per capire che possono cominciare a collaborare, anche se sono concorrenti.
Senza passione nessuno può “vendere” il territorio. Se la crisi ci attanaglia e ci blocca, frena quella che vorrebbe essere la corsa del turismo sardo, la passione deve sostenere un’idea di fondo e fare buon uso del territorio. La politica e’ chiamata in Sardegna ad adottare “le politiche” necessarie e valorizzare i progetti finalizzati ad incidere davvero nell’economia turistica: ma l’accoglienza deve seguire la passione, si deve qualificare, deve essere il motore che spinge le iniziative. E’ “mala trassa” (cattiva abitudine) da parte di molti politici, pensare che un sito archeologico o un monumento ancora da restaurare, un palazzo nobiliare disabitato, un  monastero antico, una chiesa campestre, una torre, siano dei semplici ruderi, un peso economico.

Per valorizzare un bene culturale non e’ sempre necessario avere risorse economiche enormi.

Talvolta bisogna osare di più.

Credere nel volontariato, stimolare progettualità, puntare di più sul web, investire sulla formazione e nel marketing dell’accoglienza.

Anche questa può essere la nostra vera forza.

 

Serenella Mele

Lab 1 Turismo – un anno di attività e un accorato appello.

“Tre sono le cose da attivare con immediatezza all’interno di un Piano Straordinario per il Turismo della Sardegna:
1. fare le azioni concrete per prioritizzare il comparto, rendendolo nella sostanza e nella dotazione di risorse, davvero strategico;
2. supportare e sviluppare linee di prodotti turistici numericamente rilevanti, coerenti con il modello di sviluppo prescelto e sostenibili dal punto di vista del consumo delle risorse;
3. promuovere e comunicare sui mercati-chiave le combinazioni prodotto/mercato ritenute obiettivi strategici.”
Estratto dei contributi di sintesi pervenuti al LAB 01.

L’incipit del documento di sintesi elaborato dal gruppo che ha lavorato sul laboratorio Turismo è – nella sua chiarezza – di una semplicità disarmante.
All’approssimarsi del primo compleanno di Sardegna 2050, è utile citare queste brevi note per introdurre un primo bilancio di attività del Lab 1, il quale per esigenze di tempo e per valutazioni interne al gruppo, ha concentrato la maggior parte degli sforzi sul tema Turistico, rimandando a trattazione successiva i collegati temi Agricoltura, Artigianato e attrattori culturali.
Evocare il bisogno di un “Piano Straordinario”, per quanto rappresenti un cliché forse troppo abusato, vuole evidenziare come siano necessarie attenzioni e risorse non-ordinarie per mettere finalmente mano ad un comparto in eterna emergenza e sul quale si spendono molte parole, ma non vengono impiegate risorse in egual misura.

Tuttavia, di fronte ad un traffico marittimo che dal 2009 a oggi perde quasi il 50% (da 6,8 milioni di passeggeri a circa 3,5 milioni), la necessità di evidenziare e decretare apertamente un senso di urgenza, è un atto dovuto, sebbene non trovi sufficiente sponda sul versante delle azioni concrete della politica regionale.
La mancanza di un piano strategico per lo sviluppo turistico, unito ad una assenza totale di sinergie in processi che potrebbero rinforzarsi, autoalimentarsi e trovare reciproco giovamento, come per esempio quelli appartenenti alla sfera di azione dell’Assessorato all’Agricoltura o alle tematiche culturali, impone approcci innovativi e radicalmente differenti.

Il Lab 1 nel documento di sintesi suggerisce come la programmazione del Turismo debba tener conto, in particolare, di almeno tre finalità specifiche:
– ragionare su obiettivi di medio-lungo periodo che contengano al proprio interno i valori della salvaguardia e valorizzazione delle risorse ambientali e culturali della nostra isola;
– supportare dal punto di vista formativo, gestionale e comunicativo le imprese turistiche esistenti;
– incentivare la creazione di nuove imprese turistiche, trovando tempi e modi per affiancarle nello start-up;

I valori chiave del Piano Straordinario saranno sviluppati su 3 livelli concettuali:
1. promozione di una crescita turistica moderna, intelligente e responsabile.
Parole d’ordine:
 Riorganizzare la Governance del processo allargato,
 Investire in conoscenza e alta formazione,
 Promuovere e incentivare l’innovazione,
 Misurare i fenomeni e fare continuo benchmarking,
 Dare priorità all’integrazione dei processi digitali.
2. sostenibilità dei progetti e valorizzazione innovativa e brillante delle risorse esistenti
Parole d’ordine:
 rappresentare e applicare modelli turistici in cornici “green”,
 riprogettare, valorizzare e recuperare ove possibile strutture esistenti,
 efficientare, professionalizzare e rendere competitive le risorse;
 riequilibrare le dotazioni ricettive ed infrastrutturali nei territori che manifestano evidenti carenze.
3. integrazione orizzontale e verticale delle filiere interconnesse
Parole d’ordine:
 fare dialogare il turismo con le filiere complementari,
 aggregare esperienze, condividere best practices,
 fare progetti pilota, supportare le start-up,
 identificare e promuovere trend e vocazioni locali,
 porre i centri di ricerca al servizio del Piano Straordinario,
 attivare Campagne di comunicazione intersettoriali (turismo + agroindustria),
 riposizionare gli Enti di gestione e tutela Ambientale all’interno del Piano Straordinario

L’analisi che abbiamo effettuato non poteva inoltre non tenere conto della storia turistica recente: come dimenticare che il crollo del PIL turistico valutato dalle nostre analisi, vale nel triennio ‘10-‘13, intorno al -3%, circa 1 miliardo di euro?

Siamo perciò di fronte ad uno scenario abbastanza schizofrenico:
– da un lato un sistema che, a detta di tutti, vive un fortissimo e drammatico stato di crisi,
– dall’altro tutti sono lì a rassicurarci del fatto che il settore possiede un forte potenziale ma poi, andando nel concreto, mancano risorse, programmi, progetti e investimenti che possano registrare cambi di rotta significativi.

Inutile, perciò, appellarsi alla parola magica “sistema” turistico. Essa appare solo e soltanto nei manuali e nei convegni, dove – peraltro – viene scritta sempre con inchiostro simpatico.
Ecco perché nel nostro documento accanto alla parola “Piano Straordinario per il Turismo” abbiamo voluto aggiungere Tourism Re-engineering. Con essa si voleva evidenziare con forza la necessità di “ri-ingegnerizzare” il comparto turistico, cioè metterlo al centro di un radicale ripensamento dei meccanismi di funzionamento, gestione e interfaccia che devono necessariamente passare all’interno di un Piano urgente e quindi straordinario.
Un Piano che ha bisogno di gambe, cioè di risorse che non possono essere inferiori ad almeno 500 milioni di euro nel prossimo quinquennio.
Nessun governo Regionale lo ha fatto in passato.
Le idee, le proposte, le analisi, le azioni concrete e soprattutto i solidi numeri di riferimento di Sardegna 2050 sono a disposizione di chi vorrà parlare seriamente di sviluppo turistico.
Attendiamo di vedere i programmi degli schieramenti, ma non basteranno le grandi e roboanti dichiarazioni di intenti, questa volta vogliamo sapere non solo il “cosa” ma anche il “come”.

I soci del Laboratorio 1
lab1

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