Turismi da Incubo #28

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Benchmarking: un entità aliena nel mondo turistico.

“PRIMO A TIRARE I RIGORI E PRIMO PUNIZIONI”! …  Cortili polverosi, spiazzi in erba irregolari e pieni di buche, porzioni d’asfalto fra due sensi unici. Come dimenticare quei lontani pomeriggi assolati, quelle interminabili partite di pallone al 50, interrotte solo dalle urla delle mamme che richiamavano i figli allo studio.

Era il tempo delle bevute a fontanella dal tubo, delle ginocchia sbucciate, del dilemma irrisolto “è il portiere troppo basso o il tiro troppo alto?”. Le partite di calcio nascevano dove capitava, senza programmazione, senza bisogno di cronometro o di un arbitro: per le porte bastavano due pietre, due libri o due borse da ginnastica. A seconda del tiro, in molti casi era impossibile accertare i gol: il pallone attraversava uno spazio immaginario, un rettangolo ideale disegnato nell’aria, che si allargava e restringeva a seconda dell’importanza della sfida e dell’onestà dei giocatori.

Il passaggio alle sfide su campi regolari, l’appartenenza a team organizzati e con regole univoche, abbandono del mocassino a favore della scarpa con i tacchetti e l’apparizione di una giacchetta nera che aveva il potere di determinare successi e fallimenti, rappresentava la fine del calcio idealizzato e l’ingresso nel mondo dei “grandi”.

Era il primo momento nel quale si apprezzava  la necessità di misurare i risultati con criteri oggettivi,  validi a prescindere dal campo di gioco e dai giocatori. Era (ed è) l’unico modo possibile per partecipare a campionati, confrontarsi con squadre avversarie, comparare le prestazioni e determinare classifiche.

Ahinoi in molti casi, molte delle nostre partite turistiche si svolgono ancora oggi senza le porte, con un senso di improvvisazione, pressappochismo e dilettantismo che molti di noi pensavano ormai relegati ai ricordi giovanili.

La frammentazione del comparto turistico, associata ad una dimensione aziendale media ridottissima, evidenzia un evidente ritardo nell’applicazione di tecniche manageriali: basti pensare che in Sardegna la dimensione media di un’azienda turistica è di circa 2,9 addetti, mentre la media nazionale è di 4,3 (Censimento ISTAT 2011).

Insomma, micro aziende e piccole aziende che non possono (a volte non vogliono) crescere. Giocano partite con strumenti inadatti, restando indecise e immobili tra l’adolescenza e la pubertà,  in un mondo turistico che evolve più velocemente di loro.
Risultato?
Progressiva perdita di competitività nell’ultimo decennio, con un -2% di PIL ed un -3% di occupati rispetto ai nostri concorrenti (C.D.P. la Cassa Depositi e Prestiti, febbraio 2016); c’è poco da aspettarsi da un comparto dove sono ancora diffuse le organizzazioni provvisorie, quasi estemporanee, modellate per turismi che si  accontentano del poco che trovano, della rudezza degli indigeni, della magia del selvaggio west dietro il giardino di casa.
In realtà la piccola dimensione aziendale riflette la ridotta dimensione del business.

Nonostante persistano (sempre meno, in verità ) segmenti turistici che accettano servizi al limite della sufficienza, abbassare le proprie aspettative ed il proprio livello di sopportazione e persistere in tale direzione non può che condurre verso un impoverimento progressivo del settore trasformando un comparto dalle prospettive floride ed incoraggianti nel regno dell’improvvisazione e della sciatteria.

Sempre  C.D.P. conferma che “il sistema ricettivo italiano appare tuttavia mediamente inadeguato agli standard richiesti dai nuovi flussi turistici”.

Il turista moderno esige attenzione, qualità e professionalità.
Valuta.
Giudica.
Misura e fa benchmarking.
Scrive recensioni.
Promuove o boccia.
Ogni mese Tripadvisor (nata nel 2000) ha 315 milioni di visitatori unici e ben 190 milioni di recensioni e opinioni su hotel, ristoranti, locali e luoghi d’interesse in tutto il mondo.

Non sempre le piccole strutture aziendali nate dallo spontaneismo, spesso da intuizioni di imprenditori intelligenti con tanta buona volontà e smisurata lena, ma digiuni di studi manageriali, sembrano accorgersi di questa rivoluzione.

Ancor più cieche risultano essere quelle imprese turistiche che hanno proliferato nel mercato turistico delle vacche grasse, quello che cresceva spesso in doppia cifra, figlio di padre Ryanair e madre Air B’& B, nate dalla sera alla mattina per rispondere alle forti esigenze di una domanda stagionale, disposta a spendere comunque ed a prescindere, ma sostanzialmente vuote di struttura manageriale, di capacità organizzativa, di strategia imprenditoriale: e quindi incapaci di crescere ma soprattutto di far crescere il comparto, l’indotto, ciò che sta intorno. Insomma fare filiera e diventare forti.

Dai dati dello studio del Gruppo Intesa San Paolo del 2011, emerge come solo il 9,6% degli addetti sia laureato, contro il 27,1 della Francia ed il 25,2 della Spagna; per contro, la presenza di personale con bassa scolarizzazione in Italia é pari a 37,6%, inferiore solo a Grecia e Spagna. Dati che in Sardegna trovano ahimè conferme.

Come fare per invertire la tendenza e crescere?
Il passaggio dall’estemporaneitá organizzativa a forme più evolute, efficienti e competitive non è argomento di facile trattazione: non si tratta solo di modelli organizzativi differenti, ma di un vero e proprio cambiamento di rotta nei processi di sviluppo del territorio, che coinvolge numerose altre dimensioni, quali, ad esempio, il sommerso e l’evasione fiscale, ma anche la formazione e la scolarizzazione.

Se misurassimo l’efficienza di queste piccole unità organizzative facendo un benchmarking su parametri internazionali emergerebbero carenze note e meno note. Quanto infatti della crescita di questi anni è davvero merito nostro e quanto invece lo dobbiamo all’instabilità socio-politica di alcuni temibili competitors del Mediterraneo?

Spesso si crea un piccolo monopolio/oligopolio locale a presidio di un territorio a domanda crescente che non stimola l’innovazione, ma che, viceversa, tende a conservare rendite di posizione che guardano solo se stessi ed il proprio orticello.

Benchmarking a favore dell’innovazione, quindi, sono le parole chiave.
Per formare giovani (e meno giovani) alla volta del cambiamento, in direzione della scoperta, verso una più rilevante ingegnosità. Per acquisire una robusta propensione ad immaginare prodotti e servizi sempre nuovi.
Per interrompere circoli viziosi, confrontarci a mente aperta con il mercato  e provare ad essere attori protagonisti, prima che Grecia, Turchia e tutto il nord-Africa superino le gravi crisi politiche e si rimettano davvero in corsa sui mercati turistici, riprendendosi le quote di mercato che hanno scioccamente perso.
Prima di subito.

Gianfranco Fancello & Lucio Moore

#SmileSchool – E come Empatia

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Nuovo appuntamento con la rubrica di pensieri e riflessioni sul mondo della scuola. Oggi entriamo nel mondo delle emozioni. 

Pathos.

La capacità di suscitare emozione, densa, intensa.

Calore, vicinanza, immediatezza.

Empatia.

Nella relazione interpersonale è la capacità di mettersi nei panni dell’altro, com-prenderne lo stato d’animo, leggerlo e abbracciarlo, inglobandolo nel se.

Com-partecipare all’altro da sé.

La relazione educativa è un caso particolare di intersoggettività, che si realizza in maniera intenzionale e consapevole all’interno della scuola.

L’adulto scientemente si pone come guida esperta di un individuo in crescita.

Deliberatamente.

Per scelta professionale.

Egli è dotato degli strumenti che gli consentono di agire in modo responsabile per guidare il discente nel passaggio dall’età dello sviluppo alla maturità.

Discente.

Esiste il prototipo del discente?

Il modello emblematico al quale riferirsi quando ci si trova in una relazione educativa?

Discente è persona.

Persona è diversità.

Diversità è alterità.

Per ri-conoscere l’altro-da-me come parte-di-me, della comunità che con-dividiamo, il rapporto empatico è la chiave.

Partendo da questo presupposto, è dunque possibile adottare un paradigma educativo che ricomprenda tutte le divergenze di tutti gli altri-da-sè?

Se questo paradigma ha carattere di plasticità, è sufficientemente morbido da accogliere tutto il polimorfismo umano, è predisposto alla mutevolezza, si adatta al cambiamento, allora forse si può.

Se questo paradigma include in primis il sentire, oltre alle conoscenze (sui processi di apprendimento, lo sviluppo cognitivo etc…), la relazione educativa che si sviluppa al suo interno potrebbe essere di successo.

Il successo formativo, quello al quale sono indirizzate le azioni del sistema di istruzione.

Il successo formativo, quello diretto alla crescita della persona, dell’uomo e del cittadino.

Il successo formativo, quello orientato ad offrire pari opportunità di apprendimento agli studenti e alle studentesse.

Pari dignità alla loro origine sociale, religiosa, sessuale, culturale.

Pari occasioni di crescita personale.

Crescita.

Si cresce se si cammina insieme.

Si cresce insieme se il modello di riferimento è: io vinco-/ tu vinci.

Perchè il risultato dell’equazione è: noi vinciamo.

Il gioco di squadra è funzionale al ben-essere di tutti.

Il gioco di squadra è funzionale se agiamo in sinergia.

Sinergia significa cooperare, collaborare.

Sinergia produce potenziamento dell’azione individuale.

Moltiplica gli effetti positivi.

Mette in reciprocità.

Crea armonia e vicendevolezza.

Riduce la dissonanza.

Accorda le vibrazioni.

Rende partecipi.

Tutti.

#nonunodimeno

 

Alessandra Patti

Turismi da Incubo #27

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Germania Anno Zero.

Ci sono 4 continentali, due sardi, un tedesco abbondante, quasi un francese, mezzo svizzero, un terzo di inglese… potrebbe benissimo essere l’incipit di una barzelletta turistica. E invece no, fatto 10 il numero degli arrivi dei turisti in Sardegna nel 2015, questa è la composizione – per provenienza – di chi soggiorna nell’isola per turismo (ultimo aggiornamento disponibile da database Sired – RAS).

Colpisce immediatamente il basso numero di stranieri presenti, ancora troppo pochi, inferiori al 50%. Al contrario, in virtù della loro elevata propensione alla destagionalizzazione ed alla loro maggiore disponibilità di spesa, questo dovrebbe essere il target a cui la Sardegna dovrebbe guardare con maggiore attenzione, anche perché i segnali per un loro incremento ci sono tutti. Se infatti essi rappresentano, rispetto all’intero anno solare, il 46% del traffico totale degli arrivi in Sardegna (pari a 1,2 milioni), considerando solo i cosiddetti periodi “spalla”, quelli di maggio, settembre e ottobre, il loro valore aumenta fino al 60%, ovvero quasi 2 su 3 dei turisti che in quel periodo arrivano da noi sono stranieri.

 

Sulla questione dei dati bisognerebbe aprire una parentesi che spiega alcune cose del ritardo competitivo che la Sardegna ha rispetto alle regioni concorrenti:  il dato totale Sired degli italiani + stranieri è pari a 2,6 milioni di arrivi, valore significativamente più basso rispetto ai 12 milioni di transiti annui (circa 6 milioni di arrivi) conteggiati tra porti e aeroporti: poichè il Sired censisce le provenienze dai luoghi di soggiorno (hotel, residence, camping, case vacanze) è naturale ipotizzare un valore di “nero” non dichiarato abbastanza rilevante (ma, citando Carlo Lucarelli, “… di questo ne parleremo un’altra volta…”).

 

Se quindi la parola d’ordine dei prossimi anni è “più stranieri“, la domanda è “quali?”, ma soprattutto “come?”.

Proviamo ad analizzare uno dei mercati storici per la Sardegna, quello tedesco.
Un mercato fra i più ricchi e con una elevata propensione al viaggio, dall’analisi del quale si deduce immediatamente la misura del nostro ritardo.

 

Sono 55 milioni (fonte RA ReiseAnalyse 2015) i tedeschi che annualmente fanno un viaggio non inferiore a 5 giorni di permanenza, generando una spesa complessiva di circa 65,9 miliardi di euro, ovvero circa 1.200 euro a testa (giusto come paragone, una manovra finanziaria italiana è pari a circa 27 miliardi di euro).

La meta privilegiata dei tedeschi rimane casa loro, con circa il 30% delle preferenze, mentre al secondo posto si collocano i paesi del Mediterraneo, con una maggior tendenza verso la Spagna (13,1%) rispetto all’Italia (8,4%).

Indagando poi sulle preferenze e gli aspetti motivazionali nella scelta delle destinazioni, emerge come il binomio “spiaggia-mare” sia il più ricercato, seguito da “relax-riposo” al secondo posto (con un trend in diminuzione) e da “natura incontaminata” al terzo (con un trend in forte ascesa).

Insomma, esattamente quello che da sempre offre la Sardegna, e che il mondo ci invidia. Invece ….

Invece la Sardegna intercetta appena 300.000 tedeschi, meno dell’1% (!!!)  del mercato viaggi della Germania.
Questo valore rappresenta circa il 25% del totale stranieri nell’isola, valore che nei mesi di spalla di marzo, aprile, settembre e ottobre sale al 30%, fino ad arrivare al 34% a maggio.

Insomma, la Sardegna piacerebbe ai tedeschi ma loro purtroppo non lo sanno.

Le analisi dicono che è un mercato che gradirebbe venire da noi anche (o soprattutto) in media stagione e quindi molto interessante, con un gran potenziale, ma che probabilmente non intercettiamo nei modi dovuti.

Un problema di attrattività? Comunicazione? Prodotto? Lingua? Trasporti?

Da uno studio nell’Enit del 2015, la Sardegna si colloca, fra le regioni italiane gradite dai tedeschi come meta delle proprie vacanza, fra l’ottavo ed il decimo posto: media classifica, senza infamia e senza lode, lontani dalla zona retrocessione, ma senza grandi ambizioni neanche di Europa League.

Quindi che fare?

Inutile tentare analisi semplicistiche e frettolose. L’elemento chiave é prendere coscienza che quello che rappresenta oggi il nostro primo mercato ha sostanziosi margini di miglioramento: ma per capire come muoverci dovremmo studiare di più e meglio il mercato tedesco.

Lo studio di ReiseAnalyse, citato sopra, ci fornisce informazioni preziose:

  • sono un target fortemente destagionalizzante perché si muovono da febbraio a novembre, quindi colmerebbero, almeno parzialmente, quel gap di stagionalità che molti operatori vivono come un castigo divino, pensando che nulla in tal senso si possa fare;
  • oltre il 50% di viaggiatori predilige i pacchetti completi e organizzati. Sempre dallo studio dell’ENIT emerge come ben l’85% del totale dei viaggi intrapresi dai tedeschi sia stato prenotato in agenzie di viaggio oppure sulle loro pagine online. Ciò significa ridotta presenza di “nero” o di strutture “fai da te”;
  • il 78% usa internet e il 58% lo usa anche su dispositivi mobile: quindi necessità di disporre di servizi on-line anche a destinazione, con connessioni web veloci, sicure, efficienti.

Mentre noi dobbiamo ancora chiarirci le idee, i nostri competitors non stanno fermi: da una elaborazione di Sardegna2050 su dati Expedia 2016, si evidenzia come l’area del nord-est della Sardegna, quella che nel 2016 (dati ancora non ufficiali) ha raccolto ottimi risultati, pur essendo cresciuta in doppia cifra, ha perso nettamente terreno rispetto a destinazioni concorrenti come Ibiza, Maiorca e la Croazia (non basta crescere del 11% se gli altri crescono ad un ritmo più veloce del tuo).

Il benchmarking comparato – fondamentale per comprendere appieno i fenomeni – evidenzia come pur avendo avuto incrementi in assoluto significativi, se cresci meno degli altri, alla resa dei conti hai perso terreno, perché la tua quota di mercato si è ridotta.

Nel solo aeroporto di Palma di Maiorca, alla nostra stessa latitudine e su un territorio molto più piccolo, transitano ogni anno oltre 8,5 milioni di tedeschi, pari a oltre 4 milioni di arrivi dalla Germania: circa la metà arrivano da 4 aeroporti che sono, in ordine di importanza: Dusseldorf, Colonia/Bonn, Amburgo, Francoforte.

Sarebbe un buon inizio lanciare campagne promo-pubblicitarie sul cliente tedesco partendo da questi territori che hanno scelto massicciamente un nostro concorrente: campagne che evidenziano con strategie mirate e puntuali, la vocazione balneare e la natura incontaminata dell’isola, evidenziando subito le possibili alternative di viaggio disponibili.

Se poi, come risulta dagli studi ReiseAnalyse, il traffico cosiddetto “pilotato” rappresenta oltre il 50% del mercato, un rapporto stretto e collaborativo con gli operatori della intermediazione tedesca (TUI, Thomas Cook, DER Touristik, solo per citare i primi tre) è fortemente consigliato.

Dobbiamo perciò provare ad affrontare più seriamente il tema dello sviluppo del mercato tedesco, senza improvvisazione, senza pressapochismo, senza azioni slegate, senza “nero”, dall’ABC del buon operatore turistico.

Potremmo addirittura scomodare Roberto Rossellini, per dire che “Germania Anno Zero” dovrebbe essere il manifesto di un nuovo neorealismo turistico, ma forse basta iniziare dalle cose più semplici e banali.

Più menù in tedesco, più tedesco nelle scuole, più siti turistici in tedesco, più App in tedesco, più corsi di tedesco al personale della front line, più cultura tedesca diffusa, più scambi culturali, più relazioni con i circoli dei sardi, più comunicazione sui mercati tedeschi, più Sardegna in Renania ed in Baviera e più Germania in Ogliastra ed in Gallura.

Parlare tedesco non sarà una barzelletta, ma dovremmo pur cominciare.

Sprechen Sie Deutsch?

Gianfranco Fancello e Lucio Moore

International Open Data Day

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International Open Data Day  – Olbia,  Expò – 4 marzo 2017

Per il secondo anno consecutivo il Liceo A. Gramsci di Olbia richiama l’attenzione sugli Open Data, celebrando in concomitanza con centinaia di eventi internazionali, oltre 80 in Italia, l’International Open Data Day 2017. Lo fa all’interno del progetto “A Scuola di Open Coesione ASOC”, un programma di monitoraggio civico dedicato alle scuole superiori e promosso dal Ministero dell’Istruzione (MIUR).

Alla presenza del sindaco di Olbia Settimo Nizzi, i ragazzi del Liceo hanno raccontato egregiamente e con grande coinvolgimento in che modo stiano scoprendo nuove modalità di apprendimento, in un programma di data Journalism e Open Government che li guida verso processi di analisi e scoperta, indirizzati verso un utilizzo consapevole dei dati messi a disposizione dalla pubblica amministrazione.

Quando nel lontano 2009 Barack Obama, con il famoso discorso “Transparency and Open Government Memorandum”, annunciò la rivoluzione della trasparenza e degli open data,   il mondo cominciò a guardare con maggiore attenzione a come comunicare ai cittadini le modalità di spesa dei fondi pubblici. Nell’evento di oggi all’Expo, ragazzi di 16 anni, si sono cimentati in una nuova sfida: comprendere le politiche di coesione dell’Unione Europea e scoprire un percorso didattico che, inserito da quest’anno nei programmi di alternanza scuola-lavoro, gli offre l’opportunità di acquisire competenze innovative e più vicine al mondo del lavoro.

Sperimentare tematiche di cittadinanza attiva, migliorare le competenze digitali e imparare ad usare gli open data in modo consapevole li porterà il 9 maggio, insieme ad altre 200 scuole Italiane a confrontarsi su un progetto scelto, analizzato, monitorato e descritto interamente da loro.
Da questo confronto emergerà una scuola vincitrice della competizione che potrà volare a Bruxelles per toccare con mano e vivere per un giorno il Parlamento Europeo.

La classi del Liceo Gramsci per questa edizione di ASOC hanno scelto un progetto particolarmente attinente alla rivoluzione digitale in atto: la realizzazione della rete di fibra ottica nel centro abitato di Olbia, al servizio delle pubbliche amministrazioni, scuole incluse.

Affiancati dai docenti, dall’associazione Sardegna2050 e da Europe Direct, ente operativo della R.A.S.,  gli alunni stanno affrontando un percorso di alternanza scuola-lavoro in attività di ricerca dati sul web, creazione di infografiche rappresentative, comunicazione sui social network, visite didattiche inerenti l’oggetto della ricerca, realizzazione di reports strutturati e completi.
Tutte azioni pratiche che consentiranno loro di arricchire il proprio bagaglio culturale e digitale, conoscendo nuove figure professionali, molto importanti per il proprio futuro.
Infatti, data analyst, data journalism, blogger, project manager, coder sono alcuni dei ruoli ricoperti dagli alunni che potrebbero ispirare l’orientamento del loro futuro.

Il progetto “A scuola di Open coesione” ha avuto un posto d’onore all’interno dell’Open Data Day, che ha ospitato anche gli interventi della professoressa Antonella Bestazzoni coordinatrice con il prof. Alfonso Lendini del progetto ASOC, dell’Ing. Usai ( responsabile del procedimento del progetto “Rete metropolitana MAN” del Comune di Olbia) che ha illustrato l’iter procedurale del progetto della rete di fibra ottica, del dr. Claudio Chisu, giornalista, che ha raccontato come sia difficile reperire open data per il suo lavoro, del presidente di Sardegna2050, Lucio Murru che ha illustrato l’evoluzione normativa e lo stato delle politiche di e-government ed infine del prof. Carlo Marcetti che ha confermato come le imprese potrebbero trarre grande giovamento dall’avere open data aggiornati e tempestivi.

Un grande in bocca al lupo al Liceo A. Gramsci per il prosieguo della manifestazione

 

Facebook: https://www.facebook.com/teamgramsci/

Twitter: https://twitter.com/FibraMe

Instagram:  https://www.instagram.com/givemefibraolbia/

Il blog di GiveMeFibra su ASOC: http://www.ascuoladiopencoesione.it/blogs/1/770

 

Venerdì 24 febbraio la finale del Contamination Lab

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Venerdì 24 febbraio 2017 a partire dalle ore 15 presso la sala M1 del Teatro Massimo di Cagliari, grazie alla collaborazione con Sardegna Teatro, si terrà la finale del Contamination Lab Unica, oramai un appuntamento importante per confrontare idee imprenditoriali innovative di studenti e neolaureati e le fa incontrare con investitori, imprenditori, esperti, ed operatori finanziari.

C’è anche Sardegna 2050 tra le collaborazioni del CLabUniCa, percorso di eccellenza dell’Università degli Studi di Cagliari, una delle tante recenti novità del percorso associativo.


Programma della serata:
15.00 – Registrazione partecipanti

15.30 – Saluti Istituzionali
Maria Del Zompo – Magnifico Rettore Università di Cagliari
Raffaele Paci – Assessore della Programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio
Massimo Zedda – Sindaco Città di Cagliari

16.00 Maria Chiara Di Guardo – Direttore Centro Ateneo per l’innovazione e l’imprenditorialità & Responsabile Scientifico del Contamination Lab UniCa

16.15 Sardegna Teatro: Esibizione artistica

16.30 Menny Barzilay – Cybersecurity strategist & avangelist of innovation

16.45 Moses Concas: Esibizione artistica

17.00 Mario Mariani (The Net Value) & Augusto Coppola (LVenture) – Coach CLab UniCa

17.15 Presentazione dei Pitch #04Edizione

18.15 Moses Concas: Esibizione artistica

18.30 I nuovi confini della contaminazione: dalla Sardegna all’Europa tra arte e imprese
Paolo Petrocelli – Co-fondatore & Presidente Comitato Giovani UNESCO
Linda Di Pietro – Presidente RENA

19.00 Premiazione

19.30 Conclusione

Moderatore della serata: Alessandro Fusacchia

Evento e altre informazioni su fb

https://www.facebook.com/events/126641597851951/

Turismi da Incubo #26

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Non solo incubi…. Tdi#26 –  Il turismo delle piccole cose

 

Forse non tutto è perduto, o meglio, i buoni esempi sono anche nelle piccole cose.

Spesso, da queste colonne, siamo stati volutamente  critici con chi detiene le leve dei processi decisionali sul territorio e non le usa,  con chi guarda il proprio orticello dimenticandosi di ciò che sta intorno, con chi, ancora, quell’orticello invece di coltivarlo e farlo crescere per cederlo poi ai proprio figli, lo distrugge per insipienza ed ingordigia.

Stavolta, invece, vogliamo guardare il bicchiere mezzo pieno, evidenziando quelle iniziative positive, anche piccole o apparentemente poco significative, che però, se inserite in maniera adeguata dentro l’orticello di cui sopra , e ben curate ed innaffiate adeguatamente, possono generare, nel tempo frutti abbondanti e di gran qualità.

L’aspetto forse più interessante risiede proprio nel metodo dei piccoli passi e delle azioni “step-by-step”.

Molte amministrazioni locali trascurano questa  politica  low profile, rincorrendo ambiziosi  programmi a lungo termine, che necessitano di una intera legislatura per essere pianificati e  poi però difettano di attuazione perché costano troppo o perché l’opposizione vince le elezioni, sale al potere, cancella il programma della giunta precedente ed inizia a pianificarne uno proprio, ovviamente utilizzando la durata dell’intera legislatura; e poi si ricomincia.

In realtà si sta perdendo l’abitudine a considerare virtuose le piccole cose, quelle più semplici, quelle che incidono poi per davvero sulla vita dei cittadini e che rappresentano gli elementi sui quali disegnare davvero il futuro prossimo.

Si conferma a volte il detto “il meglio è nemico del bene” ovvero quella pericolosa tendenza che tende spesso a rovesciare su Enti di livello superiore (“la Regione!!!”) tutte le aspettative di sviluppo, di crescita, di miglioramento, quando invece sarebbe più sensato guardarsi attorno, più onesto guardarsi dentro, più efficace fare, poco, piuttosto che aspettare che altri facciano molto.

Spesso sono le azioni basiche, quelle più elementari a determinare e/o innescare cambiamenti culturali dirimenti, indispensabili per attivare processi virtuosi.

 

È notizia recentissima che il comune di Alghero ha lanciato – a gennaio e non a giugno come accade regolarmente in altre realtà – un piano di interventi di pulizia e salvaguardia delle spiagge, finalmente muovendosi con tempistiche adeguate, per la tutela di quella che è senza dubbio una risorsa primaria della città catalana.

Il Comune di Lanusei qualche mese fa ha trasformato un progetto artistico e culturale in un’occasione per ristrutturare le facciate delle case, così come Loceri, qualche mese or sono, ha lanciato il “Progetto Colore”, un intervento di abbellimento del paese finalizzato a risistemare, attraverso un co-finanziamento, le facciate delle abitazioni e deliberato, a corredo, un nuovo regolamento comunale sul decoro urbano che sensibilizzi verso una maggiore attenzione all’estetica.

Un’iniziativa simile era stata lanciata qualche anno fa a Meana Sardo con un bando di concorso per la concessione di contributi a fondo perduto, per interventi edilizi di recupero e riqualificazione urbana.

Discorso ripreso nel 2016 da Nughedu Santa Vittoria, per diffondere la cultura della difesa del decoro urbano con lo slogan  “E ora facciamo più bella Nughedu. Via il non finito sardo”. Il paese, 500 anime vicino all’Omodeo, ha fatto parlare di se anche per l’evento Nughedu – Social Eating, una serata nella quale il paese trasforma la sua piazza principale in un ristorante sotto le stelle, ricevendo grande risalto anche sulle cronache nazionali.

E come non parlare di Sorradile (comune sotto i 400 abitanti) sempre sul lago Omodeo, che, oltre ad avere un circolo nautico sul lago che organizza gare e manifestazioni, è da tempo promotore di iniziative promozionali volte a valorizzare le attività dei sardi nel mondo e finalizzate a mantenere vivo un paese da tempo dichiarata o a rischio spopolamento.

 

Piccoli o piccolissimi centri che sposano grandi visioni. Che valorizzano l’estetica anche con finalità turistiche, ma soprattutto per riappropriarsi della cultura del bello, per il piacere di vivere e abitare in luoghi curati, ordinati  e ben manutenuti.

Si tratta per ora casi ancora isolati, che però offrono spazio a riflessioni profonde. E possono aprire vere e proprie  autostrade culturali. Specie quest’anno che Enit ha incluso la riscoperta dei Borghi fra le priorità del Piano Strategico Triennale per la promozione e valorizzazione del nostro patrimonio storico ed artistico più antico per stimolare nuovi flussi turistici, possibilmente internazionali – per la maggiore propensione a viaggiare in media e bassa stagione – alla scoperta di esperienze di vita reale e di interazione diretta con i luoghi.

Insomma oggi più che mai, dedicarsi alla valorizzazione delle risorse che possediamo, rieducare e riorientare verso la cultura dell’ospitalità e del piacere di vivere in località belle da vedere e da visitare, significa immaginare politiche territoriali e turistiche che contengono elementi potenzialmente rivoluzionari

 

Gianfranco Fancello e Lucio Moore

#SmileSchool – D come Divergere

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Quinta puntata della nostra Alessandra Patti che oggi affronta il tema delle eterogeneità che può portare interessanti risvolti. 

#SmileSchool – D come Divergere

A ben riflettere il compito affidato al sistema scolastico è impraticabile.

Fornire a tutti livelli minimi di competenze di base partendo da situazioni personali variegate.

Garantire omogeneità partendo da eterogeneità.

Teoricamente offrendo l’opportunità a tutti – e a ciascuno – di sviluppare le proprie attitudini e potenziare i talenti.

Teoricamente.

Essendo un compito complesso, e faticoso, si fa prima a tener ferma solo la prima parte del progetto: omogeneizzare.

Che sarebbe pure non malaccio, se non fosse che dall’omogeneità all’omologazione il passo è breve…

E quindi?

Quindi spesso si finisce per adempiere amministrativamente a prassi non esperite nella realtà didattica; si chiamano “casi” gli alunni (i bambini, i ragazzi, le persone) che si discostano dalla normalità.

Normalità.

Altro non è che l’idea esemplare, il modello, quasi l’archetipo di studente che vorremmo.

In fin dei conti il normodotato non esiste.

Esiste Giovanni, che ha i genitori separati e di questo soffre. E quindi non “rende” quanto potrebbe.

Esiste Laura, che è figlia unica, i genitori lavorano entrambi e sta spesso con la nonna. E quindi non “rende” quanto potrebbe.

Esiste anche Giacomo, che il padre non lo ha, e ….

Poi esistono Rosa, Fiammetta e Fabio. Hanno situazioni socio-culturali di partenza svantaggiate. Vorremmo mica che siano nella media?

E non dimentichiamo Giorgio: famiglia ricostituita, padre risposato, madre single, affidamento condiviso ma conflittuale.

E Simone che è dislessico.

Invece Tiziana è disabile.

Quelli che potrebbero far bene son chiassosi, interrompono la lezione, non si concentrano quelle 4-5-ore-consecutive-senza-fiatare, ….insomma ha-le-capacità-ma-non-si-applica, è-intelligente-ma-non-studia, se-solo-si-impegnasse-di-più-avrebbe-risultati-migliori.

In totale 21 alunni.

Su 21 alunni circa 21 sono “casi”.

La classe-tipo.

E si che a fare i conti con i dati di realtà ci vorrebbe poco: com’è che l’alunno-tipo emerge solo in un’icona dell’immaginario collettivo della scuola? Com’è che in aula è merce rara?

E tutti addolorati ad autofustigarsi: non esistono più i bambini di un tempo, le famiglie non educano al rispetto, la società produce disvalori….

Un motivo per indossare il cappello di Calimero lo si trova senza neppure faticare.

Li vorremmo tutti uguali, questi esserini curiosi.

Li vorremmo non troppo curiosi, che poi si muovono.

E fanno disordine.

Vorremmo valorizzare il loro pensiero divergente, le capacità critiche, l’espressione di se, la motivazione ad apprendere, le intelligenze multiple, i talenti naturali.

In silenzio, però, che la confusione è fastidiosa.

E financo pericolosa, forse.

Come uscire da questo laccio che stringe la vita, al pari di una giacca stretta di spalle che rende goffi i movimenti?

Come far crescere la passione per la conoscenza?

Come spingere alla promozione di se l’audace e il riservato, l’arguto e il tedioso, l’informale e il raffinato, ciascuno secondo i propri tempi e modi?

Promuoviamo l’uguaglianza di opportunità o l’appiattimento verso un modello ideale?

Un caro amico istruttore di equitazione ha l’abitudine di rispondere agli aspiranti cavallerizzi che chiedono perchè l’equino sul quale montano muova le orecchie: “perchè è vivo! Se desideri un cavallo impalato te lo consiglio a dondolo …”

Non riesco a rinunciare al sogno di quegli sguardi che aspirano il mondo con voracità.

Non riesco a pensare al sogno come a una speranza.

Non posso.

Perchè il sogno induce al movimento, chiede di essere inseguito e realizzato.

La speranza è intrisa di fatalità, e invita all’attesa di una soluzione spontanea.

E i nostri ragazzi non sono spore fungine che attendono nel sottobosco la pioggia, e speriamo che arrivi.

I nostri ragazzi sono vivi, muovono le orecchie, agitano le mani, roteano le pupille e hanno in punta di lingua mille domande che aspettano l’occasione di essere poste.

Attendono che noi offriamo loro l’opportunità.

Noi che siamo professionisti dell’educare e del formare.

Che amiamo il nostro lavoro proprio perchè è sempre diverso.

Che lo abbiamo scelto perchè abbiamo consapevolezza del processo di crescita delle persone che ci sono affidate.

Che lo portiamo avanti con passione e non come missione.

Che amiamo Giacomo perchè somiglia a Fabio ma non è Fabio.

Che riconosciamo che Fabio è diverso dal prototipo di Fabio.

Che vogliamo che ciascuno di loro possa attuare il diritto di essere ciò che è.

Tutti.

#nonunodimeno

 

Alessandra Patti

 

 

Sardegna 2050 sigla l’intesa con il Contamination Lab di Cagliari

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Sardegna2050 sigla un’altra importante collaborazione con Contamination Lab Cagliari. Un’intesa già partita sul campo che potrà produrre interessanti risultati per il territorio, in particolare per le scuole superiori e l’università.
Già le due realtà erano entrate in contatto l’anno scorso, sia in occasione del lancio di RaIn 2016 presso Confindustria giovani che per la fiera finale di Impresa in azione 2016: “Per impegni vari non eravamo mai andati oltre l’intenzione di vederci – spiega il vicepresidente di S2050 Simone Ferrari – adesso stiamo formalizzando l’accordo e ci ha fatto piacere essere stati contattati. Il legame con la parte smart di UniCa è perfetto per gli scopi associativi di s2050″.
CLab aiuta Sardegna2050 con i dream coach per Impresa in Azione alle superiori, per dare ai ragazzi esempi di vita reale del territorio e aiutarli nelle scelte strategiche su prodotto/servizio e comunicazione. Questo può essere un modo per far conoscere ai ragazzi delle superiori un’Università cagliaritana più attraente e smart di quella che si immaginano.
S2050 illustrerà alle mini-imprese del cagliaritano le attività del Clab e di UniCa in generale, così come alle scuole della rete di progetti di S2050 per le superiori (ASOC – A Scuola di Open Coesione, educazione civica attiva, monitoraggio fondi pubblici e open data jounalism; RAIn – Raccontami l’Innovazione, videocontest sull’innovazione attraverso video di tre minuti).
C’è in programma di invitare le scuole agli eventi negli spazi del CLab, oltre che all’evento finale, e di mettere a disposizione da parte di S2050 la sua rete e la sua progettualità per Clab e da parte di Clab i suoi spazi per l’associazione.
“E’ un riconoscimento importante per S2050 – spiega il presidente Simone Ferrari – oltre ad aprire potenzialmente nuove progettualità che vogliamo percorrere insieme”.

#SmileSchool – C come Comunità

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Scuola.

Luogo di formazione del cittadino.

Luogo di maturazione dell’uomo e della donna.

Luogo di crescita della persona. Preferisco persona a individuo, evoca forse meno il solipsismo narcisistico che avvolge stretto il nostro vivere.

Alleviamo i nostri piccoli per la vita in società, la condivisione, il rispetto dell’altro, il dialogo,  il confronto; ciascuno dentro la sua bolla.

Un multiverso di bolle che si incrociano, si sfiorano, si scontrano e talvolta scoppiano.

La scuola sarebbe designata a dare un senso alla danza che ne deriva.

A trovare una coreografia che renda armonica l’andatura di ciascuno nel palcoscenico che raccoglie tutti.

E non sempre li accoglie.

Chi decide la pièce da mettere in scena?

Come avviene il processo di inclusione di chi danza fuori tempo, di chi non sa danzare, di chi non vuole danzare, di chi non apprezza quella danza?

Quanta consapevolezza è necessaria negli addetti ai lavori, gli esperti?

Quanta finezza per delineare la scenografia?

Quanta accuratezza per assegnare le parti in maniera equilibrata?

Quanta attenzione per coordinare i passi di tanti, diversi per stile, per impegno, per capacità, per attitudini?

Il lavoro della scuola sarebbe questo: assemblare una molteplicità di persone, che co-costruiscano un progetto dopo aver individuato le finalità; che scelgano gli step e li adattino agli studenti che hanno di fronte, seguendoli nel processo di crescita.

Comunità, dunque.

Dibattito sui valori di fondo;

Confronto con il territorio nel quale si opera e con gli attori interni;

Valutazione e condivisione delle intenzioni;

Canovaccio del processo per raggiungerle;

Decisione sulle modalità organizzative;

Comunità.

Implica la deliberata volontà di stare insieme; talvolta perchè ci si sceglie, talvolta perchè ci si trova;

Implica la volontà di costruire insieme;

Implica la consapevolezza del cammino selezionato fra le opzioni possibili;

Comunità è sentirsi parte;

Il piacere di sentirsi parte;

Il piacere di scegliere un cammino da percorrere in armonia, aiutandosi a vicenda nei momenti ombrosi, sostenendosi quando si è affaticati, gioendo insieme per le conquiste.

Perchè crescere non è solo arduo, laborioso e faticoso.

Maturare è soprattutto un’avventura piena di sorprese, un gioco caleidoscopico nel quale svelare immagini policrome, fantasticare alternative, provarle e sbagliarle, tornare indietro e ripartire.

E’ complesso ma non sempre complicato.

E’ multiforme ma non sempre inintellegibile.

E’ pieno di dilemmi ma non sempre insidioso.

Può essere persino divertente.

Costruire una comunità partendo da una scuola non è semplice, né veloce.

Una scuola è un mondo parallelo, esiste per norma  e non per elezione.

Chi ci lavora non si conosce, non ha vite simili, non ha esperienze comuni.

Chi la frequenta come studente si trova a dover coniugare intenti, comportamenti, regole non sempre esplicitate dai docenti e dal personale scolastico.

Ciò che è lecito per qualcuno è proibito per altri; ciò che è apprezzato in alcuni contesti è escluso in altri; ciò che è perseguito da alcuni è respinto da altri.

In linea di massima però, i divieti superano le licenze; il dovere domina sul piacere; il sacrificio è superiore al diletto.

Le passioni sono sgradite, malviste,  invise, al meglio scoraggiate.

L’ordine sottostà al controllo; il controllo alla ragione; la ragione alla regola; la regola alla punizione ; la punizione al silenzio; il silenzio alla stasi.

Non necessariamente in quest’ordine.

Quel che emerge con chiarezza è che divergenza, creatività, movimento, mescolanza vengono confinate al di là della cornice che delimita il campo dell’istruzione, e dell’educazione, e della formazione.

Ma come è possibile co-pro-gettare l’ esistere comune laddove le differenze personali non possono esprimersi? Laddove i talenti non sono conosciuti, riconosciuti, valorizzati? Laddove l’espressione del singolo non trova spazio?

Come attuare un confronto se non è possibile palesare il proprio essere esclusivo?

Come captare affinità se non partendo dal catalogo delle caratteristiche del singolo?

Costruire una comunità non è banale. Ma neppure impossibile.

Dopo anni di permanenza nello stesso ambiente ho visto spuntare i germogli della partecipazione.

All’inizio ho guardato di sottecchi queste gemme, con meraviglia, sorridendo con cautela, solo con gli occhi, per non rompere l’incanto;  ho avuto timore che si dissolvessero in uno sbuffo di sogno.

Ho osservato altri che timidamente gioivano.

Poi, più ho iniziato a goderne, a ridere forte e con tutti i denti visibili,

più abbiamo iniziato a riconoscerci, a volerci conoscere meglio, a essere noi.

E se è successo a noi, qui ed ora, può succedere a tutti, ovunque e sempre.

Può accadere di scegliere di star bene; e di coltivarlo, il benessere.

Può accadere di essere una comunità, di lavorare con la comunità, per la comunità, nella comunità.

E di esserne fieri..

Tutti.

#nonunodimeno

 

Alessandra Patti

“Amianto niente vanto”, a scuola di Opencoesione all’Artistico Brotzu

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Continua “A scuola di Open Coesione”, la sfida didattica e civica rivolta a studenti e docenti di istituti secondari di secondo grado. Partendo dall’analisi di informazioni e dati in formato aperto pubblicati sul portale OpenCoesione, abilita gli studenti a scoprire come i fondi pubblici vengono spesi sul proprio territorio e a coinvolgere la cittadinanza nella verifica e nella discussione della loro efficacia.
Sardegna2050 con i suoi volontari è impegnata in vari istituti tra cui il Liceo artistico G. Brotzu di Quartu con la classe quarta D.
Il progetto scelto riguarda i lavori di smaltimento dell’amianto presso le “ex-fornaci Picci”: documentare e riportare, ad Open Coesione, le condizioni dei lavori legati al progetto Compendio Fornaci Picci.
Si tratta dell’ex area industriale nel territorio di Quartu Sant’Elena, dalla via Don Giovanni Minzoni e dalla riva occidentale del rio Is Cungias, in territorio di Quartucciu dall’intersezione di Via Della Pace e Via Quarti.

“Contaminata da ben tremila metri cubi di amianto ed ormai in decadenza – scrivono i ragazzi – la zona è occasionalmente occupata da un gruppo di rom che hanno fatto dell’ostile ambiente la loro dimora. La situazione di degrado ha fatto sì che il problema venisse classificato di classe di priorità 1, sopratutto per l’enorme quantità di amianto che rischia di disperdersi nelle zone abitate vicine e ancor più per via aerea. I lavori di bonifica, a gran voce richiesti dai cittadini tramite proteste e appelli al Comune di Quartu e alla Regione Autonoma Sarda, sono iniziati il 24 agosto 2015 con prevista chiusura il primo settembre 2016. Questo in favore del nostro interesse naturalistico e di un obiettivo maggiore: la salvaguardia dell’ambiente”.

Tutte le informazioni sul progetto, denominato “Amianto niente vanto”, sono nel sito http://amiantonientevanto.wixsite.com/