#SmileSchool – B come educare al BELLO

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Insegnanti.

Lezioni.

Compiti.

Doveri.

Studio.

Istruzione.

Programmi.

Libri.

Alcuni tra i vocaboli rinvenuti in rete nelle nuvole di tag sulla scuola.

Declinazioni di scuola.

E quando il bello?

Da quanto tempo abbiamo deciso di escludere dall’educazione dei nostri ragazzi il fascino, l’incanto, il piacere di apprendere?

Ne abbiamo pigramente scordato l’esistenza, giorno dopo giorno, una campanella dietro l’altra, avvolti dalla certezza del sentiero battuto, della strada nota, dell’ordine rigoroso?

Ci siamo assuefatti dentro l’abitudine di un sistema che esiste ma non ricordiamo più il perché?

Siamo diventati insegnanti perché è un lavoro onesto, sicuro, riconosciuto?

Abbiamo iniziato a epurare la poesia dell’apprendimento, dell’imparare ad imparare, eliminando poco alla volta l’emozione, l’attrazione, la seduzione, l’ammirazione, l’ispirazione, l’intuizione, l’immaginazione?

Lasciando che facesse rima sempre più frequentemente con afflizione, coazione, competizione, imposizione, ripetizione, prestazione, valutazione, conformazione, abnegazione?

Sei Gennaio. Le vacanze natalizie volgono al termine.

Chiedete a uno studente se è felice di rientrare a scuola.

Chiedetelo a un docente.

Io l’ho fatto: escluso rarità, la risposta è inesorabilmente negativa.

Sconforto. Prima reazione.

Resa? Giammai!

Ricerca di soluzioni. Seconda reazione.

Non mi arrendo.

Troppo triste rinunciare agli occhi tondi-come-spirali dei bimbi che frugano dentro una nuova esperienza; che credono nella magia della scoperta; che si perdono in un labirinto di storie.

Troppo facile arrendersi alla comoda disfatta di una prassi autoreferenziale, autoreplicante, autocompiacente.

Troppo angosciante cedere alla consuetudine, all’abitudine, alla reiterazione di modelli familiari, vetusti, ammuffiti.

Voglio (si, ancora voglio; perchè vorrei è troppo gentile, lascia spazio ai si, ma …, ai purtroppo…), dunque voglio un luogo attraente, gradevole, armonico.

Un luogo piacevole, accattivante, eccitante.

Che desti piacere estetico, nella mente e nello spirito.

Bello e virtuoso nelle azioni.

Affascinante e avventuroso nel percorso.

Efficace e grande nei risultati.

Il più imponente dei quali è il sorriso.

Che vedo sul viso dei ragazzi.

Che sento nelle vibrazioni in pancia.

Che restituisce partecipazione, ricerca, passione.

Che genera disordine creativo, creattivo, proattivo.

Che accetta l’entropia, il suono, la casualità, il colore.

Che promuove la relazione e il relativo.

Che ricerca il bello nel sapere.

Che trova il bello nell’apprendere.

Che realizza il bello nel suo essere centro privilegiato per la formazione dell’uomo; e del cittadino.

Perché subìre il fascino del bello è un ossimoro felice, proietta in un mondo positivo e può essere una scelta, a dispetto del verbo.

Deve essere una scelta per la scuola, per l’insegnamento, per l’apprendimento, per i docenti e gli studenti.

Tutti.

#nonunodimeno

 

Alessandra Patti