Turismi da Incubo #5

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Triste, solitario y ..

turismi-da-inc_tristeScrivono La Nuova e Sardiniapost  “Non bastano la barca, le vele o il vento. Per girare il mondo tra le onde e far conoscere il nome della Sardegna in tutto il mondo ci vogliono anche i soldi”.
Bonjour monsieur La Palisse, direte voi. Voi che magari cosa sia la Vendée Globe, lo ignorate proprio.
Però se questo vi sta creando insonnia o crisi di identità, siete in ottima compagnia.  Il 99% del mondo conosciuto fatica a inquadrare la Vandea, barcolla sentendo Les Sables-d’Olonne, ridente paesotto francese di 14.918 anime, e ha evidenti mancamenti al solo sentire di una regata chiamata  Vendée Globe.

La storia è però interessante perché un nostro corregionale, famoso velista, vorrebbe cimentarsi in questa impegnativa competizione in solitario, (è proprio il caso di dirlo, perchè i partecipanti, di norma, stentano a superare la dozzina).

Per la cronaca, l’ultimo vincitore pare sia stato un tale François Gabart (se non conoscete neppure lui siete velisti da salotto come me, che stentano a distinguere tra Coppa America e Coppa del Nonno) il quale ha concluso il giro del mondo in 78 giorni, migliorando il famoso record di Phileas Fogg ed del suo cameriere Passepartout che completarono “Il giro del mondo in 80 giorni” per vincere una scommessa di 20.000 sterline.

Anche il pluridecorato lupo di mare sardo pare abbia fatto una scommessa, però a differenza di Fogg, i capitali purtroppo non ce li ha. Li ha chiesti agli sponsor e alla Regione Sardegna.

I primi hanno risposto all’appello, infatti, a quanto si legge, la nuova imbarcazione è già pronta. “Ci hanno pensato i privati”, conferma lo skipper. La Regione invece nicchia e ciurla nel manico, in modo vieppiù sospetto.
Il problema è che servono ancora 300.000 euro tondi tondi;  “fondi per la gestione del progetto” si sostiene. Denari che qualche politico pare avesse già garantito.

Direte voi, gente maledettamente sospettosa: ma benedetto ragazzo, se la barca già ce l’hai, che te ne fai di trecentomila euro?
E’ la stessa domanda che immagino si sia fatto il prof. Morandi. Mi piace immaginarlo nelle stanze dell’Assessorato, scuotere la testa, pulire con cura le lenti degli occhiali, prendere una calcolatrice e dividere i 300.000 euro per i giorni della regata, 78 appunto.

Trecentomiladivisosettantottougualetremilaottocentoquarantaseivirgolaquindicieuro.

Quasi 4.000 euro al giorno. Per finanziare un ex-giovanotto che tenterà un’impresa sportiva epica e ambiziosa ma maledettamente costosa e soprattutto oscura ai più. Denari che dovrebbero pagare i sardi. I quali cominciano a chiedersi – trattandosi di traversata in solitario – come e quando il novello Colombo avrà modo di spendere il cospicuo tesoretto, salvo che non riesca a stipare in cambusa qualche migliaia di ettolitri di vermentino e qualche tonnellata di bottarga e pane carasau per il lungo viaggio.

La contropartita per la RAS dovrebbe essere la visibilità che l’evento garantirebbe alla Sardegna. Infatti l’astuto skipper ha disegnato la bandiera dei 4 mori sullo scafo, con la speranza che qualcuno la inquadri e la riporti su giornali, riviste, web, ecc.,  cosa peraltro abbastanza verosimile.

E’ il passaggio successivo che diventa assai sdrucciolevole: quanti potranno capire che quella rappresentazione grafica che forse apparirà in un sedicesimo dell’inquadratura, appartiene ad una sperduta isoletta sedicente-terra-di-vacanze del mediterraneo? E se mai lo intuissero, quanti turisti aggiuntivi potranno decidere di prorammare le proprie vacanze su detta isola?

Insomma, la domanda è se, considerando il ristrettissimo budget a disposizione del turismo, abbia un senso questa forma di promozione non proprio economicissima? È un investimento che potrà avere ritorni certi e misurabili ?

Probabilmente, se l’Assessore ex windsurfista usasse il rigore del buon padre di famiglia augurerebbe buon vento al triste e solitario navigatore e lo saluterebbe agitando pollice e mignolo con uno shaka, ma la partita è  diventata tutta politica. Tanto che in viale Trento era tutto un surfare su Wikipedia per capire cosa diavolo fosse l’impronunciabile regata, ma ora sono già tutti più sereni perché gli è stato spiegato che cazzare la vela non è la grave offesa che si pensava in un primo tempo.

Frattanto  lo skipper, sempre più solitario rimugina sui dubbi espressi dalla Regione e si difende con cipiglio: “Il programma sportivo che abbiamo costruito – dice – toccherà picchi di audience paragonabili ai Mondiali di Calcio, un controvalore mediatico di oltre 200 milioni di euro”.  Wow! E’ presumibilmente il turbo-marketing di Kotler servito in salsa campidanese, il cui corollario prevede probabilmente questa estate – se la Vendée Globe è davvero paragonabile ai mondiali di calcio – di mostrarci frotte di ragazzotti girare con la maglia di François Gabart (lo sapevo, avete già dimenticato chi è: tornate all’inizio del pezzo).

Gabart e Kotler a parte, il match è solo all’inizio. I media come sempre passano solo veline che parlano di grida di dolore, di tradimento, di grande rischio per l’isola. Nessuna voce fuori dal coro: siamo tutti velisti per caso.

Ne vedremo delle belle, nell’attesa ci tocca solo aggiornare il vecchio adagio: siamo un popolo di poeti, santi e aspiranti navigatori solitari, ma tutti dotati di invidiabile creatività.

 

Adiosu

 

Lucio