Lab 8 Sardegna nel Mondo

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Migranti

migrantesLa genuinità quotidiana dei pensieri e delle azioni

L’ultimo sabato pomeriggio è stato per me un momento di riflessione sul concetto di integrazione.

Nel mentre che a Cagliari, così come altrove, si celebrava a vario titolo la giornata dell’orgoglio, a Stampace vivevo un felice momento di fusione di una ventina circa di etnie differenti, tra coppie multietniche, bambini in affido, badanti, operai specializzati, factotum, professionisti, lavoratori dipendenti e free lance. Ogni tanto notavo anche qualche sardo :D.

Musica, cibo (dal tradizionale al brasiliano), birra, bibite, palloni. Un campo da calcetto ospitava quest’allegra combricola che festeggiava il compleanno di una bambina.

Dalle sei del pomeriggio nel centro storico di Cagliari, fino a notte inoltrata, ho avuto modo di confrontarmi con esperienze che dalla Thailandia arrivavano fino all’est Europa, passando dall’Africa per arrivare alla sponda sud est del mediterraneo. Così per citare gli aggregati maggiori. Non mancava il Sud America e c’era pure qualche lombardo. 😉

Mi hanno portato a ragionare appunto sul concetto dell’integrazione e sulla necessaria cultura.

Vero è che se non ci fossero state e non ci fossero tutt’ora profonde azioni sociali e culturali, vissute anche come manifestazioni esterne e pubbliche per la rivendicazione dei diritti, probabilmente non ci troveremo al punto in cui siamo.

Vero è altrettanto, che funzioni importanti della tutela di questi diritti derivano però dalla pratica di vita concreta che viene condotta tutti i giorni, delle famiglie, dall’educazione, la pratica che deve essere vissuta dentro le scuole, dentro l’università, nella formazione delle future generazioni, del futuro popolo globale.

La parità di genere, di razza, di colore, di religione, di sesso, di fede politica e così via, trova la sua miglior realizzazione nel nostro corretto affermarlo nella vita concreta di tutti i giorni, nell’accettarlo qual è, quindi quale fatto umano naturale, della vita, un fatto che la storia ci dovrebbe aver già insegnato a vivere come tale, come fisiologia nella società, esattamente come tanti altri.

Così come per fare innovazione non è più necessario parlarne nei convegni, così, per fare integrazione, per far comprendere che i propri diritti hanno oramai confini e geografie più estesi rispetto a tanti anni fa, è necessario praticarlo, è necessario curarlo negli affetti, nello studio, tutti i giorni, con la semplicità e serietà propria di ciascuno ed in base alle situazioni.

Quando ero piccolo io, l’integrazione a scuola stava nel non essere tutti figli di medici o avvocati, oppure di non essere tutti dello stesso quartiere, oggi è data dalla naturale presenza in classe di etnie diverse. Il mondo e le sue regole sono cambiate e continueranno ad evolversi con ancora maggior velocità. L’assottigliamento delle distanze ci avrebbe già dovuto aprire gli occhi.

Siamo tutti migranti, a vario titolo, ma lo siamo tutti.

Manu Chao in clandestino diceva che “mi chiamano clandestino perchè non porto i documenti” … e allor anche oggi, quali sono i documenti del globo mondializzato?
A momenti non è più illegale neanche la marijuana, forza #svegliamoci.

E come sempre io lo dico a voi, ma voi per piacere ditelo a tutti, #avantitutta.

Nicola Pirina

 nicola pirina

RaIn – Raccontami l’Innovazione – nuova scadenza

NUOVA SCADENZA  –  AGGIORNAMENTO     

Saras e Sardegna2050, in collaborazione con Digital Champions Sardegna ed Associazione IC-ON, organizzano un concorso a premi per la produzione del miglior filmato della durata massima di 3 minuti sul tema
dell’Innovazione nel futuro , dal punto di vista dei ragazzi degli Istituti Scolastici superiori secondari.  I filmati dovranno raccontare le tecnologie o le soluzioni tecnologiche che cambieranno la nostra vita in questi ambiti:
1. Comunicazione, 2. Mobilità, 3. Sostenibilità, 4. Energia, 5. Sanità, 6. Identità, 7. Turismo, 8. Lavoro, 9. Scuola

Il concorso ha dichiarate finalità didattiche a sostegno dei giovani e della cultura, ed è stato  pensato per valutare e promuovere la capacità di ideare e progettare, mediante l’utilizzo di nuove tecnologie e sistemi informativi (smartphone), favorendo l’apprendimento attraverso la ricerca e lo stimolo della creatività individuale finalizzati allo sviluppo e all’approfondimento del tema dell’Innovazione nel futuro.
I premi assegnati ai primi tre classificati rappresentano il riconoscimento del merito personale dei ragazzi e vogliono costituire una forma d’incoraggiamento per i giovani nella ricerca e nella sperimentazione dell’innovazione, premiandone impegno ed eccellenza a tutto vantaggio della collettività.

Il termine ultimo per presentare la propria iscrizione e per inviare i video è il 15 maggio 2015.
La partecipazione al Concorso è libera e gratuita, requisito essenziale per l’ammissione e la partecipazione degli studenti al Concorso è rappresentata dall’esatta e completa compilazione del modulo di iscrizione e della liberatoria a questo annessa, debitamente firmata dagli aventi diritto oltre all’ integrale accettazione del presente Regolamento.

I primi tre classificati vinceranno:
Primo premio: visita guidata al Fab Lab di Barcellona per gli studenti, più il docente tutor, più un voucher per viaggio e soggiorno, della durata di un weekend (valore indicativo 2.400,00 €);
Secondo premio: ingresso all’Expo 2015 di Milano per gli studenti, più il docente tutor, comprensivo di voucher viaggio e soggiorno per una giornata (valore indicativo 1.500,00 €);
Terzo premio: una videocamera Go-pro per ogni studente del gruppo (valore indicativo 900,00 €).
I premi sono messi a disposizione dalla società Saras S.p.A.
I tre migliori filmati saranno, inoltre, trasmessi dall’emittente Videolina, nel corso di una trasmissione dedicata all’evento, con lo scopo, attraverso la visibilità garantita dal mezzo televisivo,
di riconoscere pubblicamente il merito personale dei ragazzi e di incoraggiare i giovani nella ricerca e nella sperimentazione dell’innovazione, a tutto vantaggio della collettività.

 

Il Regolamento integrale è scaricabile in questo link RaIn _ Innovazione Bando .

Guarda lo spot su YouTube cliccando su questo link  https://www.youtube.com/watch?v=qq8NVMMvwy0 

Sardegna Piattaforma Logistica del Mediterraneo?

Quando durante il convegno “C’è posto nel Med? La Sardegna fra Europa e Mediterraneo” organizzato nel febbraio scorso da Sardegna 2050 e OpenMed mi è stata posta la domanda “La Sardegna può essere piattaforma logistica del Mediterraneo?” la mia risposta, solo parzialmente provocatoria, è stata “No!”.

Il mio “No” non era tanto riferito ai contenuti, sui quali tornerò più tardi, quanto piuttosto alla declinazione “Sardegna Piattaforma Logistica” che, purtroppo, negli ultimi anni, ha assunto la connotazione di slogan, buono per ogni discussione: se, fino a poco tempo fa, in tutti i convegni e dibattiti del settore lo slogan era “continuità territoriale”, adesso, da qualche anno, si parla solo di “piattaforma logistica”: è sufficiente vedere una nave in movimento o un camion in manovra all’interno di un porto, per evocare la “Sardegna come piattaforma logistica”, come se, per realizzarla, sia sufficiente attrezzare uno scalo o aumentare i traffici su un porto, non capendo che, in quel caso, si tratta solo di camion che si muovono o di porti che lavorano.

In realtà, una piattaforma logistica è ben altro: è un sistema assai complesso, composto da infrastrutture ed impianti di trasporto, ma anche da processi produttivi che ad essi si appoggiano per generare valore aggiunto sulle merci che movimentano. Parlare di piattaforma logistica significa guardare non al solo trasporto, ma prima di tutto a quali segmenti di mercato ci si intende rivolgere, in modo da definire infrastrutture, opere e servizi ad esso funzionali; significa avviare stabili servizi alle imprese di logistica, definendo modelli innovativi e competitivi di gestione delle aree, azioni di marketing, politiche commerciali e di sostegno finanziario, capacità di attrazione di imprese di trasformazione legate a quelle filiere. Significa coinvolgere i territori, le loro vocazioni, le loro reti, assetti, strutture, seguendo ed assecondandone processi di sviluppo, ma anche guidandoli verso percorsi innovativi di trasformazione.

La piattaforma logistica è quindi un progetto di sviluppo territoriale complesso ed integrato, una nuova idea di territorio che nasce ed intorno al quale tutti gli attori devono muoversi secondo un disegno chiaramente finalizzato a generare nuovi processi innovativi: per questo, al di la dello slogan, preferisco parlare di “cluster logistico”, in quanto da più l’idea di un sistema integrato territoriale, di una relazione stretta fra segmento dei trasporti e settori produttivi, capace di alimentare sviluppo e nuove opportunità di crescita: si pensi a Tanger, un valido esempio di filiera logistica, dove la Renault, dopo aver attivato lì la sua piattaforma integrata di scambio, ha aperto uno stabilimento all’interno della Zona Franca che produce 60 auto all’ora con 6.000 dipendenti diretti e 30.000 di indotto.

La domanda quindi dovrebbe essere: “La Sardegna può scommettere o competere nel mercato dei servizi logistici del Mediterraneo?”; a questo punto la mia risposta è “Dovrebbe per lo meno provarci, a patto di capire prima cos’è la logistica”. Due numeri, in sintesi, per definirla (analisi tratte da fonte SRM su dati MIT):

  • La logistica è una componente importante del sistema produttivo nazionale. Vale circa 200 mld di €, pari al 13% del PIL e dà lavoro a 1 mln di addetti;
  • In Italia, il costo della logistica è l’11% più alto della media europea e costa alle aziende circa 12 mld € all’anno. In particolare le criticità logistiche (es. i controlli doganali più lenti) determinano un aumento di 1,08 gg aggiuntivi nel tragitto porto-magazzino rispetto alla Germania;
  • Come fatturato, un container in transito rende circa 300 euro se solo movimentato, 2.300 euro se lavorato; nel primo caso i benefici per lo Stato, in termini di introiti e tasse, sono di circa 110 euro, generando mediamente 5 occupati per 1.000 unità movimentate; nel secondo caso gli introiti per lo Stato salgono a circa 1.000 euro, con un numero medio di addetti, sempre per 1.000 unità movimentate, pari a 42.

Se poi ci si riferisce al Mediterraneo, l’interesse aumenta (analisi tratte da fonte SRM su dati MIT):

  • Vi transita il 19% dell’intero traffico mondiale;
  • Sono presenti circa 80 porti di rilevanza internazionale;
  • Dal 2005 al 2013 i porti hub della sponda sud hanno incrementato la quota di mercato dal 18% al 27%;
  • nel 2020 la sponda sud rappresenterà un mercato potenziale di 525 milioni di persone;
  • Il 70% delle merci scambiate dall’Italia con Area Med si spostano in mare;
  • L’interscambio commerciale dell’Italia con l’Area Med al 2013 è stato di circa 54,8 mld di euro, con un incremento di +64,4% rispetto al 2001, con un ulteriore aumento previsto per il 2016.

La logistica può quindi realmente diventare il nuovo modello di sviluppo per la Sardegna, uno dei settori sui quale puntare per un suo rilancio economico e produttivo, a patto che si creino le giuste condizioni, ovvero che l’isola possa essere inserita all’interno di un sistema e di una rete, capace di veicolare i flussi di merce, in ingresso ed in uscita dai territori, nei tempi giusti, nei modi giusti, ai costi giusti richiesti dai mercati (secondo il manuale del buon logistico).

Purtroppo, attualmente, la Sardegna è quasi totalmente esclusa dalle grandi reti.

Partiamo intanto dal network principale che è quello delle TEN-T, dove la Sardegna è quasi completamente esclusa, se non per l’inserimento del solo nodo di Cagliari come porto “Core”.

Il risultato di tale assenza è tangibile. Lo strumento finanziario dell’Unione Europea denominato CEF (Connecting Europe Facility) finanzia nel periodo 2014-2020, con un fondo di 26 miliardi di Euro, le opere infrastrutturali per il settore dei trasporti. Tali opere sono quelle, appunto, ricomprese nella rete TEN-T, che individuano i corridoi europei prioritari di scambio. L’esclusione della Sardegna da tali corridoi e la presenza del solo nodo di Cagliari, fa si che l’isola possa competere e partecipare ai bandi accedendo, di fatto, ad una sola parte del fondo (relativa alla sola parte Core), quella con capacità complessiva inferiore al miliardo, rimanendo perciò esclusa dai rimanenti 25 miliardi.

Attenzione però a non cadere nel facile tranello, ovvero quello che l’inserimento nelle reti TEN-T, possa, come d’incanto, aprirci le porte ai grandi traffici: esso rappresenta solo una condizione necessaria, ma non assolutamente sufficiente, per poter garantire ruoli e funzioni primari di natura logistica: in un’ottica basata solo sulle TEN-T, la Sardegna conserverebbe comunque un ruolo periferico, appendice aggiunta di reti con baricentri e funzionalità localizzate altrove.

Bisogna perciò cambiare prospettiva, definire nuovi ambiti e un nuovo posizionamento che abbia non solo l’Europa ma l’intero Mediterraneo al centro delle relazioni: è necessario quindi ipotizzare nuovi corridoi di tipo Mediterraneo, di interscambio fra nord e sud, che, in una prospettiva di medio periodo, connessa alla stabilizzazione politica e sociale dei paesi della sponda sud, riattivi le economie di tutta l’area.

Proprio in una logica di Mediterraneo e conseguentemente di relazione con il potenziale di oltre 500 mln di abitanti, la Sardegna deve trovare il suo ruolo guida, di riferimento logistico e funzionale nelle relazioni e connessioni fra aree: la sfida da giocare non è sulla convenienza nel collegare Cagliari con Tangeri o con Tunisi, ma lavorare affinché la Sardegna sia strategica nelle connessioni fra la Lombardia e la Tunisia, o fra la Baviera e il Marocco. Ciò può essere fatto puntando:

  • sulla numerosità delle connessioni fisiche, in quanto la posizione baricentrica ne fanno un hub naturale che automaticamente consente di moltiplicare le relazioni fisiche;
  • sull’offerta di servizi logistici ad elevato valore aggiunto (si pensi, ad esempio, ai sistemi legati all’agroalimentare, alla logistica delle auto nuove e dell’Information Technology, ect);
  • sull’offerta di servizi terzi, come ad esempio, le agevolazioni fiscali (la Zona Franca Doganale di Cagliari è un’opportunità che può essere colta solo usando le chiavi di lettura della logistica) o le integrazioni con altre filiere ad elevata vocazione territoriale (il turismo e la nautica da diporto ne sono altri due validi esempi).
  • A ciò si aggiungono alcuni innegabili vantaggi, quali la disponibilità di aree industriali attrezzate, le elevate competenze professionali reperibili in loco, i servizi terzi (urbani e non) ad elevato standard, ect.

Nessuno possiede la bacchetta magica, né può pretendere di realizzare tutto nel breve periodo: è viceversa necessario operare per gradi, in una logica lungimirante, di progettualità integrata e di visione futura, secondo alcune priorità:

  • innanzitutto condizione necessaria (ma, ripeto, non sufficiente) è quella di richiedere, a gran voce, l’inserimento della Sardegna all’interno dei corridoi TEN-T;
  • parallelamente è necessario avviare da subito progettualità che vadano verso la realizzazione di reti plurimodali di trasporti che creino un sistema a rete di connessione con la sponda sud del Mediterraneo;
  • da subito vanno avviati e curati con attenzione i programmi dedicati che guardano all’Europa ed al Mediterraneo: oltre all’imminente programma ENI (ex ENPI) di prossimo avvio, grandi spazi e disponibilità potrebbero essere trovati nella sinergia con il Segretariato UfM (Union for the Mediterranean), l’organismo internazionale nato nel 2008 a Parigi e fondato da 43 paesi Euro Mediterranei che sta promuovendo progetti di connessione fra paesi mediterranei;
  • infine è necessario promuovere azioni di logistica territoriale, che guardino alla capacità di richiamare aziende del settore secondo una logica di filiera integrata.

 

 

 

Sintesi dell’intervento di Gianfranco Fancello – Ricercatore del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale ed Architettura dell’Università di Cagliari – nell’ambito dell’incontro-dibattito “C’è posto nel Med? – La Sardegna tra l’Europa e il Mediterraneo”, organizzato da Sardegna2050 e OpenMed il 21/02/2015.

La Sardegna nella periferia (o nella centralità?) mediterranea, tra ieri e domani

Screenshot 2015-03-15 21.08.52Per definire dal punto di vista politico cosa sia centro e cosa periferia sulla scena internazionale non esistono chiavi di lettura univoche o in assoluto durature, non avendo l’organizzazione del territorio carattere perpetuo, al pari di altre costruzioni sociali. Così, specie in ambito comunitario europeo, oggi una stessa connotazione di marginalità acquisita (quale può dirsi anche quella Sarda) può non corrispondere ad una condanna inappellabile, ma deve al contrario stimolare azioni volte al ripensamento del ruolo di aree geopolitiche misconosciute o trascurate. Tra queste ultime, è stata tradizionalmente da annoverare anche quella del Mediterraneo occidentale, come è ad esempio emerso in occasione del dibattito sulle macroregioni europee, infine incanalatosi su tre linee: baltica, danubiana e adriatico-ionica, in attesa di una piena formalizzazione anche per la macroregione alpina.

Dei progetti di macroregione ‘Mediterraneo occidentale e Alpi latine’, cuore dei programmi Interreg, sono oggi rimaste solo le Alpi. Si tratta di un frutto (talvolta indigesto) della storia che l’Europa si porta dietro. Al momento della sua nascita, la CEE formalizzava un’idea di integrazione continentale con un interesse residuale nei confronti del proprio fianco sud, meno sviluppato e meno strategico. Non solo.

Negli anni successivi al 1957 il sistema si sarebbe ancor più chiuso in conseguenza del completamento del processo di decolonizzazione e del successo dei dettami del panarabismo e del socialismo arabo nell’Africa settentrionale: in sostanza, la periferia mediterranea risulta sempre più lontana dal centro. Un significativo cambiamento emergerà tuttavia di lì a poco. Dalla metà degli anni ’70 si svilupperà infatti la cosiddetta Politica Globale Mediterranea, che patrocinerà le associazioni di Tunisia, Algeria, Marocco, e subito dopo di Egitto, Giordania, Siria e Libano, rilanciando per questa via la rilevanza del Mare Interno, pienamente ribadita poi dagli allargamenti degli anni ’80 (Grecia, Spagna e Portogallo), che dilatano in senso mediterraneo immagine e portata del processo di integrazione e preludono alla Politica Mediterranea Rinnovata degli anni ’90, con la novità della cooperazione decentralizzata e dei programmi MED. Nell’ambito di un mondo che cambiava profondamente, una strada appariva segnata e con essa l’orientamento delle istituzioni europee a considerare in maniera strategica l’area mediterranea.

Nessuno stupore dunque se, dopo alcuni tentativi ancora parziali di sperimentare nuove modalità di coinvolgimento degli attori interessati, si giunga a metà decennio alla ben nota dichiarazione di Barcellona, che più pienamente formalizza l’idea della centralità del bacino e del ruolo di rinnovate forme di interazione regionali; e allo stesso modo, nessuno stupore se in conseguenza di ciò vada crescendo anche il valore politico dei consociati europei con posizionamenti atti a svolgere una funzione di interfaccia con i ‘partner’ meridionali e levantini. Insomma, la collocazione periferica segna un limite ma gioca ora un ruolo portante di trait-d’union rispetto ai vicini. Questo processo trova adeguata collocazione nella odierna European Neighbourhood Policy, che accanto al capitolo orientale presenta una molto propagandata partnership Euro-Mediterranea.

E’ dunque possibile, viene da chiedersi, che nel quadro di questa ritrovata centralità mediterranea giunga a realizzarsi un effetto-domino finalmente virtuoso anche in capo a una terra come la Sardegna? Rispetto alla declinazione sarda del rapporto centro/periferia – reso ancora più annoso dalla cornice di insularità – molto è stato detto ma meno è stato realizzato. La particolarissima collocazione geo-politica della regione andrebbe tuttavia in qualche modo ‘remunerata’. Anche perché, a ben guardare gli atti fondativi della partnership Euro-Med, quelli che ne codificano la mission – sostanzialmente: rafforzamento del dialogo politico e sulla sicurezza, sviluppo del partenariato economico e creazione di una zona di libero scambio, promozione della comprensione reciproca e del dialogo interculturale – la Sardegna ben incarna lo spirito e la lettera stessa del processo di Barcellona. E si potrebbe aggiungere che anche rispetto allo specifico dossier delle reti viarie e dei trasporti, di cui Sardegna2050 si è occupata nel partecipato incontro del 21 febbraio, lo sviluppo delle comunicazioni mediterranee risulta esplicitato nero su bianco nell’atto istitutivo dell’Unione per il Mediterraneo, “sea that joins, not separates, its people”.

L’isola vi è dentro a pieno titolo. Parlare allora di un posizionamento mediterraneo nell’ambito di flussi e trasporti assume un’accezione differente: la consapevolezza di un ruolo storicamente attestato di connessione e di tassello essenziale di una rete vasta, che conduce ad una declinazione nuova del concetto di insularità, che non è dispersione ma connessione – “crocevia al centro del mediterraneo”, come riportava un vecchio Piano Regionale dei Trasporti – in maniera non dissimile da quanto capita alle grandi isole che, a nord-ovest dell’Europa, nessuno taccia di perifericità. Sotto il profilo formale gli appigli sono svariati e qualificati.

Tocca ora ai tecnici il compito di studiare gli strumenti più appropriati per il pieno inserimento dell’isola nei circuiti mediterranei in via di pianificazione a livello comunitario, e ai nostri rappresentanti politici l’onere di ottenerne risultanze pratiche.

G. Borzoni

 

Sintesi intervento di Gianluca Borzoni – professore Associato del Dipartimento di Scienze Sociali e delle Istituzioni  dell’Università di Cagliari – nell’ambito dell’incontro-dibattito “C’è posto nel Med? – La Sardegna tra l’Europa e il Mediterraneo”, organizzato da Sardegna2050 e OpenMed il 21/02/2015.

#SardegnaMed – “La Sardegna fra l’Europa e il Mediterraneo”.

L’incontro-dibattito “C’è posto nel MED? La Sardegna fra l’Europa e il Mediterraneo”, organizzato congiuntamente dalle associazioni Sardegna 2050 e OpenMed lo scorso sabato 21 febbraio a Cagliari presso la fondazione Banco di Sardegna, è stato un successo in termini di pubblico, contenuti e impatto sul web.

Il lavoro svolto dal laboratorio Europa di S2050 nel 2013 aveva evidenziato che la Sardegna ha un ruolo marginale nell’accesso ai fondi Europei a gestione diretta. D’altro canto era anche emerso che la Sardegna, tramite la gestione del programma europeo ENPI CBC MED, ma anche grazie alla mobilitazione degli attori locali, ha assunto un ruolo importante nelle relazioni di cooperazione con i paesi della sponda Sud del Mediterraneo.

Quindi: LA SARDEGNA È PERIFERICA IN EUROPA, MA PUÒ ESSERE CENTRALE NELL’AREA EURO-MEDITERRANEA?

Durante l’incontro-dibattito questo tema è stato sviluppato in una chiave storica e geopolitica da GIANLUCA BORZONI che ha brillantemente esposto come la dicotomia marginalità-centralità dell’Isola si è manifestata in diversi ambiti.

I trasporti e la logistica nell’area Euro-Mediterranea sono un caso esemplare in cui la Sardegna è più che mai periferia d’Europa, ma potenzialmente centro del Mediterraneo. GIANFRANCO FANCELLO ha efficacemente illustrato come le politiche europee sui trasporti TEN-T hanno escluso la Sardegna dai corridoi europei, con la conseguenza che il territorio regionale non può accedere ai 26 MLD euro che l’UE ha destinato agli investimenti infrastrutturali concentrati prevalentemente sui corridoi.

MA QUALI ARGOMENTI ABBIAMO PER RIVENDICARE UNA POSIZIONE MENO MARGINALE NELLA RETE DEI CORRIDOI EUROPEI?

Gianfranco Fancello lancia la sfida della Sardegna come cerniera tra i corridoi europei e i territori della sponda sud del Mediterraneo (ovvero i porti di Tangeri, Tunisi, Alessandria, Port Said, Beirut, etc) e chiarisce che “Sardegna Piattaforma Logistica del Mediterraneo” non può continuare ad essere uno slogan.

SALVATORE D’ALFONSO, qualificato tecnico italiano prestato all’Unione per il Mediterraneo, ha aperto una finestra su cosa succede a qualche centinaio di km a sud di Cagliari: l’evoluzione della rete dei trasporti nel Nord Africa, il progetto dello sviluppo della logistica tra i porti del Mediterraneo e altre iniziativa.

Questi i temi lanciati ai partecipanti alla tavola rotonda e al pubblico. SALVATORE CICU, europarlamentare, MASSIMO DEIANA, Assessore Regionale ai Trasporti, CRISTIANO ERRIU, Assessore degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica, e ANTONIO MUSSO, Presidente della sezione trasporti della Confindustria Meridionale della Sardegna hanno animato un dibattito ricco e interessante.

Pubblicheremo nelle prossime settimane su questo blog una sintesi degli interventi dei vari relatori e partecipanti all’incontro.

 

Ma prima di chiudere, ecco qualche numero:

 

85 partecipanti presenti e registrati

34 utenti twitter attivi con live tweeting, commenti, domande e proposte a relatori e amministratori presenti

1 hashtag ufficiale dell’evento, su cui sono confluiti i tweets e post: #SardegnaMed

7 parole chiave maggiormente rilanciate sul web; nell’ordine: Sardegna, Mediterraneo, CorridoiEuropei, Cagliari, piattaforma logistica, trasporti, logistica

349 tweets e post lanciati sulle piattaforme Twitter e Facebook

40.509 utenti raggiunti dai post lanciati durante il convegno

190.707 volte in cui i post sono comparsi nelle timelines e bacheche degli utenti

 

Maggiori dettagli a: http://keyhole.co/realtime/z7VSbb/Sardegnamed

 

 

 Emanuele Cabras & Diego Corrias

25 maggio 2014: un voto misconosciuto e necessario

elezioni europee

Tra l’indifferenza di una fetta sempre più larga di elettorato e i toni violenti di chi preferisce leggere i fatti della politica estera – europea o mondiale poco rileva – perennemente in chiave nazionale, fra pochi giorni noi tutti cittadini dei paesi dell’Unione Europea “saremo chiamati” (così recitano sempre, con enfatici richiami vocazionali, le formule giornalistiche) ad esprimere il nostro voto per il rinnovo del Parlamento Europeo.
Babele politica o un alto foro di dibattito?
Ognuno ha la sua risposta.

Intanto, centinaia di nuovi e vecchi eurodeputati in quota a 28 stati emergeranno, o resusciteranno, dalle urne il prossimo week-end: in giornate differenti, in consultazioni politicamente differenti (solo ‘europee’, in abbinamento con elezioni nazionali e/o locali) e con vari adattamenti al sistema proporzionale buono per tutti; circostanze, queste, che in aggiunta al coacervo linguistico e alla moltiplicazione delle sedi dell’Assemblea (statutariamente sono tre: a Bruxelles, a Strasburgo, a Lussemburgo, sede del segretariato), quanto a giudizio complessivo farebbe piuttosto propendere per l’ipotesi ‘biblica’. Anche i numeri della rappresentanza non contribuiscono ad attenuare la confusione: fissata dall’accordo di Lisbona (dicembre 2007) in 750 membri più uno – il presidente – la pattuglia degli euro-parlamentari, alle consultazioni del 2009 ne vennero tuttavia eletti ‘soltanto’ 736; dopo quasi due anni il ‘trattato di riforma’ non aveva infatti ancora perfezionato il proprio iter di ratifica.
Di seguito, una controversa attribuzione di seggi addizionali e l’ingresso nell’Unione della Croazia nell’estate dello scorso anno hanno fatto lievitare il numero complessivo ben oltre il limite stabilito.
Incidenti di percorso; stavolta si fa (forse) sul serio. Il trattato di Lisbona è stato da tempo ratificato, previa negoziazione di garanzie aggiuntive ai tradizionalmente restii irlandesi e ai cechi, preoccupati del possibile riemergere di irrisolte questioni legate ai tragici fatti della seconda guerra mondiale, e grandi sono le attese per il futuro del Parlamento, unico organismo eletto della pletora istituzionale comunitaria. Il tutto però cucinato in salsa nazionale, dunque con i riflettori italiani puntati su Renzi-Grillo-Berlusconi, quelli francesi su Hollande-LePen e un redivivo Sarkozy, che si impegna nella campagna elettorale (ed il suo partito…trema), mentre il parlamento greco si conferma spaccato a metà e persino “The Times” ammette che «non ci sono mai state elezioni europee che importassero come queste», ora che la Gran Bretagna si ri-scopre paese di immigrazione netta (+27% su base annua).
Se la commistione nazionale condiziona indubbiamente il dato politico europeo, rendendo subalterno l’intero percorso integrazionista alle contese (e spesso alle beghe) locali, irritarsi per questa commistione e ragionare snobisticamente solo in chiave-UE risulterebbe del tutto irrealistico. Eppure non va dimenticata la particolarità del cammino compiuto dal Vecchio Continente, a dispetto delle varie re-interpretazioni che ogni raggruppamento politico tende a fornire, in maniera conforme ai propri obiettivi.
In primo luogo, esiste un valore ‘morale’ dei trattati di Roma che, come ha di recente opportunamente ricordato Mario Pingerna, non può essere tralasciato: oggi appare scontato ma, dai timidi esordi al piano Schuman alla firma in Campidoglio, integrazione europea ha significato innanzi tutto pace e sicurezza per il continente in un momento in cui nessuna delle due era scontata. La dimensione politica rappresenta un ulteriore elemento di interesse, dal momento che l’Assemblea si è ora vista aumentare in maniera più che notevole il proprio raggio d’azione nel procedimento legislativo e in tema di bilancio – con il superamento dell’artefatta distinzione tra spese obbligatorie e non – oltre alla rilevante titolarità ad eleggere il presidente della Commissione. Si tratta di stabilire ora se, oltre alla pace (mai certa, ci minacciano estremismi e xenofobie nuove e un po’ vecchie) e al perfezionamento istituzionale, l’Unione sarà anche veicolo di rinnovata e condivisa prosperità. Con un occhio rivolto al futuro, ma facendo tesoro delle esperienze passate: l’euro-scetticismo di ieri – anzi, l’euro-contrarietà ideologizzata – si può trasformare in più convinta adesione agli ideali comunitari (il centro-sinistra italiano ne è un esempio), la propaganda passata di chi riteneva necessario un riordino macro-regionale che legasse le aree più produttive del paese alle omogenee realtà mitteleuropee può essere derubricata a crociata contro i ‘tecnocrati’ di Bruxelles e la Germania merkeliana über alles.
Proclamava più di 60 anni fa Alcide De Gasperi, all’atto di ricevere il “Premio Carlo Magno” nella città di Aquisgrana: «La fede ci sostiene e l’ottimismo, quando si tratta di realizzare un grande ideale politico e umano quale la riunificazione europea, è virtù costruttiva. Di pari passo però con il rafforzamento e l’accrescimento di potere delle istituzioni federali, devono procedere i progressi di una mentalità europea. Le istituzioni supernazionali sarebbero insufficienti e rischierebbero di diventare una palestra di competizioni di interessi particolari, se gli uomini ad esse preposti non si sentissero mandatari di interessi superiori ed europei».
Chi condivide un sincero anelito europeo (e le delusioni che ne derivano) non può non chiedersi quale schieramento, nel panorama politico attuale, dia migliore risposta a queste parole.
E poi votare di conseguenza.

 

Gianluca Borzoni

Il lungo cammino verso l’Europa non è finito

mario_pingerna

Quasi 60 anni fa, esattamente il 25 Marzo 1957, il nostro concittadino Antonio Segni, allora Presidente del Consiglio, firmava il Trattato di Roma per l’istituzione della Comunità Economica Europea (CEE).
Allora erano solo 6 Stati, ma la visione che questi 6 padri fondatori avevano dell’attuale Unione Europea era grande.
In un momento in cui gli anti europeisti sono la maggioranza, in un momento in cui il 25 Maggio 2014 siamo chiamati a votare per il Parlamento Europeo, vorrei che leggeste, qui sotto, un estratto di quelli che erano i principi che avevano ispirato i padri fondatori.

Allora mettiamo in discussione i politici europei che si sono avvicendati in questi 60 anni ma non mettiamo in discussione l’Istituzione Europea.
Quella attuale non è il sogno di quei grandi padri, quella grande intuizione può essere ripresa.

Abbiamo raggiunto gli obiettivi indicati alle lettere a) c) e J) ma il cammino è ancora lungo.
Io sono un Europeista convinto ma non solo dell’unione monetaria e della libera circolazione dei popoli e delle merci ma di un sogno che si chiama STATI UNITI D’EUROPA.
Quindi sono orgoglioso che Antonio Segni, uno dei padri fondatori, sia stato un europeo, un Italiano, un sardo, un sassarese.
Le mie figlie hanno cittadinanza italiana ma mi piacerebbe che i miei nipoti avessero scritto nel loro documento d’identità “cittadinanza europea”.
Io ci credo ed il 25 maggio vado a votare anche per l’Europa!

PARTE PRIMA – PRINCIPI
ARTICOLO 1
Con il presente Trattato, le ALTE PARTI CONTRAENTI istituiscono tra Loro una
COMUNITÀ ECONOMICA EUROPEA.
ARTICOLO 2
La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l’instaurazione di un mercato comune e il graduale ravvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri, uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell’insieme della Comunità, un’espansione continua ed equilibrata, una stabilità accresciuta, un miglioramento sempre più rapido del tenore di vita e più strette relazioni fra gli Stati che ad essa partecipano.
ARTICOLO 3
Ai fini enunciati all’articolo precedente, Fazione della Comunità importa, alle condizioni e secondo il ritmo previsto dal presente Trattato:
a) l’abolizione fra gli Stati membri dei dazi doganali e delle restrizioni quantitative all’entrata e all’uscita delle merci, come pure di tutte le altre misure di effetto equivalente,
b) l’istituzione di una tariffa doganale comune e di una politica commerciale comune nei confronti degli Stati terzi,
c) l’eliminazione fra gli Stati membri degli ostacoli alla libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali,
d) l’instaurazione di una politica comune nel settore dell’agricoltura,
e) l’instaurazione di una politica comune nel settore dei trasporti,
f) la creazione di un regime inteso a garantire che la concorrenza non sia falsata nel mercato comune,
g) l’applicazione di procedure che permettano di coordinare le politiche economiche degli Stati membri e di ovviare agli squilibri nelle loro bilance dei pagamenti,
h) il ravvicinamento delle legislazioni nazionali nella misura necessaria al funzionamento del mercato comune,
i) la creazione di un Fondo sociale europeo, allo scopo di migliorare le possibilità di occupazione dei lavoratori e di contribuire al miglioramento del loro tenore di vita,
j) l’istituzione di una Banca europea per gli investimenti, destinata a facilitare l’espansione economica della Comunità mediante la creazione di nuove risorse,
k) l’associazione dei paesi e territori d’oltremare, intesa ad incrementare gli scambi e proseguire in comune nello sforzo di sviluppo economico e sociale.

Mario Pingerna

LA SARDEGNA IN EUROPA E NEL MONDO ovvero IL MONDO E L’EUROPA IN SARDEGNA

Tra i 9 Laboratori Tematici di Sardegna 2050, attivati allo scopo di elaborare proposte per apportare innovazione nelle politiche regionali, il Laboratorio 8 “La Sardegna nel Mondo” si è occupato di elaborare una visione di medio–lungo periodo e una serie di proposte politiche concrete e sostenibili che possano dare alla Sardegna maggiori opportunità di sviluppo a livello europeo e internazionale, con un occhio di riguardo all’area del Mediterraneo.

L’incontro, il primo di un ciclo che riguarderà anche altri temi, si propone di presentare e discutere le proposte elaborate, affinché possano diventare parte del dibattito politico in prossimità delle imminenti elezioni regionali.

 

AGENDA:

17:00 Registrazione dei partecipanti

17:30 Presentazione dell’incontro – GIANFRANCO FANCELLO, Presidente Sardegna 2050

17:45 Quali politiche per l’internazionalizzazione della Sardegna: la proposta di Sardegna 2050 – EMANUELE CABRAS, Sardegna 2050, Coordinatore Laboratorio 8 “La Sardegna nel Mondo”

18:15 Le esperienze di altre regioni europee: buone pratiche utili per la Sardegna – VALENTINA PINNA, Responsabile Settore Competitività, Innovazione e Ricerca, Delegazione presso l’Unione Europea della Regione Lombardia

18:45 Dibattito con il pubblico

19.30 Chiusura

Tra gli altri, sono invitati i rappresentanti di tutte le parti politiche coinvolte nelle prossime elezioni regionali.

 

Puoi vedere qui l’evento su Facebook.

 

Lab 8. – C’è posto per la Sardegna in Europa e nel Mondo?

sardegnanel mondo
Le regioni europee dove si vive meglio sono generalmente caratterizzate da economie e società aperte verso l’esterno: una buona propensione all’export di beni e servizi, capacità di attrarre investimenti esteri, mobilità di giovani e meno giovani in entrata ed in uscita.
Partendo da queste esperienze e da un’analisi approfondita, il laboratorio “Sardegna nel Mondo” di Sardegna 2050 ha lavorato al tentativo di elaborare proposte concrete affinché la Sardegna colga l’opportunità data dalla sua posizione geografica nel Mediterraneo e nel contesto Europeo.
L’analisi ci ha consentito di fotografare una bassa partecipazione sarda ai programmi di cooperazione territoriale dell’UE e ai programmi a c.d. gestione diretta (gestiti direttamente da Bruxelles); fa eccezione il programma ENPI MED, che finanza iniziative di cooperazione euro mediterranee, dove gli enti sardi stanno conseguendo risultati molto positivi. Minima anche la capacità del sistema della ricerca isolano di cogliere le opportunità del Settimo Programma Quadro – il principale strumento europeo che finanzia la ricerca di base e industriale – mentre l’ottima legge regionale sulla ricerca (L.R. 7/2007) è risultata finora poco efficace nello stimolare il nostro sistema ad aprirsi verso il mondo.

Non va molto meglio se si parla di mobilità giovanile, dove i numeri rimangono molto bassi ed il Master&Back ha investito molto bene nel consentire esperienze estere ai nostri giovani, ma ha deluso tuttavia nel ritorno di tale investimento sul nostro territorio, dove i “superskillati” generalmente non trovano spazio e la conseguente “fuga dei cervelli” ed il temporaneo approdo negli enti pubblici regionali è la testimonianza del fallimento della fase Back.
Le performance sarde rimangono deludenti anche se si analizzano le statistiche sull’export di prodotti sardi, mantenute in piedi artificialmente dai prodotti petroliferi del gruppo SARAS, ma con un apporto delle produzioni locali molto limitato. Anche in questo caso, si registra un’interessante eccezione costituito dal settore turistico che, nonostante la crisi, vede i turisti stranieri in aumento.

Un rapido esame ai flussi migratori, infine, consente di realizzare che la Sardegna è la regione italiana con la percentuale di residenti immigrati più bassa in Italia. Al contempo, sono numerosi i sardi residenti all’estero (ufficialmente oltre 100.000 gli iscritti all’AIRE – Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), non solo quelli appartenenti ai 130 circoli dei sardi nel mondo, ma anche i sardi delle generazioni più recenti dove spiccano tanti “cervelli in fuga”.

A fronte di un quadro così articolato e complesso, l’amministrazione regionale ha mediamente risposto con politiche spesso insufficienti e, soprattutto, poco coordinate. Le competenze sui diversi temi sopra accennati sono frammentate tra diversi assessorati e uffici: cooperazione decentrata e affari internazionali c/o la Presidenza; cooperazione territoriale al CRP; internazionalizzazione delle imprese all’Industria e all’Agricoltura; emigrazione ed immigrazione al Lavoro.

Partendo da questo stato dell’arte, quali misure intraprendere per cogliere realmente le opportunità date dai processi di internazionalizzazione? Ecco, in sintesi, le nostre cinque proposte:

1. L’attuazione di una strategia unica e integrata per l’internazionalizzazione della Sardegna necessita di un indirizzo politico solido e di una regia unica che coordini i servizi relativi agli affari internazionali, alla cooperazione territoriale, all’internazionalizzazione delle imprese, all’immigrazione e all’emigrazione, attualmente distribuiti tra più assessorati (da inquadrare in una riforma complessiva dell’assetto organizzativo della RAS). Occorre perciò un’amministrazione dotata di risorse umane qualificate (laureati, specializzati e con esperienze internazionali) da reperire internamente ed esternamente all’amministrazione regionale. Occorre, inoltre, dotarsi di un Piano Strategico per l’Internazionalizzazione della Sardegna che stabilisca (selezionando) obiettivi, risultati attesi, azioni, mezzi e risorse.

2. L’Incremento della partecipazione degli attori sardi ai programmi europei a gestione diretta, di cooperazione territoriale e transfrontaliera attraverso un apposito servizio regionale che promuova, coordini e supporti attivamente l’individuazione delle opportunità di finanziamento (bandi) e la progettazione attraverso una rete di uffici territoriali specializzati in euro-progettazione e collocati direttamente presso Enti Locali, Università, Scuole, Ass. Imprese e dotati di risorse qualificate (da supportare attraverso la nuova programmazione 2014-2020). Con lo stesso scopo è indispensabile il rafforzamento (attraverso risorse umane qualificate) dell’ufficio RAS a Bruxelles ed il suo ri-orientamento verso un’attività di lobbying incisiva e di intercettazione di opportunità di finanziamento, mobilità e partenariato.

3. Il miglioramento della propensione all’export delle imprese e della capacità dell’isola di attrarre investimenti esteri di qualità, attraverso il rafforzamento dell’agenzia di promozione con risorse umane qualificate che possano operare in modo pianificato (strategia), stabile (e non episodico) e coordinandosi/integrandosi con le altre iniziative condotte da altri soggetti regionali e nazionali (e.g. sistema camerale). E’ necessario valorizzare meglio gli spazi promozionali nel mondo tramite i Sardegna Store e i circoli/associazioni sardi all’estero (integrazione con iniziative sardi all’estero). Così come è indispensabile rafforzare gli accordi e le azioni congiunte Regione – Università – Enti di Ricerca per promuovere partnership internazionali con istituzioni di ricerca e imprese di alto livello, anche rafforzando la dimensione internazionale dell’attuazione della L.R. 7/2007.

 4. Il sostegno alla mobilità giovanile attraverso la revisione del programma Master&Back che parta da una chiara distinzione tra i percorsi nell’alta formazione e nella ricerca di base (sbocco ultimo: gli enti di ricerca) ed i percorsi nell’alta formazione e nella ricerca applicata (sbocco ultimo: le imprese). Per questi ultimi percorsi, la progettazione dell’intervento formativo (fase Master) non può prescindere da una fase preliminare di incontro tra la domanda di inserimento lavorativo delle imprese e l’offerta dei giovani, supportata attivamente da una struttura regionale preposta. La fase “back” potrebbe prevedere percorsi di auto-imprenditorialità.

 5. Il rafforzamento delle relazioni con i sardi nel mondo attraverso il ri-orientamento del ruolo dei Circoli dei sardi all’estero che preveda il coinvolgimento dei nuovi emigrati, la promozione di tirocini di giovani in imprese di sardi all’estero, il coinvolgimento di imprenditori sardi all’estero nell’avvio di startup in Sardegna e l’utilizzo dei circoli come vetrine per i prodotti e l’offerta turistica della Sardegna.

Nonostante gli approfondimenti da fare rimangano tanti (si pensi al tema dell’attrazione degli investimenti esteri, all’immigrazione, alla stimolante questione della sovranità regionale nelle politiche internazionali), c’è subito da rimboccarsi le maniche e partire!

Emanuele Cabras

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