Intervistando

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Lab Turismo Incontri con gli Specialisti: Massimiliano Cossu

Milano, Piazza Affari, 16 novembre 2017. All’esterno del tempio della finanza, di fronte alla sfrontata scultura di Cattelan, gli striscioni di una sino a oggi semi-sconosciuta azienda Sarda celebrano il primo giorno di quotazione in Borsa di Portale Sardegna. E’ un evento storico. Si possono contare sulle dita di una mano le aziende dell’Isola che sono approdate sul prestigioso  mercato dei capitali (Saras, Tiscali, Banco di Sardegna, e per un breve periodo Meridiana), tutte di grandi dimensioni e nessuna attiva sul turismo.

A guidare questa impresa – è proprio il caso di dirlo – Massimiliano Cossu un nuorese di 44 anni che ha fondato la società nel 2001 e ricopre attualmente il ruolo di Amministratore Delegato e CFO.  Nel 1997 consegue la Laurea in Economia delle Istituzione e dei Mercati Finanziari alla Bocconi.  Dopo le prime esperienze come analista finanziario e trader in Cariplo, Credite Agricole e Caboto, ha ricoperto diversi incarichi di responsabilità come business  manager (MPS), product manager (SCM Sim),asset manager (Alma Laghi SA), oltre che come coordinatore della rete dei promotori finanziari product developer all’interno del Gruppo Generali.

 

D1) Puoi raccontarci il tuo percorso personale di crescita manageriale e come esso sia evoluto nell’idea imprenditoriale di PS?
r:
Sono laureato in Finanza e ho avuto l’opportunità di lavorare per una serie di grosse Istituzioni Finanziarie. In particolare ho fatto parte del desk dei derivati della Caboto (gruppo Intesa) attuale Banca IMI dove gestivo un portafoglio di circa 600mln di euro di strumenti finanziari di vario tipo. Pur essendo consapevole della fortuna di avere un lavoro di quel tipo la mia indole imprenditoriale e l’amore per la mia terra mi spinsero a guardarmi sempre intorno alla ricerca di qualche opportunità. Portale Sardegna è nata quindi a Milano negli anni di università e durante le mie esperienze professionali. L’entusiasta reazione dei milanesi al mio tipico accento sardo mi ha convinto del fatto che la nostra Isola ispira delle sensazioni uniche ma ho anche intuito che il “prodotto Sardegna” nella sua globalità aveva delle potenzialità inespresse. Allora con il boom di Internet e guardando anche all’esempio di Tiscali decisi di lasciare il mio lavoro per investire il mio ultimo bonus nello Start Up di Portale Sardegna.

D2) Tornare in Sardegna, a Nuoro, dopo aver varcato il Tirreno, lavorato per grandi aziende e vissuto in  città straordinarie non deve essere stato facile. Quali le principali difficoltà  affrontate?

r: Inizialmente tante, tanto è vero che nel 2007 decisi di prendermi una pausa e riprendere il mio vecchio lavoro. I ritmi adrenalinici milanesi ed in particolare quelli di una dealing room di una Investment Banking, non sono compatibili con quelli di qualunque altra città italiana, tanto meno mi permetto di dire della Sardegna. Piano, piano ho imparato ad adeguarmi e a trasformare quella “pacatezza” come valvola di compensazione della mia irruenza imprenditoriale. Per dirla tutta, se non ci fossero stati i soci della prima ora che ponevano il giusto freno alle mie quasi quotidiane idee, probabilmente oggi la Portale Sardegna non sarebbe quotata. La grande fortuna di Portale Sardegna è aver trovato dei soci disposti a fare sacrifici condividendo oneri e onori dell’iniziativa. Vorrei nominarne qualcuno ma senza per questo non dare il giusto risalto a tutti:  Marco Demurtas che dal 2001 decise di lasciare un’attività avviata per viaggiare in tutta la Sardegna per promuovere PS e affiliare le strutture ricettive, Marco Zedda che con grande sacrificio creò da zero una nuova business unit di Portale Sardegna, Carlo Busellato che ha creato il sito fin dagli albori di Portale Sardegna, Paola Porcu e Giovanni Sedda attuali responsabili rispettivamente dell’amministrazione e del Digital Marketing, Milena Marchi responsabile dell’Area Booking da 5 anni e poi ancora Gianfranco Cossu, Francesca Delogu, Monica Serra, Antonio Ticca (ex Tiscali, CRS4 e Video On Line) oggi nostro CTO e poi tutto il resto dei nostri collaboratori che ogni giorno ci regalano il loro prezioso contributo.

D3) Soru aveva detto a proposito di Tiscali   “basta un computer ed un idea per arrivare in alto”. Quindi l’insularità non è un handicap?

r: L’insularità può essere un handicap o un’opportunità dipende dalle strategie di sviluppo che si vogliono implementare. La storia delle Cattedrali nel deserto ci ha insegnato che l’insularità ti pone dei problemi di competitività difficilmente risolvibile. Dobbiamo pertanto puntare su settori nei quali l’insularità rappresenta un vantaggio competitivo o nel peggiore dei casi non influisce sulla competitività dei nostri prodotti/servizi nel mercato globale. Certamente il turismo e la digital economy sono quei settori che possono e forse devono diventare strategici per la nostra Isola.

D4) Portale Sardegna alla Borsa di Milano: un sogno realizzato. Gli investitori hanno creduto nel vostro progetto e nella vostra capacità di realizzarlo.  Cosa è oggi PS e cosa sarà domani?

r: Una delle cose che mi inorgoglisce di più è che Fondi Comuni di Investimento Inglesi, Francesi e Svizzeri oltreché del Nord Italia hanno deciso di investire in una società sarda, per giunta nuorese e l’hanno fatto perché credono nelle opportunità non solo di Portale Sardegna ma soprattutto delle potenzialità inespresse del nostro settore turistico. Insomma se ci credono loro la nostra speranza è che finalmente si possa collaborare tutti insieme per fare in modo che il turismo possa diventare un volano di sviluppo capace di creare occupazione  e benessere per tutti noi sardi. Noi ci prendiamo la responsabilità di diventare un soggetto aggregatore di azione sistemiche sollecitando e stimolando la discussione con tutti gli stakeholders. Il Meet Forum sotto questo punto di vista organizzato in partnership con Sardegna 2050 è stato ideato con questo spirito e le prime due edizioni hanno confermato che questa esigenza è sentita da tutti gli operatori.

D5) Il turismo può essere il vero motore di cambiamento e può garantire un effetto di traino significativo per agroindustria, artigianato e servizi?

r: Se guardiamo i numeri assoluti degli occupati a Malta (oltre 45.000) e Baleari (180.000) rispettivamente 2 volte e 6 volte gli occupati che ha la Sardegna, si possono intuire le potenzialità che ha il settore.
Far crescere il turismo significa quindi avere più occupati, più PIL ma anche più clienti potenziali per settori tipicamente collaterali come i prodotti artigianali e dell’agro industria. Penso però che il tutto deve partire dagli operatori, non possiamo più aspettare la politica. Essa ha dimostrato di avere, e lo dico con molto rispetto,  tempi non sempre compatibili con il mondo imprenditoriale. Credo molto nel sistema e nella capacità delle imprese di organizzarsi in particolare nelle funzioni di  Marketing & Distribution, d’altronde non dobbiamo inventarci niente, è sufficiente vedere tanti esempi o scegliere di affidarsi ai professionisti del settore (alcuni Destination Manager di fama internazionale li abbiamo avuti anche al Meet Forum di Orosei dello scorso ottobre).

D6) Cosa cambieresti di questo percorso potendo tornare indietro e cosa ti rimproveri di aver potuto fare meglio?

r: Cambierei tante cose, ho commesso tanti errori, probabilmente quello più grave è di non  essermi imposto prima di sintonizzarmi in una frequenza diversa da quella milanese.

D7) Il vostro valore aggiunto è anche pensare “local” in un mondo che globalizza e standardizza. I Travel Angels vanno in questa direzione?

r: Certamente si. Il nostro modello di business è completamente differente da quello dei grossi player generalisti, dai motori di prenotazioni, noi vogliamo – in un mondo digitale – restituire quell’umanità che fa la differenza. Proponiamo un mondo fatto di persone che ti trasmettono i nostri valori, le nostre passioni, le nostre esperienze. La grande sfida consiste nel rendere il nostro prodotto/servizio altrettanto competitivo in termini di prezzo. In questo senso con l’operazione di quotazione in Borsa speriamo che tutti gli operatori prendano consapevolezza del nostro ruolo all’interno del mercato sardo, partendo anche dalla considerazione che la sfida più importante della nostra destinazione, l’allungamento della stagione, non è perseguibile da un unico operatore.

D8) Dopo Tiscali ci sono voluti molti anni per vedere un altra azienda sarda alla Borsa di Milano. Ora i giovani sardi guardano a Massimiliano Cossu ed al suo team come ad un esempio da seguire. Vi sentite questa responsabilità e che consiglio vorresti dare ai ragazzi che oggi si stanno interrogando  su che strada prendere?

r: Parto dal presupposto che Portale Sardegna e quindi il sottoscritto deve ancora dimostrare molto, siamo stati bravi e capaci nel costruirci questa grande opportunità, sta a noi sfruttarla per il meglio, pertanto ci sarà tempo per essere considerati come degli esempi, lo dico non perché non voglio prendermi questa responsabilità ma perché è indispensabile volare sempre basso e continuare a lavorare “a pancia a terra”. Ai giovani mi permetto di consigliare due cose molti semplici: vivete l’università con serenità ma certamente oggi più di ieri è indispensabile viverla come un’occasione per costruirsi una professionalità per un mestiere futuro di loro gradimento, se potete, fate delle esperienze all’estero oppure a Milano e poi se volete, abbiate il coraggio di tornare, con sacrificio e buona volontà è possibile farcela!

 

Grazie Massimiliano e un grande in bocca al lupo a te e a tutta la squadra di Portale Sardegna 

Lab  Turismo di Sardegna2050

Lab Turismo – Incontri con gli specialisti: Antonietta Mazzette

foto-A.M_per-S2050.

Antonietta Mazzette, Sassari.
Donna curiosa e attenta a ciò che accade nel mondo e in Sardegna, usa ad andare contro corrente, ha fornito e continua a fornire chiavi di lettura fuori dal coro a generazioni di studenti, politici e analisti. E’ apprezzata docente universitaria a Sassari e alla Cattolica nonché Direttrice del Dipartimento di Scienze Politiche, Scienze della Comunicazione e Ingegneria dell’Informazione del capoluogo Turritano. Chiunque voglia parlare di turismo non può prescindere dal suo “Modelli di Turismo in Sardegna”, testo ancora attualissimo, sulle evoluzioni e contraddizioni di un (non) modello di sviluppo. Sociologa dell’ambiente e del territorio spazia, mantenendo un ferreo rigore scientifico, su tutti i temi della socialità, con incursioni puntuali ed attente verso il turismo e le nuove forme di fruizione del territorio.

 

Domanda 1

Professoressa Mazzette, il turismo è un fenomeno recente che nella nostra isola non supera il mezzo secolo; non si può non notare come l’impatto urbanistico su alcuni territori sia rimarchevole, mentre l’impatto sul PIL è da molti da anni ancorato intorno ad un misero 6%. Possiamo dire che il turismo ha cambiato di molto il territorio, ma ha inciso pochissimo sui processi socio-economici dei sardi?

R: Il turismo in Sardegna nasce quasi contemporaneamente al resto d’Italia. Mi riferisco a quello che ben presto diventerà turismo di massa. Naturalmente si tratta, almenoin origine, di un turismo localizzato in ben precisi territori e città, per lo più dotati di “porte d’entrata” quali porti e/o aeroporti. Si pensi ai primi voli charter sul finire degli anni ’50 che dal nord Europa e dalla Gran Bretagna sono atterrati ad Alghero. Il turismo ha prodotto una profonda trasformazione della Sardegna in termini sociali e territoriali. In un caso, si è assistito alla frantumazione delle comunità originarie, processo che ha coinvolto persino luoghi a forte vocazione turistica e maturi sotto il profilo urbano: un esempio significativo è il centro storico di Alghero che ha visto una progressiva riduzione dei nativi e dell’economia tradizionale (fatta di botteghe, attività artigianali, servizi ai residenti, etc.), a favore di popolazioni provvisorie ed erranti, quali sono quelle turistiche. Nell’altro caso, i cambiamenti territoriali sono dovuti alla costruzione di strutture ricettive, di villaggi aperti pochi mesi all’anno e soprattutto di seconde case, il cui numero continua a sfuggire a tutte le rilevazioni ufficiali anche per un diffuso fenomeno di abusivismo: secondo una stima approssimativa dovrebbero essere almeno 500 mila. Numero significativo se lo si raffronta a quello della popolazione sarda che da oltre un decennio continua ad essere poco più di 1.600 mila persone. Il che significa che il turismo ha inciso sull’isola in modo ben più massiccio di qualunque altro settore economico, compresa l’industria di base. Pertanto, il turismo ha cambiato il territorio e con esso anche i comportamenti socio-culturali. In merito ai cambiamenti economici – che comunque sono stati profondi -, mi limito solo alla considerazione che per molto tempo il turismo è apparso, per così dire, alla portata di tutti: chiunque poteva diventare un operatore turistico. Il che è equivalso a tanto spontaneismo e improvvisazione che, ahimè, ancora oggi in troppi casi persiste.

 

Domanda 2

Vedendo dal suo osservatorio privilegiato i macro-cambiamenti socio-economici degli ultimi decenni e valutando le prospettive dei prossimi lustri – alla luce del fatto che pare acclarato il fatto che non ci sarà un futuro industriale per l’isola e che agricoltura e allevamento stentano senza il sostegno della PAC – crede che il turismo possa davvero rappresentare “la” risorsa fondamentale dei sardi per uscire dal circolo vizioso della disoccupazione e del sottosviluppo?

R: Non sono un’economista, ma le monoculture economiche non funzionano quasi mai. La Sardegna peraltro ha pagato un prezzo elevato per la c.d. monocultura industriale che non può essere sostituita da un’altra monocultura, quale potrebbe essere quella turistica.A mio avviso, senza altri settori trainanti(penso al settore dell’ICT) neppure il turismo ha un futuro solido. Inoltre, un turismo come unica risorsa di lavoro e di profitto rischierebbe di trasformare l’Isola in una regione “usa e getta”, se si pensa al fatto che il turismo è uno dei settori economici più provvisori e instabili giacchéè connesso alle tendenze del momento. L’agricoltura può diventare il futuro solido della Sardegna: basti pensare che il cibo sarà la vera emergenza del XXI secolo, così come già lo sono le unicità ambientali che hanno una ricaduta economica di rilievo in molte parti del mondo. Cibo di qualità e ambiente altrettanto di qualità dovrebbero essere parte integrante del sistema turistico in modo organico e diffuso. Naturalmente perché questo legame si possa realizzare sono necessarie competenze, professionalità e innovazione tecnologica. La disoccupazione diminuisce se cresce la conoscenza, e questo ci porta alla vera emergenza della Sardegna. Siamo dell’Europa uno dei territori meno acculturati in termini di laureati e di alta formazione.

 

 

Domanda 3

Il turismo è un tipo di consumo moderno molto speciale che nella sua complessità e nelle sue differenti articolazioni “consuma” anche risorse ambientali che non si rigenerano facilmente o lo fanno con tempi molto lunghi. Questo consumatore sempre più esigente e pieno di sfaccettature, è perciò da un lato una splendida opportunità per il valore aggiunto che trasferisce ai territori ma, al tempo stesso, rappresenta una potenziale minaccia. La Sardegna, a seconda di quale delle due ispirazioni diventi prevalente, ondeggia tra Piani super-conservatori ed approcci iper-liberisti.
Neppure su temi così importanti per la costruzione di modelli di sviluppo, si arriverà mai a fare sintesi, a condividere percorsi e a dedicare adeguate risorse economiche?

R: Il turismo per definizione è consumo di risorse (a partire da quelle territoriali), di tempo, di mobilità, etc. In un recente passato si è trattato di consumo indiscriminato,mentre ora si parla sempre di più di consumo responsabile ed etico. La Sardegna ha consumato fin troppo territorio, se rapportata alla reale domanda sociale,e ciò è avvenuto prevalentemente senza regole. Oggi non possiamo più fare a meno di regole certe per poter governare i processi di consumo e limitare le distorsioni del turismo, quali sono le logiche speculative che lo hanno accompagnato. Ciò nonostante abbiamo ancora molte risorse ambientali di cui fare buon uso anche dal punto di vista turistico. Il problema non è essere super-conservatori o iper-liberisti. É un’opposizione poco proficua. La questione è quale idea di futuro riusciamo a costruire anche sotto il profilo turistico. E pensare al futuro significa necessariamente fare un uso oculato delle risorse materiali, di qualunque natura esse siano.

 

 

Domanda 4

Dopo il principe Aga Khan negli anni ’60, pare che alcune opzioni strategiche dello sviluppo turistico potranno essere affidate ai Qatarini. E’ la mancata costruzione di una cultura turistica diffusa e condivisa che porta la Sardegna faticare così tanto nello sviluppo di modelli propri?

R: Com’è noto, il principe benefattore non esiste. Esistono invece interessi, investimenti e capacità imprenditoriali. Gli imprenditori sardi, solo per limitarci a noi, mi sembra che rischino poco e fatichino a raccordarsi tra di loro. Uno dei nostri limiti appare quello di avereun’inadeguata cultura di impresa. A mio avviso, perciò, non si tratta di mancata cultura turistica diffusa, bensì, di scarsa cultura di impresa. Ma anche questa non si inventa e non si improvvisa, soprattutto in assenza di una cornice programmatoria e di linee di sviluppo di lungo respiro.

 

 

Domanda 5

Se è vero, come lei ha sostenuto in numerose occasioni, che il turismo ha avuto un ruolo centrale per facilitare i processi di modernizzazione della Sardegna, è altrettanto vero che in molti casi ha rappresentato anche una grande illusione. Uno dei risvolti socio-culturali è stato che gli impieghi stagionali hanno dissuaso i giovani dal proseguire gli studi contribuendo ad aumentare i tassi di abbandono scolastico e tenuto molto bassa la percentuale di laureati, specie nell’area del nord-est. Un cortocircuito pericolosissimo, cosa è mancato?

R: Si tratta sempre dello stesso problema: il turismo è uno dei settori economici più complicati che abbisogna, perché funzioni, di competenze, professionalità, conoscenza delle lingue, modalità comunicative efficacianche per gestire un B&B. Nel senso comune, invece, è apparso come la possibilità per chiunque di trovare un modo per sopravvivere, quando non di speculare. In una ricerca sui giovani conclusa nel 2010 dal Centro Studi Urbani per conto dell’Amministrazione comunale di Olbia, è emerso con chiarezza come un capitale umano poco qualificato e professionalmente non motivato fosse l’anello debole di quel territorio, e ciò coinvolge necessariamente anche il turismo. Eppure si tratta di una delle aree della Sardegna più avanzate sotto il profilo turistico. Bisogna tenere presente che il turismo è un settore immediatamente collegato alla c.d. economia della conoscenza, perché quando si parla di ‘produzione’ oggi non si intende soltanto la produzione materiale, o almeno non esclusivamente, ma si estende concettualmente a tutti quei prodotti e servizi avanzati (compresi i servizi specializzati per le imprese) che hanno una natura immateriale e che sono il risultato di un alto contenuto innovativo, di sperimentazione, di creatività, di buona qualità dei prodotti, oltre che di un ambiente urbano accogliente e qualificatoQuesto cambiamento ha a che fare con la dislocazione industriale, la rivoluzione microelettronica applicata ai diversi processi produttivi, gli avanzamenti della ricerca scientifica, l’innovazione tecnologica. Da qui derivano anche la capacità di costruire e controllare i nodi di reti globali, la crescita di investimenti, gli scambi internazionali.Allo stato attuale sono questi i contenuti che caratterizzano il turismo contemporaneo nel mondo. Dove non ci sono queste condizioni, si costruiscono recinti dove segregare in modo confortevole i turisti, fuori dai quali c’è una diffusa e pericolosa povertà. Penso ai c.d. paradisi balneari come l’Egitto, per limitarci solo a un esempio.

 

 

Domanda 6

La Costa Smeralda è rimasta per molti anni un corpo estraneo alla cultura Sarda. Molti e tra questi numerosi politici di rilievo, l’hanno considerata una sorta di repubblica indipendente, avulsa e diversa dalla “vera Sardegna”. Di volta in volta è stata etichettata come un modello sbagliato, un mostro da abbattere, un’isola felice, l’ennesima colonia straniera in terra sarda, ma anche il modello a cui tendere, un brand internazionale preziosissimo, una grande scuola di turismo. Qual è la sua posizione?

R: É un pezzo della nostra storia recente che è servito a collocare la Sardegna sulla scena internazionale degli anni ’60, ma ora mi appare un modello superato. Con ciò non voglio sostenere che possiamo fare a meno del modello “Costa Smeralda” – continua ad esserci una domanda sociale, seppure di nicchia, di quel tipo di turismo c.d. di élite -, ma certamente non può più essere un modello di riferimento come è avvenuto nel passato. La Sardegna ormai ha gli strumenti e la consapevolezza che è possibile costruire e utilizzare ben altro.Basti pensare a ciò che di può fare con i giganti di Mont’ePrama. In questa scoperta si è aperta la possibilità di riscrivere la storia della Sardegna e del Mediterraneoe che va lasciata agli storici e agli studiosi della materia. Ma la suggestione che suscita questa riscrittura si presta a immagini straordinarie che possono essere utili al turismo. Che cos’è d’altronde il turismo se non la costruzione di una porzione di vita che, seppure provvisoriamente, si colloca nel mondo dell’immaginario? Mi piacerebbe che in ogni luogo turistico ci fosse la possibilità di accedere a percorsi storici virtuali sulla Sardegna, possibilmente tridimensionali, in modo da dare al turista la sensazione di attraversare con la mente e il corpo i millenni di quest’isola. A Vancouver nel suo straordinario waterfrontsono state installate delle strutture architettoniche in cui accedere ed attraversare virtualmente l’arcipelago, dalla montagna al mare, compresi quelli inaccessibiliai più. E nonostante i costi del biglietto siano piuttosto elevati, il lungo tempo di attesa in fila per accedervi sono un chiaro indicatore del successo. La mia impressione è che siamo poco consapevoli delle ricchezze di cui disponiamo e aspettiamo che ad investirvi sia o il pubblico o qualcun altro che venga dal di là del mare.

 

Domanda 7

Il settore turistico Sardo, evidenzia un chiaro problema di programmazione. Fatichiamo a inquadrare il fenomeno, non abbiamo chiaro dove vogliamo andare e non studiamo a sufficienza le interdipendenze con agroindustria, artigianato, cultura, ambiente. Ci manca da sempre una visione d’insieme. Crede che le nuove generazioni di politici e imprenditori turistici possano acquisirla? E se sì, attraverso quali percorsi formativi?
R: Delle nuove generazioni di politici non parlo perché non le conosco, ma di giovani preparati in Sardegna ce ne sono tanti, anche se le imprese sarde per lo più li ignorano. Certamente pesa il fatto che il nostro sistema imprenditoriale è fatto, per lo più, di attività di piccole dimensioni e a conduzione famigliare. Ma i nostri giovani preparati costituirebbero quel valore aggiunto di cui ha un urgente bisogno l’economia sarda, non solo quella turistica.Invece di fatto li mandiamo via etra questi vi sono molti casi di successo ottenuto altrove non in Sardegna. Questa è una perdita sociale che sta rendendol’Isola sempre più povera. Ciò non significa che non ci siano giovani imprenditori che operano in Sardegna con competenza e professionalità, ma non mi pare che sia un fenomeno diffuso.

 

 

Domanda 8
Il prodotto turistico della Sardegna nei cataloghi dei Tour Operators ma anche nei portali dell’e-commerce, continua ad essere con grande prevalenza il mono-prodotto balneare.  Vorremmo che la Sardegna fosse molto più di questo. Non si vedono però politiche di prodotto di lungo periodo alle quali vengano assegnate priorità vere.
E’ una stagionalità soprattutto culturale?
R: Che sia il mare ad attrarre la maggior parte dei turisti non v’è dubbio, ma ciò non toglie che il mare non si possa alleare con altri territori;ci sarebbe un vantaggio per tutta l’Isola in termini di flussi ed estensione della stagione turistica. Ma senza collegamenti efficienti e disponibili nei porti e aeroporti, senza un sistema adeguato di strutture ricettive e di ristorazione, senza la capacità di utilizzare quei giovani di cui trattavo prima (penso soltanto ai laureati in beni culturali, lingue, governance, comunicazione, economia, e così via), come possiamo pensare di allungare la stagione? E ancora, si è fatto davvero di tutto per incuriosire il viaggiatore? Le installazioni di percorsi virtuali di cui dicevo prima, magari connesse a un sistema efficiente di comunicazione, prenotazionee pagamento di ticket per differenziati percorsi, non potrebbero essere collocate in punti strategici, a partire dalle porte di accesso all’Isola?Invece, quando il turista arriva nei porti (penso a Porto Torres) ma anche negli aeroporti si trova o nella totale desolazione, privo della più elementare indicazione, oltre che di collegamenti, oppure con addetti alle informazioni annoiati e distratti.

 

 

Domanda 9

C’è stato un tempo nelle analisi dei fattori critici dello sviluppo turistico, nel quale la carenza di strutture turistiche pareva il vero vincolo allo sviluppo. Sembrava vitale finanziare la costruzione di sempre nuovi alberghi. Guardando la situazione ex post, invece vediamo una distribuzione territoriale della capacità ricettiva piuttosto disomogenea e, per contro, tassi di occupazione di queste strutture ricettive incredibilmente bassi.  Era sbagliata l’analisi, è mancata un accorta pianificazione territoriale o non sappiamo vendere i nostri prodotti?

R: Rispetto al passato recente le tipologie di turismo e di turisti si sono diversificate, così come si sono diversificati i tempi e le domande. Ciò significa che anche le strutture ricettive devono diversificarsi. Ad esempio, cosa offriamo ai giovani e agli anziani? Sono tipologie di turisti che esprimono capacità di accesso diverse. I primi generalmente si organizzano il viaggio in modo individuale e spesso all’insegna del risparmio. I secondi hanno bisogno di un sistema organizzato ed efficiente. In Sardegna si dà ancora poca importanza al turismo giovanile e a quello sociale,eppure garantirebbero una continuità. I giovani, anche se per ragioni di età sono portati a cambiare meta, quando saranno meno giovani e magari con famiglia, se conserveranno un buon ricordo della Sardegna, sono portati a ritornare: sono l’investimento per il futuro. Conosco personalmente molti di questi casi. Il turismo sociale è invece rivolto agli anziani e alle persone che hanno bisogno di assistenza che, come è noto, sono in crescita. Rispetto a queste categorie di persone, quanta attenzione il settore turisticoe le amministrazioni comunali dedicano normalmente? Penso alla mobilità e all’accessibilità in primis. Ad esempio, quante passerelle ci sono nelle nostre spiagge per garantire anche alle persone in difficoltà di arrivare fino al mare in modo agevole? Ben poche. Sono appena tornata dal Canada e non ho trovato nessun luogo (che fosse turistico o meno) senza accessi facilitati per le persone in difficoltà, dagli autobus in città ai musei,alle montagne. E per queste persone non potrebbero forse essere utili tutti quei giovani che hanno maturato diversificate competenze, dall’assistenza all’animazione, fino all’accompagnamento? Il turismo, da settore complesso qual è, ha bisogno anzituttodi una visone complessiva, quindi di programmazione.Inoltre, ha bisogno di investimenti in infrastrutture e in servizi altamente qualificati. Cultura politica e cultura imprenditoriale vanno perciò di pari passo.

 

Domanda 10

Lei ha ripetuto in molte occasioni che la bellezza continua ad essere la ragione centrale del turismo. Ma i nostri paesi sono mediamente bruttini, le risorse archeologiche in gran parte abbandonate, le spiagge esempi mirabili di incuria, il mare una terra di nessuno ove tutto è permesso, gli uffici turistici chiusi di domenica…. Invece “La grande bellezza” potrebbe essere il film che la Sardegna del futuro potrebbe girare.  Da dove cominciamo?

R: Incominciamo dai luoghi che frequentiamo quotidianamente, a partire dalle scuole primarie. Come possiamo far cogliere la bellezza a un bambino se studia in un’aula cadente con attorno spazi aperti pieni di erbacce, se attraversa strade sporche, se i muri delle loro città o dei paesi sono in balia del vandalo di turno? La bellezza non è un fatto eccezionale da offrire allo sguardo del turista. Dovrebbe far parte della nostra quotidianità. La bellezza non è ammirazione ed estasi, ma è cura e attenzione della vita ordinaria. E in questo senso è educativa. Si provi a circondare un bambino di cose belle, si può starcerti che quel bambino da grande avrà cura e attenzione per il mondo che lo circonda. Il degrado comporta degrado, così come la bellezza conduce ad altra bellezza. Per dirla con il matematico Paul Dirac, la bellezza va intesa come metodo.

I nostri paesi un tempo erano poveri ma decorosi, davanti ad ogni porta c’era una pianta o un fiore, qualunque fosse la condizione sociale dell’abitante. Ora sono brutti perché le generazioni degli ultimi 50 anni hanno preso il virus della “cementite”, in nome di una fraintesa idea di modernità e di benessere. Basti pensare a tutti quei palazzotti costruiti freneticamente dagli anni ’70 in poi, senza alcuna attenzione alla forma e al rispetto della cultura tradizionale, molti dei quali mai completati e ora abbandonati. Ma sono brutti soprattutto perché si è persa l’abitudine di pensare agli spazi pubblici. Sono soprattutto questi che rendono un insediamento urbano bello o brutto. Non solo dal punto di vista dell’organizzazione degli spazi, ma anche sotto il profilo della relazionalità e delle pratiche sociali.

 

Domanda 11

Una grande soddisfazione nell’analisi della trasformazione della società sarda è quella di vedere le seconde e terze generazioni di imprenditori sardi che cominciano ad affermarsi e a costruire aziende di successo.
Anche se gli istituti alberghieri sono ancora prevalenti rispetto ai master di specializzazione post lauream su temi turistici, è vero che non siamo più solo camerieri?

R: In buona misura sì. C’è una Sardegna delle eccezioni, per usare il titolo di un libro di Giacomo Mameli, che può essere ben più diffusa di quanto non lo sia ora. Ma se si va a vedere chi sono questi imprenditori eccellenti, qualunque sia il settore, tutti hanno in comune alcune caratteristiche: sono preparati, hanno un’idea del futuro e si sono messi in gioco rischiando le loro risorse. Aggiungo: nella maggior parte delle volte si tratta di donne.

 

Domanda 12

Un consiglio per chi ha vent’anni e vorrebbe capire se l’università possa essere la scelta giusta per il suo futuro?

R: L’università è da considerare un percorso obbligato, se si vuole migliorare la propria condizione di vita. Sbaglia chi pensa che studiare non serva: tutti gli indicatori ci dicono il contrario. L’unico consiglio che posso dare, per quel che vale, è che ognuno cerchi di fare quel che più lo appassiona e lo incuriosisce. Il resto viene da sé.

 

Grazie alla Professoressa Mazzette per la sua disponibilità e per la chiarezza delle risposte.

 

L. Murru per il LAb Turismo

Lab 1 Turismo – incontri con gli specialisti: Adriana Pintus

pintus_adriana_antoniaAdriana Pintus, Arzachena. 
Come molti suoi concittadini stregati dall’Aga Khan, è partita alla scoperta di universi più vasti, per poi provare a migliorare il proprio. Innamorata della Sardegna, appartiene a quella schiera di irriducibili romantici convinti che la stagionalità non possa essere una malattia incurabile. 
A capo del Consorzio Operatori Turistici di Arzachena (COTA), d’inverno gira il mondo per promettere Sardegna, d’estate gira come una trottola per cercare di mantenere le promesse fatte.

 

D: Federalberghi ha recentemente parlato di stallo delle presenze combinato con il calo dei prezzi degli alberghi e ha preannunciato una chiusura in rosso per i conti del 2014. Addirittura il fatturato degli alberghi sarebbe ancora sotto i livelli del 2008.  Condividi questa analisi?
R. Purtroppo reale…basta solo visitare alcuni siti immobiliari che hanno in vendita nelle loro vetrine strutture ricettive ed alberghiere storiche dal nord al sud della nostra isola. Semplicemente un malessere previsto e non arginato a tempo debito.

D: Dopo il “Piano strategico per lo sviluppo del Turismo” del Ministro Gnudi all’inizio del 2013, ci si aspettava una maggiore attenzione da parte della politica. 
In Sardegna la costituzione di un comparto turistico omogeneo è una storia ancora da scrivere.
Quanto si sente la mancanza di un piano strategico?
R. Tanto da non permetterne uno sviluppo in linea con i tempi, lasciando così troppo spazio all’improvvisazione con conseguente perdita di opportunità di vario genere e, spesso, creando eventi doppione da parte di più soggetti,  più o meno titolati, che altro non fanno che ledere all’immagine dell’isola anziché portarle benefici.
Il piano strategico avrebbe messo intorno ad un tavolo i principali attori regionali del turismo per disegnare il futuro della Sardegna e riproporla come leader nel Mediterraneo.

D: Il vostro Consorzio ha sempre mostrato grande fiducia nelle vetrine internazionali del turismo. Il progetto “In Sardegna  … a secret to discover”, che vi ha portato a fare promozione diretta in 9 destinazioni turistiche come Oslo, Utrecht, Ginevra, Zurigo, Bruxelles, Riga, Basilea, Kiev e Barcellona, ha avuto il successo sperato? Pensate di continuare su questa strada?
R. Assolutamente sì… il progetto 2015 sì è arricchito di nuove destinazioni estere dove promuovere unitariamente la nostra Isola. La novità di quest’anno è l’inserimento di una serie di eventi anche in Italia. Abbiamo visto una timida ripresa del mercato Italia nella stagione appena passata e siamo convinti che questo vada stimolato con una giusta campagna mirata, che sfati anche la convinzione che la Sardegna è una destinazione cara ed inaccessibile!

D: Le Associazioni di categoria ed i Consorzi  hanno più volte evidenziato la necessità di offrire opportunità e prospettive nuove alle particolari esigenze dell’imprenditoria giovanile. 
La politica vi ascolta?
R:  Non abbastanza, in alcuni casi siamo riusciti a far passare il concetto di servizio anche sociale che svolgono le strutture ricettive  e turistiche nel garantire, pur con considerevoli sforzi, una stagione abbastanza lunga ai giovani che hanno deciso di investire nel settore ma, purtroppo non sempre le azioni promesse vengono mantenute e ciò comporta uno sforzo maggiore da parte del datore di lavoro, che anno dopo anno non riesce però a mantenere!

D: Dopo un estate di sostanziale tenuta, le prime proiezioni sull’autunno-inverno 2014-2015 non ci danno molto conforto: dicono che l’indice di stagionalità, misurato rapportando gli arrivi turistici di Febbraio e di Agosto, aumenterà ancora.
Voi siete parte attiva del progetto “Destination Sardinia Network”, una evoluzione del progetto DMS proposto dalla vecchia Giunta Regionale e che comprende 10 consorzi Sardi.
Ritieni sia una iniziativa che potrà aiutare ad attenuare la forte  stagionalità che deprime sia il Turismo che i settori interdipendenti dell’agro-industria, dei servizi e dell’artigianato?
R. Sicuramente siamo indirizzati sul quel fronte….Il DMS regionale della Rete dei Consorzi sarà uno strumento  a disposizione di tutto il comparto turistico e non solo dei soci dei vari consorzi turistici. E’ stato strutturato in modo da proporre al turista finale una formula completa che gli permetterà di prenotare on-line non solo le camere alberghiere ma bensì tutti i servizi della filiera fino all’acquisto dei prodotti tipici sardi.

D: Parlando dell’attività  della tua azienda, quali sono le tre parole chiave che insegni ai tuoi collaboratori, per fornire servizi turistici avanzati che siano in sintonia con le esigenze del mercato?
R. Passione, qualità e sorriso!

D: L’Atto di indirizzo strategico per la programmazione unitaria 2014-2020 della Regione Sardegna, del maggio scorso, individua 8 tematiche, tra cui: ” Sviluppo degli attrattori culturali e naturali e sviluppo delle aree interne, attraverso un nuovo legame tra aree urbane e rurali e politiche turistiche e territoriali orientate a fare sistema tra operatori economici e risorse ambientali e culturali”.
 La frase “fare sistema” mi provoca sempre un brivido lungo la schiena quando a pronunciarla è un politico: da dove partire in concreto?
R. Da semplici incontri bottom up durante i quali ci siano dei veri e propri brainstorming atti a far crescere la voglia di collaborazione fra i vari attori del turismo sardo. La strutturazione del sistema, a mio parere, si può fare solo facendo una breve analisi di ciò che non ha funzionato finora (senza soffermarsi più del necessario e senza continuamente rivangare nel passato!) mettendo a frutto l’esperienza positiva e le idee di sviluppo di ciascun operatore per creare un vero piano strategico attuabile e determinato da un timing abbastanza breve … Solo mostrando che arrivano dei risultati gli operatori acquistano fiducia nel sistema e sono invogliati a continuare una collaborazione per il raggiungimento di un obiettivo comune.

D: EXPO 2015 è un appuntamento di livello mondiale. Qualcuno lo vede quasi come un ultima spiaggia, altri come un vero e proprio trampolino per il rilancio dell’economia turistica nazionale. 
Il Consorzio Operatori Turistici Arzachena, ci crede?
R. Se la partecipazione e gli strumenti di promozione da divulgare durante i sei mesi di EXPO sono veramente veicolanti per il sistema turismo Italia, siamo convinti che possa veramente esserci una rinascita anche per la Sardegna.

D: Operare su un mercato di primo riferimento che ha un brand fortissimo come “Costa Smeralda” offre senza dubbio dei vantaggi. I colleghi operatori turistici del resto dell’isola vi invidiano molto, perché – dicono – avete il privilegio di servire la fascia alta del mercato turistico e potete anche permettervi di snobbare il traffico low-cost.
E’ vero?
R. Assolutamente no, le poche strutture che offrono servizi ed ospitalità alla fascia alta del mercato non raggiungono affatto i numeri ed i risultati delle restanti 110 strutture ricettive attive nel comune di Arzachena. È sicuramente di aiuto il brand Costa Smeralda per la promozione a livello mondiale ma, come tutto, ha anche un suo contro: dà l’idea di una destinazione solo per ricchi e, in alcuni casi, questo è davvero penalizzante. Le restanti fasce di hotels e servizi devono, spesso, investire il doppio per far passare il concetto che la Costa Smeralda  può esser per tutti!!!!

D:  Su un indagine del 2010 di Federalberghi sui “Bisogni formativi del settore turistico”, web marketing, customer care, qualità, revenue management, controllo di gestione e conoscenza delle lingua straniere erano le prime 6 categorie segnalate dagli operatori.
Sono ancora quelli i deficit di competenze?
R. C’è ancora molto lavoro da fare sulla formazione e sicuramente i temi sono ancora quelli pur avendo, almeno in parte, colmato il gap del web marketing, rimane forte l’esigenza di investire su categorie quali lingue, customer care a revenue management.

D: Guardando la crisi strutturale dell’industria, le difficoltà enormi di una agricoltura in larga misura assistita, potrà essere il turismo a salvare il PIL Sardo?
R. Con una oculata regia anche da parte della nostra Regione, potrebbe tranquillamente ambire ad una posizione di leader nella composizione dei fattori che determinano il PIL Sardo!

Grazie Adriana ed in bocca al lupo per la prossima stagione

 

Le altre interviste ai protagonisti del settore turistico sui seguenti link

Roberto Devoto http://www.sardegna2050.it/?p=633

Stefano Sedda  http://www.sardegna2050.it/?p=615

Carlo Marcetti  http://www.sardegna2050.it/?p=409

Raffaele Ciaravola  http://www.sardegna2050.it/?p=493

 

Lab 1 Turismo – incontri con gli specialisti: Stefano Sedda

stefano sedda blog

Stefano Sedda,  50 anni, Belluno. 


Sardo per cognome e per patrimonio sanguineo, ingegnere forse atipico, studioso entusiasta di risorse umane e osservatore privilegiato di modelli turistici innovativi.
Costruttore instancabile di reti di relazioni, prossimo counselor, sempre alla ricerca di scambi culturali e della necessità di mixare incessantemente competenze e passioni.
Strenuo sostenitore di approcci razionali e metodologici rigorosi, che possano però avere l’umiltà e la volontà di rispettare e valorizzare il fattore umano.

Esperienze significative in Alisarda, Meridiana, Eurofly, Alpitour, Ventaglio, Francorosso, Ambire, spaziando dalla consulenza manageriale al re-engineering di processi, dalla Direzione del Personale al blogging sul sito http://stefanosedda4hr.wordpress.com.
Ideatore del modello di misurazione della efficienza organizzativa www.hellopitagora.com, Recente co-fondatore e membro del comitato scientifico della IAS Compliance Business School, divisione Educational dell’organismo di certificazione svizzero IAS Register.

Domanda 1 – Ingegner Sedda,  come valuta oggi le prospettive turistiche della Sardegna, viste con gli occhi di chi oggi vive sul Lago di Como, comparandole con quelle che trovò vent’anni fa quando comincio a lavorare in Alisarda ?

R. Le prospettive di sviluppo turistico sardo sono e rimangono ancora inesplorate. Dai tempi del mio primo lavoro in Alisarda vedo molti cambiamenti ma frutto di iniziative spontanee, a volte casuali, e slegate tra loro. Più che al lago di Como penso, per un confronto al Lago di Garda che riesce ad avere una stagione di circa 10 mesi avendo strutturato una offerta diversificata per un mercato variegato di turisti. Una offerta che nasce da una combinazione quasi magica del lavoro delle istituzioni da un lato che hanno si indirizzato ma soprattutto hanno agevolato il lavoro dei privati che hanno saputo fare squadra e sistema integrandosi in un brand, il lago di Garda, pur continuando a competere.
Credo che anche la Sardegna dovrebbe ripetere questa esperienza attraverso un ruolo del pubblico di custode del bello dell’isola e fluidificatore di processi privati e non di attore principale che con invadenza tenta di sostituirsi al privato.
Tutto questo non può non passare attraverso un’opera di educazione e sensibilizzazione di chi in Sardegna opera e vive. Come avviene nel Lago di Garda le persone sono i principali attori dell’accoglienza turistica e si adattano quasi fossero un sistema vivente alle esigenze del mercato, senza che questo però a sua volta invada con prepotenza il loro territorio. Solo amando davvero il proprio territorio si riesce ad avere la forza di offrirlo al turista con un delicato equilibrio che salvaguardi la sua esperienza e il territorio stesso. Solo amando davvero il proprio mondo lo si può offrire generosamente al turista, pretendendo la stessa generosità da chi lo visita e organizzandosi con altrettanta generosità con gli altri attori presenti.
Senza quest’opera di sensibilizzazione culturale ognuno continuerà a difendersi dal vicino e dal turista stesso, puntando a operazioni che anche inconsapevolemnte si rivelano speculative e dannose per il territorio.
 
Domanda 2 – Il nostro PIL turistico è inferiore a quello della Francia e molto al di sotto della Spagna. 
Turchia, Grecia, Croazia e Cipro ci erodono ogni anno preziose quote di mercato. 
Vi sono esempi di strategie nazionali o internazionali che potrebbero rappresentare modelli virtuosi da seguire?

R. nIn campo nazionale ho citato il Lago di Garda, ma potrei aggiungere il Collio che, se pur piccolo e non paragonabile alla Sardegna, sta creando un sistema a 360 gradi di offerta del suo prodotto-territorio, dal soggiorno, alla gastronomia, all’enologia. L’esempio di Torino che dopo le Olimpiadi 2006 ha saputo fare sistema con tutte le sue potenzialità turistiche è un altro caso da studiare e analizzare.
A questo potremmo aggiungere due casi classici ,quasi opposti l’un l’altro, ma interessanti per la loro peculiarità: la costiera Amalfitana e la riviera Romagnola. In entrambi i casi hanno saputo valorizzare le loro potenzialità e creare un prodotto che dura da tempo nonostante l’evoluzione della società.
Da ultimo, cito l’alto Adige che ha saputo integrare agro-alimentare e ambiente in un’unica offerta che oggi occupa ormai quasi tutti i 12 mesi.
A livello internazionale, mi piace citare Cancun, città costruita a tavolino negli anni ’70 che oggi rappresenta un’articolata e integrata offerta turistica (purtroppo ultimamente appannata da eventi esogeni come la criminalità organizzata che nulla hanno a che fare con il turismo).
Voglio citare due altri esempi anche loro simili ma con peculiarità specifiche: le isole greche e le isole baleari. Le seconde hanno saputo trovare nel Mediterraneo un ruolo da protagoniste, riuscendo a offrire quattro prodotti diversi tra loro ma riconducibili a una radice assimilabile costituita dal territorio. Hanno infatti saputo imporsi in Europa come destinazione turistica annuale, o quasi, grazie a strutture che possono soddisfare le attese dei loro clienti e a un sistema di accoglienza che sà girare in modo perfetto e sincrono. Ogni isola ha la propria vocazione ma allo stesso tempo garantisce il basico: mare e ambiente di livello.
Le isole greche, le mie preferite, rappresentano una realtà molto più dispersa e variegata ma come le Baleari riescono a conservare una radice comune, mare e ambiente di livello, una tradizione locale che fa parte della loro attrattività e una diversificazione che le porta assieme a poter soddisfare ogni tipo di esigenza.
La differenza tra le due è che mentre le Baleari hanno una integrazione voluta e agita, per le isole greche questa integrazione è spontanea e quasi casuale ma comunque perfettamente funzionante.

Domanda 3 – Visti i fallimenti delle politiche di coordinamento tra Governo centrale, Regioni e Province delle singole regioni Italiane e, assodato che il turismo è un’industria “glocal” con competizione internazionale ma offerta locale, ritiene abbia ancora un senso competere attraverso gli sforzi necessariamente deboli dei micro-territori o sarebbe più efficace che un ente centralizzato prendesse in mano strategicamente il comparto?

R:  Direi proprio di no. In ciò che ho scritto prima è contenuta la mia visione/convinzione. Ritengo che a livello nazionale e sistemico ci debbano essere una azione di sensibilizzazione culturale forte, una educazione professionale con la creazione di nuove figure professionali (alcune realtà di eccellenza esistono già), un complesso normativo che custodisca e tuteli il bello e il bene comune e un’azione di semplificazione delle leggi che regolino l’imprenditorialità del settore turistico, magari agendo pesantemente sulla leva fiscale.
Il sistema centrale deve quindi agire sulle meta-condizioni affinchè il sistema locale e privato possa in modo facile e spontaneo agire in squadra e in modo integrato.
L’esempio del Lago di Garda vede, ad esempio, tre province di tre regioni diverse che hanno saputo unirsi e integrarsi proprio perchè avevano un obiettivo comune. Lo stato crei le condizioni senza forzare aggregazioni e iniziative che avverranno spontaneamente sulla base dei diversi interessi che ogni territorio offre.

Domanda 4 –  Come si esce dal Triangolo delle Bermuda nel quale sguazzano programmi politici che restano sempre sulla carta, deficit di competenze strutturali e contraddittorie norme di legge?

R. Attraverso un’azione educativa e di sensibilizzazione e con una leva fiscale idonea. Si defiscalizzino le iniziative virtuose e il privato saprà trovare da solo la sua dimensione.
Le uniche iniziative politiche devono rivolgersi a semplificazione delle norme e ad una sensibilizzazione continua e costante della popolazione sul senso dell’accoglienza da un lato e sulla valorizzazione del proprio territorio dall’altro. Ci vuole qualcuno che abbia la forza di promuovere il bello, semplificando le normative e possibilmente alleggerendo l’imposizione fiscale, ma lo deve fare senza eccezioni e senza soluzione di continuità.

Domanda 5 –  Il settore turistico Sardo, ha preso in pieno la grande crisi internazionale. Fatichiamo a inquadrare il fenomeno, non abbiamo ben chiaro dove vogliamo andare e non studiamo a sufficienza le interdipendenze con agroindustria, artigianato, cultura, ambiente.
 Da dove possiamo ricominciare?

R.  Da una visione integrata di tutte e quattro. Si deve cominciare non dagli uffici legislativi della regione ma dai banchi di scuola dove tutti devono tornare. La Sardegna deve costruire una squadra di persone che sappiano analizzare ciò che avviene nel resto del mondo e lo sappiano sintetizzare adattandolo alla realtà locale e al contempo siano in grado di convincere ogni abitante a fare qualcosa per il turismo.
Dal piccolo gesto, come la pulizia delle strade, a qualcosa di più grande come la manutenzione delle proprie abitazioni, a qualcosa di ancor più grande come l’abbellimento di paesi e città.
La Sardegna deve iniziare ad avere scuole belle e palazzi istituzionali belli, ogni sardo deve capire che il bello è opera propria. Amando il bello riuscirà a trasmetterlo ad ogni turista, che a sua volta lo trasmetterà ad altri che diventeranno turisti.

Domanda 6  – L’isolamento fisico della nostra terra non aiuta ad uscire da modelli spesso arretrati ed autoreferenziali. 
La stagionalità è anche un male dello spirito, figlia di carenze culturali che dobbiamo ancora accettare e superare.
 Possiamo destagionalizzarci?

R. Certo che sì. Se ci riescono realtà con climi meno dolci della Sardegna non vedo perchè oggi che il trasporto aereo non è più una barriera all’ingresso non lo possa diventare la Sardegna.
Certo la destagionalizzazione non avviene per decreto;  avviene solo grazie ad una offerta turistica sincera e organica. Sincera perchè chi vive in Sardegna deve raggiungere quella maturità, di cui parlavo prima, dando intensità all’amore per il proprio territorio, per inventarsi ogni giorno un qualcosa di attrattivo.
A mio modo di vedere oggi chi vive in Sardegna è ancora concentrato sulla difesa del proprio territorio in modo così chiuso ed esclusivo da non riuscire invece a trovare il piacere e la fierezza di offrirlo. Guardiamo la Riviera Romagnola, di certo non bella come la Sardegna, ma popolata da persone così fiere di essa da non chiudersi a sua difesa ma da aprirsi per offrirla.
So che questo per molti sardi non sarà un discorso accettabile, ma essendolo anche io per metà mi sento autorizzato a parlare così:   ogni sardo è convinto di essere fieramente attaccato al proprio territorio ed in effetti lo è; ma lo è in modo chiuso e geloso e finalizzato, come dicevo alla difesa non all’offerta. La Sardegna è un diamante che i Sardi tentano di preservare e che qualcuno ogni tanto riesce a prendere e ad usare in modo non sempre consono ad una pietra preziosa. Se invece i Sardi decidessero di esporlo quel diamante, fieri di averlo ma non timorosi di esserne privati, forse cambierebbe lo spirito.

Domanda 7  – E’ vero peraltro che, dopo quella che fu chiamata “l’invasione degli imprenditori continentali” degli anni ‘60-’70, adesso vi sono molte aziende che hanno managers sardi che hanno potuto studiare oltre confine, che hanno lavorato duro e che ora stanno mettendo a frutto le lezioni imparate. L’università e la scuola  potrebbero fare di più?

R. Potrebbero fare di più se diventano belle. Non insisterò mai abbastanza. Le scuole devono essere luoghi belli dove si impara cosa significa stare bene e dove chi le popola respira la serenità del vivere in un luogo piacevole. La storia di Steve Jobs ci deve insegnare questo.

Domanda 8  – Ogni volta che si affronta il tema dello sviluppo turistico in Sardegna, viene a galla un annosa disputa tra chi propugna il modello del turismo di massa delle Baleari  e coloro che invece temono un pericoloso rischio di consumazione del territorio dicendo “meglio pochi ma buoni”. 
Questa disputa senza apparentemente né vinti né vincitori, non può ignorare il fatto che nel 2014 l’isola registra una disoccupazione giovanile impressionante. Nella fascia 15-24 anni a febbraio 2014 era pari al  54%.
Che fare?

R.  Le baleari non sono solo un prodotto di massa. Anche in pieno Agosto ci sono spiagge per pochi e posti dove si può trovare la tranquillità accanto alla massa che chi vuole può trovare.
Oggi la Sardegna rischia di diventare solo di massa, questo è il problema vero. Mentre il sardo discute se diventare o no di massa, quest’ultima ha preso il sopravvento distruggendo territorio e stagionalità.
Ancora una volta io però penso che non si possa condizionare il mercato per decreto ma con una articolazione dell’offerta che non può avvenire neanche essa per decreto, ma solo con una sensibilizzazione del singolo individuo.
La disoccupazione giovanile la si combatte creando nuove opportunità d’impresa  e con la leva fiscale. I giovani non devono cercare il posto fisso in una industria che non avrebbe mai dovuto esserci in Sardegna, ma devono essere agevolati a creare da sè  il posto di lavoro. Come? Con la conoscenza e le competenze e con un sistema che garantisca regole uguali per tutti. I giovani devono essere stimolati a competere tra loro per riuscire a dare alla Sardegna ciò che si merita, ovvero un posto rilevante nel turismo e nella creazione del benessere. La Regione deve insegnare e garantire che tutti competano ad armi pari. Chi vince farà l’imprenditore ma chi non vince o non vuole competere  potrà lavorare nelle aziende che si creeranno. In questo modo nessuno perde, tantomeno la Sardegna

Domanda 9  – Un buon consiglio per  un giovane che aspiri a diventare un imprenditore turistico?

R.  Parta dal territorio, verifichi se riesce ad amarlo veramente al punto da trasmettere questo amore ad altri e poi inizi a costruire un prodotto che sia bello, che sia unico e che sia comunicabile.
Parta dal suo territorio, ne comprenda le distintività, crei sistema con chi gli sta accanto e abbia il coraggio di uscire nel mondo a far vedere la sua idea, il suo prodotto.
Poi, ma solo dopo, faccia un business plan.
Chi imprende nel turismo deve essere lui stesso un turista, per poter entrare in sintonia con i suoi clienti.
Triganò diceva che sceglieva dove costruire i suoi villaggi per tre motivi: la bellezza del posto, la bellezza del posto e la bellezza del posto.
 
Grazie all’Ingegner Stefano Sedda per la sua chiarezza e per averci regalato nuovi punti di vista

Le altre interviste ai protagonisti del settore turistico sui seguenti link

Carlo Marcetti  http://www.sardegna2050.it/?p=409

Raffaele Ciaravola  http://www.sardegna2050.it/?p=493

Lab 1 Turismo – incontri con gli specialisti: Raffaele Ciaravola

ciara
Raffaele Ciaravola 47 Anni, Sassari. 
Dall’insegnamento sino al master in Economia e Gestione del Turismo della Ca’ Foscari, dalla Compagnia Aerea Meridiana ad un top player di navigazione croceristica come Costa Crociere, dall’Aeroporto di Olbia alla Sogeaal di Alghero.
Insomma, pane, trasporti e turismo a colazione, pranzo e cena, da circa vent’anni, e  più recentemente, con contorno e frutta di Ryanair.

D# 1 – Per cominciare: come va l’aeroporto di Alghero? Possiamo tracciarne un bilancio evidenziando la crescita degli ultimi 10 anni e delineandone le prospettive di sviluppo futuro ?
R. L’aeroporto di Alghero è in continua crescita di passeggeri nel 2003 contava circa 888.000 passeggeri (634 nazionali e 248.000 internazionali) mentre nel 2013 con circa 1.570.000  ha raggiunto il record di passeggeri trasportati (980.000 Nazionali e 570.000 Internazionali).
Negli ultimi due anni l’enfasi manageriale sullo sviluppo Aviation ha attratto Nuove Compagnie, diversificando Network e clienti. Hanno  iniziato le operazioni nuove low cost come  Easyjet, Wizz air, Volotea, aumentato le compagnie charter, mentre sulle tratte di Continuità Territoriale hanno operato Meridiana ed ora New Livingston, oltrechè Alitalia.
Per il futuro è necessario che gli sforzi dell’aeroporto per l’attrazione di nuovi voli e nuovi vettori siano moltiplicati e non vanificati attraverso una maggiore attrattività della Catchment Area, ovvero nella creazione e moltiplicazione della domanda in termini di flussi di passeggeri sia per motivazioni Leisure che di Business etc..
L’aeroporto e le compagnie aeree faranno la loro parte ma la palla/fattore critico di successo è soprattutto nelle mani del territorio in termini di attrattività, fidelizzazione e competitività.

D# 2 – Il traffico aeroportuale low-cost è argomento controverso: tanto amato e almeno altrettanto odiato. Pare tuttavia indubbio che sia uno dei modelli di sviluppo più efficaci, soprattutto per riportare a nuova vita aeroporti e aree turistiche in forte crisi di identità.
R. La leva marketing del prezzo è sicuramente quella più veloce nel far reagire il mercato. Le compagnie low cost ed in primis Ryanair hanno creato nuova domanda di trasporto, fatto viaggiare chi non lo faceva affatto o fatto viaggiare di più chi già lo faceva, hanno aperto nuove destinazioni e cambiato le abitudini di acquisto della vacanza (es. Short Break e numerose vacanze all’anno) nonché stanno cambiando abitudini al traffico Business, specialmente in un periodo di crisi e spending review.
Insomma una rivoluzione, specialmente  nel sistema dei Trasporti  & Turismo nel quale hanno fatto da marketing territoriale per le destinazioni e si sono sostituite o aggiunte ai grossi player del Mercato Tour Operator e Agenzie di Viaggio.
Finora le compagnie low cost e l’aggressività dell’aeroporto nell’attrarle hanno generato domanda che altrimenti non ci sarebbe stata. Ora più che mai,  in uno scenario competitivo globale, è necessario ragionare con  logiche di mercato  concentrandosi sui fondamentali: si deve creare domanda nelle sue componenti Business e Turistica verso la destinazione. E’ una bella sfida di pianificazione strategica e marketing territoriale che deve coinvolgere diversi attori: imprenditori, politici , istituzioni e cittadini.
L’obiettivo è sfidante ma comune/sociale: se la destinazione è bella è attrattiva per chi ci visita è bella anche per chi ci risiede!

D# 3 – Ryanair partner o Ryanair tiranno. E’ vero che gli aeroporti avrebbero un sacro terrore di Ryanair, perchè sarebbe sufficiente scontentare il suo estroso CEO, magari solo con un incremento di tariffa aeroportuale o un minore contributo marketing, per rischiare che la poderosa industria che auto-genera passeggeri minacci di trasferirsi altrove…
R: Sono indubbi i vantaggi in termini di valore aggiunto economico per la destinazione che riceve i voli low cost e quindi anche di Ryanair. C’è da chiedersi se il fenomeno low cost sia stato sfruttato bene dalla destinazione Alghero-Sardegna generando flussi stabili di domanda grazie al marketing fatto dalle low cost o si sia creata una dipendenza? O meglio i passeggeri sono attratti dal Brand  Alghero-Sardegna o dai prezzi di Ryanair?
La base Ryanair rappresenta un asset imprescindibile ed un’opportunità di ulteriore sviluppo per l’aeroporto di Alghero. Per contro allo stato attuale rappresenta un leader “competitor imbattibile” per altre compagnie che stimoliamo ad investire sull’aeroporto di Alghero rappresentando una criticità… E’ un rapporto delicato che interpretiamo come partnership consolidata ben consci che la migliore gestione dello stesso, per il nostro aeroporto, è fattore critico di successo.

D#4 – I numeri degli arrivi negli aeroporti sono trasparenti e tempestivi. Non si può dire lo stesso per le altre componenti del comparto turismo: si nota un chiaro problema di condivisione tempestiva di numeri, indicatori, analisi. Manca una visione unitaria, per non parlare delle interdipendenze con agroindustria, artigianato, cultura….
R. Non solo dovremmo conoscere noi stessi, ma dovremmo conoscere gli altri (competitor), il Mercato, l’Ambiente (legislazione e opportunità) per avere un sistema informativo di Marketing che sia la base/analisi per Pianificare lo sviluppo Turistico. Insomma, una pianificazione a medio e lungo termine che deve essere affrontata con logiche industriali e non più artigianali o di reazione agli eventi.
Il turismo è un settore complesso, l’offerta è affidata a tanti attori di differenti dimensioni (Hotel, residence, B&B, Case vacanza, Ristorante, Taxi, Escursione, Shopping, Servizi, Artigianato,  etc) e la percezione  sul “prodotto turistico” è globale e basta che un attore sbagli che il ricordo del turista sarà negativo e la fidelizzazione… mancata.
La domanda turistica rappresenta la componente più importante della domanda di trasporto da e per l’isola. Trasporti e turismo devono lavorare in sinergia tra loro e complementarietà con altre filiere quali agroalimentare, cultura, artigianato etc.
E’ chiaro il declino e la disaffezione del mercato Italiano (la cui disponibilità a pagare in altissima stagione “respingeva/teneva lontani” gli stranieri) mentre è cresciuta la domanda dei turisti stranieri (grazie anche ai prezzi più accessibili/competitivi), così come è chiaro il calo considerevole degli arrivi nei porti che solo parzialmente è stato compensato da un incremento di arrivi negli aeroporti. Il territorio e le imprese godono degli effetti positivi dei Low Cost, charter e carrier tradizionali ma la capacità di attrarre e sviluppare il traffico turistico passa anche accrescimento culturale e dalle competenze, dalla pianificazione (Turismo=Industria) e dalla competitività nonchè dalle 4 P del marketing: Prodotti  attrattivi e fruibili, Promozione, prezzi competitivi, servizio di qualità e canali distributivi adeguati ai tempi.

D# 5 – I trasporti seguitano ad essere un problema irrisolto. La parola “cabina di regia” da attivare sugli aeroporti ci ha incantato per qualche mese, ma  poi è stata dimenticata. E’ davvero così complessa la pianificazione di medio e lungo periodo su turismo e trasporti?
R. Il sistema dei trasporti e la mobilità esterna e interna sono fondamentali per l’isola e la loro pianificazione rappresentano un tema importante ed un obiettivo di pianificazione. L’intero territorio potrebbe beneficiare, in termini di possibilità di collegamenti e di ricadute economiche, di un’azione di marketing coordinata e omogenea conseguente della creazione di un Sistema Aeroportuale e Portuale.  La criticità è che le società di Gestione Aeroportuale e Portuale Sarde hanno proprietà/azionariato e gestioni differenti.
Altra criticità è la mobilità interna, la sua fruizione  ed il suo sviluppo che passano da:  una razionalizzazione del network di collegamenti; un miglioramento del sistema informativo sia per i collegamenti modali (es. bus-Bus) che intermodale (es. BusTreno) attraverso l’utilizzo delle tecnologie ed in particolare di internet e di hep desk  ( portale, call center, comunicazione del servizio e stimolo della domanda all’utilizzo) che faciliti l’accesso e quindi la fruizione dei servizi sia prima del viaggio che durante lo stesso; da un sistema di bigliettazione unica per il trasporto; da un sistema di informazioni in real time.
Il sistema dei trasporti interno è un punto di debolezza evidenziato in particolare dai turisti che lo definiscono da “terzo mondo” e si sentono quasi forzati a noleggiare la macchina per le inefficienze del servizio pubblico di trasporto locale.

D# 6 – L’ultimo dato fornito dall’assessorato evidenzia un fenomeno sorprendente: nel 2013 a fronte di un calo di arrivi si registra un incremento delle presenze. Avete qualche dato empirico che ci possa aiutare a interpretare meglio cosa sia successo?
R. Se così fosse, ci dovrebbe esser stato un incremento della permanenza media. Il trend della permanenza media è in calo in generale in tutto il mondo dovuto in gran parte dall’evoluzione degli stili di vacanza, può essere la Sardegna in controtendenza?

D# 7 – Dagli anni ’60, da quando si è cominciato a parlare di turismo, la parola associata è “stagionalità”. Un male apparentemente incurabile sul quale molto si è dibattuto, ma sono state poche e di debole efficacia le politiche che hanno veramente inciso.  Olbia peggiora raddoppiando negli ultimi 10 anni il suo indice misurato dal rapporto tra i passeggeri di febbraio e agosto, ma anche Alghero lo peggiora quasi del 50%. Pare che neppure la nota  ricetta a base del noto additivo conosciuto in codice con la sigla FR, sia sufficiente a curare questo malanno cronico?
R. L’attrattore Sole e Mare è sicuramente il binomio più performante per la Sardegna e con il quale dovremo convivere a lungo.
La stagionalità c’è anche in altre destinazioni del tutto similari in termini di latitudine e clima, penso alle Isole Baleari che hanno anch’esse una stagionalità ma… c’è da riflettere sui numeri assoluti di arrivi e presenze che sono incredibili se confrontati ai nostri ovvero il 600% in più… con ricadute economiche dirette e sulle filiere complementari facilmente intuibili.
L’altro dato preoccupante è che gli aeroporti e le compagnie aeree, in particolare low cost, hanno provato a destagionalizzare la destinazione Sardegna (anche perché un aeromobile fermo d’inverno rappresenta per l’impresa aerea comunque un costo fisso) trovandosi però progressivamente negli anni a ridurre frequenze e collegamenti perché i ricavi non erano sufficienti a coprire i costi variabili/operativi  di volo…
La conclusione è che siamo stati respingenti, un po’ come avere la fortuna che qualcuno (es. compagnie low cost) ci porti clienti nel nostro “negozio Sardegna” e questo negozio sia chiuso o  malsano, senza prodotti negli scaffali,  senza indicazioni, e che il commesso sia  impossibilitato a comunicare perché non si parla le lingue etc.  
Anche se la stagionalità è probabilmente invincibile, l’opportunità è di un riequilibrio della sua distribuzione e soprattutto un incremento dei numeri assoluti (arrivi e presenze tutto l’anno)  è assolutamente necessario. Alle Baleari lo sanno pianificare e  fare, in Sardegna allo stato attuale non lo sappiamo né pianificare né  fare e quindi tante opportunità…

D# 8 – Anche a te la stessa domanda fatta anche al prof. Marcetti: tre parole d’ordine e 3 numeri che vorresti vedere sul programma del prossimo assessore al turismo.
R. Visione, Pianificazione, Competenze. Per i numeri mi basterebbe avvicinarmi o non allontanarmi dalle Baleari.

Grazie al dr. Raffaele Ciaravola direttore commerciale e marketing di Sogeaal, per questo prezioso contributo, che pubblicheremo sul blog di Sardegna 2050.

Le risposte di Michela Murgia

michela murgiaTURISMO

 

  1.      Dagli anni ’60, da quando cioè si è cominciato a parlare di turismo, la parola inscindibilmente associata è “stagionalità”. Un male apparentemente incurabile sul quale molto si è dibattuto, ma sono state poche e di debole efficacia le politiche che hanno veramente inciso. Quali sono le ricette contenute nel suo programma?

Le statistiche attestano come la quasi totalità del turismo in Sardegna sia concentrata nell’arco di giugno-settembre. Tale concentrazione spaziale e temporale non è mai stata affrontata in maniera efficace. La politica regionale è stata a lungo improntata su interventi parziali come, ad esempio, il finanziamento per dotare gli alberghi di riscaldamento, senza il conseguente accertamento dell’apertura invernale degli stessi; oppure l’inutile spargimento di denaro pubblico per ampliare le strutture ricettive per il turismo congressuale che di fatto sono serviti a finanziare saloni per matrimoni e cresime, più che ad attrarre segmenti turistici. La mancanza del turismo nelle stagioni di spalla non dipende dalle condizioni climatiche – è risaputo come località marine siano fruite anche in inverno in altre isole del Mediterraneo – ma dall’assenza di programmazione degli interventi, dal turismo ai trasporti, e della necessaria connessione agli strumenti di promozione. Negli ultimi dieci anni non c’è stata programmazione turistica. Il Piano di Sviluppo del Turismo Sostenibile commissionato al CRENOS dalla Giunta Soru, è rimasto nel cassetto. Nella Giunta Cappellacci un Piano Strategico sul turismo è stato annunciato solo a fine legislatura e non agli inizi, come sarebbe stato necessario, ed è lecito pensare che sia una trovata a solo scopo elettorale. Le stesse attività di promozione sono affidate a interventi scollegati fra loro, in assenza di una visione strategica che dovrebbe presiedere i singoli interventi. Non solo il turismo non è programmato, ma non è nemmeno conosciuto. Le informazioni sui turisti in Sardegna si limitano essenzialmente alla loro provenienza e permanenza per tipo di struttura fruita. L’Assessorato non dispone di analisi comportamentali dei turisti, delle loro motivazioni, del loro grado di soddisfazione rispetto all’esperienza turistica. La mancanza di informazioni rende debole in partenza ogni buona intenzione. Sardegna Possibile punta innanzitutto a costruire nell’immediato un Programma Strategico per il Turismo Sostenibile e contestualmente a metter mano sull’organizzazione interna all’assessorato per attivare da un lato, un nucleo di giovani e competenti analisti che lavorerà per costruire un sistema di rilevazione capillare sul turismo, in collaborazione con enti di ricerca regionali che hanno professionalità in merito; dall’altro, un gruppo di lavoro specializzato nella promozione che si occuperà del marketing turistico, dalla partecipazione alle fiere ed eventi nazionali e internazionali, all’organizzazione degli eventi. Questo gruppo sarà in stretto collegamento con i vari territori sardi sia per l’ideazione e la promozione di eventi di carattere locale, sia per la proposizione all’esterno di eventi a tema che si riferiscono a singole offerte. Solo attraverso la riorganizzazione e il rafforzamento delle competenze e il programma pluriennale di sviluppo, sarà possibile individuare e condividere con gli operatori del sistema turistico gli obiettivi da raggiungere per attrarre turisti al di fuori dell’estate, le azioni da intraprendere e il monitoraggio costante delle politiche.

2.     Turismo come: “Settore strategico”, “Comparto ad elevata potenzialità”, “Risorsa decisiva per sviluppo e occupazione”. Sono le parole ricorrenti delle campagne elettorali di ieri e di oggi. Poi puntualmente le risorse messe in campo sono risibili, gli assessori piangono, gli operatori protestano. Voi invece quali e quante risorse metterete in campo?

Il turismo è stato usato più come un proclama elettorale salvo poi essere ignorato a elezioni concluse, che non come un ambito economico e sociale capace di generare qualità della vita, lavoro, reddito, orgoglio e senso di appartenenza nei sardi. Sardegna Possibile individua nel turismo uno dei suoi attrattori socioeconomici per la sua principale peculiarità: è potenzialmente capace di connettere diverse attività agroalimentari e artigianali che caratterizzano la Sardegna e che la contraddistinguono rispetto ad altre destinazioni turistiche. L’idea che in Sardegna basti offrire ricettività, ristorazione con la parvenza di prodotti sardi, e servizi da spiaggia è piuttosto datata. Lo stesso turismo balneare è profondamente cambiato. La Sardegna non è la disabitata Isola di Pasqua dove si vanno a visitare statue imponenti, ma è una terra abitata e vissuta dove i sardi e le sarde, col loro lavoro, hanno dato forma al paesaggio e ne sono stati influenzati, in reciproco rapporto. Sardegna Possibile intende destinare ingenti somme del bilancio non nel turismo inteso come un ristretto settore economico che deve attrarre consumatori esterni, ma come un anello di un più complesso ingranaggio che s’intreccia alla produzione del cibo di qualità per tutti, alla produzione di salute, alla produzione di qualità ambientale, alla produzione di manufatti artigianali che riflettono e reinterpretano l’identità locale. Il concetto chiave dell’intero programma di Sardegna Possibile è di innalzare la qualità della vita e il benessere dei sardi: se i sardi stanno bene, allora anche i turisti beneficeranno dello star bene e sceglieranno la Sardegna come l’arcipelago del benessere. Sardegna Possibile non a caso promuove il turismo sostenibile, che non si riferisce solo all’attrazione di segmenti di turisti attivi che finalmente avranno piena riconoscibilità e cittadinanza nelle politiche pubbliche, ma anche nell’attrazione di turisti balneari interessati alle specificità e al viver bene in Sardegna. Siamo consapevoli che si tratti di un processo che richiede tempo, ma bisogna pur cominciare e per farlo occorre onestà, competenza e coinvolgimento attivo delle persone.

3.     Il laboratorio Turismo di Sardegna 2050 ha stimato in quasi 1 miliardo di euro il danno economico diretto e indotto causato dal crollo del traffico passeggeri marittimo dal 2010 ad oggi. Il recupero nelle presenze alberghiere ed extra alberghiere evidenziato recentemente dall’assessore, in controtendenza rispetto alla costante flessione negli arrivi, appare più legato ad una diversa rilevazione dei dati, che ad una reale ripresa del comparto. Insomma a che punto siamo della crisi e qual è l’obiettivo di arrivi e presenze per il 2014?

L’assessore al Turismo uscente ha dichiarato testualmente: “+13% nelle presenze rispetto a un anno fa e numeri importanti: oltre 2 milioni di arrivi e 10 milioni e 850 mila presenze, praticamente si ritorna ai livelli del 2011”. Le affermazioni dell’assessore sono smentite dai dati ufficiali dell’ISTAT secondo i quali nel 2012 le presenze turistiche in Sardegna sono state pari a 10.843.177 per cui, se nel 2013 ci sono state circa 10.850.000 presenze, secondo un valore approssimato, non si comprende dove sia stato l’annunciato aumento e su quali dati si basi. Inoltre, secondo i dati dell’ISTAT nel 2011 le presenze sono state pari a 11.448.683. Se ne deduce che tra il 2013 e il 2011 il turismo ha perso più di 5 punti percentuali e non ne ha guadagnati 13 come l’assessore sosterrebbe per puro tornaconto elettorale. Le interpretazioni strumentali sui dati sono un’ulteriore riprova che ci sia un assoluto bisogno di trasparenza e di certezza del dato raggiungibile solo attraverso una seria politica di riorganizzazione interna all’amministrazione regionale che attivi competenze specifiche e dia pubblica restituzione dei dati. La stagione 2014 appare in parte compromessa dal caro traghetti che è diretta conseguenza della politica scellerata sui trasporti che è stata attuata dal governo regionale uscente. Nonostante questo, spetta al nuovo governo attuare manovre correttive per stemperare gli effetti delle tariffe navali proibitive trovando soluzioni appropriate. Archiviata la brutta figura e la multa salata che la Commissione Europea ha inflitto alla Regione Sardegna con la Flotta Sarda targata Giunta Cappellacci, è con le compagnie di navigazione private che Sardegna Possibile dovrà sedersi al tavolo per concordare e sostenere tariffe agevolate, specie per famiglie e gruppi. L’abbattimento del costo del trasporto navale è prioritario per salvare la stagione turistica tenendo conto che il turismo estivo si basa sugli arrivi dei turisti del resto d’Italia. Accanto a questa politica, Sardegna Possibile concorderà nell’immediato una strategia per l’abbattimento del costo del noleggio dell’auto da abbinare al volo aereo, insieme agli operatori del noleggio. Questa politica è rivolta a estendere la stagione almeno sino a ottobre, incentivando l’arrivo e la permanenza dei turisti stranieri. Dalla fine dell’anno saranno invece messe in atto le iniziative per riprogrammare i turismi, già dal 2015, per attrarre nuovi segmenti di domanda secondo la connotazione di sostenibilità ambientale, sociale ed economica che Sardegna Possibile attribuisce all’insieme delle attività di accoglienza e di ospitalità turistiche.

ENERGIA ED AMBIENTE
4.     Sotto la sua amministrazione, la R.A.S. continuerà a chiedere l’apertura di una nuova centrale a Carbone a Portotorres e a sostenere la conversione della centrale di Ottana?

Totale contrarietà alla nuova centrale a carbone a Fiume Santo (Sassari – Porto Torres) e alla riconversione della centarle di Ottana a carbone.

Totale ridefinizione di un “Piano energetico regionale”.

 

5.     La Germania si propone di produrre entro il 2050, l’80% dell’energia elettrica ed in generale il 60% della propria energia, attraverso l’utilizzo delle fonti rinnovabili; cosa propone nel merito la sua amministrazione per la Sardegna?

Il Programma di Sardegna Possibile prevede l’immediata approvazione di una legge regionale organica sul riordino della gestione dell’energia in Sardegna, ora assente, di supporto all’approvazione di un nuovo Piano Energetico Regionale.

Il Piano Energetico Regionale di Sardegna Possibile ha come principio cardine l’abbandono graduale e totale dell’uso delle fonti fossili (e delle cosiddette assimilate alle rinnovabili) in Sardegna.

Nella costruzione dello scenario energetico futuro della Sardegna il Piano Energetico Regionale tiene conto del fatto che il fabbisogno elettrico effettivo delle utenze in Sardegna, al netto delle imprese energivore, è molto più basso di quello attuale.

Il Piano punta decisamente sulle più moderne politiche e misure di risparmio energetico, generazione distribuita da fonti rinnovabili di piccola e piccolissima taglia (fotovoltaico su strutture già realizzate, minidroelettrico, microeolico), di riqualificazione energetica dell’edificato esistente, con previsioni di risparmi sulla generazione termica molto consistenti, nonché sull’applicazione di moderne tecnologie di produzione e conservazione dell’energia.

Il Piano Energetico di Sardegna Possibile affronta la fase di transizione verso l’abbandono totale delle forme di produzione da fonti fossili proponendo diversi scenari transitori possibili che prevedono – a seconda della efficacia misurata e monitorata degli interventi di cui sopra – il ricorso alla generazione da solare termodinamico (nei territori già compromessi e senza sacrificare altro terreno agricolo sano) e da idroelettrico che possono funzionare da subito come validi sostituti per alcune delle funzionalità di compensazione e stabilizzazione assolte dalle centrali a gas o a olio combustibile fossile o vegetale.

Il Piano esclude investimenti per la costruzione di metanodotti o altre infrastrutture fisse per il trasporto del gas verso la Sardegna o dentro la Sardegna stessa;

esclude inoltre qualsiasi attività di ricerca ed estrazione del gas dal sottosuolo sardo, acque territoriali comprese.

Il Piano propone l’immediato avvio di sei micromodelli sperimentali in aree limitate, sei piccoli comuni, che realizzino un sistema di cogenerazione misto basato esclusivamente sulla microgenerazione distribuita da fonti rinnovabili (microidroelettrico, solare termico e fotovoltaico, microeolico, biogas per le aziende zootecniche) che escluda da subito il ricorso alle fonti fossili. Le sei aree serviranno dunque come modello replicabile ed estensibile al resto del territorio sardo.

Il Piano finanzia fortemente la ricerca su forme moderne e già mature di generazione elettrica da fonti rinnovabili col fine di attrarre conoscenze e risorse in Sardegna rendendola polo europeo di sperimentazione dell’energia pulita anche per quel che riguarda il moto ondoso marino.

Il Piano punta decisamente alla implementazione delle Smart Grid, coerentemente al riordino complessivo della gestione della produzione, trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica in Sardegna.

Il Piano prevede l’abbandono graduale e totale di generazione di energia da TAR o da combustione e incenerimento di rifiuti solidi o liquidi.

Più in generale la Legge Regionale sull’energia proposta da Sardegna Possibile e il nuovo Piano Energetico vieteranno qualsiasi tipo di sfruttamento delle risorse energetiche fossili, limitate e inquinanti presenti nel sottosuolo sardo, vieteranno trivellazioni profonde per qualsiasi fine di sfruttamento energetico, anche termico. Regoleranno in modo chiaro e preciso lo sfruttamento delle risorse naturali come vento, sole (fotovoltaico ma anche termodinamico), biomasse, geotermia e acqua da parte di entità private in modo che i benefici economici derivanti dal loro sfruttamento siano a vantaggio delle comunità locali, e non più solo di singoli concessionari di suolo.

Il Programma di Sardegna Possibile in tema di energia prevede l’immediata costituzione dell’Agenzia Sarda per l’Energia con competenza di gestione integrata delle produzioni, controllo reti, gestione degli investimenti e degli incentivi pubblici, dotata di uno Sportello delle Energie Rinnovabili che funzioni da interfaccia con le piccole e medie imprese del territorio e gestisca in modo organico l’applicazione del Piano Energetico. L’obiettivo generale del Piano è dunque la progressiva acquisizione della massima sovranità energetica al fine di ridurre drasticamente i costi sostenuti dai sardi.

Il Programma prevede inoltre una forte incentivazione delle riqualificazioni energetiche degli edifici pubblici e privati attraverso interventi di bioedilizia e bioarchitettura e l’utilizzo di materiali a km 0, provenienti da filiere di produzione sarde e la sostituzione del parco elettrodomestici energivori.

Il Programma prevede l’immediata approvazione e l’avvio del Piano Regionale di Mobilità Elettrica con il passaggio progressivo dai carburanti fossili per autotrazione a quelli puliti attraverso l’attrazione di investimenti europei e privati, in collaborazione con gli istituti di ricerca.

 

6.     Una politica per le aree protette e la tutela della biodiversità ha delle potenzialità, come motore di sviluppo economico in aree marginali, se portata avanti con il consenso dei territori e con la consapevolezza dei benefici ecosistemici che offrono alle popolazioni interessate ed al sistema turistico. Intende fare qualcosa in questa direzione? Se sì, che cosa?

Sardegna Possibile ritiene che non esistano aree marginali, ma aree con specificità che non sono state adeguatamente considerate nel corso degli anni. La politica di adattare il territorio agli interventi, e non gli interventi al territorio, ha fatto si che non si siano limitati o eliminati i punti di debolezza e non si siano valorizzati i punti di forza.

La Biodiversità animale e vegetale è un tema che tocca anche l’agricoltura e la cui tutela è una delle priorità comunitarie del nuovo PSR. Da questo punto di vista sarà salvaguardato e tutelato il suo valore economico, in considerazione del fatto che possono essere produzioni di eccellenza che potrebbero rappresentare anche simboli rappresentativi della Sardegna e delle sue specificità. La Sardegna è particolarmente ricca di biodiversità coltivata. Si ricorda in particolare la straordinaria varietà di vitigni autoctoni, unica al mondo e al momento non adeguatamente sfruttata.

Trasporti

7.     Anche alla luce del recente pronunciamento dell’Unione Europea sul sostegno della Regione alla Flotta Sarda, come intende affrontare la questione della continuità territoriale marittima?

 

Il problema della continuità territoriale marittima si lega strettamente al problema della mancanza di una politica chiara e condivisa sui trasporti. Dal Novembre del 2008 il Piano Regionale dei Trasporti, dopo essere stato approvato dalla Giunta Regionale, giace in un cassetto. Senza uno strumento chiaro, univoco, condiviso, non è possibile attuare alcuna politica integrata sui trasporti.

Le problematiche principali del settore marittimo riguardano l’aumento rilevante delle tariffe di traghettamento con rilevanti conseguenze sul settore turistico, l’assenza della certezza dello spostamento (scarsa disponibilità di posti nel periodo di punta), un rilevante freno all’ingresso di nuovi operatori all’interno del mercato sardo a causa della proroga della convenzione della Tirrenia con lo Stato.

A ciò si somma la mancata specializzazione dei porti, la concorrenzialità “spinta” a scapito dell’efficienza e della produttività dei porti, la scarsa integrazione modale fra i tre porti principali della Sardegna, un insufficiente livello di infrastrutturazione.

Che fare?

Sicuramente superare lo schema dell’attuale convenzione far Stato e Tirrenia, riprendendo in mano la convenzione ed esigendo un reale ed effettivo monitoraggio su quanto essa prescrive e definisce. Parallelamente lavorare per superare la titolarità dello Stato in materia di trasporto marittimo e dare piena attuazione al trasferimento alla Regione Sardegna, delle competenze, e delle relative risorse finanziarie (pianificare, organizzare e controllare il servizio come rotte, orari, tariffe, tipologie di natanti, standard e qualità del servizio).

Sarà necessario attivare procedure per lo svolgimento di un reale servizio pubblico sulle rotte individuate come strategiche, definendo linee, frequenze, orari, standard qualitativi, tariffe, realmente rispondenti alle esigenze della collettività.

Infine rinunciare ad iniziative di imprenditoria pubblica (es. Flotta Sarda-Saremar), lasciando alla parte pubblica l’attività di pianificazione e controllo del sistema, non il suo esercizio;

8.     L’intero comparto produttivo isolano individua nei trasporti una delle principali cause della mancata competitività delle imprese sarde. Quali interventi ed iniziative intende avviare a sostegno del trasporto merci fra la Sardegna ed il Continente?

Il processo descritto alla domanda precedente riguarda, allo stesso modo modo, anche il trasporto delle merci fra la Sardegna ed il continente. E’ perciò necessario attivare un’analoga procedura per un servizio integrato e diffuso di traghettamento delle merci, utilizzando sia quanto previsto dalla normativa comunitaria, sia individuando un modello “sardo” specifico e adatto per le esigenze dell’isola. E’ necessario un reale riconoscimento del deficit di insularità, che intervenga in fase di compensazione per agevolare la competività delle merci sarde su tutti i mercati e, nel contempo, favorire l’ingresso delle forniture a favore delle imprese e dei mercati interni.

Rispetto ad uno scenario più ampio di tipo mediterraneo, è necessario dare avvio immediato alla costituzione della Piattaforma Logistica del Mediterraneo intesa come Sistema Integrato connesso con le reti TEN-T europee, rafforzando il ruolo del porto di Cagliari quale terminal di transhipment e quello dei porti di Olbia/Golfo Aranci e Porto Torres quali porte del traffico di cabotaggio RoRo rispetto all’abito dell’alto e medio Tirreno.

9.     Sono passati quasi dieci anni dalla stesura della Legge Regionale 21/05 di riforma del trasporto pubblico locale, ma di fatto il suo impianto non è stato attuato. Durante il suo mandato in che modo intende dare piena attuazione alla legge?

E’ necessario dare un’immediata e progressiva attuazione alla legge 21/05, attraverso innanzitutto la netta separazione delle funzioni fra amministrazione (pianificazione) ed aziende (esercizio), con l’avvio del piano dei servizi minimi su base territoriale locale (ex provincie) e su base regionale, promuovendo ed incentivando forme di gestione integrata fra aziende operanti nello stesso territorio ed introducendo misure quantitative di valutazione della reale efficienza ed efficacia del servizio. Si dovrà prevedere inoltre l’avvio dei Piani per i servizi aggiuntivi e complementari e la realizzazione di forme di tariffazione unica integrata su contesti urbani adeguati.

Dal punto di vista ferroviario si prevede l’avvio delle procedure di trasferimento delle competenza dall’Amministrazione statale a quella regionale, con il successivo ammodernamento, ristrutturazione e riqualificazione della rete ferroviaria a scartamento ordinario finalizzate a rendere il modo “ferro” primario e strategico. con tempi di percorrenza concorrenziali con l’auto privata. Si dovrà prevedere anche la riqualificazione dei rami secondari, con riferimento ad alcuni rami strategici a scartamento ridotto, come la Nuoro-Macomer e la Alghero-Sassari-Sorso (adeguamento armamento, rettifica tracciato, eliminazione passaggi al livello). Infine sarà necessario prevede il progressivo rinnovo del materiale rotabile con l’introduzione di veicoli ad alta velocità.

 

URBANISTICA E TERRITORIO

10. Che ne pensa dell’attuale piano paesaggistico promulgato ad ottobre 2013?

Il PPR 2013 non ha aggiunto nessun significativo contenuto scientifico o di programmazione al precedente piano. Ha invece eliminato alcune importanti misure di tutela. È sufficiente, non dico aver studiato, ma frequentato il territorio sardo, per sapere, che portare  ad un ettaro il lotto minimo edificabile in area agricola, ha poco a che fare con il nostro paesaggio agrario, ma molto con la speculazione edilizia.

 

11. Ritiene possibile trasformare il PPR da strumento esclusivamente di tutela a strumento di sviluppo?

Senza una visione strategica e una meticolosa programmazione coordinata in tutti i settori non può esserci sviluppo. Se è vero, come penso, che il territorio insieme alla conoscenza siano le nostre principali risorse per uno sviluppo solido nell’attuale contesto globale, il piano paesaggistico e la legge urbanistica sono indispensabili strumenti di programmazione, regolamentazione e sviluppo.

 

12. Che priorità ha la redazione della nuova legge urbanistica nel vostro programma di governo? Lei prende l’impegno formale di approvarla nei primi 100 giorni?

 

La legge urbanistica, così come aggiornare il piano paesaggistico e completare gli ambiti interni, sono una delle nostre principali priorità. Pensiamo che, per il valore che diamo alla legge urbanistica, di nuovo patto costituente condiviso tra i Sardi e la Sardegna, l’orizzonte di lavoro corretto sia quello di un anno. Inizieremo subito.

LAVORO SCUOLA FORMAZIONE

13. Quali politiche pensate di attuare per incentivare le assunzioni nelle aziende? Vi sono interventi urgenti sui quali dirottare risorse straordinarie per agevolare una ripresa occupazionale. Ce ne può segnalare una immediata, stimando anche quali benefici possa portare nel primo anno di applicazione?

 

14. Con quale tempistica e in che modo pensate di riorganizzare e ottimizzare i servizi per il lavoro, considerando anche il tasso di lavoratori precari che allo stato attuale sono impiegati in tali servizi?

 

15. Con quale tempistica e in che modo pensate di riorganizzare e ottimizzare i servizi per il lavoro, considerando anche il tasso di lavoratori precari che allo stato attuale sono impiegati in tali servizi?

PA ED INTERNAZIONALIZZAZIONE

16. Quali azioni pensa di poter attivare per l’organizzazione della macchina amministrativa regionale e la gestione delle risorse umane, considerando le norme decisamente datate (L.R 1/77 e L.R. 31/98)? Pensate di modificarla, e se si in che modo?

a.     Riorganizzare la Regione

L’organizzazione interna della Regione è plasmata su modelli ormai obsoleti (la legge fondamentale, la n. 31, risale al 1998) e l’attuale struttura organizzativa non è più in grado di gestire i grandi cambiamenti che si sono verificati negli ultimi anni. La struttura è rigida e non in grado di adattarsi alle diverse situazioni ed esigenze che si possono presentare. Ogni decisione deve attraversare innumerevoli passaggi, con ritardi ed errori che vanificano gli sforzi fatti.

Più volte le passate amministrazioni hanno tentato di modificare tale situazione, invano.

Il problema principale è che le forze politiche tradizionali, da un lato, si sono concentrate sulla difesa del potere acquisito, trascurando la fondamentale esigenza di rendere la Regione più in grado di soddisfare i bisogni di cittadini e imprese; dall’altro, sono state fortemente carenti nel dialogo interno con dipendenti e sindacati, con la conseguenza di non comprendere problemi e possibili soluzioni, ma di scegliere strade spesso impercorribili. Il risultato è stato il permanere di una struttura che ora richiede profondi cambiamenti.

La riorganizzazione sarà incentrata su una visione per processi finalizzata ad ottenere soluzioni concrete, favorendo la collaborazione sia interna che con l’esterno (cittadini, imprese, e altri soggetti interessati). Sarà modificata la normativa alla base dell’attuale organizzazione e sarà creata una struttura organizzativa più flessibile e in grado di rispondere ai cambiamenti.

b.     Coordinare e integrare i vari assessorati

La Regione Sardegna, con i suoi oltre quattromila dipendenti (senza contare le aziende sanitarie e le altre aziende e agenzie regionali) è una macchina molto complessa da gestire. Le competenze sono numerose e spesso mal distribuite tra i vari assessorati. Assessorati diversi a volte fanno stesse cose e spesso non si sa chi faccia cosa. Gli assessorati spesso non parlano tra di loro, con la conseguenza che si finanziano iniziative simili in modo frammentato con risorse che, singolarmente utilizzate sono insufficienti, ma se impiegate in modo unitario potrebbero consentire di ottenere grandi risultati.

Lo scarso coordinamento è imputabile al fatto che le passate giunte che hanno governato la nostra Regione si sono preoccupate di gestire il potere senza mettere al centro dell’attenzione i bisogni dei sardi, creando delle enclave all’interno delle quali le varie forze politiche si sono, nel tempo, ritagliate spazi di potere gestiti in modo autonomo, senza una visione di squadra.

Occorre migliorare il dialogo tra i vari assessorati e al loro interno, eliminare la frammentazione delle competenze e la dispersione dei procedimenti, ridurre la duplicazione delle attività e monitorare le attività svolte e l’utilizzo delle risorse.

La nuova Giunta utilizzerà un approccio basato su una visione condivisa, sull’ascolto e sull’analisi dei dati, sulla trasparenza delle scelte che consentirà di operare in modo diverso rispetto al passato. Sarà favorito da un lato lo scambio delle informazioni relative alle iniziative intraprese nei vari assessorati; dall’altro sarà favorita la programmazione condivisa di politiche e iniziativa di vario genere. In questo modo sarà possibile concentrare le risorse ed evitare inutili sprechi.

c.      Valorizzare la risorsa più importante: le persone

Qualunque decisione che sarà assunta dal futuro governo avrà bisogno dell’amministrazione regionale e degli altri enti e agenzie della Sardegna per essere tradotta in pratica. I servizi sanitari e sociali, il supporto alle imprese, al lavoro, all’agricoltura, alla ricerca e all’innovazione, tutti necessitano di una Regione efficiente e capace. Negli ultimi anni la lotta alla burocrazia e all’inefficienza ha rappresentato una delle soluzioni più comuni suggerite dai vari partiti politici. Combattere l’inefficienza e le storture della burocrazia è sicuramente corretto, ma siamo di fronte ad una soluzione sbagliata per un problema che non è stato ancora compreso. L’errore sta nel fatto che si trascura un elemento fondamentale e cioè che l’amministrazione regionale, come qualunque altro ente pubblico, è fatta da persone. Chi ha governato la Sardegna negli ultimi decenni non si è accorto di questo semplice aspetto, ma ha considerato la Regione come una sorta di entità che esiste a prescindere da chi ci lavora. Il problema principale è rappresentato dalle scelte politiche che hanno creato le condizioni per cui la Regione ha perso quella capacità di essere al servizio di tutti i cittadini. I continui cambi al vertice degli assessorati e la limitata chiarezza degli obiettivi l’hanno depotenziata, rendendola molto meno efficace di quanto potrebbe essere. Si tratta di un errore che non deve essere ripetuto.

Non si può pensare di governare una regione senza coinvolgere che ci lavora, senza rendere ciascuno di loro partecipe dei cambiamenti che ormai non possono essere rinviati. Questo non significa creare un clima paternalistico e accantonare la meritocrazia, ma semplicemente mettere tutti nelle condizioni di esprimere al meglio le proprie potenzialità.

Chi assumerà il governo della regione dovrà coinvolgere i suoi dipendenti, motivandoli e responsabilizzandoli e assumendo scelte coraggiose nell’assegnazione degli incarichi, affinché tutti operino per garantire servizi migliori a tutti i cittadini.

17. Riguardo i processi di internazionalizzazione, la Regione ha competenze frammentate tra diversi assessorati e uffici: cooperazione decentrata e affari internazionali c/o la Presidenza; cooperazione territoriale al CRP; internazionalizzazione delle imprese all’Industria e all’Agricoltura; emigrazione ed immigrazione sardi al Lavoro. Ritiene questo assetto compatibile con l’accompagnamento di tali processi? Se no, quali misure intende mettere in opera.

 

In aggiunta a quanto riportato sopra, oltre al riordino delle competenze e al miglioramento del dialogo tra i vari assessorati, sarà rinforzata anche la collaborazione con le agenzie regionali. In modo particolare, saranno messe a sistema le varie direzioni che si occupano di rapporti internazionali e di cooperazione internazionale. Sarà modificato e rivisto il ruolo dell’Ufficio di rappresentanza della Regione a Bruxelles e saranno sfruttate le opportunità offerte dai programmi gestiti direttamente dalla Commissione Europea, oltre ai fondi strutturali.

 

18. È evidente il ruolo strategico che l’Isola potrebbe giocare nel Mediterraneo nell’ambito delle politiche di vicinato dell’UE, attualmente sbilanciate verso i confini orientali dell’Unione. Quali iniziative propone di realizzare affinché la Sardegna assuma realmente tale ruolo strategico e si possano avere adeguati impatti sul territorio?

Da tempo si parla della Sardegna quale centro strategico per i rapporti con i paesi del Mediterraneo e, in particolare, con la sponda sud. Occorre rinforzare tale ruolo attingendo alle risorse previste da vari programmi comunitari (ad es. ENPI) e avviare percorsi di collaborazione con altre realtà del mediterraneo e del Nord Africa in particolare. Questo potrà avvenire con il rafforzamento dei progetti di collaborazione internazionale e con il coinvolgimento degli Atenei sardi, per l’avvio di percorsi formativi in collaborazione con altri paesi.

 

INNOVAZIONE

19. Quali sono le azioni strutturali che si intende mettere in campo per stimolare lo sviluppo dell’ecosistema dell’innovazione isolano?

Proporre azioni strutturali per stimolare lo sviluppo dell’ecosistema dell’innovazione significa – prima di tutto – disporre di una radiografia accurata dei problemi e delle difficoltà. La Sardegna può e deve proporsi come un laboratorio delle grandi rivoluzioni economiche, ad esempio partendo dal settore energetico, poiché è necessario ripensare totalmente un comparto infrastrutturale (primario) notevolmente disastratto.

La prima azione strutturale è quella di pensare che il “ricondizionamento” della produzione di Energia (elettrica, termica e della mobilità) deve viaggiare di pari passo con i nuovi sistemi di comunicazione (ICT) e distribuzione (smart grid o reti intelligenti), come unica costruzione di una nuova rete. Il passaggio dalla produzione da “fonti fossili” alle energie rinnovabili deve anche tenere conto del dimensionamento degli impianti, rapportando le capacità generative con la distribuzione e favorendo piccoli e piccolissimi impianti dove le utenze sono pubbliche e civili. Energia rinnovabile, in questa interpretazione, deve significare microgenerazione, sviluppo di forme per l’accumulo di energia, produzione idroelettrica, mobilità elettrica. Un’apparente ipotesi futuristica che in Germania è già realtà!

 

20. Crede di potersi impegnare a costituire un fondo di investimento regionale per scommettere sul talento e la creatività della nuove e vecchie generazioni imprenditoriali?

In realtà non mi dovrò impegnare a rifare una cosa che c’è già (sulla carta)! La domanda però fa emergere quanto sia poco visibile uno strumento così importante e strategico per il dinamismo economico della Sardegna: il sostegno al “talento, alla creatività e all’innovazione” è stato affidato tra le righe a Sardegna Ricerche, ma è chiaro che la scarsa importanza politica dedicata a questo settore ci fa capire che è stato colpevolmente sottovalutato, e i risultati sono evidenti.

Per Sardegna Possibile invece tutto ciò che riguarda talento e creatività va sostenuto, coltivato e incentivato; la Regione con i suoi Istituti, Enti e con le risorse provenienti dalle misure comunitarie dei programmi 2013/2020,  investirà in modo energico e convinto nelle nuove idee garantendo ad ogni progetto il supporto continuo, la formazione continua e il monitoraggio continuo sull’utilizzo dei benefici. Questo si potrà fare con diversi  “gruppi di lavoro”, costituiti ad hoc tra il personale meglio qualificato di Sardegna Ricerche, che si muoveranno in tutta l’isola per sviluppare un vivace tessuto imprenditoriale.

Sarà un lavoro di sacrificio ma di crescita per tutti, cambierà l’approccio, non andrà l’imprenditore  agli uffici della Regione ma sarà la Regione ad andare dagli imprenditori e nei territori.

Non inseguirò le spontanee “eccellenze” sopravvissute ai tanti problemi per miracolo per poi prenderle come esempio e premiarle davanti ai mass media… questo è il passato, io voglio creare le condizioni ideali per favorire lo sviluppo sinergico in tutti i settori di chi ha idee e capacità imprenditoriali.

 

INDUSTRIA.

21. Quali sono secondo lei le parole chiave per riprogettare il futuro industriale della Sardegna?

Per riprogettare un futuro industriale in sardegna occorre tenere conto che manca un “riferimento regolativo” che nel passato, remoto e recente, è stato ‘affidato’ al sistema delle grandi imprese e/o delle Partecipazioni Statali, inclusa anche la Cassa per il Mezzogiorno.

Il declino delle prime, e il superamento della seconda, ha messo in risalto il ritardo e l’accumulo dei problemi che non hanno permesso di mettere a punto un potenziale innovativo che è essenziale per attuare un cambiamento (o un salto) nel modello di modificazione o di specializzazione produttiva delle imprese, e per fornire fattori di competitività utili, sopratutto, al sistema delle piccole e micro imprese.

Uscire da questa situazione significa:

  • favorire un nuovo rapporto tra pubblico e privato;
  • introdurre nuove modalità di rapporto tra Amministrazione Regionale, Enti Locali e sistema delle imprese;
  • impegno e sostegno nella Ricerca e nella Formazione;
  • favorire azioni e politiche di interconnessione tra sistemi di produzione e distribuzione di beni e servizi;
  • sostegno alle imprese sui temi della concorrenza e dell’export;
  • potenziare e sviluppare le risorse naturali disponibili, aumentando la gamma dei prodotti, migliorando le modalità di produzione (es. micro modelli).
  1. 22.          Alla luce delle esperienze passate e presenti in campo regionale sugli aiuti alle imprese come intende affrontare il problema dell’eccessiva burocrazia? Nella sua strategia di sviluppo delle imprese crede sia possibile costruire per tutta la Sardegna un progetto “burocrazia zero”?

 

Premesso che la burocrazia non è una malattia è, però, altrettanto evidente il peso del sistema autorizzativo, e la sua efficacia, sulla vita delle imprese.

Una sperimentazione da mettere in campo per l’avvio di nuove attività, con l’obiettivo di consolidarla in buone pratiche, può essere quella di stabilire un limite temporale (30/45 giorni) per espletare le procedure amministrative ma ponendo il soggetto richiedente nella condizione di rivolgersi ad un unico “punto di accesso” che deve essere rappresentato dallo “Sportello unico per le Attività Produttive”.

Attraverso questa modalità si deve puntare  a tagliare adempimenti non necessari con l’obiettivo di snellire l’iter autorizzativo, che non deve significare l’indebolimento delle garanzie, ma alternativo ad un progetto a “burocrazia zero” che appare poco credibile.

Quanto sopra impegna i diversi ruoli tecnici dei diversi Assessorati interessati, che devono interagire con uno schema collaborativo interdisciplinare, seppure nel rispetto di ruoli e funzioni.

 

23.          Incentivi per le imprese: crede sia meglio la fiscalità di vantaggio o la contribuzione a fondo perduto per la Sardegna?

La formula della fiscalità di vantaggio, intesa come sgravi per le imprese che investono, rispetto alla contribuzione a fondo perduto, rappresenta una modalità responsabilizzante e non assistenzialistica come è stato nel passato, appunto, il fondo perduto.

Inoltre la fiscalità di vantaggio impone una maggiore attenzione ad una pratica di buona amministrazione dell’impresa, e potrebbe permettere anche modalità selettive e flessibili delle incentivazioni a vantaggio dei progetti e delle attività più virtuose in termini di realizzazione dei progetti.

COMUNICAZIONE

24.          Se ed in che modo considera utile e strategico adottare azioni di comunicazione per il prodotto Sardegna?

25.          Secondo lei l’immagine della Sardegna nella sua interezza e globalità come dovrebbe e/o potrebbe essere veicolata all’esterno dei propri confini?

 26.          Cosa intende fare nel primo anno del suo mandato per migliorare l’immagine e la comunicazione della Sardegna e del suo territorio sia dal punto di vista strutturale che dal punto di vista della fruizione delle informazioni ?

 

ATTI DI GOVERNO

27.          Quale sarà il primo atto della sua Giunta?

 28.          Indichi tre cose che realizzerà nei suoi primi 100 giorni di governo.

 29.          Indichi tre cose che non farà mai nei suoi 5 anni di governo.

 30.          Qual è il politico sardo del passato o del presente al quale si ispira? Per quale motivo?

 

Le domande di Sardegna 2050 ai candidati alla presidenza

s2050 domande copia
L’Associazione Sardegna 2050 nasce nel 2013 come organizzazione di promozione sociale, culturale e politica senza scopo di lucro che si prefigge l’obiettivo di elaborare programmi innovativi e sostenibili per lo sviluppo della Sardegna attraverso incontri tematici e condivisione in rete, studi e seminari.
Fra le sue finalità vi è la raccolta, l’elaborazione e la pubblicazione di dati ed analisi sui vari aspetti della realtà sarda, per sviluppare processi innovativi, crescita economica e sviluppo umano, oltreché la creazione di programmi formativi e divulgativi in collaborazione con università, enti locali, scuole e altri partner pubblici e privati.
Per una più compiuta organizzazione delle proprie attività e delle finalità di stimolo alla riflessione sulla realtà socio-politica, economica e istituzionale esistente nell’Isola, l’Associazione struttura i propri lavori in nove laboratori tematici, che includono come temi trasversali lo sviluppo locale, la sostenibilità ambientale, il lavoro e le professioni, la scuola e la formazione, i giovani, la parità di genere e l’economia della creatività. In vista delle imminenti elezioni regionali, vorremmo avere un quadro chiaro e sintetico delle diverse posizioni in campo espresse dai diversi candidati Presidente, in modo da poter valutare correttamente programmi, contenuti, azioni per un vero e concreto sviluppo della Sardegna.
Di seguito troverà le diverse domande che sono scaturite dai nostri laboratori tematici. Le chiediamo di rispondere in forma sintetica, con un massimo di 1000 battute per risposta (spazi compresi), in modo da rendere più agevole la lettura. Le risposte dovranno essere inviate a segreteria@sardegna2050.it entro domenica 9 febbraio. La pubblicazione delle stesse verrà fatta sul nostro sito (www.sardegna2050.it), sulla nostra pagina facebook (www.facebook.com/sardegna2050), dando comunicazione di ciò agli organi di informazione.
Ringraziandola molto per l’attenzione che vorrà dare a questa nostra iniziativa e confidando sulla sua disponibilità, è gradita l’occasione per inviare i migliori saluti ed un franco “in bocca al lupo” per il prosieguo della sua campagna elettorale.

Sardegna 2050

Cultura e impresa. Come dare una scossa all’economia

bornioli

Lo scorso 24 Gennaio presso l’Auditorium della CCIAA di Nuoro, occasione di incontro e riflessione sulle strade più fruttuose da percorrere al fine di rilanciare l’economia del centro Sardegna, ma non solo. La Confindustria Sardegna Centrale e la CCIAA di Nuoro hanno unito forze e competenze per dar vita ad un dibattito che fosse finalizzato all’analisi dei punti di forza del territorio e le progettualità da attivare per ridare vita ad un tessuto economico sempre più sofferente. Emerge ripetutamente la convinzione – confortata dai dati rilevati dagli studi dei due enti organizzatori del convegno –  che “la cultura è una vera industria, ma nella provincia di Nuoro non si può parlare di sistema”. Queste le parole pronunciate dal Presidente di Confindustria Sardegna Centrale, Roberto Bornioli, che proseguiva nella sua analisi affermando che “la cultura rappresenta un’industria che crea reddito e occupazione, un settore che ha enormi potenzialità e che potrebbe giocare un ruolo importante per la ripresa”.

I dati rilevati da un’analisi  del Rapporto Unioncamere Fondazione Symbula 2013, non sono totalmente negativi, ma decisamente migliorabili: 1541 imprese attive, 2700 occupati, 106 milioni di valore aggiunto. Si può fare certamente di più.

Il presidente Bornioli proseguiva nella sua analisi, affermando che il sistema produttivo culturale della provincia di Nuoro, vale il 10% della ricchezza prodotta in Sardegna dalle industrie della cultura”, dati che fanno riflettere e ben sperare, sia pure in una condizione economica generale che vede sempre più allarmanti i dati sullo spopolamento delle zone interne per cercare fortuna lavorativa oltre i confini nazionali.

Al di là del suo valore interno, la cultura è in grado di dare vita ad un sistema imprenditoriale, dove accanto alle attività più creative si sviluppano altre attività di tipo manifatturiero o legate ai servizi. Di assoluto rilievo l’effetto moltiplicatore che le attività culturali hanno su altri settori, in primis il turismo”, concludeva Bornioli.

 

In Sardegna il 22,4% della spesa turistica è prodotto dall’industria culturale, ma è arduo definire “sistema culturale” quello che opera nella nostra regione, se non altro per la scarsa  integrazione tra i settori: “Diventa fondamentale creare e potenziare un distretto culturale del Nuorese – ha affermato nel suo intervento Antonello Menne, nuorese, docente all’Università Cattolica a Milano – per arrivare a questo ed ottenere i risultati auspicati, è necessario fare la giusta programmazione coinvolgendo pubblico e privato, dove al settore pubblico resti la prerogativa di fare da programmatore, grazie ai finanziamenti ai quali ha accesso”.

Distretto culturale – ha chiarito Menne – che ha l’obiettivo di aumentare il benessere economico e sociale, valorizzare realtà che già esistono, in particolare il capitale umano, ma anche di aumentare il livello del consenso sulla progettazione ed infine di stimolare un maggiore coinvolgimento del territorio, per quanto il processo sia faticoso”.

Il prof. Menne proseguiva nella sua analisi affermando che il modello organizzativo deve essere semplice, e deve partire dalle esperienze positive, dai modelli che funzionano: attivare un tavolo per selezionare progetti, eventi; un tavolo scientifico, un tavolo sulla giusta comunicazione, sulla gestione, la governance, il monitoraggio, perché ci sia un controllo costante su quanto viene programmato e messo in opera”. Il punto di partenza, che diventa determinante secondo il docente dell’Università Cattolica, è “tornare a fare esperienza di metodo, lavorare insieme”.

Una delle interessanti proposte emerse è stata quella di un portale on line del sistema culturale nuorese, una vetrina completa di eventi, un cartellone dell’offerta culturale unico che possa motivare il visitatore a muoversi lungo i diversi luoghi d’arte del territorio, con una maggiore integrazione  con l’offerta turistica. Secondo il presidente di Confindustria, Bornioli “il Comune di Nuoro dovrebbe portare avanti quanto previsto dal piano strategico, che prevede la cultura tra i settori chiave, ma che rimane inattuato”. Capoluogo barbaricino che ha tutte le potenzialità per proporsi come centro culturale a livello regionale, ma è frenato “dall’eccessiva frammentazione delle competenze – ribadiva il presidente Bornioli – e dal mancato coordinamento tra enti e istituzioni del settore”.

Ma, sia pure timidamente, qualcosa sta cambiando: l’adozione nei mesi estivi del biglietto unico d’ingresso al Museo Man e al Tribu, è stata menzionata come “la prima vera occasione per fare sistema, ma è un’azione che va sviluppata e diffusa, per creare a Nuoro un polo culturale di interesse regionale”.

 

“Atene sarda, la città condannata all’intelligenza” citava qualche settimana fa un titolo sul quotidiano L’Unione Sarda celebrando come Nuoro e il suo territorio vantino personaggi come Grazia Deledda (premio Nobel per la letteratura nel 1926), Antonio Ballero, Francesco Ciusa, Salvatore Satta, Sebastiano Satta e, in tempi più recenti, Costantino Nivola (primo straniero ad insegnare in una Università americana) e in anni più vicini ancora, la moda di Paolo Modolo (che durante il convegno odierno ha ricevuto il premio “Cultura e Impresa”), la musica col tenore Piero Pretti, il flautista Enzo Lai.

 

La creazione del Distretto Culturale, come sottolineava Antonello Menne, diventa un’esigenza ed un must: rappresenta il volano per lo sviluppo del territorio, ma soltanto nella misura in cui gli operatori in totale simbiosi con la politica, sapranno fare rete, unire le forze, attivare i progetti giusti. Se un noto brano della tradizione popolare nuorese, canta “Su Nugoresu er beffulanu, mandrone e limbudu..”, poi ribadisce che “ama s’amicu de sinzeru amore, pone sa bida pro li dare azzudu”. E allora non ci si può tirare indietro: lo sviluppo parte dalla disperata necessità di emergere dalla palude della crisi, perciò vale la pena di fare fronte comune e superare l’innato orgoglio.

 

Serenella Mele

Senza soldi si può?

Un domanda frequente che mi viene posta è: “Vorrei fare impresa, ma dove trovo i soldi ?”.
A questa domanda cerco sempre di dare una risposta sincera: se non si possiede qualcosa è difficile iniziare una qualsiasi attività, ma sono altrettanto convinto che l’ostacolo “denaro” debba essere affrontato e rimosso per poter dare a tutti la possibilità di realizzare qualcosa in cui si crede o in cui si ha del talento.
Rivolgersi ad un’Istituto di Credito o ad un Ente erogatore di finanziamenti è la strada quasi obbligata, credo però che occorra fare una riflessione, se vogliamo culturale, rispetto alla soluzione di questo problema.
Quando ci rivolgiamo ad una Banca o ad un’Ente per avere una fonte di finanziamento, anche piccola, l’analisi sulla bontà dell’idea imprenditoriale, oltre che sul Business Plan e quindi sui numeri, si basa tantissimo sulla convinzione e sull’entusiasmo del soggetto proponente e quindi se ed in che modo sii intenda investire personalmente nella propria idea. Chissà perchè, ma tante buone idee si arenano in questa fase, come se la Banca possa permettersi allegramente di perdere dei soldi nelle imprese in cui gli stessi imprenditori non intendono rischiare.
Allora mi chiedo e vi chiedo, se la vostra idea è veramente buona, tanto per voi quanto per altri, perchè non cercare e trovare le risorse necessarie nei propri beni, in quelli delle famiglie a cui apparteniamo, tra gli amici, i gruppi, o magari in circuiti virtuosi fatti dai tanti “accumulatori di reddito” tenuto fermo o bloccato in depositi o in investimenti e non resi disponibili ai giovani (che magari sono i propri figli o nipoti) realmente talentuosi e per i quali questi stessi lamentano la mancanza di “posti fissi” o preferiscono vederli “imbottigliare sole” aspettando tempi migliori ?

Francesco Congiu

Con internet l’unico limite è la fantasia…

Mi piace ricordare quanto tempo ci voleva nel intrattenere delle relazioni commerciali quando ancora c’erano le segretarie e le macchine da scrivere… Preparazione della richiesta dettata e poi dattiloscritta, invio della missiva con almeno sette gironi di tempi postali, apertura e lettura della richiesta seguita da pronta risposta dettata e dattiloscritta, invio sempre via posta della risposta e cosi per una o più riprese fino ad arrivare agli effetti veri e propri delle attività commerciali. Tempi medi: circa un mese.

Oggi si riceve una mail, la si deve aprire in tempi “ragionevoli”, subito. Si deve pensare a cosa rispondere in tempi “ragionevoli”, subito. Si deve battere al computer, meglio al cellulare, in tempi “ragionevoli”, subito.

Ma internet, oltre che stress allo stato puro, è anche libertà: poter vedere cosa si fa nel mondo, cosa si pensa, cosa si vede, cosa si mangia, e soprattutto è un mezzo indiscutibilmente insostituibile per attivare relazioni commerciali di qualsiasi tipo. Anche un’attività può iniziare con un sito internet, ben fatto, per provare a vedere se funziona, poi, con prudenza e la giusta fretta, può strutturarsi in modo da allargare le sue possibilità.

Oggi però credo che, pur con tutte queste possibilità offerta dalla rete, ci sia un grande limite umano che non ci permette di sfruttare appieno l’immensa tecnologia disponibile: la fantasia, quella che siamo stati abituati a formare con i pochi giochi e i pochi mezzi a disposizione. La capacità di immaginare nuovi servizi, nuovi prodotti, nuovi usi di prodotti e di servizi dipende solo dalla nostra fantasia… e questa non la si può acquistare !

Francesco Congiu

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