TURISMi DA INCUBO

image_pdfimage_print

Lab Turismo Incontri con gli Specialisti: Massimiliano Cossu

Milano, Piazza Affari, 16 novembre 2017. All’esterno del tempio della finanza, di fronte alla sfrontata scultura di Cattelan, gli striscioni di una sino a oggi semi-sconosciuta azienda Sarda celebrano il primo giorno di quotazione in Borsa di Portale Sardegna. E’ un evento storico. Si possono contare sulle dita di una mano le aziende dell’Isola che sono approdate sul prestigioso  mercato dei capitali (Saras, Tiscali, Banco di Sardegna, e per un breve periodo Meridiana), tutte di grandi dimensioni e nessuna attiva sul turismo.

A guidare questa impresa – è proprio il caso di dirlo – Massimiliano Cossu un nuorese di 44 anni che ha fondato la società nel 2001 e ricopre attualmente il ruolo di Amministratore Delegato e CFO.  Nel 1997 consegue la Laurea in Economia delle Istituzione e dei Mercati Finanziari alla Bocconi.  Dopo le prime esperienze come analista finanziario e trader in Cariplo, Credite Agricole e Caboto, ha ricoperto diversi incarichi di responsabilità come business  manager (MPS), product manager (SCM Sim),asset manager (Alma Laghi SA), oltre che come coordinatore della rete dei promotori finanziari product developer all’interno del Gruppo Generali.

 

D1) Puoi raccontarci il tuo percorso personale di crescita manageriale e come esso sia evoluto nell’idea imprenditoriale di PS?
r:
Sono laureato in Finanza e ho avuto l’opportunità di lavorare per una serie di grosse Istituzioni Finanziarie. In particolare ho fatto parte del desk dei derivati della Caboto (gruppo Intesa) attuale Banca IMI dove gestivo un portafoglio di circa 600mln di euro di strumenti finanziari di vario tipo. Pur essendo consapevole della fortuna di avere un lavoro di quel tipo la mia indole imprenditoriale e l’amore per la mia terra mi spinsero a guardarmi sempre intorno alla ricerca di qualche opportunità. Portale Sardegna è nata quindi a Milano negli anni di università e durante le mie esperienze professionali. L’entusiasta reazione dei milanesi al mio tipico accento sardo mi ha convinto del fatto che la nostra Isola ispira delle sensazioni uniche ma ho anche intuito che il “prodotto Sardegna” nella sua globalità aveva delle potenzialità inespresse. Allora con il boom di Internet e guardando anche all’esempio di Tiscali decisi di lasciare il mio lavoro per investire il mio ultimo bonus nello Start Up di Portale Sardegna.

D2) Tornare in Sardegna, a Nuoro, dopo aver varcato il Tirreno, lavorato per grandi aziende e vissuto in  città straordinarie non deve essere stato facile. Quali le principali difficoltà  affrontate?

r: Inizialmente tante, tanto è vero che nel 2007 decisi di prendermi una pausa e riprendere il mio vecchio lavoro. I ritmi adrenalinici milanesi ed in particolare quelli di una dealing room di una Investment Banking, non sono compatibili con quelli di qualunque altra città italiana, tanto meno mi permetto di dire della Sardegna. Piano, piano ho imparato ad adeguarmi e a trasformare quella “pacatezza” come valvola di compensazione della mia irruenza imprenditoriale. Per dirla tutta, se non ci fossero stati i soci della prima ora che ponevano il giusto freno alle mie quasi quotidiane idee, probabilmente oggi la Portale Sardegna non sarebbe quotata. La grande fortuna di Portale Sardegna è aver trovato dei soci disposti a fare sacrifici condividendo oneri e onori dell’iniziativa. Vorrei nominarne qualcuno ma senza per questo non dare il giusto risalto a tutti:  Marco Demurtas che dal 2001 decise di lasciare un’attività avviata per viaggiare in tutta la Sardegna per promuovere PS e affiliare le strutture ricettive, Marco Zedda che con grande sacrificio creò da zero una nuova business unit di Portale Sardegna, Carlo Busellato che ha creato il sito fin dagli albori di Portale Sardegna, Paola Porcu e Giovanni Sedda attuali responsabili rispettivamente dell’amministrazione e del Digital Marketing, Milena Marchi responsabile dell’Area Booking da 5 anni e poi ancora Gianfranco Cossu, Francesca Delogu, Monica Serra, Antonio Ticca (ex Tiscali, CRS4 e Video On Line) oggi nostro CTO e poi tutto il resto dei nostri collaboratori che ogni giorno ci regalano il loro prezioso contributo.

D3) Soru aveva detto a proposito di Tiscali   “basta un computer ed un idea per arrivare in alto”. Quindi l’insularità non è un handicap?

r: L’insularità può essere un handicap o un’opportunità dipende dalle strategie di sviluppo che si vogliono implementare. La storia delle Cattedrali nel deserto ci ha insegnato che l’insularità ti pone dei problemi di competitività difficilmente risolvibile. Dobbiamo pertanto puntare su settori nei quali l’insularità rappresenta un vantaggio competitivo o nel peggiore dei casi non influisce sulla competitività dei nostri prodotti/servizi nel mercato globale. Certamente il turismo e la digital economy sono quei settori che possono e forse devono diventare strategici per la nostra Isola.

D4) Portale Sardegna alla Borsa di Milano: un sogno realizzato. Gli investitori hanno creduto nel vostro progetto e nella vostra capacità di realizzarlo.  Cosa è oggi PS e cosa sarà domani?

r: Una delle cose che mi inorgoglisce di più è che Fondi Comuni di Investimento Inglesi, Francesi e Svizzeri oltreché del Nord Italia hanno deciso di investire in una società sarda, per giunta nuorese e l’hanno fatto perché credono nelle opportunità non solo di Portale Sardegna ma soprattutto delle potenzialità inespresse del nostro settore turistico. Insomma se ci credono loro la nostra speranza è che finalmente si possa collaborare tutti insieme per fare in modo che il turismo possa diventare un volano di sviluppo capace di creare occupazione  e benessere per tutti noi sardi. Noi ci prendiamo la responsabilità di diventare un soggetto aggregatore di azione sistemiche sollecitando e stimolando la discussione con tutti gli stakeholders. Il Meet Forum sotto questo punto di vista organizzato in partnership con Sardegna 2050 è stato ideato con questo spirito e le prime due edizioni hanno confermato che questa esigenza è sentita da tutti gli operatori.

D5) Il turismo può essere il vero motore di cambiamento e può garantire un effetto di traino significativo per agroindustria, artigianato e servizi?

r: Se guardiamo i numeri assoluti degli occupati a Malta (oltre 45.000) e Baleari (180.000) rispettivamente 2 volte e 6 volte gli occupati che ha la Sardegna, si possono intuire le potenzialità che ha il settore.
Far crescere il turismo significa quindi avere più occupati, più PIL ma anche più clienti potenziali per settori tipicamente collaterali come i prodotti artigianali e dell’agro industria. Penso però che il tutto deve partire dagli operatori, non possiamo più aspettare la politica. Essa ha dimostrato di avere, e lo dico con molto rispetto,  tempi non sempre compatibili con il mondo imprenditoriale. Credo molto nel sistema e nella capacità delle imprese di organizzarsi in particolare nelle funzioni di  Marketing & Distribution, d’altronde non dobbiamo inventarci niente, è sufficiente vedere tanti esempi o scegliere di affidarsi ai professionisti del settore (alcuni Destination Manager di fama internazionale li abbiamo avuti anche al Meet Forum di Orosei dello scorso ottobre).

D6) Cosa cambieresti di questo percorso potendo tornare indietro e cosa ti rimproveri di aver potuto fare meglio?

r: Cambierei tante cose, ho commesso tanti errori, probabilmente quello più grave è di non  essermi imposto prima di sintonizzarmi in una frequenza diversa da quella milanese.

D7) Il vostro valore aggiunto è anche pensare “local” in un mondo che globalizza e standardizza. I Travel Angels vanno in questa direzione?

r: Certamente si. Il nostro modello di business è completamente differente da quello dei grossi player generalisti, dai motori di prenotazioni, noi vogliamo – in un mondo digitale – restituire quell’umanità che fa la differenza. Proponiamo un mondo fatto di persone che ti trasmettono i nostri valori, le nostre passioni, le nostre esperienze. La grande sfida consiste nel rendere il nostro prodotto/servizio altrettanto competitivo in termini di prezzo. In questo senso con l’operazione di quotazione in Borsa speriamo che tutti gli operatori prendano consapevolezza del nostro ruolo all’interno del mercato sardo, partendo anche dalla considerazione che la sfida più importante della nostra destinazione, l’allungamento della stagione, non è perseguibile da un unico operatore.

D8) Dopo Tiscali ci sono voluti molti anni per vedere un altra azienda sarda alla Borsa di Milano. Ora i giovani sardi guardano a Massimiliano Cossu ed al suo team come ad un esempio da seguire. Vi sentite questa responsabilità e che consiglio vorresti dare ai ragazzi che oggi si stanno interrogando  su che strada prendere?

r: Parto dal presupposto che Portale Sardegna e quindi il sottoscritto deve ancora dimostrare molto, siamo stati bravi e capaci nel costruirci questa grande opportunità, sta a noi sfruttarla per il meglio, pertanto ci sarà tempo per essere considerati come degli esempi, lo dico non perché non voglio prendermi questa responsabilità ma perché è indispensabile volare sempre basso e continuare a lavorare “a pancia a terra”. Ai giovani mi permetto di consigliare due cose molti semplici: vivete l’università con serenità ma certamente oggi più di ieri è indispensabile viverla come un’occasione per costruirsi una professionalità per un mestiere futuro di loro gradimento, se potete, fate delle esperienze all’estero oppure a Milano e poi se volete, abbiate il coraggio di tornare, con sacrificio e buona volontà è possibile farcela!

 

Grazie Massimiliano e un grande in bocca al lupo a te e a tutta la squadra di Portale Sardegna 

Lab  Turismo di Sardegna2050

MeetForum 2017: prosegue con successo la partnership fra Portale Sardegna e Sardegna 2050

Dopo la prima edizione del 2016, nella quale la nostra associazione aveva garantito un supporto esterno per il disegno dell’evento, Massimiliano Cossu C.E.O di Portale Sardegna, ha chiesto a Sardegna 2050 di di curare per tre anni la parte scientifica e di contenuti del Meet Forum, attraverso una partnership più strutturata e coesa: pertanto da quest’anno siamo diventati“Partner Ufficiale del Meet Forum” sia, appunto, per l’edizione 2017 appena conclusa, sia per quelle future degli anni 2018 e 2019, svolgendo il ruolo di responsabile della programmazione strategica dei contenuti e del coordinamento scientifico delle diverse attività.

E’ stato costituito così un Comitato Scientifico, composto da 6 membri effettivi e presieduto dal nostro past President Gianfranco Fancello, nel quale sono presenti anche altri due esponenti di Sardegna2050, ovvero il nostro Presidente Lucio Murru ed uno dei soci storici e fondatori dell’associazione, Emanuele Cabras.

Il Comitato Scientifico è poi completato da tre personalità esterne di rilievo nel settore del turismo, ovvero:

  • David Jarach, presidente di Diciottofebbraio (società di consulenza di direzione specializzata sui settori aviation, aerospace, defense e travel), docente di marketing presso l’Università Bocconi e la Business School della stesso Università e Visiting Professor di airline management presso il primo Professional Aviation MBA al mondo.
  • Marie AntonietteMaupertouis, professore di scienze economiche all’Università di Corsica “Pasquale Paoli”, membro del Comité National de la Recherche Scientifique (CoCNRS) ed attualmente Assessore Regionale al Turismo dellaRegione Corsa.
  • Antonio Usai, ricercatore di Economia e gestione delle imprese, docente di marketing strategico per il turismo e marketing digitale e revenue management presso il Dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’Università degli Studi di Sassari ed amministratore unico dello Spin-off dell’Università di Sassari Tourism Plus.

Attraverso un taglio operativo e multidisciplinare, il Comitato Scientifico si è dato l’obiettivo di analizzare ed approfondire alcuni dei principali temi sistemici riguardanti il tema del turismo da portare in discussione al MeetForum, ovvero l’ampliamento della stagione, le criticità del comparto, i mercati poco esplorati, i nuovi modelli finanziari a supporto degli investimenti sul comparto, mettendo insieme, su tavoli tematici di lavoro, pubbliche amministrazioni, operatori, compagnie di trasporto, stakeholders territoriali, docenti universitari, giornalisti ed associazioni.

Costruire “turismi” e cultura turistica su orizzonti non strettamente regionali ma Mediterranei ed Europei è la grande sfida che il progetto Meet Forum si è posto fin dalla prima edizione del 2016, con la forte convinzione che lo sviluppo di una moderna industria turistica debba transitare attraverso la costruzione di una cultura manageriale che sviluppi il potenziale del comparto che oggi appare ampiamente inespresso e poco sviluppato.

Un’industria peraltro abbastanza particolare: molto frammentata, con una forte prevalenza di piccole e micro imprese, con un evidente ritardo nell’applicazione delle moderne tecniche manageriali (pricing controllo di gestione, revenuemanaging, benchmarking, CRM, solo per citarne alcune), con un livello di istruzione prima e di formazione poi decisamente inferiore a molti altri comparti, e che spesso evidenzia la mancanza di intere funzioni organizzative (qualità, R&D, Human Resource Development, ad esempio). Al comparto manca inoltre quella capacità di essere sinergico, sistemico ed integrato con altri comparti (i trasporti, l’agroalimentare, l’artigianato, l’ambiente, solo per citare i principali), relegando il concetto di “fare sistema” a semplice slogan piuttosto che ad azione concreta.

Si tratta quindi di un’industria ancora in buona parte da costruire che però ha ben chiari i vincoli allo sviluppo economico e sociale imposti dalla stagionalità e che comunque intende reagire fattivamente: vuole misurarsi, confrontarsi, mettersi in discussione, cercando soluzioni e opportunità, costruendo nuovi prodotti ed aprendosi a nuovi mercati con pacchetti e formule innovative ed immaginando stagionalità complementari.

La parola chiave che abbiamo chiesto di sottoscrivere ai partecipanti del Meet Forum è stata quella della “condivisione“. Tutti i protagonisti chiamati ad intervenire hanno innanzitutto fatto rete fra loro, scambiando esperienze, punti di vista, trovando punti di contatto per nuove opportunità e business, ovvero dando concretezza allo slogan “fare sistema” sopra citato. Inoltre ciascuno ha offertoil proprio contributo in forma scritta, audio o video, al fine di favorire la diffusione dei contenuti, lo scambio delle idee ed una sana contaminazione di punti di vista e pareri sinergici fra loro.

Quindi non un convegno mordi-e-fuggi ma un laboratorio che ha l’ambizione, dopo soli due anni di vita, di lasciare un segno e di contribuire alla costruzione di modelli turistici moderni ed innovativi che mettano insieme tutte le potenzialità che i territori sono in grado di offrire, orientandoli verso specifici target, qualificandoli su standard elevati ed integrandoli con le altre iniziative, allo scopo di rendere il turismo il reale motore trainante delle economie locali.

Il Meet Forum 2017 è stato aperto nella straordinaria cornice del Club Hotel Marina Beach di Orosei la mattina del 26 ottobre con il benvenuto di Massimiliano Cossu che ha anche avuto il piacere di annunciare, in anteprima, l’imminente quotazione di Portale Sardegna alla Borsa di Milano dedicata alle piccole e medie imprese.

Lucio Murru ha successivamente avuto modo di raccontare il ruolo di Sardegna2050 nel progetto MeetForum delineando gli obiettivi, le linee guida strategiche ed il respiro pluriennale dell’intera manifestazione. La parola è quindi passata a Gianfranco Fancello che, presentando i trends del 2017 e alcune delle principali criticità del settore, ha consentito di entrare subito nel vivo dei problemi nella tavola rotonda moderata dal giornalista dell’Unione Sarda Giuseppe Deiana. L’assenza del vice Ministro Nencini, dovuta ad impegni parlamentari non rinviabili, non ha impedito un dibattito di alto profilo, frizzante e coinvolgente al quale, oltre ai coordinatori dei tavoli tematici Jarach, Vavassori, Ejarque, Wagner e Giannotta, ha partecipato anche il neo Assessore Regionale ai Trasporti Carlo Careddu.

A partire dal pomeriggio, i lavori sono continuati nei 5 tavoli tematici associati ad altrettanti gruppi di lavoro, ai quali hanno preso parte oltre 60 esperti nazionali ed internazionali chiamati a tracciare le linee e gli scenari di sviluppo sui seguenti temi:

  1. Tavolo Distribuire – Costruire un nuovo prodotto turistico, guardando soprattutto ai nuovi mercati ancora poco battuti, come, ad esempio, quello tedesco;
  2. Tavolo Valorizzare – Destagionalizzare e mettere in rete i territori, partendo dalla rivalutazione dei borghi e delle tante opportunità nascoste;
  3. Tavolo Confrontare – Osservare le Best Practices presenti nel Mediterraneo, non per copiare passivamente ma per capire su quali azioni puntare ed investire;
  4. Tavolo Finanziare – Costruire i nuovi modelli finanziari da applicare al comparto turistico per renderlo più moderno ed appetibile;
  5. Tavolo Collegare – Fare dell’accessibilità una delle leve di sviluppo e competitività dell’intero sistema turistico.

La seconda giornata del Forum (27 ottobre) è stata interamente dedicata alla formazione e all’aggiornamento professionale. Ben 25 seminari tematici si sono sviluppati in 5 aule consentendo ai partecipanti di approfondire temi attualissimi con chiavi di lettura spesso fuori dal coro, con l’aiuto di esperti quali, solo per citarne alcuni, Joseph Ejarque, Massimiliano Vavassori, Nicola Pirina, Philipp Wagner, Gianluigi Tiddia, Gianfranco Fancello, Emanuele Cabras, Lucio Murru, Paolo Mossone, Roberto Devoto, Carlo Marcetti, Roberto Bormioli, Luigi Giannotta e Daniele Bartoccioni  (questi ultimi sugli aspetti finanziari del business turistico).

Oltre 200 operatori hanno partecipato alla giornata, seguendo i diversi seminari che l’attenta regia di Amedeo Bianchi, Marco Demurtas, Sandro Salerno e tutto lo staff organizzativo di Portale Sardegna ha collocato in sale fra loro adiacenti, favorendo così la loro fruizione.

Nella giornata conclusiva del 28 ottobre, Emanuele Cabras ha inizialmente coordinato l’esposizione delle attività dei diversi tavoli, i cui lavori, presentati da ogni singolo coordinatore, sono stati sintetizzati in 10 punti, definiti come “ 10 easy steps”che rappresentano un punto di arrivo in termini di analisi, ma anche e soprattutto un punto di partenza propositivo per le azioni degli operatori e delle Istituzioni.

Allo scopo di consentire la più ampia possibilità di dialogo e di confronto, la successiva Final Conference è stata strutturata in due tavole rotonde, una dal taglio più tecnico-operativo, l’altra con un maggiore profilo politico-istituzionale.

Alla prima, coordinata da Lucio Murru, Robert Piattelli della BTO e la giornalista del Sole24ore Morena Pivetti, si sono confrontati con Giorgio Mazzella dell’omonimo gruppo alberghiero e Massimo Mura di Tirrenia.

Nella seconda, moderata da Gianfranco Fancello, accanto al padrone di casa Piero Loi della ITI Hotels, si sono accomodati Giuseppe Cuccurese del Banco di Sardegna, Paolo Sestu di SFIRS, Ottavia Ricci del MIBACT, Massimiliano Cossu di Portale Sardegna e Francesco Mura,  sindaco di Nughedu Santa Vittoria (Or).
Quest’ultimo si è aggiudicato la prima edizione del Premio MeetForum Award 2017, il riconoscimento istituito per premiare le Buone Pratiche sul Turismo,con la motivazione “per essere riuscito partendo da una piccolissima realtà Comunale a dimostrare con la realizzazione del progetto “Nughedu Welcome” che ciò che conta non sono le risorse disponibili ma le idee e la determinazione nel portarle a compimento”.

Il bilancio finale è di grande soddisfazione per il connubio Sardegna2050 e Portale Sardegna. Oltre 300 partecipanti, una grande eco sui social, la soddisfazione di NON avere né ricevuto né sprecato soldi pubblici e infine gli apprezzamenti degli operatori che hanno riconosciuto la formula del dialogo, del confronto e della formazione come la strada giusta per crescere.

Appuntamento quindi per tutti al Meet Forum 2018, che dopo Olbia e Orosei, l’anno prossimo si sposterà al sud Sardegna.

p.s. : A tutti coloro che stanno sollecitando l’annunciata pubblicazione dei contenuti del MF, chiediamo ancora qualche giorno di pazienza. A breve le risultanze dei lavori dei tavoli, i contributi e le interviste dei protagonisti saranno disponibili in formato pdf affinché le idee possano correre libere.

 

 

A cura dell’Ufficio Stampa di Sardegna2050

Turismi da Incubo #29

Ricerca e sviluppo: un nuovo Crs4 per il turismo.

“… innovazione e  ricerca quali chiavi di sviluppo per l’economia e per i territori …”.

Quante volte abbiamo sentito questa frase? E’ ormai diventato un leitmotiv di tutte le politiche di sviluppo locale, un mantra che accompagna i percorsi virtuosi di crescita che partono dal basso, che coinvolgono i territori e le loro peculiarità, che li aiutano a valorizzare e trasformare in impresa (produttiva)  i saperi e le buone pratiche ingabbiate troppo spesso su processi tradizionali.
I teorici dei processi di sviluppo ne hanno addirittura declinato un modello di sviluppo, identificando nella “tripla elica”quel sistema virtuoso di relazioni e sinergie fra mondo della ricerca, settore produttivo e pubbliche amministrazioni in grado, appunto, di trasferire saperi e conoscenze, generando innovazione e sviluppo.
Gli esempi di successo di questo percorso sono innumerevoli e sparsi in tutto il mondo: dall’Irlanda alla Catalogna, passando per i poli di innovazione francesi, numerosi sono i casi di buon successo del modello “tripla elica”, anche se il processo non è semplice né agevole, come testimoniano gli altrettanti fallimenti.

In Sardegna potremmo pensare a qualcosa di simile pensando al comparto del ITC che ha generato negli ultimi 15 anni un discreto sviluppo di piccole start up e microaziende che operano nel settore dell’informatica e del web (ben 155 al 2016).

E il turismo?

Spesso citato come la panacea di tutti i mali (economici) dell’Italia e della Sardegna, l’ambito sul quale puntare per generare sviluppo, reddito, occupazione nei territori, in che rapporto si pone con la ricerca?
Nonostante la sua incidenza sul PIL nazionale oscilli fra il 10 ed il 12% (11,8% fonte IRISS, 10,1 % fonte CDP) con un trend in forte crescita soprattutto da parte del mercato internazionale (+32,2% in 10 anni, fonte IRISS), nonostante nei fatti sia spesso, per determinati territori, l’unica industria presente o attiva (spesso entrambe), nonostante sia da sempre considerato un settore strategico per lo sviluppo territoriale, di fatto appare un comparto marginale e periferico, nei confronti del quale spesso la politica appare indifferente.
Nonostante Federalberghi e Cassa Depositi e Prestiti gli assegnino un valore aggiunto rilevante, quasi doppio rispetto a quello del settore agricolo-alimentare e quasi cinque volte quello del prodotto tessile e abbigliamento, incluso il pluri citato comparto moda, il turismo non è ancora riuscito a trovare una sua dimensione scientifica rilevante e centrale.
Basti pensare che nelle declaratorie dei 370 settori scientifico disciplinari nei quali è suddiviso l’ordinamento universitario nazionale, la parola “turismo” compare solo 2 volte per altrettanti settori (Ingegneria informatica e Sociologia dell’ambiente e del territorio), a dimostrazione del suo scarso radicamento dentro la ricerca pubblica nazionale.
Se guardiamo  a casa nostra, nell’ultima tornata di approvazione dei progetti di ricerca finanziati dalla legge regionale n°7/2007, nei 149 progetti finanziati non compare mai la parola “Turismo”.
Altro che tripla elica o ricerca come motore dello sviluppo: il turismo è ben lontano dall’avere quella dimensione scientifica minima in grado di generare processi virtuosi che, proprio attraverso la ricerca, possano garantire significative ricadute sul territorio.
Questo mancato feeling con la ricerca significa che il turismo è poco studiato, malamente misurato, insufficientemente citato e letto in letteratura, con un basso livello di innovazione, di sperimentazione.
Ricerca e sviluppo sono quindi consistentemente estranei alle organizzazioni turistiche e di conseguenza assenti ingiustificati negli organigrammi aziendali: a parte qualche analisi sul marketing turistico, per il quale sono stati elaborati modelli e le costruzioni teoriche, organizzative e metodologiche, poco o nulla si è fatto (intere funzioni di management gli sono sconosciute).

Si parla molto di “turismi”, di quanto siano importanti le nicchie per diversificare, per catturare nuovi target, per aprire opportunità nuove, ma non si studiano, progettano e costruiscono pacchetti, programmi, sinergie.
Eppure ci sarebbero praterie sterminate  nelle quali poter sperimentare e sviluppare attività di ricerca: pensiamo a tutti i modelli di data mining, necessari per le analisi verticali dei fenomeni, oppure alle sperimentazioni legate all’ICT ed al web, o alle strette interazioni con i modelli di trasporto e di logistica, o ancora ai processi di valutazione dei modelli di organizzazione aziendale e della loro gestione, dalle microaziende ai grandi tour operator. In quest’ultimo caso, si potrebbero, ad esempio, studiare e sperimentare  modelli di aggregazione che mettano insieme i tanti piccoli operatori che sono la stragrande maggioranza del comparto turistico: oltre l’80% delle imprese turistiche sono di piccola e piccolissima dimensione ed oramai è noto (vedi Turismi da incubo #28 “Benchmarching: un alieno nel turismo”) che la piccola dimensione delle strutture turistiche rappresenti il vero limite allo sviluppo di funzioni evolute.
Così come venticinque anni fa la Regione Sardegna decise di creare il  CRS4 (Centro Ricerca, Sviluppo e studi superiori in Sardegna), ovvero un polo di ricerca sui temi dell’ICT e dei sistemi computazionali, anche nel turismo ci vorrebbe qualcosa di analogo, ovvero un organismo che:

  • sistematizzi le conoscenze,
  • apra nuove strade,
  • faccia tesoro di sperimentazioni internazionali,
  • dialoghi costantemente con gli operatori,
  • sia propositivo e studi le nuove organizzazioni turistiche dall’interno per migliorarle.

Insomma, un sistema di menti pensanti, attente, curiose e preparate che faccia ricerca e la applichi.
Riformare non basta, bisogna riscrivere le regole dello sviluppo. Da capo. Magari immaginando un CRS5.

Gianfranco Fancello & Lucio Moore

Turismi da Incubo #28

Benchmarking: un entità aliena nel mondo turistico.

“PRIMO A TIRARE I RIGORI E PRIMO PUNIZIONI”! …  Cortili polverosi, spiazzi in erba irregolari e pieni di buche, porzioni d’asfalto fra due sensi unici. Come dimenticare quei lontani pomeriggi assolati, quelle interminabili partite di pallone al 50, interrotte solo dalle urla delle mamme che richiamavano i figli allo studio.

Era il tempo delle bevute a fontanella dal tubo, delle ginocchia sbucciate, del dilemma irrisolto “è il portiere troppo basso o il tiro troppo alto?”. Le partite di calcio nascevano dove capitava, senza programmazione, senza bisogno di cronometro o di un arbitro: per le porte bastavano due pietre, due libri o due borse da ginnastica. A seconda del tiro, in molti casi era impossibile accertare i gol: il pallone attraversava uno spazio immaginario, un rettangolo ideale disegnato nell’aria, che si allargava e restringeva a seconda dell’importanza della sfida e dell’onestà dei giocatori.

Il passaggio alle sfide su campi regolari, l’appartenenza a team organizzati e con regole univoche, abbandono del mocassino a favore della scarpa con i tacchetti e l’apparizione di una giacchetta nera che aveva il potere di determinare successi e fallimenti, rappresentava la fine del calcio idealizzato e l’ingresso nel mondo dei “grandi”.

Era il primo momento nel quale si apprezzava  la necessità di misurare i risultati con criteri oggettivi,  validi a prescindere dal campo di gioco e dai giocatori. Era (ed è) l’unico modo possibile per partecipare a campionati, confrontarsi con squadre avversarie, comparare le prestazioni e determinare classifiche.

Ahinoi in molti casi, molte delle nostre partite turistiche si svolgono ancora oggi senza le porte, con un senso di improvvisazione, pressappochismo e dilettantismo che molti di noi pensavano ormai relegati ai ricordi giovanili.

La frammentazione del comparto turistico, associata ad una dimensione aziendale media ridottissima, evidenzia un evidente ritardo nell’applicazione di tecniche manageriali: basti pensare che in Sardegna la dimensione media di un’azienda turistica è di circa 2,9 addetti, mentre la media nazionale è di 4,3 (Censimento ISTAT 2011).

Insomma, micro aziende e piccole aziende che non possono (a volte non vogliono) crescere. Giocano partite con strumenti inadatti, restando indecise e immobili tra l’adolescenza e la pubertà,  in un mondo turistico che evolve più velocemente di loro.
Risultato?
Progressiva perdita di competitività nell’ultimo decennio, con un -2% di PIL ed un -3% di occupati rispetto ai nostri concorrenti (C.D.P. la Cassa Depositi e Prestiti, febbraio 2016); c’è poco da aspettarsi da un comparto dove sono ancora diffuse le organizzazioni provvisorie, quasi estemporanee, modellate per turismi che si  accontentano del poco che trovano, della rudezza degli indigeni, della magia del selvaggio west dietro il giardino di casa.
In realtà la piccola dimensione aziendale riflette la ridotta dimensione del business.

Nonostante persistano (sempre meno, in verità ) segmenti turistici che accettano servizi al limite della sufficienza, abbassare le proprie aspettative ed il proprio livello di sopportazione e persistere in tale direzione non può che condurre verso un impoverimento progressivo del settore trasformando un comparto dalle prospettive floride ed incoraggianti nel regno dell’improvvisazione e della sciatteria.

Sempre  C.D.P. conferma che “il sistema ricettivo italiano appare tuttavia mediamente inadeguato agli standard richiesti dai nuovi flussi turistici”.

Il turista moderno esige attenzione, qualità e professionalità.
Valuta.
Giudica.
Misura e fa benchmarking.
Scrive recensioni.
Promuove o boccia.
Ogni mese Tripadvisor (nata nel 2000) ha 315 milioni di visitatori unici e ben 190 milioni di recensioni e opinioni su hotel, ristoranti, locali e luoghi d’interesse in tutto il mondo.

Non sempre le piccole strutture aziendali nate dallo spontaneismo, spesso da intuizioni di imprenditori intelligenti con tanta buona volontà e smisurata lena, ma digiuni di studi manageriali, sembrano accorgersi di questa rivoluzione.

Ancor più cieche risultano essere quelle imprese turistiche che hanno proliferato nel mercato turistico delle vacche grasse, quello che cresceva spesso in doppia cifra, figlio di padre Ryanair e madre Air B’& B, nate dalla sera alla mattina per rispondere alle forti esigenze di una domanda stagionale, disposta a spendere comunque ed a prescindere, ma sostanzialmente vuote di struttura manageriale, di capacità organizzativa, di strategia imprenditoriale: e quindi incapaci di crescere ma soprattutto di far crescere il comparto, l’indotto, ciò che sta intorno. Insomma fare filiera e diventare forti.

Dai dati dello studio del Gruppo Intesa San Paolo del 2011, emerge come solo il 9,6% degli addetti sia laureato, contro il 27,1 della Francia ed il 25,2 della Spagna; per contro, la presenza di personale con bassa scolarizzazione in Italia é pari a 37,6%, inferiore solo a Grecia e Spagna. Dati che in Sardegna trovano ahimè conferme.

Come fare per invertire la tendenza e crescere?
Il passaggio dall’estemporaneitá organizzativa a forme più evolute, efficienti e competitive non è argomento di facile trattazione: non si tratta solo di modelli organizzativi differenti, ma di un vero e proprio cambiamento di rotta nei processi di sviluppo del territorio, che coinvolge numerose altre dimensioni, quali, ad esempio, il sommerso e l’evasione fiscale, ma anche la formazione e la scolarizzazione.

Se misurassimo l’efficienza di queste piccole unità organizzative facendo un benchmarking su parametri internazionali emergerebbero carenze note e meno note. Quanto infatti della crescita di questi anni è davvero merito nostro e quanto invece lo dobbiamo all’instabilità socio-politica di alcuni temibili competitors del Mediterraneo?

Spesso si crea un piccolo monopolio/oligopolio locale a presidio di un territorio a domanda crescente che non stimola l’innovazione, ma che, viceversa, tende a conservare rendite di posizione che guardano solo se stessi ed il proprio orticello.

Benchmarking a favore dell’innovazione, quindi, sono le parole chiave.
Per formare giovani (e meno giovani) alla volta del cambiamento, in direzione della scoperta, verso una più rilevante ingegnosità. Per acquisire una robusta propensione ad immaginare prodotti e servizi sempre nuovi.
Per interrompere circoli viziosi, confrontarci a mente aperta con il mercato  e provare ad essere attori protagonisti, prima che Grecia, Turchia e tutto il nord-Africa superino le gravi crisi politiche e si rimettano davvero in corsa sui mercati turistici, riprendendosi le quote di mercato che hanno scioccamente perso.
Prima di subito.

Gianfranco Fancello & Lucio Moore

Turismi da Incubo #27

Germania Anno Zero.

Ci sono 4 continentali, due sardi, un tedesco abbondante, quasi un francese, mezzo svizzero, un terzo di inglese… potrebbe benissimo essere l’incipit di una barzelletta turistica. E invece no, fatto 10 il numero degli arrivi dei turisti in Sardegna nel 2015, questa è la composizione – per provenienza – di chi soggiorna nell’isola per turismo (ultimo aggiornamento disponibile da database Sired – RAS).

Colpisce immediatamente il basso numero di stranieri presenti, ancora troppo pochi, inferiori al 50%. Al contrario, in virtù della loro elevata propensione alla destagionalizzazione ed alla loro maggiore disponibilità di spesa, questo dovrebbe essere il target a cui la Sardegna dovrebbe guardare con maggiore attenzione, anche perché i segnali per un loro incremento ci sono tutti. Se infatti essi rappresentano, rispetto all’intero anno solare, il 46% del traffico totale degli arrivi in Sardegna (pari a 1,2 milioni), considerando solo i cosiddetti periodi “spalla”, quelli di maggio, settembre e ottobre, il loro valore aumenta fino al 60%, ovvero quasi 2 su 3 dei turisti che in quel periodo arrivano da noi sono stranieri.

 

Sulla questione dei dati bisognerebbe aprire una parentesi che spiega alcune cose del ritardo competitivo che la Sardegna ha rispetto alle regioni concorrenti:  il dato totale Sired degli italiani + stranieri è pari a 2,6 milioni di arrivi, valore significativamente più basso rispetto ai 12 milioni di transiti annui (circa 6 milioni di arrivi) conteggiati tra porti e aeroporti: poichè il Sired censisce le provenienze dai luoghi di soggiorno (hotel, residence, camping, case vacanze) è naturale ipotizzare un valore di “nero” non dichiarato abbastanza rilevante (ma, citando Carlo Lucarelli, “… di questo ne parleremo un’altra volta…”).

 

Se quindi la parola d’ordine dei prossimi anni è “più stranieri“, la domanda è “quali?”, ma soprattutto “come?”.

Proviamo ad analizzare uno dei mercati storici per la Sardegna, quello tedesco.
Un mercato fra i più ricchi e con una elevata propensione al viaggio, dall’analisi del quale si deduce immediatamente la misura del nostro ritardo.

 

Sono 55 milioni (fonte RA ReiseAnalyse 2015) i tedeschi che annualmente fanno un viaggio non inferiore a 5 giorni di permanenza, generando una spesa complessiva di circa 65,9 miliardi di euro, ovvero circa 1.200 euro a testa (giusto come paragone, una manovra finanziaria italiana è pari a circa 27 miliardi di euro).

La meta privilegiata dei tedeschi rimane casa loro, con circa il 30% delle preferenze, mentre al secondo posto si collocano i paesi del Mediterraneo, con una maggior tendenza verso la Spagna (13,1%) rispetto all’Italia (8,4%).

Indagando poi sulle preferenze e gli aspetti motivazionali nella scelta delle destinazioni, emerge come il binomio “spiaggia-mare” sia il più ricercato, seguito da “relax-riposo” al secondo posto (con un trend in diminuzione) e da “natura incontaminata” al terzo (con un trend in forte ascesa).

Insomma, esattamente quello che da sempre offre la Sardegna, e che il mondo ci invidia. Invece ….

Invece la Sardegna intercetta appena 300.000 tedeschi, meno dell’1% (!!!)  del mercato viaggi della Germania.
Questo valore rappresenta circa il 25% del totale stranieri nell’isola, valore che nei mesi di spalla di marzo, aprile, settembre e ottobre sale al 30%, fino ad arrivare al 34% a maggio.

Insomma, la Sardegna piacerebbe ai tedeschi ma loro purtroppo non lo sanno.

Le analisi dicono che è un mercato che gradirebbe venire da noi anche (o soprattutto) in media stagione e quindi molto interessante, con un gran potenziale, ma che probabilmente non intercettiamo nei modi dovuti.

Un problema di attrattività? Comunicazione? Prodotto? Lingua? Trasporti?

Da uno studio nell’Enit del 2015, la Sardegna si colloca, fra le regioni italiane gradite dai tedeschi come meta delle proprie vacanza, fra l’ottavo ed il decimo posto: media classifica, senza infamia e senza lode, lontani dalla zona retrocessione, ma senza grandi ambizioni neanche di Europa League.

Quindi che fare?

Inutile tentare analisi semplicistiche e frettolose. L’elemento chiave é prendere coscienza che quello che rappresenta oggi il nostro primo mercato ha sostanziosi margini di miglioramento: ma per capire come muoverci dovremmo studiare di più e meglio il mercato tedesco.

Lo studio di ReiseAnalyse, citato sopra, ci fornisce informazioni preziose:

  • sono un target fortemente destagionalizzante perché si muovono da febbraio a novembre, quindi colmerebbero, almeno parzialmente, quel gap di stagionalità che molti operatori vivono come un castigo divino, pensando che nulla in tal senso si possa fare;
  • oltre il 50% di viaggiatori predilige i pacchetti completi e organizzati. Sempre dallo studio dell’ENIT emerge come ben l’85% del totale dei viaggi intrapresi dai tedeschi sia stato prenotato in agenzie di viaggio oppure sulle loro pagine online. Ciò significa ridotta presenza di “nero” o di strutture “fai da te”;
  • il 78% usa internet e il 58% lo usa anche su dispositivi mobile: quindi necessità di disporre di servizi on-line anche a destinazione, con connessioni web veloci, sicure, efficienti.

Mentre noi dobbiamo ancora chiarirci le idee, i nostri competitors non stanno fermi: da una elaborazione di Sardegna2050 su dati Expedia 2016, si evidenzia come l’area del nord-est della Sardegna, quella che nel 2016 (dati ancora non ufficiali) ha raccolto ottimi risultati, pur essendo cresciuta in doppia cifra, ha perso nettamente terreno rispetto a destinazioni concorrenti come Ibiza, Maiorca e la Croazia (non basta crescere del 11% se gli altri crescono ad un ritmo più veloce del tuo).

Il benchmarking comparato – fondamentale per comprendere appieno i fenomeni – evidenzia come pur avendo avuto incrementi in assoluto significativi, se cresci meno degli altri, alla resa dei conti hai perso terreno, perché la tua quota di mercato si è ridotta.

Nel solo aeroporto di Palma di Maiorca, alla nostra stessa latitudine e su un territorio molto più piccolo, transitano ogni anno oltre 8,5 milioni di tedeschi, pari a oltre 4 milioni di arrivi dalla Germania: circa la metà arrivano da 4 aeroporti che sono, in ordine di importanza: Dusseldorf, Colonia/Bonn, Amburgo, Francoforte.

Sarebbe un buon inizio lanciare campagne promo-pubblicitarie sul cliente tedesco partendo da questi territori che hanno scelto massicciamente un nostro concorrente: campagne che evidenziano con strategie mirate e puntuali, la vocazione balneare e la natura incontaminata dell’isola, evidenziando subito le possibili alternative di viaggio disponibili.

Se poi, come risulta dagli studi ReiseAnalyse, il traffico cosiddetto “pilotato” rappresenta oltre il 50% del mercato, un rapporto stretto e collaborativo con gli operatori della intermediazione tedesca (TUI, Thomas Cook, DER Touristik, solo per citare i primi tre) è fortemente consigliato.

Dobbiamo perciò provare ad affrontare più seriamente il tema dello sviluppo del mercato tedesco, senza improvvisazione, senza pressapochismo, senza azioni slegate, senza “nero”, dall’ABC del buon operatore turistico.

Potremmo addirittura scomodare Roberto Rossellini, per dire che “Germania Anno Zero” dovrebbe essere il manifesto di un nuovo neorealismo turistico, ma forse basta iniziare dalle cose più semplici e banali.

Più menù in tedesco, più tedesco nelle scuole, più siti turistici in tedesco, più App in tedesco, più corsi di tedesco al personale della front line, più cultura tedesca diffusa, più scambi culturali, più relazioni con i circoli dei sardi, più comunicazione sui mercati tedeschi, più Sardegna in Renania ed in Baviera e più Germania in Ogliastra ed in Gallura.

Parlare tedesco non sarà una barzelletta, ma dovremmo pur cominciare.

Sprechen Sie Deutsch?

Gianfranco Fancello e Lucio Moore

Turismi da Incubo #26

Non solo incubi…. Tdi#26 –  Il turismo delle piccole cose

 

Forse non tutto è perduto, o meglio, i buoni esempi sono anche nelle piccole cose.

Spesso, da queste colonne, siamo stati volutamente  critici con chi detiene le leve dei processi decisionali sul territorio e non le usa,  con chi guarda il proprio orticello dimenticandosi di ciò che sta intorno, con chi, ancora, quell’orticello invece di coltivarlo e farlo crescere per cederlo poi ai proprio figli, lo distrugge per insipienza ed ingordigia.

Stavolta, invece, vogliamo guardare il bicchiere mezzo pieno, evidenziando quelle iniziative positive, anche piccole o apparentemente poco significative, che però, se inserite in maniera adeguata dentro l’orticello di cui sopra , e ben curate ed innaffiate adeguatamente, possono generare, nel tempo frutti abbondanti e di gran qualità.

L’aspetto forse più interessante risiede proprio nel metodo dei piccoli passi e delle azioni “step-by-step”.

Molte amministrazioni locali trascurano questa  politica  low profile, rincorrendo ambiziosi  programmi a lungo termine, che necessitano di una intera legislatura per essere pianificati e  poi però difettano di attuazione perché costano troppo o perché l’opposizione vince le elezioni, sale al potere, cancella il programma della giunta precedente ed inizia a pianificarne uno proprio, ovviamente utilizzando la durata dell’intera legislatura; e poi si ricomincia.

In realtà si sta perdendo l’abitudine a considerare virtuose le piccole cose, quelle più semplici, quelle che incidono poi per davvero sulla vita dei cittadini e che rappresentano gli elementi sui quali disegnare davvero il futuro prossimo.

Si conferma a volte il detto “il meglio è nemico del bene” ovvero quella pericolosa tendenza che tende spesso a rovesciare su Enti di livello superiore (“la Regione!!!”) tutte le aspettative di sviluppo, di crescita, di miglioramento, quando invece sarebbe più sensato guardarsi attorno, più onesto guardarsi dentro, più efficace fare, poco, piuttosto che aspettare che altri facciano molto.

Spesso sono le azioni basiche, quelle più elementari a determinare e/o innescare cambiamenti culturali dirimenti, indispensabili per attivare processi virtuosi.

 

È notizia recentissima che il comune di Alghero ha lanciato – a gennaio e non a giugno come accade regolarmente in altre realtà – un piano di interventi di pulizia e salvaguardia delle spiagge, finalmente muovendosi con tempistiche adeguate, per la tutela di quella che è senza dubbio una risorsa primaria della città catalana.

Il Comune di Lanusei qualche mese fa ha trasformato un progetto artistico e culturale in un’occasione per ristrutturare le facciate delle case, così come Loceri, qualche mese or sono, ha lanciato il “Progetto Colore”, un intervento di abbellimento del paese finalizzato a risistemare, attraverso un co-finanziamento, le facciate delle abitazioni e deliberato, a corredo, un nuovo regolamento comunale sul decoro urbano che sensibilizzi verso una maggiore attenzione all’estetica.

Un’iniziativa simile era stata lanciata qualche anno fa a Meana Sardo con un bando di concorso per la concessione di contributi a fondo perduto, per interventi edilizi di recupero e riqualificazione urbana.

Discorso ripreso nel 2016 da Nughedu Santa Vittoria, per diffondere la cultura della difesa del decoro urbano con lo slogan  “E ora facciamo più bella Nughedu. Via il non finito sardo”. Il paese, 500 anime vicino all’Omodeo, ha fatto parlare di se anche per l’evento Nughedu – Social Eating, una serata nella quale il paese trasforma la sua piazza principale in un ristorante sotto le stelle, ricevendo grande risalto anche sulle cronache nazionali.

E come non parlare di Sorradile (comune sotto i 400 abitanti) sempre sul lago Omodeo, che, oltre ad avere un circolo nautico sul lago che organizza gare e manifestazioni, è da tempo promotore di iniziative promozionali volte a valorizzare le attività dei sardi nel mondo e finalizzate a mantenere vivo un paese da tempo dichiarata o a rischio spopolamento.

 

Piccoli o piccolissimi centri che sposano grandi visioni. Che valorizzano l’estetica anche con finalità turistiche, ma soprattutto per riappropriarsi della cultura del bello, per il piacere di vivere e abitare in luoghi curati, ordinati  e ben manutenuti.

Si tratta per ora casi ancora isolati, che però offrono spazio a riflessioni profonde. E possono aprire vere e proprie  autostrade culturali. Specie quest’anno che Enit ha incluso la riscoperta dei Borghi fra le priorità del Piano Strategico Triennale per la promozione e valorizzazione del nostro patrimonio storico ed artistico più antico per stimolare nuovi flussi turistici, possibilmente internazionali – per la maggiore propensione a viaggiare in media e bassa stagione – alla scoperta di esperienze di vita reale e di interazione diretta con i luoghi.

Insomma oggi più che mai, dedicarsi alla valorizzazione delle risorse che possediamo, rieducare e riorientare verso la cultura dell’ospitalità e del piacere di vivere in località belle da vedere e da visitare, significa immaginare politiche territoriali e turistiche che contengono elementi potenzialmente rivoluzionari

 

Gianfranco Fancello e Lucio Moore

Turismi da Incubo #25

Piccolo saggio sulle leggi fondamentali della A-Turisticità.

Nel variegato dizionario che alimenta il pantheon  delle “perle” raccontate da “Turismi da Incubo” fa la sua comparsa il termine “a-turisticitá”: niente paura, nulla che possa scomodare l’Accademia della Crusca. Si tratta, al contrario, di un concetto ben conosciuto a noi sardi, declinato spesso con un lessico differente, ma comunque da tempo noto: altro non è, infatti, che quella insana improvvisazione che fa sì che  “tutti si intendano di turismo”, che trasforma oscuri ragionieri in manager turistici, ambiziosi assessori comunali al bilancio in invadenti pianificatori del territorio, proprietari di malsani scantinati in esperti di ricezione turistica ed hotelerie. È quel male oscuro che colpisce allo stesso modo politici d’avanguardia e privati cittadini, operatori professionali e lavoratori trimestrali, baristi e direttori d’albergo. Improvvisazione quindi, ma anche ignoranza (intesa proprio come mancanza di conoscenza), sufficienza e, talvolta addirittura, arroganza e supponenza. Tutto ciò può essere sintetizzato, appunto, nel concetto di a-turisticitá, che, quando va bene, genera comportamenti isolati inadeguati, ma, quando va male, produce scelte scellerate con un forte impatto su tutto il sistema.

L’a-turisticitá, ovvero la negazione di ciò che dovrebbe essere fatto per rilanciare la filiera turistica, è molto più diffusa di quanto possa sembrare: tutti conosciamo un “homo a-turisticus” o un caso eclatante ed evidente di a-turisticitá.  Quasi si potrebbe dire che la a-turisticità é ben presente dentro il sistema turistico, lo permea e lo avviluppa sino a diventarne parte integrante, nonostante da tutti i suoi componenti venga ampiamente negata e disconosciuta.  Con le dovute proporzioni, è un po’ come la natura umana, che é spesso invasa, fino al midollo, di stupidità, senza che questa venga comunque mai riconosciuta da chi ne é permeato.

E proprio partendo dalla stupidità e dalle sue tre leggi fondamentali  che qui proviamo a scrivere, in analogia a quanto scrisse Carlo Maria Cipolla nel 1988, le Leggi Fondamentali della a-turisticità, la cui declinazione va compresa alla luce di quattro assiomi fondamentali, di seguito elencati:

  1. l’a-turisticità danneggia l’intera economia della destinazione  perché ignora le interdipendenze e le relazioni  incrociate tra domanda, offerta e territorio. Se ignora, essa è quindi pura ignoranza e quindi, come tale, va combattuta, senza se e se ma.
  2. l’a-turisticità al potere fa danni superiori a qualsiasi altra mancanza di competenza  osservata nella politica, perché non è nè riconosciuta, né, tantomeno, richiesta e quindi attesa dalla collettività;
  3. l’a-turisticità è virulenta e si autoalimenta secondo processi auto-referenziali finalizzati a mantenere elevata la percentuale di a-turisticità;
  4. l’homo a-turisticus è più pericoloso di un ladro: se infatti è generalmente chiara la logica che sta alla base delle azioni di un ladro, impossibile è comprendere a pieno azioni e decisioni clamorosamente a-turistiche in quanto o passano sotto silenzio, o vengono contrabbandate come complesse da comprendere e quindi ostiche da spiegare, o, ancora peggio, non vengono comprese a pieno neanche da chi le attua.

 

Prima Legge della A-turisticità

Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di uomini di potere a-turistici in circolazione.

Corollari:

  1. a) politici che reputiamo razionali e talvolta persino intelligenti,  all’improvviso possono diventare a-turistici senza preavviso e in maniera clamorosamente devastante;
  2. b) la percentuale di soggetti con elevata propensione a-turistica all’interno di strutture di qualunque  natura è sempre e comunque decisamente più alta della peggiore stima che avevamo ipotizzato.

Conclusioni: E’ impossibile definire a priori una percentuale di a-turisticità, dato che qualsiasi numero sarà sempre troppo piccolo.

 

Seconda Legge della A-turisticità

La probabilità che un certo uomo di potere sia a-turistico é indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona,  la quale spesso ha l’aspetto innocuo, ingenuo o perfino intelligente e ciò fa abbassare la guardia.

Corollari:

  1. A) Se studiamo la percentuale di homo a-turisticus distribuita fra gli addetti turistici della front line, scopriremo che è infinitamente più alta di quello che ci illudevamo di trovare.
  2. B) supporre che questa elevata probabilità sia  in relazione con il basso livello culturale o col fatto che il turismo offra in prevalenza impieghi di tipo stagionale non riuscirà mai a spiegare completamente lo strabiliante fenomeno.

 

Terza Legge della A-turisticità

Un soggetto a-turistico è chi non comprendendo l’importanza del suo ruolo (in qualsiasi punto della filiera turistica ed a qualunque livello di responsabilità egli si trovi) con i suoi scriteriati comportamenti causi un danno all’intero sistema turistico, senza nel contempo avere alcuna certezza di aver realizzato alcun vantaggio di lungo periodo per sé, o per l’organizzazione nella quale opera. O nel peggiore dei casi, addirittura subendone una perdita diretta e immediata o futura in termini di passaparola e feedback negativi ricevuti e diffusi.

Corollari:

  1. A) è massima soddisfazione e sommo esercizio di potenza per l’homo a-turisticus dimostrare come l’insuccesso conclamato e i risultati nulli o deprecabili conseguiti in un qualsiasi incarico con blande o significative responsabilità turistiche non debba affatto essere un ostacolo per assegnare/ricevere futuri e più significativi incarichi.
  2. B) è massimo godimento per l’homo a-turisticus rinforzare il concetto che l’appartenenza ad un gruppo politico di qualsivoglia colore o fede politica – in occasione dell’assegnazione di nuovi e prestigiosi incarichi – deve fare sempre e comunque soprassedere su ogni piccola o grande evidente dimostrazione di a-turisticità.

 

Quarta Legge della A-turisticità

Gli operatori turistici intelligenti sottovalutano sempre e comunque  il potenziale nocivo delle persone ad alto tasso di a-turisticità poste in ruoli di media e grande responsabilità pubblica.

Corollari

  1. A) sottovalutare che gli a-turistici seriali possono fare più danni di quelli fatti da illustri personalità a-turistiche del passato – facendosi guidare dal mantra “peggio di così…” – si dimostra infallibilmente un errore fatale.
  2. B) assegnare a personalità a-turistiche incarichi considerati marginali immaginando di poter limitare i danni si rivela immancabilmente un errore madornale .

 

Quinta Legge della A-turisticità

La persona a-turistica é il tipo di persona più pericolosa che esista per le prospettive dello sviluppo economico.

Corollario:  Esistono quattro tipi di homo a-turisticus, distinti per il grado di pericolosità:

– “A-turistico sprovveduto” e mediamente pericoloso: chi con la sua azione tende a causare danno a sé stesso, ma crea anche vantaggio a qualcun altro;

– “A-turistico paraculo a pericolosità medio-alta: chi con la sua azione tende a creare vantaggio per sé stesso, ma crea anche vantaggio a qualcun altro;

– “A-turistico carogna” ad elevata pericolosità: chi con la sua azione tende a creare vantaggio per sé stesso, ma allo stesso tempo danneggia qualcun altro;

– “A-turistico deficiente” ad altissima pericolosità:  chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.

 

Per non  sprecare queste riflessioni semi-serie, spudoratamente ispirate agli scritti di Carlo M. Cipolla, Sardegna2050 intende istituire un Premio di A-turisticità, con il quale si intende segnalare i più significativi esempi di a-turisticita presenti nell’isola (sappiamo essercene tanti), i casi più eclatanti, le esperienze che tutto il mondo ci invidia e che, noi, egoisticamente, teniamo ben strette.

L’invito é quindi rivolto a tutti i nostri soci, ai lettori del blog e dei social di Sardegna 2050: siate cacciatori di “campioni di a-turisticità”, di esempi fulgidi da tramandare negli anni, affinché non se perda la memoria.
Non si vince niente, ma forse se ne guadagna in consapevolezza dei nostri problemi, con il fine di contribuire a stimolare riflessioni critiche e costruttive su come ripristinare i livelli fisiologici di  competitività e qualità dei “turismi”.

Scrivete a presidente@sardegna2050.it o twittate con l’hastag #a_turisticità  bene in vista!!!

Aspettiamo le vostre segnalazioni.

 

Buon Turismo a tutti

Gianfranco Fancello & Lucio Moore

 

Per chi avesse perso le ultime puntate di Turismi da Incubo:

#24 Requiem per Mine(i)stre(i) riscaldate(i)

Ah, la vecchia e cara crisi di governo…. si, si, proprio lei, quella che negli anni della prima Repubblica faceva capolino con frequenza pressoché annuale e che oggi avevamo quasi dimenticato.
Allora serviva per far ruotare nei posti di governo i tanti rappresentanti delle numerose correnti della Democrazia Cristiana e quasi nessuno si accorgeva delle differenze, mentre ora si muovono addirittura i governi stranieri preoccupati (parrebbe) dell’interruzione dell’azione di governo

#23 MEETFORUM: PICCOLI DIAMANTI GREZZI CRESCONO (FINALMENTE)?

Olbia. Italia. Mediterraneo. Europa.
A prima vista sembrerebbe che non vi siano punti di contatto fra Davos ed Olbia. L’una in Svizzera, l’altra in Sardegna. La prima a 1.500 metri, la seconda in riva al mare. L’una piena di sciatori, l’altra di velisti. Apparentemente niente in comune.
Eppure dalla settimana scorsa qualcosa è cambiato …(fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

 

#22 E-BOOK TURISMI DA INCUBO

E’ con grande piacere che presento una novità fra le iniziative di Sardegna 2050: è appena uscito, fresco di stampa in pdf, “Turismi da Incubo: la raccolta” ovvero l’insieme degli articoli scritti sul nostro blog fra il 2014 e 2016 dall’attuale PresidenteLucio Murru sul tema del turismo: la collezione dei diversi post in un unico volume, oltre che rendere la lettura più agevole, mette a disposizione di chiunque il punto di vista di uno dei massimi esperti di turismo presenti in Sardegna, fornendo un essenziale contributo critico di analisi in un settore vitale ….(fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

#21 CRESCITA SENZA SVILUPPO

La chiarezza del prof. Ricolfi è sempre illuminante: “i concetti di sviluppo e crescita non sono perfettamente equivalenti. Lo sviluppo  comporta dei cambiamenti qualitativi essenziali della struttura  economica.” Ecco perché la crescita dei flussi turistici degli ultimi anni, confermata dalle ottime proiezioni  del 2016, è un dato importante  che ha in se le potenzialità per creare le precondizioni per lo  sviluppo, ma non rappresenta “il” processo di sviluppo.
Per parlare di sviluppo, accanto alla crescita assoluta di arrivi e  presenze dovremmo poter intravvedere processi – anche lenti – di  cambiamento negli elementi costitutivi del fenomeno …. .(fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

#20 ADDOMESTICAMI, DISSE LA VOLPE

La parola Ryanair è nel marketing giornalistico una grande e inesauribile cash cow, che se non fosse perché la disciplina è maledettamente americanofona, chiameremmo, visto il no
stro legame affettivo con gli ovini (che per fortuna non raggiunge quello del ben noto Gavino celebrato da Piero Marras), pecora da mungere.
Comunque la pensiate, il low cost rappresenta giornalisticamente uno di quei super-hit riempi pista … …. (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

#19 L’EDUCAZIONE TURISTICA

D’estate c’era il mare,
una cosa azzurra e lontana
che esisteva solo per alcuni mesi, 
poi cessava di avere qualunque realtà.
Diario di una maestrina. Maria Giacobbe 1957

A volte leggere il passato può aiutarci a sognare un futuro diverso. Maria Giacobbe potrebbe riscrivere oggi, dopo sessant’anni, lo stesso folgorante periodo e colpire ancora nel segno ……. (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

 

#18 COMMODITY SARDINIA

Kotler sta al marketing come Dylan alla  musica: nessuno può negare di averne subito una piccola o grande influenza.
L’arte del marketing – dice da sempre – è quella di costruire un marchio: “If you are not a brand, you are a commodity. Then price is everything and the low-cost producer is the only winner.”
Una riflessione che ci potrebbe aiutare a capire meglio il futuro del turismo in Sardegna …… (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

#17 IL TURISTA RILUTTANTE

Nonostante le indigestioni di Autunni nel-cuore-di-non-so-dove, Sagre del-prodotto-più-genuino-del-tuo, fior fiori di Montagne-che-producono, Borghi più-identitari-che-mai, Sapori più-autentici-del-mondo conosciuto, Degustazioni delle-Sardegne-più-vere, Rassegne eno-gastronomicamente-politically-correct, improbabili show di Eccellenze uniche, parate di doc, dop, igt, igp, stg custodi-gelosissime-di-tradizioni-millenarie, Stagioni teatrali e festival musicali winter-edition, …… (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

#16 TERAPIE CALIFORNIANE

La nostra Ottana del turismo si chiama Ryanair.
Ma negli anni ’60 i sostenitori della corrente economica che credeva nel cosiddetto “sviluppo squilibrato”, erano in qualche modo giustificati. L’idea che un massiccio intervento pubblico per innestare nuovi dinamismi industriali “esterni” in un territorio debole e incerto sul da farsi, poteva anche starci. I grandi poli di sviluppo, gli imprenditori del continente, la petrolchimica, …. (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

#15 CORTAS E CHIUSAS

Se state “passando in Sardegna leggeri”, in veste di spavaldi turisti fuori stagione, emuli di Atzeni, D.H. Laurence o di Valery e avrete la tentazione di cantare senza indugio la strofa “no one speaks English, and everything’s broken” del Tom Traubert Blues di Tom Waits, cercate di aver pazienza.
Siamo un popolo generalmente virtuoso….  (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

 #14 MARE E SARDEGNA

Non è necessario essere Nicholas Negroponte, il più straordinario visionario tra quelli che fanno previsioni sul futuro ( ma lui ci azzecca), per capire che il turismo come lo intendiamo oggi, verrà spazzato via dai tempi.
Sarà necessario inventare una rivoluzionaria “estetica del turismo“, una grande bellezza… (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

 #13 STAGIONATISSIMI

Quando i metodi cabalistici e astrologici non ci aiutano, le previsioni turistiche e le interpretazioni dei segnali deboli rischiano di restare un arcano imperscrutabile.
Infatti, facendo salvi gli approcci mistici ed esoterici che potrebbero mettere in correlazione numeri e comportamenti turistici ….. (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

#12 STAGIONALITA’ (2)

Un amico fraterno mi tirafacebookamentele orecchie. Non gli è piaciuto l’ultimo post sui temi della stagionalità (link) . “Ne hai dato una dimensione prosaica che fa sorridere, ma non affronta in modo analitico i nodi critici “, scrive.
Fosse facile, gli ho risposto ……. (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

#11 – UNA STAGIONALITÀ DA FAVOLA

Tra le figure mitologiche delle credenze popolari della Sardegna, accanto alle Janas, Maria Pettena, e all’Accabadora – in assenza di Ippogrifi, Chimere, Cerberi e Leviatani –   trova il suo posto d’onore la figura leggendaria, altrettanto inquietante, dellaStagionalità.
Questo mostro (pare prevalentemente marino) di multiforme ingegno ….. (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

#10 – FRANZA O SPAGNA

Un amico mi ha chiamato per criticare l’eccessiva celebrazione dei modelli turistici Spagnoli. Non tutto è oro quello che luccica nella penisola iberica, dice, e comunque è la Francia il paese leader mondiale  del turismo ……. (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

#09 – BASSE INSINUAZIONI

Supposto che questa sia la volta buona.
Supposto che, come un solo uomo, maggioranza ed opposizione in pochi mesi comincino a scrivere un Piano di Sviluppo Turistico.
Supposto anche che il Piano non sia proprio rispondente ai desiderata di tutti ……. (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

 

#08 – TURISTA PER CASO

Rassegna stampa dall’Expò: “il porceddu sardo è diventato un caso nazionale”, “riscossa del porceddu”, “Il porceddu infine ce l’ha fatta”, “vinta la sfida con il coccodrillo “.
Le storie a lieto fine, sono quelle più emozionanti, ma già sentire chiamare il maialetto porceddu, ai sardi fa correre un brivido su per la schiena …… (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

#07 – GRAMATICA TURISTICA ESPAÑOLA

Come dimenticare il mitico professor Keating dell’Attimo Fuggente, quando salì in piedi sulla cattedra per ricordarci che dobbiamo provare ad osservare le cose da angolazioni diverse?
“È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva” diceva.
Pillole di saggezza inascoltate, specie sul versante turismo …… (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

TURISMI DA INCUBO  #06 – ARRIBA ESPAÑA

Facendo il confronto tra il sistema turistico Italiano e quello Spagnolo, viene in mente la storica partita Olanda – Uruguay dei Mondiali di calcio del ’74.
In campo c’era solo una squadra.  L’Olanda di Cruyff e Neeskens, che venne subito battezzata ‘arancia meccanica’ ….. (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

 

Turismi da Incubo #5 Triste, solitario y ..

Scrivono La Nuova e Sardiniapost  “Non bastano la barca, le vele o il vento. Per girare il mondo tra le onde e far conoscere il nome della Sardegna in tutto il mondo ci vogliono anche i soldi”.
Bonjour monsieur La Palisse, direte voi. Voi che magari cosa sia la Vendée Globe ….. (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

 

TURISMI DA INCUBO #4 Marinai di foresta

Mentre leggevo della sempre disastrosa bilancia commerciale Sarda, che ci qualifica importatori netti di quasi tutto, tranne che di petrolio, mi sono capitati in mano due ritagli di giornale.
Il primo del 2012 mi aveva colpito perché  trionfaleggiava come solo solo alcuni giornalisti di peso sanno fare …..   (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

 

 # 3 L’Ordinanza Balneare

Un sistema vivo e vitale dovrebbe essere attento all’evoluzione della domanda turistica.  Un sistema reattivo ad esempio, sapendo che i numeri della domanda turistica di giugno e settembre 2014 apparivano in crescita (giugno 2014, sul 2013, conteggiando il traffico di traffico di porti e aeroporti, evidenzia una crescita di circa 40.000 unità …….  (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

 

# 02 Le spiagge

Vedendo lo stato disastrato delle nostre spiagge in primavera, viene da sospettare che nelle menti di molti amministratori locali, l’avvenieristica idea di “industria turistica” non guardi mai la Sardegna con gli occhi curiosi ed esigenti del visitatore.
Non sarebbe né logico nė furbo …… (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

#1 Il Convitato di Pietra

Aprile e maggio sono i mesi dedicati ai convegni sul turismo. Fa figo discettarne più o meno allegramente con l’apporto distratto e sornione di esperti, operatori e possibilmente dei politici locali, ideali per officiare messa. E’ tutto un fremere di “
allarmi” e “denunce”; aperitivi obbligatori dell’immancabile “fare sistema”, …..  (fai click sul titolo per andare all’articolo completo)

Turismi da incubo #24

franceschiniRequiem per Mine(i)stre(i) riscaldate(i)

 

Ah, la vecchia e cara crisi di governo…. si, si, proprio lei, quella che negli anni della prima Repubblica faceva capolino con frequenza pressoché annuale e che oggi avevamo quasi dimenticato.

Allora serviva per far ruotare nei posti di governo i tanti rappresentanti delle numerose correnti della Democrazia Cristiana e quasi nessuno si accorgeva delle differenze, mentre ora si muovono addirittura i governi stranieri preoccupati (parrebbe) dell’interruzione dell’azione di governo.

Allora nessuno quasi ci badava, pochi si preoccupavano, tanto poi, di lì a poco, sarebbe nato un nuovo Governo che comunque sarebbe rimasto in piedi al massimo per un anno; oggi, invece, lutti, dimissioni, allarmi sull’economia, la finanza pubblica, le riforme, le leggi, la manovra, … insomma, dramma collettivo!

Forse, citando un altro toscanaccio (oppss!) come Gino Bartali “… l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare“?

Beh, non proprio, sforziamoci di vedere  il bicchiere mezzo pieno…
Che sia la volta buona per chiudere con le minestre riscaldate in ruoli chiave per lo sviluppo nazionale?
Ci speriamo davvero, ad esempio in ambito turistico, dove se non fosse del tutto evidente che gli insegnamenti di Pericle sono largamente disattesi, i Ministri  dovrebbero essere i migliori tra tutti noi, i leader di una rinascita aspettata più di Godot.
E invece no, come direbbe Carlo Lucarelli.

La mancanza di attenzione e la sottovalutazione del potenziale dell’industria turistica è da sempre sotto gli occhi di tutti e raggiunse il culmine sotto il regno della Brambilla, quella che raccontava che il problema del turismo in Sardegna erano i troppi cani randagi.

L’ultima incompiuta in ordine di tempo nella notte buia del turismo è stata rappresentata dall’avv. Franceschini Dario da Ferrara, ex democristiano, che ha saputo attraversare con scioltezza Ulivo, Partito Popolare e Margherita  per approdare infine al  PD e al PDr(enzi).  Ministro, sottosegretario, segretario di partito, consigliere comunale, membro di Commissioni.  Insomma un curriculum da politico di razza, per 32 mesi a capo del MIBACT, il (sedicente) Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Turismo pochissimo, dicono i maligni.

Fece parlare di se alla nomina – quando  Renzi all’uscita dal Quirinale fece simpaticamente notare a tutti che la ricreazione era finita – dicendo di “essere stato chiamato a guidare il più importante ministero economico di questo Paese” e che “il ministero della cultura in Italia è come quello del petrolio in un Paese arabo”.
Ad agosto di due anni fa disse anche “abbiamo i borghi più antichi del mondo e percorsi religiosi da far invidia a Santiago di Compostela, ma nessuno lo sa. Ora si cambia”. Il ministro non sfuggiva al male tutto italiano di annunciare come cotti e mangiati pranzi luculliani che erano invece ancora in fase di pianificazione di massima; ed infatti, ad oggi, il “come” cambiare non è ancora ben chiaro.
Sempre nel 2014 rubò l’applauso anche dai sardi : “Nei giorni scorsi sono stato a Usini, dove si produce in piccole quantità un vino spettacolare, il Cagnulari, che potrebbe essere venduto in tutto il mondo. Ecco l’Italia vincente sarà fatta di tanti Cagnulari”.

La storia recente dice che il Ministro è tornato sull’Isola ospite del Gruppo Intesa alla presentazione di uno studio sul turismo. Non ci crederete. E’ persino riuscito a riciclare la celebrazione del Cagnulari di Usini.  Rendiamo grazie, ma il re è nudo.  Il ministro ascolta, commenta, annuisce, approva e infine ribadisce analisi già sentite, diagnosi fotocopia.

Sarebbe lecito dopo due anni e mezzo al timone del ministero parlare di progetti avviati, progetti completati, piani, azioni tattiche e strategiche. Azzardiamo, magari di risultati non estemporanei ma strutturali del comparto.
E invece no.  Minestre riscaldate.

Nel mondo reale, intanto:

  • l’Italia non guadagna appeal, rimane la quinta destinazione mondiale ma perde più degli altri in termini di introiti finanziari da flussi turistici (fonte ENIT).
  • del Piano Strategico – annunciato in ogni dove – si sono perse le tracce, sepolto da qualche parte, deve essere approvato in commissione. Nel 2105, sono stati convocati per due volte degli Stati Generali del Turismo. Se il Piano Strategico uscisse ora sarebbe già vecchio; giusto in tempo perché il nuovo ministro (a valle della crisi di governo) lo abbandoni e ne metta in cantiere un altro, come del resto Franceschini fece con  il Piano Gnudi.

Cosa ricorderemo di questo Ministro? Tanti proclami e dichiarazioni su … dobbiamo superare la stagionalità, comunicare meglio, pensare alle zone interne e soprattutto “fare sistema”.

Il famigerato Fa-re  si-ste-ma…
Già sentito?
E si, é una delle più lise, abusate e inutili banalità della letteratura turistica, il toccasana dei mali endemici di tutte le destinazioni turistiche, che si accompagna alle inevitabili  omelie sul futuro. Se a questo si aggiunge l’altrettanto abusata ” … abbiamo enormi potenzialità inespresse” (forse memore dello slogan “liberiamo il futuro”, quando correva per le primarie Pd) allora il quadro è completo.
Ma, vaticinare turismi sconfinati e ammaliare con il grande potenziale turistico inespresso ha sempre un triplo vantaggio comunicativo:

  •  primo quando qualifica il relatore come l’oracolo che guarda lontano,
  • secondo perché a tutti piace sognare un futuro migliore al superenalotto del turismo,
  • terzo, è straordinariamente economico, rinforza l’autostima delle destinazioni turistiche e nessuno ne chiederà mai conto, perchè non è misurabile.

Ora, con l’apertura della crisi, nuovo giro di valzer, “changè là dame!”,  nuova corsa e, probabilmente, nuovo ministro. Cosa lascia in eredità dopo milleediciannove giorni?

Ahi noi, poco assai: analisi mastodontiche, significative capacità di mettere a fuoco il problema, diffuse prese di coscienza su inespresse potenzialità, ma nessuna svolta, nessun cambio di rotta, nessuna “strambata” in grado di far cambiare velocità a quella ” …nave senza nocchiere in gran tempesta …” che sette secoli dopo la scrittura del VI Canto del Purgatorio continua ad essere il nostro Paese.

Raccontare al malato cronico che la sua malattia è confermata non qualifica il medico.
E neppure avvia  purtroppo il processo di guarigione. Le ricette turistiche proposte appaiono ineccepibili sulla carta, ma inapplicabili nella realtà: omeopatiche nel migliore dei casi, altrimenti generiche, deboli e prive di contenuti che possano attivare vere riforme strutturali.

E’ sempre un armiamoci e partite che lascia le questioni irrisolte tutte sul piatto, soprattutto in Sardegna. E  anche se la grafica ammaliante dello storytelling turistico ci cattura con minestre riscaldate come fossero fresche fresche, appena preparate da Cracco, la gaussiana da incubo della stagionalità è identica da trent’anni.
Si parla, riparla, ri-riparla dei problemi annosi del turismo, quasi come se una intera isola stesse sul lettino dell’analista  a confessare la sua depressione. Che fare, insomma?

Fra un passaggio ad Usini ed uno a Caprera, il nostro ministro (oramai ex?) ha individuato un aspetto rilevante: la Sardegna ha bisogno di un brand sardo, di un mix di elementi a forte attrattivitá che possano fare sistema (oppss… scusate) con il mare.

Potrebbero essere i Giganti di Mont’e Prama?
Molti tra gli operatori lamentano che il ministro abbia la fissa dei musei e che finora abbia trascurato il turismo: non avendo altre carte da giocare egli gioca quelle che ha.
Il progetto dei Giganti è l’unico che potrebbe portare in Sardegna una piccola fetta del miliardo di euro che il Mibact spenderà prossimamente.

Meglio di niente, certo.  Ma non era esattamente quello che si aspettavano gli operatori per il rilancio. L’importante è che questa non rimanga un’ulteriore azione isolata, buona per qualche titolo di giornale nei giorni immediatamente successivi, ma non in grado di incidere profondamente sul contesto e sul territorio isolano.
Se così sarà, ci troveremo di fronte all’ennesima occasione persa, la cui numerosità supera abbondantemente quella delle crisi di governo della Repubblica Italiana.

Gianfranco e Lucio

 

Turismi da incubo #22

“Turismi da Incubo: la raccolta” in e-book
E’ con grande piacere che presento una novità fra le iniziative di Sardegna 2050: è appena uscito, fresco di stampa in pdf, “Turismi da Incubo: la raccolta” ovvero l’insieme degli articoli scritti sul nostro blog fra il 2014 e 2016 dall’attuale Presidente Lucio Murru sul tema del turismo: la collezione dei diversi post in un unico volume, oltre che rendere la lettura più agevole, mette a disposizione di chiunque il punto di vista di uno dei massimi esperti di turismo presenti in Sardegna, fornendo un essenziale contributo critico di analisi in un settore vitale e strategico per l’economia della nostra isola.

Naturalmente ringrazio di cuore l’amico Lucio per il regalo che ha voluto fare a tutti i soci e a tutti i sardi, auspicando che questo possa essere il primo di tanti e-book che, sui temi dei laboratori da tempo attivati da S2050, possano essere pubblicati e servire da stimolo e crescita per l’intera comunità isolana.

Riporto di seguito, come introduzione al tema, l’interessantissima prefazione al libro scritta da David Jarach, esperto in marketing del trasporto aereo e docente alla SDA Bocconi di Milano.  L’intero libro può invece essere facilmente scaricato dal link che trovate alla fine di questo post.

Gianfranco Fancello

 

—————————————————————————–

 

Il nostro Paese è universalmente riconosciuto come una delle culle della cultura a livello mondiale, con oltre il 30% del patrimonio artistico dell’Unesco ospitato all’interno dei nostri confini. Ancora, le migliaia di chilometri di spiagge, incastonate all’interno di una condizione climatica invidiabile, rappresentano un chiaro attrattore di domanda, cosi come lo sono la nostra offerta montana e lacustre. Infine, siamo detentori di uno stile di vita alimentare che è ricosciuto come sano, completo, vario e, in ultima istanza, molto gradevole. In questo senso, non rappresenterebbe alcuna sorpresa se Italia facesse già oggi della sua offerta turistico-culturale allargata il suo principale asset di PIL, il suo “shale oil” perpetuo, di fronte peraltro ai dati della World Tourism Organisation che segnalano l’industria turistica in crescita in media del 5% per i prossimi venti anni. E invece ciò non avviene: anzi, la quota di mercato turistica dell’Italia nell’ultimo decennio è costantemente in calo, di fronte all’avanzare di altri sistemi, quali la Spagna in prima istanza. I dati positivi del 2016, legati in prima istanza alla chiusura dei mercati del Nord Africa, non ingannino: il turismo “made in Italy” è in ascesa, ma con percentuali comunque inferiori rispetto a quanto sperimentato da Spagna, Grecia e persino Croazia.

Di fronte a questo scenario di mercato, si susseguono una sequenza di anonime quanto banali analisi prodotte con l’ausilio di schemi di lettura desueti ed ampiamente superati, forse filtrati da letture politiche e localistiche ma certamente lontane da una qualche efficacia. Prevalgono visioni conservative, legate alla sola valorizzazione della rendita di posizione: la più comune è quella di come vendere meglio la soluzione “sole e mare” esclusivamente stagionale per il turismo balneare, mentre si rifugge da una necessaria visione critica dell’argomento che spinga verso nuovi “oceani blu” di offerta. Quando, poi, nella discussione s’insinua il tema del marketing turistico, a molti sfugge come manchi in effetti una chiara coscienza dell’elemento centrale del processo: vale a dire, la strutturazione e la declinazione di un chiaro prodotto sviluppato a partire dal cliente target che si vuole raggiungere, all’interno degli spazi lasciati liberi dalla concorrenza.

In questo senso il lavoro di Lucio Murru, straordinario professionista del settore nonché caro amico, propone invece e finalmente una lettura attuale ed innovativa del fenomeno turistico, calato sulla sua amata terra di Sardegna, ma con spunti di riflessioni facilmente estendibili anche ad altri contesti regionali. Con un linguaggio snello, simpatico, di piacevole lettura ma altresì puntuale ed arguto nell’evidenziare gli elementi di criticità, l’autore pone in luce alcuni processi cruciali per chi oggi ambisca seriamente ad un posto di stakeholder nel mondo turistico che non sia solo alimentato da una sterile retorica autoreferenziale.

In numerosi parti dell’opera emerge, per esempio, il riferimento al tema del benchmarking tra l’offerta turistica sarda e quella delle migliori pratiche internazionali. Come è possibile migliorare il prodotto turistico sardo se non si studiano nel dettaglio i fattori critici di successo di chi nello stesso bacino del Mediterraneo è riuscito con successo a destagionalizzare l’offerta pur partendo da fattori di contesto addirittura inferiori alla Sardegna? Io cito frequentemente il caso di Malta, che da realtà turistica tradizionale è evoluta in pochi anni in un polo primario per attività congressuali, oppure la condizione del sistema turistico andaluso che ha saputo allontanarsi da modelli balneari tradizionali verso un’offerta sportiva ad alto valore di spesa quale il golf.

Ancora, il tema del “sistema turistico” – che in realtà in Italia è più facilmente riconducibile al fallimento dei consorzi turistici locali – risulta stucchevole e auto-imposto secondo il diffuso mantra del “fare squadra” se non si conoscono in dettaglio i desiderata del cliente/turista, declinati per sua nazionalità, età e motivo di viaggio. Risulta, infatti, difficile costruire un pacchetto turistico con qualche possibilità di successo se non vengono ricostruite ed interrogate nel dettaglio le esigenze di accessibilità, mobilità, accoglienza, svago e benessere del cliente. Solo a valle di queste informazioni, raccolte all’interno di una ricerca di mercato, potranno essere messi intorno al tavolo i vari soggetti del territorio, con la supervisione dell’attore pubblico, per la costruzione di una veramente attrattiva proposizione di valore.

Infine, ha senso sponsorizzare nell’ambiente del turismo una delocalizzazione a livello regionale delle competenze promozionali, con il risultato di un effetto cannibalizzante tra i vari prodotti italiani, senza verificare invece nel rispetto delle autonomie qualche forma di coordinamento e sinergia centrale? Non si tratta di dibattere sul ruolo e sullo scopo del federalismo turistico, quanto, a ben vedere, di organizzare una massa critica indirizzata univocamente verso l’obiettivo di riconquistare quel primario palcoscenico che l’industria turistica italiana merita.

Sono dunque davvero lieto di potere invitare il lettore a consultare, anche senza un ordine sequenziale prestabilito, i vari scritti che compongono il saggio di Lucio Murru che vi presento. Io personalmente ne ho trovato grande arricchimento in termini di spunti di ricerca e di azione, provenienti dalla viva voce di chi li può toccare con mano su base giornaliera. L’auspicio è che questa mole di spunti possa presto tradursi in un’opera compiuta a partire dalla Sardegna, all’interno di un innovativo piano di marketing territoriale turistico.

Sono certo, in questo senso, che il lettore condividerà con me il giudizio e saprà tributare i meritati apprezzamenti nei confronti dell’opera dell’Autore.

David Jarach

 

Scarica QUI (clicca)  “Turismi da Incubo: la raccolta in pdf”

Turismi da Incubo #21

copertuna-lab1

Crescita senza sviluppo?

 

 

La chiarezza del prof. Ricolfi è sempre illuminante: “i concetti di sviluppo e crescita non sono perfettamente equivalenti. Lo sviluppo  comporta dei cambiamenti qualitativi essenziali della struttura  economica.” Ecco perché la crescita dei flussi turistici degli ultimi anni, confermata dalle ottime proiezioni  del 2016, è un dato importante  che ha in se le potenzialità per creare le precondizioni per lo  sviluppo, ma non rappresenta “il” processo di sviluppo.

Per parlare di sviluppo, accanto alla crescita assoluta di arrivi e  presenze dovremmo poter intravvedere processi – anche lenti – di  cambiamento negli elementi costitutivi del fenomeno della  stagionalità, o guardando dal lato opposto , un incremento più che  proporzionale dei flussi turistici nei periodi di bassa stagione e di  spalla, rispetto  all’alta stagione.

Non è quello che è successo, almeno dal 2003, considerato l’anno base  nelle analisi del Laboratorio Turistico di Sardegna2050.

Il confronto tra le serie storiche della stagionalità degli aeroporti  sardi, intesa come rapporto tra passeggeri di febbraio e passeggeri  trasportati ad agosto, evidenzia un peggioramento dell’indice che  passa dal rapporto di  1:3,14  del 2003 a  1:4,44  del 2015.

Ciò significa che la stagionalità purtroppo non è diminuita ma cresciuta.

E se crescere in maniera prevalente sull’alta stagione evidenzia  ancora una volta che il nostro prodotto di punta – quello  marino-balneare – ha un potenziale interessante sul quale si può  lavorare con successo, al tempo stesso segnala  le enormi difficoltà  a vendere la Sardegna d’inverno.

Peraltro va detto che il nostro problema non è solo la stagionalità: prendiamo il caso delle Baleari, considerato, a ragione, un modello ed un riferimento in termini di attrattività turistica: l’arcipelago spagnolo ha registrato nel 2015 32 mil. di visitatori, contro i 7,4 mil. registrati, nello stesso anno, in Sardegna. Non soffrono di stagionalità? Al contrario: se consideriamo il periodo gennaio-agosto, notiamo che il rapporto, per le Baleari, è 1:9 (700.000 visitatori contro i 5,6 mil), mentre per la Sardegna, nello stesso periodo, è di 1:5 (279.000 visitatori contro 1,3 milioni). Quindi tassi di stagionalità ben superiori ai nostri, a dimostrazione del fatto che il problema vero non risiede, appunto, solo nella stagionalità. Le Baleari, ad esempio, già a marzo registrano 1,1, mil di visitatori, quanti noi ne facciamo nel mese di luglio; nei tre mesi estivi, la Sardegna richiama un numero di visitatori (3,2 mil) inferiore a quello che nel solo mese di maggio viene attratto dalle Baleari.

Manca totalmente la capacità di essere strutturalmente attrattivi, appettibili, sexy: nel caso delle Baleari, lì il sistema è sostenuto da attrattori robusti che sono condivisi e valorizzati in  tutte le azioni strategiche come elementi prioritari di sviluppo. Ma soprattutto, negli anni, le Baleari sono riuscite ad essere attrattive indipendentemente dall’offerta turistica proposta, dal prodotto balneare, da quello naturalistico o storico. La  stagionalità, naturalmente si sente, ma è ad un livello del tutto  diverso, con visitatori sufficienti  a consentire la felice esistenza  di un modello turistico sostenibile.

Dunque, che fare? Verso cosa guardare?

Come trasformare la crescita in sviluppo?

La precondizione è quella di smetterla di improvvisare, di non aver un disegno pianificato e chiaro, di accogliere i flussi turistici in arrivo come manna dal cielo, con la speranza che non smettano mai, senza la capacità di incidere sui meccanismi e sulle variabili che li portano in Sardegna (“la crescita”, appunto).

Al contrario, solo per azzardarci a parlare di sviluppo, tecnicamente dovremmo poter  osservare miglioramenti nei parametri strutturali chiave, come quelli  – ad esempio – inclusi nell’agenda Strategia UE 2020, e nei Piani a  lungo termine.
Ne citiamo tre che avrebbero forte impatto  sull’assetto del comparto turistico:

  1. livello di investimenti e di efficienza dei servizi infrastrutturali e delle vie di comunicazione interne;
  2. livello di investimenti a supporto delle Pmi che compongono i distretti turistici che spontaneamente si sono formati;
  3. livello di investimenti per abbattere il tasso di occupazione e la percentuale di Neet ( not in educational, employment or training).

Per riprendere la distinzione  del prof.  Ricolfi, questi sarebbero  alcuni  parametri associabili alla crescita e su questi andrebbero  indirizzate le nostre azioni. Purtroppo al momento non pare di vedere  alcuna azione, nè quelle minimali e di immediata fattibilità, nè quelle più strategiche e strutturali di lungo periodo.

Le prime sono prevalentemente di competenza dei comuni e degli enti locali, che, con le poche risorse a disposizione, possono comunque, immediatamente, avviare semplici azioni che hanno un elevato impatto sulla appettibilità del prodotto sardo e che consentano di avviare la Sardegna verso un percorso più lungo di sviluppo strutturale; tali azioni possono semplicemente individuarsi in:

  1. Garantire spiagge pulite possibilmente anche prima del primo luglio;
  2. Esigere l’integrazione dell’Ordinanza balneare, imponendo ai baretti di allungare la stagione e di avere servizi adiacenti alle spiagge;
  3. Localizzare cartelli stradali puntuali che indichino servizi e attrattori (siti archeo, musei e agroalimentare);
  4. Attivare corsi di lingua inglese per gli operatori;
  5. Curare il proprio sito istituzionale e prevedere una versione anche in inglese;
  6. Garantire la pulizia degli spazi comuni (piazze, parcheggi, strade, ect.);
  7. Curare il decoro urbano di edifici e stabili pubblici e privati, introducendo, nei regolamenti comunali, l’obbligo al completamento dei prospetti e degli spazi “a vista”.

Piccole cose, che però rappresentano momenti tattico-operativi che sono le vere pietre miliari nel vissuto della  vacanza; piccole proposte non impossibili. Tutte da approfondire, integrare,  discutere, ma da implementare responsabilmente – a livello centrale e  locale –  senza rimpallarsi responsabilità o accuse reciproche, solo  allocando diversamente e in modo più intelligente risorse che già  esistono. Proposte un po’ minimaliste, ma da poter attuare possibilmente prima  del  prossimo millennio.

Le seconde, di competenza della Regione e dei soggetti istituzionali e locali di maggiori dimensioni, sono quelle di tipo strategico e di lungo periodo. Naturalmente, nel principale documento di programmazione del prossimo sessennio (il PO FERS), la Regione Sardegna, non a caso, fra i sei assi di specializzazione della propria Smart Specialisation Strategy (S3), introduce il tema del “turismo e beni culturali” come essenziale e basilare per pianificare il proprio futuro e sul quale basare il proprio sviluppo. ” Una regione insulare limitrofa come la Corsica presenta un’incidenza economica del settore (PIL e occupati parametrati a popolazione e territorio) ben superiore a quella della Sardegna: un aspetto che suggerisce forti potenzialità di crescita, a condizione di definire una strategia competitiva più diversificata e affrontare i “colli di bottiglia” esistenti (costi e difficoltà dei trasporti, scarsa integrazione dell’offerta, scarsa professionalizzazione e specializzazione rispetto alle tipologie di domanda del turismo estero).”

Sarà la volta buona?

I maggiori flussi di questi anni producono senza dubbio  reddito e  occupazione, ma sono più legati a fenomeni esogeni che a nostri meriti. Cioè a difficoltà geo-politiche di destinazioni concorrenti  come nord-Africa, Turchia e Grecia, piuttosto che al risultato di  programmi e strategie strutturati. Peggio, operando sul breve periodo, lasciano immutati i problemi  nodali e non incidendo in profondità sui cambiamenti qualitativi  strategici, non sono in grado di determinare lo sviluppo e la  costruzione di attrattori turistici alternativi.  . Se non si affronta il tema attraverso un approccio sistemico allargato, in grado di affrontare il tema con uno sguardo profondo, che abbracci contemporaneamente Enti locali centrali, operatori, vettori, imprenditori, ect. si corre il rischio di individuare sempre soluzioni limitate, parziali, mai decisive.

Lo sviluppo è quindi ben altra cosa: è innanzitutto coscienza su dove siamo e su dove vogliamo andare: è la capacità di guardare lontano, di immaginare il proprio futuro attraverso politiche di pianificazione che definiscano correttamente, obiettivi, processi, azioni, risultati da raggiungere; è la forza di poter mettere insieme tutti quelli che si occupano di turismo e di territorio, chiedendo loro di rinunciare a suonare il loro spartito da solisti (a volte con grandi melodie, molte altre volte con grandi stonate) per entrare in un’orchestra unitaria ed omogenea, per prendere parte, da protagonisti una grande opera.

Senza dimenticare che per far ciò ci vogliono competenze, preparazione, contenuti, idee, visioni.

 

 

Gianfranco Fancello & Lucio Murru

Per approfondimenti:

Luca Ricolfi L’enigma della crescita – Alla scoperta dell’equazione che governa il nostro futuro – Mondadori,  2015   (https://books.google.it/books?isbn=8852060073)

Regione Sardegna – Politiche di coesione 2014-2020 – S³: Smart Specialisation Strategy (http://www.sardegnapartecipa.it/it/content/s%C2%B3)

 

Ndr: Turismi da Incubo raddoppia e diventa a doppia firma Fancello-Murru: evolve e si rafforza acquisendo competenze specifiche, quelle sui trasporti che con il turismo fanno il paio da sempre. Non è peraltro una novità assoluta, perchè in questi anni molti pezzi sono nati dal confronto e dallo scambio di riflessioni, idee, esperienze con l’amico professore che, oltre ad essere il Presidente uscente di Sardegna2050 è docente alla facoltà di ingegneria di Cagliari, direttore di CentraLabs, autore di libri e pubblicazioni scientifiche, nonché protagonista di progetti di ricerca internazionali su temi attinenti lo sviluppo di economie attraverso l’evoluzione e la pianificazione di reti di trasporti integrate con i territori.
Una collaborazione ed un amicizia di vecchia data, che aumenteranno la qualità scientifica dei contributi offerti da Sardegna2050 non limitandosi alla sola stigmatizzazione di opportunità di sviluppo turistico mancate o sub-ottimali, ma ponendosi l’obiettivo di aprire finestre sulle buone pratiche, ispirarsi alle politiche virtuose, attivare neuroni impigriti e cercare di fare nostri i progetti di successo.
Benvenuto a bordo.

 

image_pdfimage_print