Lab scuola e cultura

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#SmileSchool – I come Innovazione

Con l’inizio del nuovo anno scolastico è tornata anche la nostra rubrica di Alessandra Patti. Oggi si parla delle innovazioni e dei cambiamenti che investono il mondo dell’istruzione.
Innovazione. Mutamento. Trasformazione.
Per rivoluzione o per reazione.
Innovare è la capacità di modificare qualcosa apportando in essa miglioramenti.
E’ anche atto di creazione (ex novo)
Anche se la scuola di Chartres ci ha insegnato che siamo sempre nani sui giganti.
Innovazione evoca futuro.
Futuro richiama evoluzione.
Evoluzione invoca cambiamento.
Innovare è cambiare.
Non tutto il cambiamento, però, è innovazione.
Da tempo nel mondo dell’istruzione e dell’educazione ci si arrovella intorno a questi temi.
Il legislatore suggerisce piccole transizioni al domani alternandole a proposte di riforma globale.
Un’altalena danzata come un nastro sinuoso nelle mani di una ballerina.
Sogni avveniristici per scuole all’avanguardia, oltre il qui ed ora, immaginate per esser pronte a ciò che sarà.
Se mi soffermo a riflettere, talvolta mi assale l’ansia.
Quasi tutti i disegni ruotano intorno allo sviluppo delle nuove tecnologie.
TIC, LIM, device, BYOD, e-portfolio, …
Le sigle sovrastano i programmi.
Rischiando che si confonda il processo con il risultato.
Il mezzo con il fine.
Lo strumento con il progetto.
Il metodo col contenuto.
La mia ansia diventa angoscia.
Siamo tutti pronti al cammino?
Condividiamo una vision chiara del traguardo?
I presupposti della scuola ipotizzati per l’innovazione sono di natura pedagogica.
Sono funzionali al rovesciamento di prospettiva nella relazione educativa, per favorire il passaggio dalla centralità dell’insegnamento alla centralità dell’apprendimento.
Dal docente all’alunno.
Innovare la didattica significherebbe rimettere in discussione le condizioni favorevoli allo studente, ai suoi modi di imparare, di approcciarsi alla conoscenza, di scoprire, indagare, formulare ipotesi e trovare soluzioni.
Ripensare le metodologie con-centrando le attenzioni sul discente.
…mumble mumble …
…il sistema scolastico non dovrebbe porsi questi scrupoli, essendo la propria esistenza giustificata precisamente e unicamente per questo compito…
Dunque perché innovare?
Il cambiamento dovrebbe esser parte integrante, costitutiva, naturale della scuola.
Parimenti all’evoluzione dei costumi, tradizioni, modi di vivere nella storia dei popoli.
Che non esigono di esser programmati, decisi, determinati.
Se il cambiamento è percepito come transito necessario, significa che l’istituzione non è adeguata alla realtà attuale.
Significa che la scuola non è al passo con il mondo in cui è situata.
Significa che non cammina insieme al mondo.
Significa che il presente dell’istruzione è anacronistico.
Che agli alunni si insegna il passato, al passato.
Che il futuro che raccontiamo è il loro presente.
Che il loro futuro è per noi sconosciuto e inconoscibile, imprevisto e imprevedibile.
Significa dunque che la scuola non è pronta.
Ad accogliere le istanze delle nuove generazioni.
Di queste generazioni.
Non è pronta a raccogliere i loro bisogni.
A com-prenderne desideri e sogni.
Il tragitto da-angoscia-a-tristezza è fin troppo breve.
Il paradosso della scuola che non prepara al futuro ma spesso neppure al presente.
La scuola che si arricchisce di schermi 3D, realtà virtuale, macchine del tempo e per il teletrasporto, paesaggi ologrammatici.
E usa la LIM per visualizzare video di YouTube.
Ho avuto una discussione con una persona che mi chiedeva cosa pensassi dello smartphone.
Ho temuto per un attimo che fosse un invito allo scontro sul tema cellulare-pro/contro-a-scuola.
Fugato in un baleno.
Il conoscente intendeva sentire la mia opinione sull’esistenza dello smartphone.
Sul senso della sua esistenza.
Come proporre un referendum a favore o contro del/il frigorifero.
Ben venga quindi il cambiamento, anche pro-posto con strumenti normativi.
Il cambiamento che parta dalla vita dei nostri ragazzi.
Da ciò che esperiscono quotidianamente spesso in assenza di competenze.
Da ciò che agiscono al di fuori dell’aula.
Che non sia scisso da ciò che sta al suo interno.
Perché noi siamo responsabili del loro stare nel mondo.
Perché abbiamo il dovere di insegnar loro a starci nel miglior modo possibile.
Perché hanno diritto di avere una scuola nel presente, per il futuro.
Il loro futuro.
Di tutti.
#nonunodimeno

 

Alessandra Patti

#Smileschool, H come holos

Nuova puntata della rubrica #Smileschool della nostra Alessandra Patti. Oggi si parla di tutto ciò che compone un intero, la scuola come come unità di connessioni, persone e parti.

 

Hólos, dal greco: tutto, intero.

Riferito all’essere umano indica l’insieme indivisibile di corpo, emozioni, pensieri e sentimenti.

In contrapposizione ad una visione meccanicistica, della separazione tra le parti.

Mette in evidenza interrelazioni e interdipendenze funzionali tra gli elementi che costituiscono una unità.

 

Secondo l’approccio sistemico il tutto è più della somma delle parti di cui è composto, ogni elemento è inscindibilmente connesso a tutti gli altri.

Modificando uno solo di essi l’intera struttura cambia, diventando un’altra.

Metodo necessario per gestire sistemi complessi.

 

La persona è un sistema complesso.

Il bambino/ragazzo è una persona.

Separando le emozioni dal corpo, il corpo dai pensieri e i pensieri dai sentimenti, si genera un’ idea di individuo quantomeno limitata.

Che induce ad agire sulla mente senza tenere in considerazione i turbamenti, l’eccitazione, le impressioni, le intuizioni.

Che persuade a concentrarsi sui processi cognitivi tralasciando lo sviluppo affettivo.

Che insiste sulle attività conoscitive e resiste all’educazione emotiva e relazionale.

 

La scuola è un sistema complesso.

Nel suo insieme si contano tante professionalità che interagiscono, si sovrappongono, si incontrano, si scontrano.

Il docente è una di queste.

La più importante.

Introduce saperi nelle menti dei nostri bambini.

Dipana un gomitolo di cognizioni algide, ordinate e rigorose, riversandole nelle loro testoline.

Dalle quali ha preventivamente espugnato le sensazioni, le fantasie, i sogni, le ansie, la motivazione.

Il sapere pretende un ambiente asettico per attecchire.

L’apprendimento è severo, la conoscenza intransigente.

 

E i nostri ragazzi si trovano così tre volte scissi.

La prima volta perché non li si riconosce come persone “intere”.

Perché si chiede loro di tenere fuori dalla recinzione scolastica la spontaneità, il dubbio, gli interrogativi, i salti e le capriole.

La seconda volta perché quella recinzione ricorda come la stessa scuola sia al confino rispetto al mondo.

Dualità nella dualità.

Ciò che distrae è fuori, ciò che è importante è dentro.

Ciò che attrae è fuori, ciò che obbliga è dentro.

Ciò che accade è fuori, ciò che è accaduto è dentro.

La terza volta perché dividiamo in scomparti ciò che nella vita è intero.

La matematica non è raccontata.

La lingua italiana non ha formule.

La fisica si.

L’arte no.

Cresciamo persone alla quali insegniamo a non legittimare l’integrità del mondo.

Alleviamo persone che istruiamo ad esser scisse.

Bello e brutto.

Dovere e piacere.

Apprendimento e divertimento.

Gioia e noia.

 

E ancora mi struggo.

A vederli costretti a ingurgitare nozioni senza connessioni con la concretezza che vivono.

A osservarli patire la giornata scolastica.

Attendere il suono della campana, il Natale, l’estate, per tornare alla vita.

Trattenere impulsi, ingoiare domande, frenare danze.

 

E mi struggo di più nel leggere la soddisfazione del docente orgoglioso della sua classe disciplinata, silenziosa, immobile.

Fiero dei voti non-troppo-alti, delle note alle famiglie, delle punizioni come sistema educativo esemplare.

 

Ho avuto un preside che mi fece staccare dalle pareti i lavori fatti con gli studenti; sporcavano l’aula.

Ho avuto un insegnante che umiliava i suoi studenti mettendoli in ridicolo davanti agli altri.

 

Mi sforzo di non cedere alla tentazione dell’indolenza.

Vorrei che tutti i nostri studenti avessero il diritto di portare in aula il mal di pancia, le mosche, il gioco che diverte, le corse al parco.

Senza per questo perdere punti nella classifica degli studenti migliori.

Vorrei che i nostri ragazzi potessero innamorarsi della scuola senza pericoli. Vorrei che potessero farlo a scuola.

Vorrei che potessero invaghirsi della storia dell’umanità.

Vorrei che fossero rapiti dalla chimica che è nascosta dentro ogni respiro, colora il cielo, miscela lo zucchero nel the.

Vorrei che bramassero di scoprirlo.

Tutti.

#nonunodimeno

 

Alessandra Patti

Impresa in azione, atto finale martedì 23 maggio a Cagliari

Giunge al termine della fase regionale Impresa in azione, il programma didattico di alternanza tra scuola e lavoro promosso da Junior Achievement Italia, prima associazione non profit per la diffusione della cultura economico-imprenditoriale tra i giovani – organizzato in Sardegna da Sardegna 2050 con la collaborazione di Open Campus, Scuolimpresa Sardegna e con il supporto dell’Europe Direct della Regione Sardegna, di Finsardegna e del Contamination Lab dell’Università di Cagliari.

L’appuntamento è per martedì 23 maggio dalle 9:15 alle 19 presso la Mediateca del Mediterraneo e presso il Teatro Massimo a Cagliari si svolgerà la finale.

Impresa in azione è il programma di alternanza scuola lavoro che consente agli studenti delle scuole superiori di secondo grado delle classi terze, quarte e quinte di costituire una vera e propria impresa che, con la supervisione di un docente tutor e di un esperto d’impresa, progetta, realizza e vende un prodotto o un servizio innovativo. Studenti, docenti ed esperti d’azienda di tutto il territorio regionale si confronteranno con i propri progetti d’impresa arrivati alle finali regionali.

I NUMERI – Sono 37 le classi mini-imprese che hanno partecipato al programma, coinvolgendo quasi 800 giovani imprenditori che provengono dagli Istituti di Istruzione Superiore di Cagliari, Selargius, Tortolì, Nuoro, Siniscola, Olbia e Sassari.

LA FINALE – I partecipanti saranno chiamati a presentare la propria idea imprenditoriale (un prodotto o un servizio) sviluppata realizzata e commercializzata durante tutto l’anno scolastico, anche grazie al supporto del docente coordinatore e di alcuni manager d’azienda che, volontariamente, hanno deciso di donare alcune delle loro ore lavorative per una attività di affiancamento agli studenti.

Per convincere la giuria i giovani imprenditori esporranno i lavori negli stand espositivi, allestiti negli spazi della Mediateca, affronteranno il pubblico, un colloquio con i giudici e mostreranno un video-pitch con le informazioni della loro mini-impresa. Poi saliranno sul palco del Teatro Massimo di pomeriggio e in tre minuti faranno un ultimo appello alla giuria, prima del verdetto finale.

I PREMI – I vincitori di questa prima fase regionale potranno partecipare alla competizione nazionale BIZ Factory a Milano e di contendersi il titolo di Migliore Impresa JA 2017. Inoltre, i primi tre classificati vinceranno dei premi, messi in palio da Finsardegna.

Impresa in azione (www.impresainazione.it) è un programma di educazione all’autoimprenditorialità sviluppato da più di dieci anni nelle scuole superiori di tutta Italia

#SmileSchool – G come Gioco

Giocare è una cosa seria.

Mettersi in gioco significa, appunto, impegnarsi in qualcosa.

Quando i bimbi piccoli giocano, sperimentano la vita attraverso la finzione.

Vestono i panni dell’altro.

Invertono i ruoli provando a diventare altro da sé.

Sperimentano l’empatia.

Il gioco aiuta a diventare grandi.

Permette di capire come funziona la vita.

Consente di assumere un punto di vista esterno a se stessi, lievemente.

Insegna a riconoscere le parti nella commedia della vita, individuando i personaggi principali, i co-protagonisti, gli antagonisti e le comparse.

Aiuta a comprendere qual’è il proprio posto nel mondo, come ci si relaziona nella complessità, quali regole condivise governano i rapporti interpersonali nella propria cerchia di riferimento, allargandone via via i confini

Il gioco segue un rituale, ne fissa le regole, stabilisce le sanzioni per chi non le rispetta (con te non gioco più!), le modifica nel tempo e secondo il contesto, adattandole alle esigenze emergenti.

Giocare è una parte importante del processo di apprendimento.

Lo sanno bene gli insegnanti degli asili nido e delle scuole d’infanzia, che lo utilizzano consapevolmente come strategia educativa.

E fin qui tutto bene: i bambini trovano a scuola un mondo coerente con quello che vivono in famiglia e nella vita al di fuori delle istituzioni.

6 anni.

Ingresso alla scuola primaria.

Prima cerimonia di iniziazione nel percorso di crescita verso l’adultità.

Il primo ciclo di istruzione.

La scuola dell’obbligo.

Anche solo leggerlo fa rabbrividire: percorso obbligatorio di istruzione.

Dovere, vincolo necessità.

Da compiere secondo riti, con regole e sanzioni.

Da espletare con serietà, severità, gravità.

Non siamo mica all’asilo, qui!

E sul palco della vita fa la sua apparizione la prima dicotomia: ciò che è serio non è divertente.

La scuola è seria, quindi non è divertente.

Imparare è un dovere, quindi non si scherza.

Conoscere è un obbligo, quindi non si gioca.

Attenti-fermi-zitti-concentrati i nostri bimbi.

Non si perde tempo in sciocchezze.

Non si perde tempo in giochi.

A scuola si diventa grandi.

I grandi non giocano.

I bambini saranno adulti quando smetteranno di giocare.

Adulti seri.

Adulti tristi, insomma.E la traduzione implicita che ricavano dalle premesse del sillogismo scolastico è: scuola e sorrisi sono antinomici.

Conoscenza e divertimento sono azioni incompatibili.

Apprendimento e piacere non si accompagnano.

Studio e svago abitano due mondi diversi.

W le vacanze, abbasso la squola!

E ancora mi ribello…

Perché provare curiosità verso il nuovo, l’ignoto, il diverso è incantevole.

Perché avvertire piacere nella scoperta, nell’esplorazione della realtà, nella dissonanza è bello.

Perché subìre il fascino dell’imprevisto è seducente, affascinante, coinvolgente.

E imparare diventa un’avventura giocosa.

Un gioco serio.

Da affrontare con leggerezza, non superficialità.

Al quale co-partecipare, grandi e piccini.

Nel quale cimentarsi per conoscere i limiti, i punti di forza, i talenti e le attitudini di ciascuno.

Per crescere insieme, costruire insieme.

Come nella vita.

Perché la scuola è vita.

Per tutti.

#nonunodimeno

 

Alessandra Patti

#SmileSchool – C come Comunità

Scuola.

Luogo di formazione del cittadino.

Luogo di maturazione dell’uomo e della donna.

Luogo di crescita della persona. Preferisco persona a individuo, evoca forse meno il solipsismo narcisistico che avvolge stretto il nostro vivere.

Alleviamo i nostri piccoli per la vita in società, la condivisione, il rispetto dell’altro, il dialogo,  il confronto; ciascuno dentro la sua bolla.

Un multiverso di bolle che si incrociano, si sfiorano, si scontrano e talvolta scoppiano.

La scuola sarebbe designata a dare un senso alla danza che ne deriva.

A trovare una coreografia che renda armonica l’andatura di ciascuno nel palcoscenico che raccoglie tutti.

E non sempre li accoglie.

Chi decide la pièce da mettere in scena?

Come avviene il processo di inclusione di chi danza fuori tempo, di chi non sa danzare, di chi non vuole danzare, di chi non apprezza quella danza?

Quanta consapevolezza è necessaria negli addetti ai lavori, gli esperti?

Quanta finezza per delineare la scenografia?

Quanta accuratezza per assegnare le parti in maniera equilibrata?

Quanta attenzione per coordinare i passi di tanti, diversi per stile, per impegno, per capacità, per attitudini?

Il lavoro della scuola sarebbe questo: assemblare una molteplicità di persone, che co-costruiscano un progetto dopo aver individuato le finalità; che scelgano gli step e li adattino agli studenti che hanno di fronte, seguendoli nel processo di crescita.

Comunità, dunque.

Dibattito sui valori di fondo;

Confronto con il territorio nel quale si opera e con gli attori interni;

Valutazione e condivisione delle intenzioni;

Canovaccio del processo per raggiungerle;

Decisione sulle modalità organizzative;

Comunità.

Implica la deliberata volontà di stare insieme; talvolta perchè ci si sceglie, talvolta perchè ci si trova;

Implica la volontà di costruire insieme;

Implica la consapevolezza del cammino selezionato fra le opzioni possibili;

Comunità è sentirsi parte;

Il piacere di sentirsi parte;

Il piacere di scegliere un cammino da percorrere in armonia, aiutandosi a vicenda nei momenti ombrosi, sostenendosi quando si è affaticati, gioendo insieme per le conquiste.

Perchè crescere non è solo arduo, laborioso e faticoso.

Maturare è soprattutto un’avventura piena di sorprese, un gioco caleidoscopico nel quale svelare immagini policrome, fantasticare alternative, provarle e sbagliarle, tornare indietro e ripartire.

E’ complesso ma non sempre complicato.

E’ multiforme ma non sempre inintellegibile.

E’ pieno di dilemmi ma non sempre insidioso.

Può essere persino divertente.

Costruire una comunità partendo da una scuola non è semplice, né veloce.

Una scuola è un mondo parallelo, esiste per norma  e non per elezione.

Chi ci lavora non si conosce, non ha vite simili, non ha esperienze comuni.

Chi la frequenta come studente si trova a dover coniugare intenti, comportamenti, regole non sempre esplicitate dai docenti e dal personale scolastico.

Ciò che è lecito per qualcuno è proibito per altri; ciò che è apprezzato in alcuni contesti è escluso in altri; ciò che è perseguito da alcuni è respinto da altri.

In linea di massima però, i divieti superano le licenze; il dovere domina sul piacere; il sacrificio è superiore al diletto.

Le passioni sono sgradite, malviste,  invise, al meglio scoraggiate.

L’ordine sottostà al controllo; il controllo alla ragione; la ragione alla regola; la regola alla punizione ; la punizione al silenzio; il silenzio alla stasi.

Non necessariamente in quest’ordine.

Quel che emerge con chiarezza è che divergenza, creatività, movimento, mescolanza vengono confinate al di là della cornice che delimita il campo dell’istruzione, e dell’educazione, e della formazione.

Ma come è possibile co-pro-gettare l’ esistere comune laddove le differenze personali non possono esprimersi? Laddove i talenti non sono conosciuti, riconosciuti, valorizzati? Laddove l’espressione del singolo non trova spazio?

Come attuare un confronto se non è possibile palesare il proprio essere esclusivo?

Come captare affinità se non partendo dal catalogo delle caratteristiche del singolo?

Costruire una comunità non è banale. Ma neppure impossibile.

Dopo anni di permanenza nello stesso ambiente ho visto spuntare i germogli della partecipazione.

All’inizio ho guardato di sottecchi queste gemme, con meraviglia, sorridendo con cautela, solo con gli occhi, per non rompere l’incanto;  ho avuto timore che si dissolvessero in uno sbuffo di sogno.

Ho osservato altri che timidamente gioivano.

Poi, più ho iniziato a goderne, a ridere forte e con tutti i denti visibili,

più abbiamo iniziato a riconoscerci, a volerci conoscere meglio, a essere noi.

E se è successo a noi, qui ed ora, può succedere a tutti, ovunque e sempre.

Può accadere di scegliere di star bene; e di coltivarlo, il benessere.

Può accadere di essere una comunità, di lavorare con la comunità, per la comunità, nella comunità.

E di esserne fieri..

Tutti.

#nonunodimeno

 

Alessandra Patti

“Amianto niente vanto”, a scuola di Opencoesione all’Artistico Brotzu

Continua “A scuola di Open Coesione”, la sfida didattica e civica rivolta a studenti e docenti di istituti secondari di secondo grado. Partendo dall’analisi di informazioni e dati in formato aperto pubblicati sul portale OpenCoesione, abilita gli studenti a scoprire come i fondi pubblici vengono spesi sul proprio territorio e a coinvolgere la cittadinanza nella verifica e nella discussione della loro efficacia.
Sardegna2050 con i suoi volontari è impegnata in vari istituti tra cui il Liceo artistico G. Brotzu di Quartu con la classe quarta D.
Il progetto scelto riguarda i lavori di smaltimento dell’amianto presso le “ex-fornaci Picci”: documentare e riportare, ad Open Coesione, le condizioni dei lavori legati al progetto Compendio Fornaci Picci.
Si tratta dell’ex area industriale nel territorio di Quartu Sant’Elena, dalla via Don Giovanni Minzoni e dalla riva occidentale del rio Is Cungias, in territorio di Quartucciu dall’intersezione di Via Della Pace e Via Quarti.

“Contaminata da ben tremila metri cubi di amianto ed ormai in decadenza – scrivono i ragazzi – la zona è occasionalmente occupata da un gruppo di rom che hanno fatto dell’ostile ambiente la loro dimora. La situazione di degrado ha fatto sì che il problema venisse classificato di classe di priorità 1, sopratutto per l’enorme quantità di amianto che rischia di disperdersi nelle zone abitate vicine e ancor più per via aerea. I lavori di bonifica, a gran voce richiesti dai cittadini tramite proteste e appelli al Comune di Quartu e alla Regione Autonoma Sarda, sono iniziati il 24 agosto 2015 con prevista chiusura il primo settembre 2016. Questo in favore del nostro interesse naturalistico e di un obiettivo maggiore: la salvaguardia dell’ambiente”.

Tutte le informazioni sul progetto, denominato “Amianto niente vanto”, sono nel sito http://amiantonientevanto.wixsite.com/

Impresa in azione ricerca dream coach

Sono state finalmente chiuse le iscrizioni al programma “Impresa in azione” con circa 36 classi superando abbondantemente il target (21 classi) richiesto da Junior Achievement.
Ora l’obiettivo per Sardegna 2050 è  affiancare un esperto d’azienda che segua i ragazzi durante la creazione della mini impresa: da coprire 7 classi del liceo Pacinotti a Cagliari e 7 delle 9 classi dell’ITI di Tortolì.

Chi sono i dream coach?

Professionisti volontari a donare alcune ore del proprio tempo e la propria esperienza per affiancare una classe nello sviluppo delle attività d’impresa. Oltre a portare i contenuti specifici della propria professionalità, agevolano il raggiungimento degli obiettivi “di business” della mini-impresa ma anche di quelli legati alla crescita e all’apprendimento degli studenti.
Ogni esperto d’azienda viene accompagnato in un percorso di formazione in modalità eLearning per offrire spunti e strumenti utili al suo ruolo.
L’esperto d’azienda viene associato a una o più classi e incontra gli studenti nel corso di appuntamenti a scuola, nella sua azienda o a distanza (telefono, Skype, etc.) per un minimo di 5 incontri, che potrà concordare con il docente referente della classe e che saranno suddivisi tra gennaio e aprile.
L’esperto d’azienda che partecipa alle proposte formative di Junior Achievement Italia e che segue efficacemente un team di studenti ottiene una certificazione spendibile sul proprio curriculum professionale.

Per iscriversi al programma e diventare Dream coach si può cliccare al seguente link

Il programma

Le classi partecipanti costituiscono delle mini-imprese a scopo formativo e ne curano la gestione, dal concept di un’idea al suo lancio sul mercato.
Questo processo, ricco di contenuti e strumenti consolidati, offre un’esperienza professionalizzante a stretto contatto con le aziende e il mondo esterno La metodologia di apprendimento, che segue logiche esperienziali di learning-by-doing, è in grado di appassionare e coinvolgere attivamente tutti i partecipanti.
Nell’ultimo anno, hanno aderito circa 700 classi in tutta Italia e, grazie a questa esperienza, sono state sviluppate circa 650 nuove idee imprenditoriali, alcune delle quali sono già state brevettate o registrate come imprese reali.

Target
“Impresa in azione” è rivolto a tutti gli studenti tra i 16 e i 20 anni degli ultimi 3 anni della scuola superiore. Per le sue peculiarità, può essere personalizzato nella durata e nei contenuti e adottato da tutte le tipologie di Istituti Superiori: dai Licei, ai Tecnici e Professionali.
Le scuole possono aderire con una o più classi e possono dar vita a uno o più team imprenditoriali (ogni team è composto da non meno di 5 studenti e non più di 30). Ogni classe è coordinata da un docente interno all’Istituto.

Per ulteriori informazioni, è possibile consultare la Pagina del programma e la piattaforma di Impresa in Azione.

Di seguito alcuni  link utili:

–        la pagina dedicata sul sito http://www.jaitalia.org/proposte-didattiche/impresa-in-azione/ che include

–        il video in motion graphics che racconta il programma in 1 minuto https://www.youtube.com/watch?v=Szc9K5Xsu-g

Ecco i siti di alcune delle mini-imprese sarde nate l’anno scorso:
De Magliettibus: http://www.demagliettibus.it/,
C the C:   http://www.cthecja.it/,
Un amico in città: http://unamicoincittaja.weebly.com/

Martedì 17 gennaio parte RAIn – Raccontami l’Avvenire e l’Innovazione

Un altro progetto che vede protagonista la nostra associazione Sardegna 2050, questa volta insieme alla Saras, è RAIn, Raccontami l’avvenire e l’innovazione, e verrà presentato martedì 17 gennaio dalle 10 all’istituto Levi di Quartu.

RAIn è un concorso a premi per la produzione del miglior filmato della durata massima di tre minuti sul tema dell’avvenire e dell’innovazione nel futuro dal punto di vista dei ragazzi degli Istituti Scolastici superiori secondari. I filmati dovranno descrivere e raccontare le tecnologie o le soluzioni tecnologiche che cambieranno la nostra vita in questi ambiti: comunicazione, mobilità, sostenibilità, energia, salute, identità, turismo, lavoro, scuola, sport.

Il termine per presentare la propria iscrizione e per inviare i video è il 22 aprile 2017.

Al concorso, la cui partecipazione è libera e gratuita potranno partecipare esclusivamente gli studenti iscritti al terzo, quarto e quinto anno degli Istituti Secondari Superiori statali della Sardegna che avranno aderito all’Iniziativa.

I filmati saranno valutati da una giuria composta da tre esperti del mondo dell’innovazione appartenenti all’associazione Sardegna 2050 e da un rappresentante della Saras.

I primi tre classificati vinceranno rispettivamente un visita guidata al Fab Lab di Barcellona per gli studenti autori del filmato più il docente tutor, più un voucher per viaggio e soggiorno, della durata di un weekend da utilizzare tra il primo giugno e il 31 agosto 2017. Per i secondi ci sarà voucher di circa duemila euro da utilizzare tra il primo giugno e il 31 agosto 2017. Il terzo premio sarà una action camera per ogni studente del gruppo (valore indicativo complessivo pari a circa mille euro).

La premiazione e la proiezione dei video vincitori è prevista per maggio nel corso dell’evento RAIn la cui data di svolgimento sarà comunicata a ciascun Istituto Scolastico aderente e pubblicata sul sito www.sarlux.saras.it e dell’Associazione Sardegna 2050.

RaIn _ Innovazione Bando_ 2017

#SmileSchool – B come educare al BELLO

Insegnanti.

Lezioni.

Compiti.

Doveri.

Studio.

Istruzione.

Programmi.

Libri.

Alcuni tra i vocaboli rinvenuti in rete nelle nuvole di tag sulla scuola.

Declinazioni di scuola.

E quando il bello?

Da quanto tempo abbiamo deciso di escludere dall’educazione dei nostri ragazzi il fascino, l’incanto, il piacere di apprendere?

Ne abbiamo pigramente scordato l’esistenza, giorno dopo giorno, una campanella dietro l’altra, avvolti dalla certezza del sentiero battuto, della strada nota, dell’ordine rigoroso?

Ci siamo assuefatti dentro l’abitudine di un sistema che esiste ma non ricordiamo più il perché?

Siamo diventati insegnanti perché è un lavoro onesto, sicuro, riconosciuto?

Abbiamo iniziato a epurare la poesia dell’apprendimento, dell’imparare ad imparare, eliminando poco alla volta l’emozione, l’attrazione, la seduzione, l’ammirazione, l’ispirazione, l’intuizione, l’immaginazione?

Lasciando che facesse rima sempre più frequentemente con afflizione, coazione, competizione, imposizione, ripetizione, prestazione, valutazione, conformazione, abnegazione?

Sei Gennaio. Le vacanze natalizie volgono al termine.

Chiedete a uno studente se è felice di rientrare a scuola.

Chiedetelo a un docente.

Io l’ho fatto: escluso rarità, la risposta è inesorabilmente negativa.

Sconforto. Prima reazione.

Resa? Giammai!

Ricerca di soluzioni. Seconda reazione.

Non mi arrendo.

Troppo triste rinunciare agli occhi tondi-come-spirali dei bimbi che frugano dentro una nuova esperienza; che credono nella magia della scoperta; che si perdono in un labirinto di storie.

Troppo facile arrendersi alla comoda disfatta di una prassi autoreferenziale, autoreplicante, autocompiacente.

Troppo angosciante cedere alla consuetudine, all’abitudine, alla reiterazione di modelli familiari, vetusti, ammuffiti.

Voglio (si, ancora voglio; perchè vorrei è troppo gentile, lascia spazio ai si, ma …, ai purtroppo…), dunque voglio un luogo attraente, gradevole, armonico.

Un luogo piacevole, accattivante, eccitante.

Che desti piacere estetico, nella mente e nello spirito.

Bello e virtuoso nelle azioni.

Affascinante e avventuroso nel percorso.

Efficace e grande nei risultati.

Il più imponente dei quali è il sorriso.

Che vedo sul viso dei ragazzi.

Che sento nelle vibrazioni in pancia.

Che restituisce partecipazione, ricerca, passione.

Che genera disordine creativo, creattivo, proattivo.

Che accetta l’entropia, il suono, la casualità, il colore.

Che promuove la relazione e il relativo.

Che ricerca il bello nel sapere.

Che trova il bello nell’apprendere.

Che realizza il bello nel suo essere centro privilegiato per la formazione dell’uomo; e del cittadino.

Perché subìre il fascino del bello è un ossimoro felice, proietta in un mondo positivo e può essere una scelta, a dispetto del verbo.

Deve essere una scelta per la scuola, per l’insegnamento, per l’apprendimento, per i docenti e gli studenti.

Tutti.

#nonunodimeno

 

Alessandra Patti

Fare impresa a scuola, Sardegna 2050 al Liceo Pacinotti di Cagliari

Sardegna2050 continua il suo lavoro di informazione e cultura d’impresa nelle scuole: dal 10 al 12 gennaio gli studenti del Liceo Scientifico Antonio Pacinotti di Cagliari hanno organizzato una “settimana a tema” con la sospensione delle ordinarie attività scolastiche per lasciare spazio ad attività e lezioni alternative.

Giovedì 12 dalle 9:30 alle 13:20, con la collaborazione del Contamination Lab Cagliari e Impresa in Azione JA, due “lezioni alternative” per avvicinare gli studenti al mondo dell’impresa, con la partecipazione dei Simone Ferrari e Simone Salis di Sardegna2050.

Il programma

9.30 – 11.10: incontro pubblico Aula Magna “Fare impresa tra i banchi di scuola”
– Simone Ferrari dell’associazione Sardegna2050  presenta Impresa in Azione
– Marco Casto tutor del programma universitario Contamination Lab Cagliari
11.40 – 13.20: workshop “Business Model Canvas: primi passi per fare impresa”
con Stefano Casu e Simone Salis di Open Campus

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