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Turismi da Incubo #29

Ricerca e sviluppo: un nuovo Crs4 per il turismo.

“… innovazione e  ricerca quali chiavi di sviluppo per l’economia e per i territori …”.

Quante volte abbiamo sentito questa frase? E’ ormai diventato un leitmotiv di tutte le politiche di sviluppo locale, un mantra che accompagna i percorsi virtuosi di crescita che partono dal basso, che coinvolgono i territori e le loro peculiarità, che li aiutano a valorizzare e trasformare in impresa (produttiva)  i saperi e le buone pratiche ingabbiate troppo spesso su processi tradizionali.
I teorici dei processi di sviluppo ne hanno addirittura declinato un modello di sviluppo, identificando nella “tripla elica”quel sistema virtuoso di relazioni e sinergie fra mondo della ricerca, settore produttivo e pubbliche amministrazioni in grado, appunto, di trasferire saperi e conoscenze, generando innovazione e sviluppo.
Gli esempi di successo di questo percorso sono innumerevoli e sparsi in tutto il mondo: dall’Irlanda alla Catalogna, passando per i poli di innovazione francesi, numerosi sono i casi di buon successo del modello “tripla elica”, anche se il processo non è semplice né agevole, come testimoniano gli altrettanti fallimenti.

In Sardegna potremmo pensare a qualcosa di simile pensando al comparto del ITC che ha generato negli ultimi 15 anni un discreto sviluppo di piccole start up e microaziende che operano nel settore dell’informatica e del web (ben 155 al 2016).

E il turismo?

Spesso citato come la panacea di tutti i mali (economici) dell’Italia e della Sardegna, l’ambito sul quale puntare per generare sviluppo, reddito, occupazione nei territori, in che rapporto si pone con la ricerca?
Nonostante la sua incidenza sul PIL nazionale oscilli fra il 10 ed il 12% (11,8% fonte IRISS, 10,1 % fonte CDP) con un trend in forte crescita soprattutto da parte del mercato internazionale (+32,2% in 10 anni, fonte IRISS), nonostante nei fatti sia spesso, per determinati territori, l’unica industria presente o attiva (spesso entrambe), nonostante sia da sempre considerato un settore strategico per lo sviluppo territoriale, di fatto appare un comparto marginale e periferico, nei confronti del quale spesso la politica appare indifferente.
Nonostante Federalberghi e Cassa Depositi e Prestiti gli assegnino un valore aggiunto rilevante, quasi doppio rispetto a quello del settore agricolo-alimentare e quasi cinque volte quello del prodotto tessile e abbigliamento, incluso il pluri citato comparto moda, il turismo non è ancora riuscito a trovare una sua dimensione scientifica rilevante e centrale.
Basti pensare che nelle declaratorie dei 370 settori scientifico disciplinari nei quali è suddiviso l’ordinamento universitario nazionale, la parola “turismo” compare solo 2 volte per altrettanti settori (Ingegneria informatica e Sociologia dell’ambiente e del territorio), a dimostrazione del suo scarso radicamento dentro la ricerca pubblica nazionale.
Se guardiamo  a casa nostra, nell’ultima tornata di approvazione dei progetti di ricerca finanziati dalla legge regionale n°7/2007, nei 149 progetti finanziati non compare mai la parola “Turismo”.
Altro che tripla elica o ricerca come motore dello sviluppo: il turismo è ben lontano dall’avere quella dimensione scientifica minima in grado di generare processi virtuosi che, proprio attraverso la ricerca, possano garantire significative ricadute sul territorio.
Questo mancato feeling con la ricerca significa che il turismo è poco studiato, malamente misurato, insufficientemente citato e letto in letteratura, con un basso livello di innovazione, di sperimentazione.
Ricerca e sviluppo sono quindi consistentemente estranei alle organizzazioni turistiche e di conseguenza assenti ingiustificati negli organigrammi aziendali: a parte qualche analisi sul marketing turistico, per il quale sono stati elaborati modelli e le costruzioni teoriche, organizzative e metodologiche, poco o nulla si è fatto (intere funzioni di management gli sono sconosciute).

Si parla molto di “turismi”, di quanto siano importanti le nicchie per diversificare, per catturare nuovi target, per aprire opportunità nuove, ma non si studiano, progettano e costruiscono pacchetti, programmi, sinergie.
Eppure ci sarebbero praterie sterminate  nelle quali poter sperimentare e sviluppare attività di ricerca: pensiamo a tutti i modelli di data mining, necessari per le analisi verticali dei fenomeni, oppure alle sperimentazioni legate all’ICT ed al web, o alle strette interazioni con i modelli di trasporto e di logistica, o ancora ai processi di valutazione dei modelli di organizzazione aziendale e della loro gestione, dalle microaziende ai grandi tour operator. In quest’ultimo caso, si potrebbero, ad esempio, studiare e sperimentare  modelli di aggregazione che mettano insieme i tanti piccoli operatori che sono la stragrande maggioranza del comparto turistico: oltre l’80% delle imprese turistiche sono di piccola e piccolissima dimensione ed oramai è noto (vedi Turismi da incubo #28 “Benchmarching: un alieno nel turismo”) che la piccola dimensione delle strutture turistiche rappresenti il vero limite allo sviluppo di funzioni evolute.
Così come venticinque anni fa la Regione Sardegna decise di creare il  CRS4 (Centro Ricerca, Sviluppo e studi superiori in Sardegna), ovvero un polo di ricerca sui temi dell’ICT e dei sistemi computazionali, anche nel turismo ci vorrebbe qualcosa di analogo, ovvero un organismo che:

  • sistematizzi le conoscenze,
  • apra nuove strade,
  • faccia tesoro di sperimentazioni internazionali,
  • dialoghi costantemente con gli operatori,
  • sia propositivo e studi le nuove organizzazioni turistiche dall’interno per migliorarle.

Insomma, un sistema di menti pensanti, attente, curiose e preparate che faccia ricerca e la applichi.
Riformare non basta, bisogna riscrivere le regole dello sviluppo. Da capo. Magari immaginando un CRS5.

Gianfranco Fancello & Lucio Moore

International Open Data Day

International Open Data Day  – Olbia,  Expò – 4 marzo 2017

Per il secondo anno consecutivo il Liceo A. Gramsci di Olbia richiama l’attenzione sugli Open Data, celebrando in concomitanza con centinaia di eventi internazionali, oltre 80 in Italia, l’International Open Data Day 2017. Lo fa all’interno del progetto “A Scuola di Open Coesione ASOC”, un programma di monitoraggio civico dedicato alle scuole superiori e promosso dal Ministero dell’Istruzione (MIUR).

Alla presenza del sindaco di Olbia Settimo Nizzi, i ragazzi del Liceo hanno raccontato egregiamente e con grande coinvolgimento in che modo stiano scoprendo nuove modalità di apprendimento, in un programma di data Journalism e Open Government che li guida verso processi di analisi e scoperta, indirizzati verso un utilizzo consapevole dei dati messi a disposizione dalla pubblica amministrazione.

Quando nel lontano 2009 Barack Obama, con il famoso discorso “Transparency and Open Government Memorandum”, annunciò la rivoluzione della trasparenza e degli open data,   il mondo cominciò a guardare con maggiore attenzione a come comunicare ai cittadini le modalità di spesa dei fondi pubblici. Nell’evento di oggi all’Expo, ragazzi di 16 anni, si sono cimentati in una nuova sfida: comprendere le politiche di coesione dell’Unione Europea e scoprire un percorso didattico che, inserito da quest’anno nei programmi di alternanza scuola-lavoro, gli offre l’opportunità di acquisire competenze innovative e più vicine al mondo del lavoro.

Sperimentare tematiche di cittadinanza attiva, migliorare le competenze digitali e imparare ad usare gli open data in modo consapevole li porterà il 9 maggio, insieme ad altre 200 scuole Italiane a confrontarsi su un progetto scelto, analizzato, monitorato e descritto interamente da loro.
Da questo confronto emergerà una scuola vincitrice della competizione che potrà volare a Bruxelles per toccare con mano e vivere per un giorno il Parlamento Europeo.

La classi del Liceo Gramsci per questa edizione di ASOC hanno scelto un progetto particolarmente attinente alla rivoluzione digitale in atto: la realizzazione della rete di fibra ottica nel centro abitato di Olbia, al servizio delle pubbliche amministrazioni, scuole incluse.

Affiancati dai docenti, dall’associazione Sardegna2050 e da Europe Direct, ente operativo della R.A.S.,  gli alunni stanno affrontando un percorso di alternanza scuola-lavoro in attività di ricerca dati sul web, creazione di infografiche rappresentative, comunicazione sui social network, visite didattiche inerenti l’oggetto della ricerca, realizzazione di reports strutturati e completi.
Tutte azioni pratiche che consentiranno loro di arricchire il proprio bagaglio culturale e digitale, conoscendo nuove figure professionali, molto importanti per il proprio futuro.
Infatti, data analyst, data journalism, blogger, project manager, coder sono alcuni dei ruoli ricoperti dagli alunni che potrebbero ispirare l’orientamento del loro futuro.

Il progetto “A scuola di Open coesione” ha avuto un posto d’onore all’interno dell’Open Data Day, che ha ospitato anche gli interventi della professoressa Antonella Bestazzoni coordinatrice con il prof. Alfonso Lendini del progetto ASOC, dell’Ing. Usai ( responsabile del procedimento del progetto “Rete metropolitana MAN” del Comune di Olbia) che ha illustrato l’iter procedurale del progetto della rete di fibra ottica, del dr. Claudio Chisu, giornalista, che ha raccontato come sia difficile reperire open data per il suo lavoro, del presidente di Sardegna2050, Lucio Murru che ha illustrato l’evoluzione normativa e lo stato delle politiche di e-government ed infine del prof. Carlo Marcetti che ha confermato come le imprese potrebbero trarre grande giovamento dall’avere open data aggiornati e tempestivi.

Un grande in bocca al lupo al Liceo A. Gramsci per il prosieguo della manifestazione

 

Facebook: https://www.facebook.com/teamgramsci/

Twitter: https://twitter.com/FibraMe

Instagram:  https://www.instagram.com/givemefibraolbia/

Il blog di GiveMeFibra su ASOC: http://www.ascuoladiopencoesione.it/blogs/1/770

 

Sardegna 2050 sigla l’intesa con il Contamination Lab di Cagliari

Sardegna2050 sigla un’altra importante collaborazione con Contamination Lab Cagliari. Un’intesa già partita sul campo che potrà produrre interessanti risultati per il territorio, in particolare per le scuole superiori e l’università.
Già le due realtà erano entrate in contatto l’anno scorso, sia in occasione del lancio di RaIn 2016 presso Confindustria giovani che per la fiera finale di Impresa in azione 2016: “Per impegni vari non eravamo mai andati oltre l’intenzione di vederci – spiega il vicepresidente di S2050 Simone Ferrari – adesso stiamo formalizzando l’accordo e ci ha fatto piacere essere stati contattati. Il legame con la parte smart di UniCa è perfetto per gli scopi associativi di s2050″.
CLab aiuta Sardegna2050 con i dream coach per Impresa in Azione alle superiori, per dare ai ragazzi esempi di vita reale del territorio e aiutarli nelle scelte strategiche su prodotto/servizio e comunicazione. Questo può essere un modo per far conoscere ai ragazzi delle superiori un’Università cagliaritana più attraente e smart di quella che si immaginano.
S2050 illustrerà alle mini-imprese del cagliaritano le attività del Clab e di UniCa in generale, così come alle scuole della rete di progetti di S2050 per le superiori (ASOC – A Scuola di Open Coesione, educazione civica attiva, monitoraggio fondi pubblici e open data jounalism; RAIn – Raccontami l’Innovazione, videocontest sull’innovazione attraverso video di tre minuti).
C’è in programma di invitare le scuole agli eventi negli spazi del CLab, oltre che all’evento finale, e di mettere a disposizione da parte di S2050 la sua rete e la sua progettualità per Clab e da parte di Clab i suoi spazi per l’associazione.
“E’ un riconoscimento importante per S2050 – spiega il presidente Simone Ferrari – oltre ad aprire potenzialmente nuove progettualità che vogliamo percorrere insieme”.

Sardegna 2050-A scuola di Open Coesione, tre anni insieme

Terzo anno per Sardegna 2050 come partner del progetto di “A scuola di Open coesione” iniziato a novembre e che si chiuderà nel mese di maggio del 2017.

A Scuola di OpenCoesione nasce nell’ambito dell’iniziativa di open government sulle politiche di coesione “OpenCoesione” come oggetto di un accordo tra il Dipartimento per le Politiche di Coesione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

TARGET – Avviato nel 2013, si rivolge alle scuole secondarie superiori di ogni tipo per promuovere principi di cittadinanza attiva e consapevole del proprio territorio e del ruolo dell’intervento pubblico, anche con l’impiego di avanzate tecnologie di informazione e comunicazione.

Gli studenti e i docenti, sviluppando innovative competenze digitali, scopriranno come i fondi pubblici, in particolare i Fondi di Coesione, vengono spesi sul proprio territorio, partendo da un’analisi di open data sul portale OpenCoesione, e svolgeranno un’attività di monitoraggio e di valutazione anche con il coinvolgimento della cittadinanza nella verifica e nella discussione della loro efficacia.

Per questo anno scolastico 2016-17, grazie alla disponibilità di oltre quindici tra volontari e volontarie, supporta otto scuole (nel 2015-2016, le scuole erano tre), circa la metà degli Istituti coinvolti in Sardegna: liceo scientifico Pitagora di Selargius, liceo classico G.M. Dettori di Cagliari, liceo artistico G. Brotzu di Quartu Sant’Elena, liceo Scientifico, istituto tecnico GIUA di Assemini, liceo Scientifico e Linguistico E. Fermi di Nuoro, istituto tecnico agrario N. Pellegrini di Sassari, liceo classico-scientifico A. Gramsci di Olbia, IIS “E.Fermi” e liceo scientifico di Alghero.

Grazie ad un accordo tra il Dipartimento per le Politiche di Coesione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), i tre Europe Direct con sede in Sardegna e l’Autorità di Gestione del POR FESR  (Centro Regionale d Programmazione),  in  Sardegna ASOC 2016-2017 diventa best practice.

COME FUNZIONA – Il gruppo di studenti affiancato dal docente sceglierà un Progetto portato avanti con finanziamenti pubblici di politiche di coesione (concluso o in fase di attuazione) nel proprio territorio e lo approfondiranno  cercando informazioni, ricostruendo le decisioni pubbliche che ne stanno alla base, individuando i soggetti pubblici e privati coinvolti nella sua realizzazione.

Gli studenti, utilizzando tecniche di ricerca quantitativa e qualitativa, elaboreranno i dati per costruire il contesto della ricerca (open data) e successivamente effettueranno il monitoraggio con visite sul campo e interviste ai partner attuatori. Obiettivo finale è quello di elaborare un format a loro scelta per raccontare la ricerca.

FASE FINALE – Sarà dedicata al coinvolgimento della cittadinanza con la realizzazione di un evento pubblico per condividere le criticità evidenziate e proporre miglioramenti nell’attuazione. Il premio per la migliore ricerca realizzata dalle classi partecipanti è un viaggio di istruzione di due giorni a Bruxelles presso le istituzioni europee, finanziato dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea.

Sardegna 2050, associazione amica di ASOC,  supporta gli studenti e i docenti, soprattutto nelle fasi di ricerca, analisi ed elaborazione dei dati (open data), nell’organizzazione delle visite di monitoraggio e nell’organizzazione degli eventi di diffusione dei risultati con attività di animazione, divulgazione e coinvolgimento a livello locale.

 

Rain: esperienza formativa sorprendente


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Inizia a Gennaio la mia esperienza di insegnante nell’Istituto professionale di Iglesias.
Il primo giorno di scuola, tramite il Prof. Franco Muceli, scopro l’esistenza di diversi laboratori tecnici, di officine elettroniche e meccaniche utilizzate nell’istituto dall’indirizzo di studi MAT (Manutenzione e Assistenza Tecnica). Nello stesso periodo, grazie a un’articolo su un quotidiano locale che racconta della scuola, di un robot e il suo Dottor Jeckill Muceli, arriva un invito al concorso “RaIn! Raccontami l’Innovazione 2016”, ideato e organizzato dall’associazione Sardegna 2050 e dalla Saras S.p.a. Il prof. F. Muceli decide così di coinvolgermi.

La partecipazione ad un progetto di questo tipo, oltre a riempirmi di entusiasmo, mi permette di toccare con mano il tessuto scolastico, soprattutto nella ricerca di possibili collaboratori. Individuiamo innanzitutto un professore che possa concederci qualche ora per lavorare con alcuni ragazzi al progetto: l’obiettivo finale è quello di realizzare due video di tre minuti che raccontino, appunto, l’innovazione. Buttiamo giù qualche proposta, organizziamo il gruppo di lavoro e troviamo, finalmente, i due gruppi formati ciascuno da 3 studenti. Con il prof. Franco Muceli e il prof. Davide Cannas cerchiamo di definire meglio le idee, queste diventano una traccia e poi una bozza di trama. I ragazzi coinvolti, forse anche con l’entusiasmo di chi sa che salterà alcune lezioni, appaiono subito motivati. Spieghiamo loro il progetto e quello che vorremmo realizzare insieme: due video sul tema innovazione, protagonisti due robot, loro gli attori, sceneggiatori e registi.

Non è un dettaglio da poco il fatto che i robot in questione siano stati assemblati e realizzati proprio a scuola, durante le attività di laboratorio tecnico e che siano stati costruiti interamente utilizzando materiale di recupero.

Il lavoro dei due gruppi procede in parallelo con fermezza e convinzione, in base alla trama scelta: tre minuti, 180 secondi, per raccontare frame-by-frame, alcuni cambiamenti legati alla realtà moderna. Si comincia scattando le prime fotografie in esterno e girando brevi filmati con un semplice smartphone. I ragazzi pensano poi alle musiche da abbinare ad ogni spezzone video e il tutto procede gradualmente attraverso almeno due incontri settimanali, durante i quali ci si confronta, si progetta in modo partecipato e si produce del materiale. Ognuno di questi sei ragazzi riesce così a dare il proprio contributo su entrambi i progetti, raggiungendo in poco tempo l’obiettivo prefisso.

Nasce così “Tempi moderni”, un video in bianco e nero che, tra spunti puntuali e richiami cinematografici (fra questi Charlie Chaplin), narra la vita di un uomo immerso nella realtà industriale, al servizio delle macchine. Conoscenza e professionalità sono gli strumenti che lo aiuteranno a riqualificare la propria vita, ma in preda alla propria alienazione deciderà di farsi aiutare da un robot, che svolgerà per lui le mansioni che lo hanno deumanizzato. Il robot utilizzato per le riprese (APP1802) è una creatura mobile in corrente continua, cingolata con braccio semovente e funzione di metal detector; non parla e vede attraverso una microtelecamera; è capace di ruotare su se stesso e di sollevarsi sui cingoli per superare gli ostacoli; ha 7 motori elettrici e due pannelli fotovoltaici integrati su una struttura artigianale.

L’altro video in gara, “Raptor, l’ultima speranza” , racconta invece la rinascita di un territorio, quello del Sulcis, per mano dell’uomo e del suo ingegno. La zona degradata, l’utilizzo intensivo e l’abbandono hanno generato un paesaggio che non lascia più spazio. La reazione prepotente sarà quella di costruire un robot che salverà l’ambiente e, così pure, la vita dell’uomo semplicemente facendo nascere nuova vita. Il robot protagonista (RAPTOR) è un analizzatore per terreni ed oggetti rischiosi, capace di rilevare la presenza di sostanze tossiche e pericolose per l’ambiente. È una macchina cingolata semovente dotata di contatore geiger, che ha due braccia operative e telecamera vhf a lungo raggio, una sonda perforante, lama rotante e un braccio semovente.

Il progetto dei due video genera molto affiatamento e convinzione: alla prima visione del montaggio i ragazzi mi confidano di essersi divertiti molto e che questo solamente basta a renderli fieri. Per loro non è importante vincere, ma l’esperienza fatta ha arricchito il loro bagaglio culturale e, soprattutto, umano. Concludiamo i lavori e consegno il materiale alla commissione del concorso.

Trascorre circa un mese durante il quale i ragazzi tornano alle normali attività didattiche. Il giorno in cui ci comunicano che i nostri video sono tra i primi 10 selezionati sorprendo i ragazzi in uno stato di demotivazione e sembra quasi che il loro fervore si sia affievolito. Quando veniamo convocati per l’evento finale a Cagliari, durante il quale verrà proclamato il vincitore, il loro entusiasmo si è spento definitivamente. Faccio fatica a trovare qualcuno dei ragazzi che voglia partecipare alla serata conclusiva. Solo a fine giornata due di loro mi chiedono di poter venire: ritrovo in loro il barlume che avevano perso, lo coltivo e lo nutro finché posso. Organizziamo la partenza e sarà il Prof. D. Cannas a portarli da Iglesias a Cagliari. L’evento è alla Mediateca del Mediterraneo, uno spazio culturale polivalente dall’architettura moderna e sofisticata. Ci sono studenti ovunque: italiani, stranieri e i nostri ragazzi sembrano disorientati. Ci viene chiesto di presentare il progetto e i nostri allievi hanno poco della sfrontatezza e della spontaneità che mostrano a scuola tra i compagni. I ragazzi del cagliaritano sono disinvolti e con una proprietà di linguaggio tale da sembrare quasi “abituati” a parlare in pubblico.

La sorpresa finale arriva lentamente. La giuria prende parola, capiamo che si riferisce a noi: ne abbiamo la certezza. Uno dei nostri video è il vincitore del concorso “RaIn”, i ragazzi si girano a guardarmi increduli e così pure i miei colleghi. Siamo increduli e felici. Comunico subito al preside la bella notizia, poi l’intervista sull’emittente locale di Videolina. Una bellissima emozione. La notizia rimbalza e diventa virale sui social. Gli studenti dell’Istituto professionale di Iglesias vincono un viaggio al fabLab di Barcellona, un viaggio di 3 giorni accompagnati da un docente. Uno dei ragazzi del progetto vincitore non può venire con noi e, in qualità di tutor del progetto, decido di far partecipare il più meritevole dell’altro gruppo. Parto con loro. Il viaggio in aereo per raggiungere Barcellona è per alcuni di loro il primo fuori dall’Italia, il primo viaggio da soli, il primo viaggio in Spagna, a Barcellona. Arriviamo all’albergo prendendo la metropolitana direttamente dentro l’aeroporto. L’albergo ha ogni comfort, i ragazzi una camera singola a testa, ogni surplus è un lusso. Tutto li rende euforici.

Il viaggio ha una piega culturale, cerco di far apprezzare loro tutto il possibile della città: la cucina, la vita notturna, Dalì, lo shopping, il turismo, le aree pedonali, i trasporti. Il secondo giorno ci aspetta una giornata di lavoro al Fab Lab, una fucina di idee che mette a disposizione spazio, strumenti, processi e conoscenze per lo sviluppo di rappresentazioni fisiche di dati digitali, e l’elaborazione di dati digitali da contesti fisici e reali. Gli studenti, dopo un giro di orientamento all’interno della struttura, lavorano tutta la giornata, utilizzano le apparecchiature, realizzano un progetto opensource. È uno spazio dove si può imparare a usare tecnologie digitali nell’interfacciarsi con la realtà fisica. Qui i ragazzi si confrontano con le loro possibilità e opportunità future, con le loro attitudini e capacità.

Mi diranno essere stata la cosa più bella vista a Barcellona (nonostante sia stata una giornata lunga, fatta di lavoro manuale, di osservazione delle apparecchiature e di realizzazione di progetti opensource). Il giorno dopo facciamo un’ultima passeggiata in città prima di partire, non vorrebbero più rientrare a casa, si ripromettono di tornare. Saliamo sull’aereo in silenzio e ci ritroviamo all’aeroporto di Cagliari, stanchi ma soddisfatti. Non finiscono di ringraziarmi. Lascio i ragazzi colmi di entusiasmo e di quella luce negli occhi che rende chiunque soddisfatto.

Questa esperienza vale più di tanti anni di carriera. Questi ragazzi, spesso poco motivati e provati dal contesto sociale e dal peso delle difficoltà incontrate, dovrebbero poter avere sempre la possibilità di sperimentare e vivere progetti di questo tipo. Il confronto con i coetanei, la competizione costruttiva e la condivisione delle esperienze formative sono, a mio avviso, le attività che possono spingerli fuori dal loro ambito sociale e territoriale. Esperienze come questa possono motivarli crescere, a fare per cercare di realizzare i propri sogni.

Nicoletta Schirru

Turismi da Incubo #21

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Crescita senza sviluppo?

 

 

La chiarezza del prof. Ricolfi è sempre illuminante: “i concetti di sviluppo e crescita non sono perfettamente equivalenti. Lo sviluppo  comporta dei cambiamenti qualitativi essenziali della struttura  economica.” Ecco perché la crescita dei flussi turistici degli ultimi anni, confermata dalle ottime proiezioni  del 2016, è un dato importante  che ha in se le potenzialità per creare le precondizioni per lo  sviluppo, ma non rappresenta “il” processo di sviluppo.

Per parlare di sviluppo, accanto alla crescita assoluta di arrivi e  presenze dovremmo poter intravvedere processi – anche lenti – di  cambiamento negli elementi costitutivi del fenomeno della  stagionalità, o guardando dal lato opposto , un incremento più che  proporzionale dei flussi turistici nei periodi di bassa stagione e di  spalla, rispetto  all’alta stagione.

Non è quello che è successo, almeno dal 2003, considerato l’anno base  nelle analisi del Laboratorio Turistico di Sardegna2050.

Il confronto tra le serie storiche della stagionalità degli aeroporti  sardi, intesa come rapporto tra passeggeri di febbraio e passeggeri  trasportati ad agosto, evidenzia un peggioramento dell’indice che  passa dal rapporto di  1:3,14  del 2003 a  1:4,44  del 2015.

Ciò significa che la stagionalità purtroppo non è diminuita ma cresciuta.

E se crescere in maniera prevalente sull’alta stagione evidenzia  ancora una volta che il nostro prodotto di punta – quello  marino-balneare – ha un potenziale interessante sul quale si può  lavorare con successo, al tempo stesso segnala  le enormi difficoltà  a vendere la Sardegna d’inverno.

Peraltro va detto che il nostro problema non è solo la stagionalità: prendiamo il caso delle Baleari, considerato, a ragione, un modello ed un riferimento in termini di attrattività turistica: l’arcipelago spagnolo ha registrato nel 2015 32 mil. di visitatori, contro i 7,4 mil. registrati, nello stesso anno, in Sardegna. Non soffrono di stagionalità? Al contrario: se consideriamo il periodo gennaio-agosto, notiamo che il rapporto, per le Baleari, è 1:9 (700.000 visitatori contro i 5,6 mil), mentre per la Sardegna, nello stesso periodo, è di 1:5 (279.000 visitatori contro 1,3 milioni). Quindi tassi di stagionalità ben superiori ai nostri, a dimostrazione del fatto che il problema vero non risiede, appunto, solo nella stagionalità. Le Baleari, ad esempio, già a marzo registrano 1,1, mil di visitatori, quanti noi ne facciamo nel mese di luglio; nei tre mesi estivi, la Sardegna richiama un numero di visitatori (3,2 mil) inferiore a quello che nel solo mese di maggio viene attratto dalle Baleari.

Manca totalmente la capacità di essere strutturalmente attrattivi, appettibili, sexy: nel caso delle Baleari, lì il sistema è sostenuto da attrattori robusti che sono condivisi e valorizzati in  tutte le azioni strategiche come elementi prioritari di sviluppo. Ma soprattutto, negli anni, le Baleari sono riuscite ad essere attrattive indipendentemente dall’offerta turistica proposta, dal prodotto balneare, da quello naturalistico o storico. La  stagionalità, naturalmente si sente, ma è ad un livello del tutto  diverso, con visitatori sufficienti  a consentire la felice esistenza  di un modello turistico sostenibile.

Dunque, che fare? Verso cosa guardare?

Come trasformare la crescita in sviluppo?

La precondizione è quella di smetterla di improvvisare, di non aver un disegno pianificato e chiaro, di accogliere i flussi turistici in arrivo come manna dal cielo, con la speranza che non smettano mai, senza la capacità di incidere sui meccanismi e sulle variabili che li portano in Sardegna (“la crescita”, appunto).

Al contrario, solo per azzardarci a parlare di sviluppo, tecnicamente dovremmo poter  osservare miglioramenti nei parametri strutturali chiave, come quelli  – ad esempio – inclusi nell’agenda Strategia UE 2020, e nei Piani a  lungo termine.
Ne citiamo tre che avrebbero forte impatto  sull’assetto del comparto turistico:

  1. livello di investimenti e di efficienza dei servizi infrastrutturali e delle vie di comunicazione interne;
  2. livello di investimenti a supporto delle Pmi che compongono i distretti turistici che spontaneamente si sono formati;
  3. livello di investimenti per abbattere il tasso di occupazione e la percentuale di Neet ( not in educational, employment or training).

Per riprendere la distinzione  del prof.  Ricolfi, questi sarebbero  alcuni  parametri associabili alla crescita e su questi andrebbero  indirizzate le nostre azioni. Purtroppo al momento non pare di vedere  alcuna azione, nè quelle minimali e di immediata fattibilità, nè quelle più strategiche e strutturali di lungo periodo.

Le prime sono prevalentemente di competenza dei comuni e degli enti locali, che, con le poche risorse a disposizione, possono comunque, immediatamente, avviare semplici azioni che hanno un elevato impatto sulla appettibilità del prodotto sardo e che consentano di avviare la Sardegna verso un percorso più lungo di sviluppo strutturale; tali azioni possono semplicemente individuarsi in:

  1. Garantire spiagge pulite possibilmente anche prima del primo luglio;
  2. Esigere l’integrazione dell’Ordinanza balneare, imponendo ai baretti di allungare la stagione e di avere servizi adiacenti alle spiagge;
  3. Localizzare cartelli stradali puntuali che indichino servizi e attrattori (siti archeo, musei e agroalimentare);
  4. Attivare corsi di lingua inglese per gli operatori;
  5. Curare il proprio sito istituzionale e prevedere una versione anche in inglese;
  6. Garantire la pulizia degli spazi comuni (piazze, parcheggi, strade, ect.);
  7. Curare il decoro urbano di edifici e stabili pubblici e privati, introducendo, nei regolamenti comunali, l’obbligo al completamento dei prospetti e degli spazi “a vista”.

Piccole cose, che però rappresentano momenti tattico-operativi che sono le vere pietre miliari nel vissuto della  vacanza; piccole proposte non impossibili. Tutte da approfondire, integrare,  discutere, ma da implementare responsabilmente – a livello centrale e  locale –  senza rimpallarsi responsabilità o accuse reciproche, solo  allocando diversamente e in modo più intelligente risorse che già  esistono. Proposte un po’ minimaliste, ma da poter attuare possibilmente prima  del  prossimo millennio.

Le seconde, di competenza della Regione e dei soggetti istituzionali e locali di maggiori dimensioni, sono quelle di tipo strategico e di lungo periodo. Naturalmente, nel principale documento di programmazione del prossimo sessennio (il PO FERS), la Regione Sardegna, non a caso, fra i sei assi di specializzazione della propria Smart Specialisation Strategy (S3), introduce il tema del “turismo e beni culturali” come essenziale e basilare per pianificare il proprio futuro e sul quale basare il proprio sviluppo. ” Una regione insulare limitrofa come la Corsica presenta un’incidenza economica del settore (PIL e occupati parametrati a popolazione e territorio) ben superiore a quella della Sardegna: un aspetto che suggerisce forti potenzialità di crescita, a condizione di definire una strategia competitiva più diversificata e affrontare i “colli di bottiglia” esistenti (costi e difficoltà dei trasporti, scarsa integrazione dell’offerta, scarsa professionalizzazione e specializzazione rispetto alle tipologie di domanda del turismo estero).”

Sarà la volta buona?

I maggiori flussi di questi anni producono senza dubbio  reddito e  occupazione, ma sono più legati a fenomeni esogeni che a nostri meriti. Cioè a difficoltà geo-politiche di destinazioni concorrenti  come nord-Africa, Turchia e Grecia, piuttosto che al risultato di  programmi e strategie strutturati. Peggio, operando sul breve periodo, lasciano immutati i problemi  nodali e non incidendo in profondità sui cambiamenti qualitativi  strategici, non sono in grado di determinare lo sviluppo e la  costruzione di attrattori turistici alternativi.  . Se non si affronta il tema attraverso un approccio sistemico allargato, in grado di affrontare il tema con uno sguardo profondo, che abbracci contemporaneamente Enti locali centrali, operatori, vettori, imprenditori, ect. si corre il rischio di individuare sempre soluzioni limitate, parziali, mai decisive.

Lo sviluppo è quindi ben altra cosa: è innanzitutto coscienza su dove siamo e su dove vogliamo andare: è la capacità di guardare lontano, di immaginare il proprio futuro attraverso politiche di pianificazione che definiscano correttamente, obiettivi, processi, azioni, risultati da raggiungere; è la forza di poter mettere insieme tutti quelli che si occupano di turismo e di territorio, chiedendo loro di rinunciare a suonare il loro spartito da solisti (a volte con grandi melodie, molte altre volte con grandi stonate) per entrare in un’orchestra unitaria ed omogenea, per prendere parte, da protagonisti una grande opera.

Senza dimenticare che per far ciò ci vogliono competenze, preparazione, contenuti, idee, visioni.

 

 

Gianfranco Fancello & Lucio Murru

Per approfondimenti:

Luca Ricolfi L’enigma della crescita – Alla scoperta dell’equazione che governa il nostro futuro – Mondadori,  2015   (https://books.google.it/books?isbn=8852060073)

Regione Sardegna – Politiche di coesione 2014-2020 – S³: Smart Specialisation Strategy (http://www.sardegnapartecipa.it/it/content/s%C2%B3)

 

Ndr: Turismi da Incubo raddoppia e diventa a doppia firma Fancello-Murru: evolve e si rafforza acquisendo competenze specifiche, quelle sui trasporti che con il turismo fanno il paio da sempre. Non è peraltro una novità assoluta, perchè in questi anni molti pezzi sono nati dal confronto e dallo scambio di riflessioni, idee, esperienze con l’amico professore che, oltre ad essere il Presidente uscente di Sardegna2050 è docente alla facoltà di ingegneria di Cagliari, direttore di CentraLabs, autore di libri e pubblicazioni scientifiche, nonché protagonista di progetti di ricerca internazionali su temi attinenti lo sviluppo di economie attraverso l’evoluzione e la pianificazione di reti di trasporti integrate con i territori.
Una collaborazione ed un amicizia di vecchia data, che aumenteranno la qualità scientifica dei contributi offerti da Sardegna2050 non limitandosi alla sola stigmatizzazione di opportunità di sviluppo turistico mancate o sub-ottimali, ma ponendosi l’obiettivo di aprire finestre sulle buone pratiche, ispirarsi alle politiche virtuose, attivare neuroni impigriti e cercare di fare nostri i progetti di successo.
Benvenuto a bordo.

 

Il programma Master and Back: a che punto siamo ?

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a qualche anno il programma regionale Master and Back ha chiuso i battenti.

Rivolto ai giovani laureati residenti in Sardegna desiderosi di non accontentarsi delle opportunità formative offerte a livello regionale, era un programma ambizioso, ben strutturato ed invidiato in tutta Italia.

Era un esempio di utilizzo “lungimirante” dei fondi comunitari, che permetteva di scegliere un percorso formativo di alto livello in Italia o all’estero.

In questo modo, i giovani laureati sardi avevano la possibilità di avvicinarsi a quell’

formativa fino a quel momento accessibile esclusivamente ai più abbienti.

I master universitari ed i dottorati di ricerca più ambiti a livello internazionale erano così frequentati da giovani brillanti sardi, con l’obbiettivo di perfezionare le proprie conoscenze e trovare una vera realizzazione professionale.

Concluso il percorso formativo, vi era poi la possibilità di scegliere un’amministrazione o un’azienda con sede in Sardegna in cui svolgere un periodo lavorativo di due anni, sempre finanziato dalla Regione.

Questo programma, appartenente più ad una concezione nord europea, in cui l’istruzione è sovvenzionata dallo Stato, desideroso di formare una “classe manageriale” all’avanguardia e competitiva a livello internazionale, è oggi svanito nel nulla.

Da più parti sono state diverse le critiche di chi ha tacciato il Master and Back di invogliare i giovani sardi a non tornare nel proprio territorio una volta concluso il percorso formativo e di contribuire al sempre crescente spopolamento, soprattutto delle parti più interne dell’isola.

Concepire questo tipo di ragionamento in un epoca globalizzata, in cui masse di popolazione, per le esigenze più disparate, si spostano dal loro Paese di origine, è quanto meno ridicolo.

E poi, lo spopolamento della Sardegna continua incessante ed inesorabile, indipendentemente dal Master and Back.

I giovani laureati sono però costretti ad emigrare “oltremare” nella maggior parte dei casi per svolgere mansioni differenti e lontane dal loro percorso di studi.

Dispiacerebbe che quei fondi venissero utilizzati esclusivamente per corsi professionali destinati a formare acconciatori, parrucchieri, pizzaioli, etc.

Con tutto il rispetto per queste categorie di lavoratori, che sono le uniche a poter ambire a costruire una famiglia in Sardegna, si assiste oggi ad un esodo di ricercatori, ingegneri, avvocati, commercialisti, architetti (la conta sarebbe lunga) che non riescono a realizzare il proprio progetto di crescita professionale nella nostra terra.

Bloccare tutto, e non fornire un’adeguata informazione sulla possibile riattivazione di quel programma, è un errore che si rifletterà sulle attuali e future generazioni.

Lo spostamento di grandi masse di persone da un territorio ad un altro, come detto, è un fenomeno globale, ed il confronto della presente e futura classe dirigenziale a livello internazionale è indispensabile.

E’ giusto permettere che soltanto i più abbienti, e non i più meritevoli, possano accedere ad un livello di istruzione superiore, frequentando master universitari e dottorati di ricerca nelle più prestigiose università italiane e straniere?

E’ corretto affermare che un giovane laureato sardo deve formarsi e lavorare solo in Sardegna ?

La risposta a queste domande non può che essere negativa, ed il programma Master and Back si proponeva di programmare l’inserimento dei più meritevoli ed ambiziosi nelle fasce sociali di popolazione più elevate, così da garantire un effettivo progresso della nostra società.

Certo, tutto è sempre migliorabile, ed è possibile che quel programma avesse errori o carenze. Sarebbe stato forse più opportuno accompagnare il Master and Back da una politica di attrazione di imprese straniere nel territorio sardo, sulla scia di quanto hanno fatto altri Paesi europei (si veda l’Irlanda).

Visto che ultimamente, nei più disparati settori, sono sempre più frequenti le consultazioni dei cittadini da parte delle istituzioni pubbliche dirette a pubblicizzare l’attività politica e conoscere le esigenze del territorio, sarebbe quantomeno opportuno che la Regione, per conto dell’assessorato competente, rendesse noto lo stato dell’arte.

Sul punto, Sardegna 2050 si è impegnata ad effettuare un’analisi specifica sul tema e presenterà delle proposte per rilanciare il dibattito.

 

Marco Porcu

Sardegna2050 al ForumPA Sardegna

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Giovedì 28/4 Sardegna 2050 ha partecipato, rappresentata da Alessandra Patti e Simone

Ferrari, al ForumPA Sardegna, nella sessione Agenda digitale, svoltasi nel pomeriggio

all’;interno della Fiera Internazionale della Sardegna (link).

Il nostro intervento è stato incentrato su “La diffusione della cultura della

partecipazione nella scuola attraverso la simulazione d’impresa.
Le esperienze di Sardegna 2050: BizWorld e Impresa in Azione“.

La partecipazione a ForumPA Sardegna è stata divertente e proficua sotto molti profili: ha

offerto la possibilità di ampliare la conoscenza dell’associazione all’interno del tessuto

sociale e istituzionale sardo, ha promosso la nascita di nuove future collaborazioni

implementando la rete di relazioni tra Enti e istituzioni, ha stimolato il fermento creativo tra

i soci promotori dell’iniziativa (in particolare il nostro Fabrizio Lao che ha tenuto i contatti

con l’organizzatore dell’evento).

Abbiamo presentato Sardegna 2050, evidenziando il nostro essere una “think and action

tank”, quindi una realtà che elabora politiche di sviluppo locale innovative e sostenibili e le

mette in pratica.

Sardegna 2050 è le sue proposte e i suoi progetti: A Scuola di Open

Coesione, Sardinia Code Week, Start-up Europe Week, solo per citarne alcuni.
Sardegna2050 è i suoi soci che hanno scelto di ritornare o restare in Sardegna, per avere un ruolo

attivo nel suo futuro.

Ci siamo poi concentrati sui due progetti di educazione all’imprenditorialità attraverso la

simulazione d’impresa che Sardegna 2050 porta nelle scuole da alcuni anni:

  • BizWorld, attivo dal 2013 nella scuola secondaria di I grado (classi terze);
  • Impresa in azione, attivo da due anni nella scuola secondaria di II grado (classi

quarte e quinte).

Alessandra Patti ha poi illustrato nel dettaglio BizWorld, che è stato portato avanti per la prima volta in

Sardegna dalla scuola polo #ICSestu e poi presentato alla presenza dei rappresentanti

dell’amministrazione scolastica regionale e del presidente della BizWorld Foundation Italia

Adriano Marconetto.
Bizworld è ormai consolidato nelle istituzioni scolastiche locali e ha coinvolto decine di classi nei suoi 3 anni di azione.

Simone Ferrari ha succesivamente presentato Impresa in Azione, programma promosso da Junior

Achievement e riconosciuto dal MIUR nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro che

Sardegna 2050 ha portato nelle scuole di tutta la Sardegna in partnership con Open

Campus Tiscali, ScuolaImpresa Sardegna, CRP e EU Direct Sardegna; coinvolgendo 22

classi in totale nel solo anno in corso.

Per primi in Italia, stiamo sperimentando un programma di Impresa in Azione semplificato per le scuole secondarie di I grado.

Abbiamo sottolineato come entrambi i progetti permettano ai ragazzi di sviluppare

pensiero critico, leadership, capacità di lavorare in gruppo e di capire l’importanza di valori

come partecipazione, meritocrazia, impegno e dedizione ai progetti in cui si crede.

Si impara facendo (così è più facile coinvolgere tutti i ragazzi) e si sviluppano competenze e

attitudini utili per ogni futuro.

Con l’ottimismo pratico che ci contraddistingue, siamo futuri in movimento perché siamo

presenti propositivi e attivi!

 Alessandra e Simone

Sardegna2050 compie 3 anni

sardegna2050-lavagna_fbDiceva il poeta Mark Strand “il futuro non è più quello di una volta”.  Ecco perché è necessario un associazionismo che guardi al futuro con intelligenza, che rompa le monotonie, che liberi il pieno potenziale delle persone.

Ed ecco perché il primo sabato di febbraio del 2013, con Gianfranco Fancello e Nicola Pirina, padri fondatori del progetto, altri 88 visionari, hanno dato vita a Sardegna2050, l’Associazione ispirata a logiche no-profit, che il futuro ce l’ha nel nome e soprattutto nel DNA.

Sardegna 2050 è oggi una rete di professionisti, imprenditori, pubblici dipendenti, manager, insegnanti, docenti universitari, amministratori e di molte altre categorie della società civile, che hanno deciso di impegnarsi in prima persona per avere un ruolo attivo nel futuro della Sardegna.

 

È soprattutto un network di esperienze, di saperi, di diversità, una “think and action tank” che ha come fattore comune la costante ricerca dell’approfondimento dei processi economici e sociali per capire i processi di trasformazione della società.

Oggi Sardegna2050  ha piani non-segreti e non-complessi per avvicinarsi al futuro, annusarlo, provare a misurarlo per cercare di renderlo meno incerto e ostile: nessun progetto epocale, nessuna rivoluzione totalizzante, nessuna promessa irrealizzabile e nessuna aspettativa irraggiungibile.

Solo obiettivi vicini, concreti, misurabili  e raggiungibili, sempre con uno sguardo  attento ad osservare cosa c’è oltre l’orizzonte conosciuto, nella ricerca della prospettiva quasi impossibile di provare a collocarsi, simultaneamente, nel presente e nel futuro.

“Non fateci sognare. Svegliateci”, fa dire Altan ai suoi personaggi.

Sardegna2050 prova a suonare la sveglia sociale, mira a creare legami, rafforzare relazioni deboli, sintetizzare contenuti e produrre iniziative innovative e socialmente utili.

Sardegna2050 funziona solo se “funzionano” i suoi soci, i suoi neuroni sociali. Se interagiscono, se riescono a ritagliare spazi alla vita privata e lavorativa per regalarli all’associazione rendendosi responsabili dei risultati e del successo della squadra.

Infatti, parafrasando Gaber, “associazione è partecipazione”. E divertimento.

Funziona se i soci si divertono nel fare le cose: la fatica si sopporta meglio quando si sta bene insieme. Il divertimento è un energizzante naturale.

 

Sardegna2050 nasce per catalizzare energie, per condividere aspettative,  impegno, entusiasmo, volontà di cambiamento e orientamento verso il miglioramento continuo.

Vivacità intellettuali che hanno scelto di vivere insieme momenti di analisi, di critica, di proposta e di innovazione per provare a decodificare le politiche ed i processi culturali e sociali che governano i territori.

E’ da Ottana – emblema baricentrico della nostra convergenza di forze –  che prende forma il Manifesto di Sardegna 2050, vera e propria dichiarazione di intenti sui percorsi della nostra Sardegna del Futuro.

Sardegna2050 nasce per essere capillare e collegare tutti i territori della Sardegna raccordandoli al mondo della macchina amministrativa pubblica per contribuire alla creazione di visioni comuni, ragionate e prospettiche sul futuro prossimo.

 

Un sistema di idee e persone che promuove un ambiente vivo e fertile, dove è facile riconoscersi perché è un movimento aperto ed inclusivo, un reale work in progress.

 

Una equipe assertiva che sostiene come non sia vero che in Sardegna nulla cambi, perché invece tutto cambia e possiamo essere noi il meccanismo ed il processo del cambiamento.

 

Un laboratorio che valorizza l’innovazione che vuole essere artefice e protagonista attivo e responsabile di tutti i processi sociali ed economici di miglioramento continuo che hanno ricaduta nella vita concreta di tutti i giorni. Da qui al 2050 e oltre.

RaIn – Raccontami l’Innovazione – nuova scadenza

NUOVA SCADENZA  –  AGGIORNAMENTO     

Saras e Sardegna2050, in collaborazione con Digital Champions Sardegna ed Associazione IC-ON, organizzano un concorso a premi per la produzione del miglior filmato della durata massima di 3 minuti sul tema
dell’Innovazione nel futuro , dal punto di vista dei ragazzi degli Istituti Scolastici superiori secondari.  I filmati dovranno raccontare le tecnologie o le soluzioni tecnologiche che cambieranno la nostra vita in questi ambiti:
1. Comunicazione, 2. Mobilità, 3. Sostenibilità, 4. Energia, 5. Sanità, 6. Identità, 7. Turismo, 8. Lavoro, 9. Scuola

Il concorso ha dichiarate finalità didattiche a sostegno dei giovani e della cultura, ed è stato  pensato per valutare e promuovere la capacità di ideare e progettare, mediante l’utilizzo di nuove tecnologie e sistemi informativi (smartphone), favorendo l’apprendimento attraverso la ricerca e lo stimolo della creatività individuale finalizzati allo sviluppo e all’approfondimento del tema dell’Innovazione nel futuro.
I premi assegnati ai primi tre classificati rappresentano il riconoscimento del merito personale dei ragazzi e vogliono costituire una forma d’incoraggiamento per i giovani nella ricerca e nella sperimentazione dell’innovazione, premiandone impegno ed eccellenza a tutto vantaggio della collettività.

Il termine ultimo per presentare la propria iscrizione e per inviare i video è il 15 maggio 2015.
La partecipazione al Concorso è libera e gratuita, requisito essenziale per l’ammissione e la partecipazione degli studenti al Concorso è rappresentata dall’esatta e completa compilazione del modulo di iscrizione e della liberatoria a questo annessa, debitamente firmata dagli aventi diritto oltre all’ integrale accettazione del presente Regolamento.

I primi tre classificati vinceranno:
Primo premio: visita guidata al Fab Lab di Barcellona per gli studenti, più il docente tutor, più un voucher per viaggio e soggiorno, della durata di un weekend (valore indicativo 2.400,00 €);
Secondo premio: ingresso all’Expo 2015 di Milano per gli studenti, più il docente tutor, comprensivo di voucher viaggio e soggiorno per una giornata (valore indicativo 1.500,00 €);
Terzo premio: una videocamera Go-pro per ogni studente del gruppo (valore indicativo 900,00 €).
I premi sono messi a disposizione dalla società Saras S.p.A.
I tre migliori filmati saranno, inoltre, trasmessi dall’emittente Videolina, nel corso di una trasmissione dedicata all’evento, con lo scopo, attraverso la visibilità garantita dal mezzo televisivo,
di riconoscere pubblicamente il merito personale dei ragazzi e di incoraggiare i giovani nella ricerca e nella sperimentazione dell’innovazione, a tutto vantaggio della collettività.

 

Il Regolamento integrale è scaricabile in questo link RaIn _ Innovazione Bando .

Guarda lo spot su YouTube cliccando su questo link  https://www.youtube.com/watch?v=qq8NVMMvwy0 

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