Lab Trasporti

image_pdfimage_print

Lab Turismo Incontri con gli Specialisti: Massimiliano Cossu

Milano, Piazza Affari, 16 novembre 2017. All’esterno del tempio della finanza, di fronte alla sfrontata scultura di Cattelan, gli striscioni di una sino a oggi semi-sconosciuta azienda Sarda celebrano il primo giorno di quotazione in Borsa di Portale Sardegna. E’ un evento storico. Si possono contare sulle dita di una mano le aziende dell’Isola che sono approdate sul prestigioso  mercato dei capitali (Saras, Tiscali, Banco di Sardegna, e per un breve periodo Meridiana), tutte di grandi dimensioni e nessuna attiva sul turismo.

A guidare questa impresa – è proprio il caso di dirlo – Massimiliano Cossu un nuorese di 44 anni che ha fondato la società nel 2001 e ricopre attualmente il ruolo di Amministratore Delegato e CFO.  Nel 1997 consegue la Laurea in Economia delle Istituzione e dei Mercati Finanziari alla Bocconi.  Dopo le prime esperienze come analista finanziario e trader in Cariplo, Credite Agricole e Caboto, ha ricoperto diversi incarichi di responsabilità come business  manager (MPS), product manager (SCM Sim),asset manager (Alma Laghi SA), oltre che come coordinatore della rete dei promotori finanziari product developer all’interno del Gruppo Generali.

 

D1) Puoi raccontarci il tuo percorso personale di crescita manageriale e come esso sia evoluto nell’idea imprenditoriale di PS?
r:
Sono laureato in Finanza e ho avuto l’opportunità di lavorare per una serie di grosse Istituzioni Finanziarie. In particolare ho fatto parte del desk dei derivati della Caboto (gruppo Intesa) attuale Banca IMI dove gestivo un portafoglio di circa 600mln di euro di strumenti finanziari di vario tipo. Pur essendo consapevole della fortuna di avere un lavoro di quel tipo la mia indole imprenditoriale e l’amore per la mia terra mi spinsero a guardarmi sempre intorno alla ricerca di qualche opportunità. Portale Sardegna è nata quindi a Milano negli anni di università e durante le mie esperienze professionali. L’entusiasta reazione dei milanesi al mio tipico accento sardo mi ha convinto del fatto che la nostra Isola ispira delle sensazioni uniche ma ho anche intuito che il “prodotto Sardegna” nella sua globalità aveva delle potenzialità inespresse. Allora con il boom di Internet e guardando anche all’esempio di Tiscali decisi di lasciare il mio lavoro per investire il mio ultimo bonus nello Start Up di Portale Sardegna.

D2) Tornare in Sardegna, a Nuoro, dopo aver varcato il Tirreno, lavorato per grandi aziende e vissuto in  città straordinarie non deve essere stato facile. Quali le principali difficoltà  affrontate?

r: Inizialmente tante, tanto è vero che nel 2007 decisi di prendermi una pausa e riprendere il mio vecchio lavoro. I ritmi adrenalinici milanesi ed in particolare quelli di una dealing room di una Investment Banking, non sono compatibili con quelli di qualunque altra città italiana, tanto meno mi permetto di dire della Sardegna. Piano, piano ho imparato ad adeguarmi e a trasformare quella “pacatezza” come valvola di compensazione della mia irruenza imprenditoriale. Per dirla tutta, se non ci fossero stati i soci della prima ora che ponevano il giusto freno alle mie quasi quotidiane idee, probabilmente oggi la Portale Sardegna non sarebbe quotata. La grande fortuna di Portale Sardegna è aver trovato dei soci disposti a fare sacrifici condividendo oneri e onori dell’iniziativa. Vorrei nominarne qualcuno ma senza per questo non dare il giusto risalto a tutti:  Marco Demurtas che dal 2001 decise di lasciare un’attività avviata per viaggiare in tutta la Sardegna per promuovere PS e affiliare le strutture ricettive, Marco Zedda che con grande sacrificio creò da zero una nuova business unit di Portale Sardegna, Carlo Busellato che ha creato il sito fin dagli albori di Portale Sardegna, Paola Porcu e Giovanni Sedda attuali responsabili rispettivamente dell’amministrazione e del Digital Marketing, Milena Marchi responsabile dell’Area Booking da 5 anni e poi ancora Gianfranco Cossu, Francesca Delogu, Monica Serra, Antonio Ticca (ex Tiscali, CRS4 e Video On Line) oggi nostro CTO e poi tutto il resto dei nostri collaboratori che ogni giorno ci regalano il loro prezioso contributo.

D3) Soru aveva detto a proposito di Tiscali   “basta un computer ed un idea per arrivare in alto”. Quindi l’insularità non è un handicap?

r: L’insularità può essere un handicap o un’opportunità dipende dalle strategie di sviluppo che si vogliono implementare. La storia delle Cattedrali nel deserto ci ha insegnato che l’insularità ti pone dei problemi di competitività difficilmente risolvibile. Dobbiamo pertanto puntare su settori nei quali l’insularità rappresenta un vantaggio competitivo o nel peggiore dei casi non influisce sulla competitività dei nostri prodotti/servizi nel mercato globale. Certamente il turismo e la digital economy sono quei settori che possono e forse devono diventare strategici per la nostra Isola.

D4) Portale Sardegna alla Borsa di Milano: un sogno realizzato. Gli investitori hanno creduto nel vostro progetto e nella vostra capacità di realizzarlo.  Cosa è oggi PS e cosa sarà domani?

r: Una delle cose che mi inorgoglisce di più è che Fondi Comuni di Investimento Inglesi, Francesi e Svizzeri oltreché del Nord Italia hanno deciso di investire in una società sarda, per giunta nuorese e l’hanno fatto perché credono nelle opportunità non solo di Portale Sardegna ma soprattutto delle potenzialità inespresse del nostro settore turistico. Insomma se ci credono loro la nostra speranza è che finalmente si possa collaborare tutti insieme per fare in modo che il turismo possa diventare un volano di sviluppo capace di creare occupazione  e benessere per tutti noi sardi. Noi ci prendiamo la responsabilità di diventare un soggetto aggregatore di azione sistemiche sollecitando e stimolando la discussione con tutti gli stakeholders. Il Meet Forum sotto questo punto di vista organizzato in partnership con Sardegna 2050 è stato ideato con questo spirito e le prime due edizioni hanno confermato che questa esigenza è sentita da tutti gli operatori.

D5) Il turismo può essere il vero motore di cambiamento e può garantire un effetto di traino significativo per agroindustria, artigianato e servizi?

r: Se guardiamo i numeri assoluti degli occupati a Malta (oltre 45.000) e Baleari (180.000) rispettivamente 2 volte e 6 volte gli occupati che ha la Sardegna, si possono intuire le potenzialità che ha il settore.
Far crescere il turismo significa quindi avere più occupati, più PIL ma anche più clienti potenziali per settori tipicamente collaterali come i prodotti artigianali e dell’agro industria. Penso però che il tutto deve partire dagli operatori, non possiamo più aspettare la politica. Essa ha dimostrato di avere, e lo dico con molto rispetto,  tempi non sempre compatibili con il mondo imprenditoriale. Credo molto nel sistema e nella capacità delle imprese di organizzarsi in particolare nelle funzioni di  Marketing & Distribution, d’altronde non dobbiamo inventarci niente, è sufficiente vedere tanti esempi o scegliere di affidarsi ai professionisti del settore (alcuni Destination Manager di fama internazionale li abbiamo avuti anche al Meet Forum di Orosei dello scorso ottobre).

D6) Cosa cambieresti di questo percorso potendo tornare indietro e cosa ti rimproveri di aver potuto fare meglio?

r: Cambierei tante cose, ho commesso tanti errori, probabilmente quello più grave è di non  essermi imposto prima di sintonizzarmi in una frequenza diversa da quella milanese.

D7) Il vostro valore aggiunto è anche pensare “local” in un mondo che globalizza e standardizza. I Travel Angels vanno in questa direzione?

r: Certamente si. Il nostro modello di business è completamente differente da quello dei grossi player generalisti, dai motori di prenotazioni, noi vogliamo – in un mondo digitale – restituire quell’umanità che fa la differenza. Proponiamo un mondo fatto di persone che ti trasmettono i nostri valori, le nostre passioni, le nostre esperienze. La grande sfida consiste nel rendere il nostro prodotto/servizio altrettanto competitivo in termini di prezzo. In questo senso con l’operazione di quotazione in Borsa speriamo che tutti gli operatori prendano consapevolezza del nostro ruolo all’interno del mercato sardo, partendo anche dalla considerazione che la sfida più importante della nostra destinazione, l’allungamento della stagione, non è perseguibile da un unico operatore.

D8) Dopo Tiscali ci sono voluti molti anni per vedere un altra azienda sarda alla Borsa di Milano. Ora i giovani sardi guardano a Massimiliano Cossu ed al suo team come ad un esempio da seguire. Vi sentite questa responsabilità e che consiglio vorresti dare ai ragazzi che oggi si stanno interrogando  su che strada prendere?

r: Parto dal presupposto che Portale Sardegna e quindi il sottoscritto deve ancora dimostrare molto, siamo stati bravi e capaci nel costruirci questa grande opportunità, sta a noi sfruttarla per il meglio, pertanto ci sarà tempo per essere considerati come degli esempi, lo dico non perché non voglio prendermi questa responsabilità ma perché è indispensabile volare sempre basso e continuare a lavorare “a pancia a terra”. Ai giovani mi permetto di consigliare due cose molti semplici: vivete l’università con serenità ma certamente oggi più di ieri è indispensabile viverla come un’occasione per costruirsi una professionalità per un mestiere futuro di loro gradimento, se potete, fate delle esperienze all’estero oppure a Milano e poi se volete, abbiate il coraggio di tornare, con sacrificio e buona volontà è possibile farcela!

 

Grazie Massimiliano e un grande in bocca al lupo a te e a tutta la squadra di Portale Sardegna 

Lab  Turismo di Sardegna2050

MeetForum 2017: prosegue con successo la partnership fra Portale Sardegna e Sardegna 2050

Dopo la prima edizione del 2016, nella quale la nostra associazione aveva garantito un supporto esterno per il disegno dell’evento, Massimiliano Cossu C.E.O di Portale Sardegna, ha chiesto a Sardegna 2050 di di curare per tre anni la parte scientifica e di contenuti del Meet Forum, attraverso una partnership più strutturata e coesa: pertanto da quest’anno siamo diventati“Partner Ufficiale del Meet Forum” sia, appunto, per l’edizione 2017 appena conclusa, sia per quelle future degli anni 2018 e 2019, svolgendo il ruolo di responsabile della programmazione strategica dei contenuti e del coordinamento scientifico delle diverse attività.

E’ stato costituito così un Comitato Scientifico, composto da 6 membri effettivi e presieduto dal nostro past President Gianfranco Fancello, nel quale sono presenti anche altri due esponenti di Sardegna2050, ovvero il nostro Presidente Lucio Murru ed uno dei soci storici e fondatori dell’associazione, Emanuele Cabras.

Il Comitato Scientifico è poi completato da tre personalità esterne di rilievo nel settore del turismo, ovvero:

  • David Jarach, presidente di Diciottofebbraio (società di consulenza di direzione specializzata sui settori aviation, aerospace, defense e travel), docente di marketing presso l’Università Bocconi e la Business School della stesso Università e Visiting Professor di airline management presso il primo Professional Aviation MBA al mondo.
  • Marie AntonietteMaupertouis, professore di scienze economiche all’Università di Corsica “Pasquale Paoli”, membro del Comité National de la Recherche Scientifique (CoCNRS) ed attualmente Assessore Regionale al Turismo dellaRegione Corsa.
  • Antonio Usai, ricercatore di Economia e gestione delle imprese, docente di marketing strategico per il turismo e marketing digitale e revenue management presso il Dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’Università degli Studi di Sassari ed amministratore unico dello Spin-off dell’Università di Sassari Tourism Plus.

Attraverso un taglio operativo e multidisciplinare, il Comitato Scientifico si è dato l’obiettivo di analizzare ed approfondire alcuni dei principali temi sistemici riguardanti il tema del turismo da portare in discussione al MeetForum, ovvero l’ampliamento della stagione, le criticità del comparto, i mercati poco esplorati, i nuovi modelli finanziari a supporto degli investimenti sul comparto, mettendo insieme, su tavoli tematici di lavoro, pubbliche amministrazioni, operatori, compagnie di trasporto, stakeholders territoriali, docenti universitari, giornalisti ed associazioni.

Costruire “turismi” e cultura turistica su orizzonti non strettamente regionali ma Mediterranei ed Europei è la grande sfida che il progetto Meet Forum si è posto fin dalla prima edizione del 2016, con la forte convinzione che lo sviluppo di una moderna industria turistica debba transitare attraverso la costruzione di una cultura manageriale che sviluppi il potenziale del comparto che oggi appare ampiamente inespresso e poco sviluppato.

Un’industria peraltro abbastanza particolare: molto frammentata, con una forte prevalenza di piccole e micro imprese, con un evidente ritardo nell’applicazione delle moderne tecniche manageriali (pricing controllo di gestione, revenuemanaging, benchmarking, CRM, solo per citarne alcune), con un livello di istruzione prima e di formazione poi decisamente inferiore a molti altri comparti, e che spesso evidenzia la mancanza di intere funzioni organizzative (qualità, R&D, Human Resource Development, ad esempio). Al comparto manca inoltre quella capacità di essere sinergico, sistemico ed integrato con altri comparti (i trasporti, l’agroalimentare, l’artigianato, l’ambiente, solo per citare i principali), relegando il concetto di “fare sistema” a semplice slogan piuttosto che ad azione concreta.

Si tratta quindi di un’industria ancora in buona parte da costruire che però ha ben chiari i vincoli allo sviluppo economico e sociale imposti dalla stagionalità e che comunque intende reagire fattivamente: vuole misurarsi, confrontarsi, mettersi in discussione, cercando soluzioni e opportunità, costruendo nuovi prodotti ed aprendosi a nuovi mercati con pacchetti e formule innovative ed immaginando stagionalità complementari.

La parola chiave che abbiamo chiesto di sottoscrivere ai partecipanti del Meet Forum è stata quella della “condivisione“. Tutti i protagonisti chiamati ad intervenire hanno innanzitutto fatto rete fra loro, scambiando esperienze, punti di vista, trovando punti di contatto per nuove opportunità e business, ovvero dando concretezza allo slogan “fare sistema” sopra citato. Inoltre ciascuno ha offertoil proprio contributo in forma scritta, audio o video, al fine di favorire la diffusione dei contenuti, lo scambio delle idee ed una sana contaminazione di punti di vista e pareri sinergici fra loro.

Quindi non un convegno mordi-e-fuggi ma un laboratorio che ha l’ambizione, dopo soli due anni di vita, di lasciare un segno e di contribuire alla costruzione di modelli turistici moderni ed innovativi che mettano insieme tutte le potenzialità che i territori sono in grado di offrire, orientandoli verso specifici target, qualificandoli su standard elevati ed integrandoli con le altre iniziative, allo scopo di rendere il turismo il reale motore trainante delle economie locali.

Il Meet Forum 2017 è stato aperto nella straordinaria cornice del Club Hotel Marina Beach di Orosei la mattina del 26 ottobre con il benvenuto di Massimiliano Cossu che ha anche avuto il piacere di annunciare, in anteprima, l’imminente quotazione di Portale Sardegna alla Borsa di Milano dedicata alle piccole e medie imprese.

Lucio Murru ha successivamente avuto modo di raccontare il ruolo di Sardegna2050 nel progetto MeetForum delineando gli obiettivi, le linee guida strategiche ed il respiro pluriennale dell’intera manifestazione. La parola è quindi passata a Gianfranco Fancello che, presentando i trends del 2017 e alcune delle principali criticità del settore, ha consentito di entrare subito nel vivo dei problemi nella tavola rotonda moderata dal giornalista dell’Unione Sarda Giuseppe Deiana. L’assenza del vice Ministro Nencini, dovuta ad impegni parlamentari non rinviabili, non ha impedito un dibattito di alto profilo, frizzante e coinvolgente al quale, oltre ai coordinatori dei tavoli tematici Jarach, Vavassori, Ejarque, Wagner e Giannotta, ha partecipato anche il neo Assessore Regionale ai Trasporti Carlo Careddu.

A partire dal pomeriggio, i lavori sono continuati nei 5 tavoli tematici associati ad altrettanti gruppi di lavoro, ai quali hanno preso parte oltre 60 esperti nazionali ed internazionali chiamati a tracciare le linee e gli scenari di sviluppo sui seguenti temi:

  1. Tavolo Distribuire – Costruire un nuovo prodotto turistico, guardando soprattutto ai nuovi mercati ancora poco battuti, come, ad esempio, quello tedesco;
  2. Tavolo Valorizzare – Destagionalizzare e mettere in rete i territori, partendo dalla rivalutazione dei borghi e delle tante opportunità nascoste;
  3. Tavolo Confrontare – Osservare le Best Practices presenti nel Mediterraneo, non per copiare passivamente ma per capire su quali azioni puntare ed investire;
  4. Tavolo Finanziare – Costruire i nuovi modelli finanziari da applicare al comparto turistico per renderlo più moderno ed appetibile;
  5. Tavolo Collegare – Fare dell’accessibilità una delle leve di sviluppo e competitività dell’intero sistema turistico.

La seconda giornata del Forum (27 ottobre) è stata interamente dedicata alla formazione e all’aggiornamento professionale. Ben 25 seminari tematici si sono sviluppati in 5 aule consentendo ai partecipanti di approfondire temi attualissimi con chiavi di lettura spesso fuori dal coro, con l’aiuto di esperti quali, solo per citarne alcuni, Joseph Ejarque, Massimiliano Vavassori, Nicola Pirina, Philipp Wagner, Gianluigi Tiddia, Gianfranco Fancello, Emanuele Cabras, Lucio Murru, Paolo Mossone, Roberto Devoto, Carlo Marcetti, Roberto Bormioli, Luigi Giannotta e Daniele Bartoccioni  (questi ultimi sugli aspetti finanziari del business turistico).

Oltre 200 operatori hanno partecipato alla giornata, seguendo i diversi seminari che l’attenta regia di Amedeo Bianchi, Marco Demurtas, Sandro Salerno e tutto lo staff organizzativo di Portale Sardegna ha collocato in sale fra loro adiacenti, favorendo così la loro fruizione.

Nella giornata conclusiva del 28 ottobre, Emanuele Cabras ha inizialmente coordinato l’esposizione delle attività dei diversi tavoli, i cui lavori, presentati da ogni singolo coordinatore, sono stati sintetizzati in 10 punti, definiti come “ 10 easy steps”che rappresentano un punto di arrivo in termini di analisi, ma anche e soprattutto un punto di partenza propositivo per le azioni degli operatori e delle Istituzioni.

Allo scopo di consentire la più ampia possibilità di dialogo e di confronto, la successiva Final Conference è stata strutturata in due tavole rotonde, una dal taglio più tecnico-operativo, l’altra con un maggiore profilo politico-istituzionale.

Alla prima, coordinata da Lucio Murru, Robert Piattelli della BTO e la giornalista del Sole24ore Morena Pivetti, si sono confrontati con Giorgio Mazzella dell’omonimo gruppo alberghiero e Massimo Mura di Tirrenia.

Nella seconda, moderata da Gianfranco Fancello, accanto al padrone di casa Piero Loi della ITI Hotels, si sono accomodati Giuseppe Cuccurese del Banco di Sardegna, Paolo Sestu di SFIRS, Ottavia Ricci del MIBACT, Massimiliano Cossu di Portale Sardegna e Francesco Mura,  sindaco di Nughedu Santa Vittoria (Or).
Quest’ultimo si è aggiudicato la prima edizione del Premio MeetForum Award 2017, il riconoscimento istituito per premiare le Buone Pratiche sul Turismo,con la motivazione “per essere riuscito partendo da una piccolissima realtà Comunale a dimostrare con la realizzazione del progetto “Nughedu Welcome” che ciò che conta non sono le risorse disponibili ma le idee e la determinazione nel portarle a compimento”.

Il bilancio finale è di grande soddisfazione per il connubio Sardegna2050 e Portale Sardegna. Oltre 300 partecipanti, una grande eco sui social, la soddisfazione di NON avere né ricevuto né sprecato soldi pubblici e infine gli apprezzamenti degli operatori che hanno riconosciuto la formula del dialogo, del confronto e della formazione come la strada giusta per crescere.

Appuntamento quindi per tutti al Meet Forum 2018, che dopo Olbia e Orosei, l’anno prossimo si sposterà al sud Sardegna.

p.s. : A tutti coloro che stanno sollecitando l’annunciata pubblicazione dei contenuti del MF, chiediamo ancora qualche giorno di pazienza. A breve le risultanze dei lavori dei tavoli, i contributi e le interviste dei protagonisti saranno disponibili in formato pdf affinché le idee possano correre libere.

 

 

A cura dell’Ufficio Stampa di Sardegna2050

Turismi da Incubo #29

Ricerca e sviluppo: un nuovo Crs4 per il turismo.

“… innovazione e  ricerca quali chiavi di sviluppo per l’economia e per i territori …”.

Quante volte abbiamo sentito questa frase? E’ ormai diventato un leitmotiv di tutte le politiche di sviluppo locale, un mantra che accompagna i percorsi virtuosi di crescita che partono dal basso, che coinvolgono i territori e le loro peculiarità, che li aiutano a valorizzare e trasformare in impresa (produttiva)  i saperi e le buone pratiche ingabbiate troppo spesso su processi tradizionali.
I teorici dei processi di sviluppo ne hanno addirittura declinato un modello di sviluppo, identificando nella “tripla elica”quel sistema virtuoso di relazioni e sinergie fra mondo della ricerca, settore produttivo e pubbliche amministrazioni in grado, appunto, di trasferire saperi e conoscenze, generando innovazione e sviluppo.
Gli esempi di successo di questo percorso sono innumerevoli e sparsi in tutto il mondo: dall’Irlanda alla Catalogna, passando per i poli di innovazione francesi, numerosi sono i casi di buon successo del modello “tripla elica”, anche se il processo non è semplice né agevole, come testimoniano gli altrettanti fallimenti.

In Sardegna potremmo pensare a qualcosa di simile pensando al comparto del ITC che ha generato negli ultimi 15 anni un discreto sviluppo di piccole start up e microaziende che operano nel settore dell’informatica e del web (ben 155 al 2016).

E il turismo?

Spesso citato come la panacea di tutti i mali (economici) dell’Italia e della Sardegna, l’ambito sul quale puntare per generare sviluppo, reddito, occupazione nei territori, in che rapporto si pone con la ricerca?
Nonostante la sua incidenza sul PIL nazionale oscilli fra il 10 ed il 12% (11,8% fonte IRISS, 10,1 % fonte CDP) con un trend in forte crescita soprattutto da parte del mercato internazionale (+32,2% in 10 anni, fonte IRISS), nonostante nei fatti sia spesso, per determinati territori, l’unica industria presente o attiva (spesso entrambe), nonostante sia da sempre considerato un settore strategico per lo sviluppo territoriale, di fatto appare un comparto marginale e periferico, nei confronti del quale spesso la politica appare indifferente.
Nonostante Federalberghi e Cassa Depositi e Prestiti gli assegnino un valore aggiunto rilevante, quasi doppio rispetto a quello del settore agricolo-alimentare e quasi cinque volte quello del prodotto tessile e abbigliamento, incluso il pluri citato comparto moda, il turismo non è ancora riuscito a trovare una sua dimensione scientifica rilevante e centrale.
Basti pensare che nelle declaratorie dei 370 settori scientifico disciplinari nei quali è suddiviso l’ordinamento universitario nazionale, la parola “turismo” compare solo 2 volte per altrettanti settori (Ingegneria informatica e Sociologia dell’ambiente e del territorio), a dimostrazione del suo scarso radicamento dentro la ricerca pubblica nazionale.
Se guardiamo  a casa nostra, nell’ultima tornata di approvazione dei progetti di ricerca finanziati dalla legge regionale n°7/2007, nei 149 progetti finanziati non compare mai la parola “Turismo”.
Altro che tripla elica o ricerca come motore dello sviluppo: il turismo è ben lontano dall’avere quella dimensione scientifica minima in grado di generare processi virtuosi che, proprio attraverso la ricerca, possano garantire significative ricadute sul territorio.
Questo mancato feeling con la ricerca significa che il turismo è poco studiato, malamente misurato, insufficientemente citato e letto in letteratura, con un basso livello di innovazione, di sperimentazione.
Ricerca e sviluppo sono quindi consistentemente estranei alle organizzazioni turistiche e di conseguenza assenti ingiustificati negli organigrammi aziendali: a parte qualche analisi sul marketing turistico, per il quale sono stati elaborati modelli e le costruzioni teoriche, organizzative e metodologiche, poco o nulla si è fatto (intere funzioni di management gli sono sconosciute).

Si parla molto di “turismi”, di quanto siano importanti le nicchie per diversificare, per catturare nuovi target, per aprire opportunità nuove, ma non si studiano, progettano e costruiscono pacchetti, programmi, sinergie.
Eppure ci sarebbero praterie sterminate  nelle quali poter sperimentare e sviluppare attività di ricerca: pensiamo a tutti i modelli di data mining, necessari per le analisi verticali dei fenomeni, oppure alle sperimentazioni legate all’ICT ed al web, o alle strette interazioni con i modelli di trasporto e di logistica, o ancora ai processi di valutazione dei modelli di organizzazione aziendale e della loro gestione, dalle microaziende ai grandi tour operator. In quest’ultimo caso, si potrebbero, ad esempio, studiare e sperimentare  modelli di aggregazione che mettano insieme i tanti piccoli operatori che sono la stragrande maggioranza del comparto turistico: oltre l’80% delle imprese turistiche sono di piccola e piccolissima dimensione ed oramai è noto (vedi Turismi da incubo #28 “Benchmarching: un alieno nel turismo”) che la piccola dimensione delle strutture turistiche rappresenti il vero limite allo sviluppo di funzioni evolute.
Così come venticinque anni fa la Regione Sardegna decise di creare il  CRS4 (Centro Ricerca, Sviluppo e studi superiori in Sardegna), ovvero un polo di ricerca sui temi dell’ICT e dei sistemi computazionali, anche nel turismo ci vorrebbe qualcosa di analogo, ovvero un organismo che:

  • sistematizzi le conoscenze,
  • apra nuove strade,
  • faccia tesoro di sperimentazioni internazionali,
  • dialoghi costantemente con gli operatori,
  • sia propositivo e studi le nuove organizzazioni turistiche dall’interno per migliorarle.

Insomma, un sistema di menti pensanti, attente, curiose e preparate che faccia ricerca e la applichi.
Riformare non basta, bisogna riscrivere le regole dello sviluppo. Da capo. Magari immaginando un CRS5.

Gianfranco Fancello & Lucio Moore

Turismi da Incubo #27

Germania Anno Zero.

Ci sono 4 continentali, due sardi, un tedesco abbondante, quasi un francese, mezzo svizzero, un terzo di inglese… potrebbe benissimo essere l’incipit di una barzelletta turistica. E invece no, fatto 10 il numero degli arrivi dei turisti in Sardegna nel 2015, questa è la composizione – per provenienza – di chi soggiorna nell’isola per turismo (ultimo aggiornamento disponibile da database Sired – RAS).

Colpisce immediatamente il basso numero di stranieri presenti, ancora troppo pochi, inferiori al 50%. Al contrario, in virtù della loro elevata propensione alla destagionalizzazione ed alla loro maggiore disponibilità di spesa, questo dovrebbe essere il target a cui la Sardegna dovrebbe guardare con maggiore attenzione, anche perché i segnali per un loro incremento ci sono tutti. Se infatti essi rappresentano, rispetto all’intero anno solare, il 46% del traffico totale degli arrivi in Sardegna (pari a 1,2 milioni), considerando solo i cosiddetti periodi “spalla”, quelli di maggio, settembre e ottobre, il loro valore aumenta fino al 60%, ovvero quasi 2 su 3 dei turisti che in quel periodo arrivano da noi sono stranieri.

 

Sulla questione dei dati bisognerebbe aprire una parentesi che spiega alcune cose del ritardo competitivo che la Sardegna ha rispetto alle regioni concorrenti:  il dato totale Sired degli italiani + stranieri è pari a 2,6 milioni di arrivi, valore significativamente più basso rispetto ai 12 milioni di transiti annui (circa 6 milioni di arrivi) conteggiati tra porti e aeroporti: poichè il Sired censisce le provenienze dai luoghi di soggiorno (hotel, residence, camping, case vacanze) è naturale ipotizzare un valore di “nero” non dichiarato abbastanza rilevante (ma, citando Carlo Lucarelli, “… di questo ne parleremo un’altra volta…”).

 

Se quindi la parola d’ordine dei prossimi anni è “più stranieri“, la domanda è “quali?”, ma soprattutto “come?”.

Proviamo ad analizzare uno dei mercati storici per la Sardegna, quello tedesco.
Un mercato fra i più ricchi e con una elevata propensione al viaggio, dall’analisi del quale si deduce immediatamente la misura del nostro ritardo.

 

Sono 55 milioni (fonte RA ReiseAnalyse 2015) i tedeschi che annualmente fanno un viaggio non inferiore a 5 giorni di permanenza, generando una spesa complessiva di circa 65,9 miliardi di euro, ovvero circa 1.200 euro a testa (giusto come paragone, una manovra finanziaria italiana è pari a circa 27 miliardi di euro).

La meta privilegiata dei tedeschi rimane casa loro, con circa il 30% delle preferenze, mentre al secondo posto si collocano i paesi del Mediterraneo, con una maggior tendenza verso la Spagna (13,1%) rispetto all’Italia (8,4%).

Indagando poi sulle preferenze e gli aspetti motivazionali nella scelta delle destinazioni, emerge come il binomio “spiaggia-mare” sia il più ricercato, seguito da “relax-riposo” al secondo posto (con un trend in diminuzione) e da “natura incontaminata” al terzo (con un trend in forte ascesa).

Insomma, esattamente quello che da sempre offre la Sardegna, e che il mondo ci invidia. Invece ….

Invece la Sardegna intercetta appena 300.000 tedeschi, meno dell’1% (!!!)  del mercato viaggi della Germania.
Questo valore rappresenta circa il 25% del totale stranieri nell’isola, valore che nei mesi di spalla di marzo, aprile, settembre e ottobre sale al 30%, fino ad arrivare al 34% a maggio.

Insomma, la Sardegna piacerebbe ai tedeschi ma loro purtroppo non lo sanno.

Le analisi dicono che è un mercato che gradirebbe venire da noi anche (o soprattutto) in media stagione e quindi molto interessante, con un gran potenziale, ma che probabilmente non intercettiamo nei modi dovuti.

Un problema di attrattività? Comunicazione? Prodotto? Lingua? Trasporti?

Da uno studio nell’Enit del 2015, la Sardegna si colloca, fra le regioni italiane gradite dai tedeschi come meta delle proprie vacanza, fra l’ottavo ed il decimo posto: media classifica, senza infamia e senza lode, lontani dalla zona retrocessione, ma senza grandi ambizioni neanche di Europa League.

Quindi che fare?

Inutile tentare analisi semplicistiche e frettolose. L’elemento chiave é prendere coscienza che quello che rappresenta oggi il nostro primo mercato ha sostanziosi margini di miglioramento: ma per capire come muoverci dovremmo studiare di più e meglio il mercato tedesco.

Lo studio di ReiseAnalyse, citato sopra, ci fornisce informazioni preziose:

  • sono un target fortemente destagionalizzante perché si muovono da febbraio a novembre, quindi colmerebbero, almeno parzialmente, quel gap di stagionalità che molti operatori vivono come un castigo divino, pensando che nulla in tal senso si possa fare;
  • oltre il 50% di viaggiatori predilige i pacchetti completi e organizzati. Sempre dallo studio dell’ENIT emerge come ben l’85% del totale dei viaggi intrapresi dai tedeschi sia stato prenotato in agenzie di viaggio oppure sulle loro pagine online. Ciò significa ridotta presenza di “nero” o di strutture “fai da te”;
  • il 78% usa internet e il 58% lo usa anche su dispositivi mobile: quindi necessità di disporre di servizi on-line anche a destinazione, con connessioni web veloci, sicure, efficienti.

Mentre noi dobbiamo ancora chiarirci le idee, i nostri competitors non stanno fermi: da una elaborazione di Sardegna2050 su dati Expedia 2016, si evidenzia come l’area del nord-est della Sardegna, quella che nel 2016 (dati ancora non ufficiali) ha raccolto ottimi risultati, pur essendo cresciuta in doppia cifra, ha perso nettamente terreno rispetto a destinazioni concorrenti come Ibiza, Maiorca e la Croazia (non basta crescere del 11% se gli altri crescono ad un ritmo più veloce del tuo).

Il benchmarking comparato – fondamentale per comprendere appieno i fenomeni – evidenzia come pur avendo avuto incrementi in assoluto significativi, se cresci meno degli altri, alla resa dei conti hai perso terreno, perché la tua quota di mercato si è ridotta.

Nel solo aeroporto di Palma di Maiorca, alla nostra stessa latitudine e su un territorio molto più piccolo, transitano ogni anno oltre 8,5 milioni di tedeschi, pari a oltre 4 milioni di arrivi dalla Germania: circa la metà arrivano da 4 aeroporti che sono, in ordine di importanza: Dusseldorf, Colonia/Bonn, Amburgo, Francoforte.

Sarebbe un buon inizio lanciare campagne promo-pubblicitarie sul cliente tedesco partendo da questi territori che hanno scelto massicciamente un nostro concorrente: campagne che evidenziano con strategie mirate e puntuali, la vocazione balneare e la natura incontaminata dell’isola, evidenziando subito le possibili alternative di viaggio disponibili.

Se poi, come risulta dagli studi ReiseAnalyse, il traffico cosiddetto “pilotato” rappresenta oltre il 50% del mercato, un rapporto stretto e collaborativo con gli operatori della intermediazione tedesca (TUI, Thomas Cook, DER Touristik, solo per citare i primi tre) è fortemente consigliato.

Dobbiamo perciò provare ad affrontare più seriamente il tema dello sviluppo del mercato tedesco, senza improvvisazione, senza pressapochismo, senza azioni slegate, senza “nero”, dall’ABC del buon operatore turistico.

Potremmo addirittura scomodare Roberto Rossellini, per dire che “Germania Anno Zero” dovrebbe essere il manifesto di un nuovo neorealismo turistico, ma forse basta iniziare dalle cose più semplici e banali.

Più menù in tedesco, più tedesco nelle scuole, più siti turistici in tedesco, più App in tedesco, più corsi di tedesco al personale della front line, più cultura tedesca diffusa, più scambi culturali, più relazioni con i circoli dei sardi, più comunicazione sui mercati tedeschi, più Sardegna in Renania ed in Baviera e più Germania in Ogliastra ed in Gallura.

Parlare tedesco non sarà una barzelletta, ma dovremmo pur cominciare.

Sprechen Sie Deutsch?

Gianfranco Fancello e Lucio Moore

Turismi da incubo #24

franceschiniRequiem per Mine(i)stre(i) riscaldate(i)

 

Ah, la vecchia e cara crisi di governo…. si, si, proprio lei, quella che negli anni della prima Repubblica faceva capolino con frequenza pressoché annuale e che oggi avevamo quasi dimenticato.

Allora serviva per far ruotare nei posti di governo i tanti rappresentanti delle numerose correnti della Democrazia Cristiana e quasi nessuno si accorgeva delle differenze, mentre ora si muovono addirittura i governi stranieri preoccupati (parrebbe) dell’interruzione dell’azione di governo.

Allora nessuno quasi ci badava, pochi si preoccupavano, tanto poi, di lì a poco, sarebbe nato un nuovo Governo che comunque sarebbe rimasto in piedi al massimo per un anno; oggi, invece, lutti, dimissioni, allarmi sull’economia, la finanza pubblica, le riforme, le leggi, la manovra, … insomma, dramma collettivo!

Forse, citando un altro toscanaccio (oppss!) come Gino Bartali “… l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare“?

Beh, non proprio, sforziamoci di vedere  il bicchiere mezzo pieno…
Che sia la volta buona per chiudere con le minestre riscaldate in ruoli chiave per lo sviluppo nazionale?
Ci speriamo davvero, ad esempio in ambito turistico, dove se non fosse del tutto evidente che gli insegnamenti di Pericle sono largamente disattesi, i Ministri  dovrebbero essere i migliori tra tutti noi, i leader di una rinascita aspettata più di Godot.
E invece no, come direbbe Carlo Lucarelli.

La mancanza di attenzione e la sottovalutazione del potenziale dell’industria turistica è da sempre sotto gli occhi di tutti e raggiunse il culmine sotto il regno della Brambilla, quella che raccontava che il problema del turismo in Sardegna erano i troppi cani randagi.

L’ultima incompiuta in ordine di tempo nella notte buia del turismo è stata rappresentata dall’avv. Franceschini Dario da Ferrara, ex democristiano, che ha saputo attraversare con scioltezza Ulivo, Partito Popolare e Margherita  per approdare infine al  PD e al PDr(enzi).  Ministro, sottosegretario, segretario di partito, consigliere comunale, membro di Commissioni.  Insomma un curriculum da politico di razza, per 32 mesi a capo del MIBACT, il (sedicente) Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Turismo pochissimo, dicono i maligni.

Fece parlare di se alla nomina – quando  Renzi all’uscita dal Quirinale fece simpaticamente notare a tutti che la ricreazione era finita – dicendo di “essere stato chiamato a guidare il più importante ministero economico di questo Paese” e che “il ministero della cultura in Italia è come quello del petrolio in un Paese arabo”.
Ad agosto di due anni fa disse anche “abbiamo i borghi più antichi del mondo e percorsi religiosi da far invidia a Santiago di Compostela, ma nessuno lo sa. Ora si cambia”. Il ministro non sfuggiva al male tutto italiano di annunciare come cotti e mangiati pranzi luculliani che erano invece ancora in fase di pianificazione di massima; ed infatti, ad oggi, il “come” cambiare non è ancora ben chiaro.
Sempre nel 2014 rubò l’applauso anche dai sardi : “Nei giorni scorsi sono stato a Usini, dove si produce in piccole quantità un vino spettacolare, il Cagnulari, che potrebbe essere venduto in tutto il mondo. Ecco l’Italia vincente sarà fatta di tanti Cagnulari”.

La storia recente dice che il Ministro è tornato sull’Isola ospite del Gruppo Intesa alla presentazione di uno studio sul turismo. Non ci crederete. E’ persino riuscito a riciclare la celebrazione del Cagnulari di Usini.  Rendiamo grazie, ma il re è nudo.  Il ministro ascolta, commenta, annuisce, approva e infine ribadisce analisi già sentite, diagnosi fotocopia.

Sarebbe lecito dopo due anni e mezzo al timone del ministero parlare di progetti avviati, progetti completati, piani, azioni tattiche e strategiche. Azzardiamo, magari di risultati non estemporanei ma strutturali del comparto.
E invece no.  Minestre riscaldate.

Nel mondo reale, intanto:

  • l’Italia non guadagna appeal, rimane la quinta destinazione mondiale ma perde più degli altri in termini di introiti finanziari da flussi turistici (fonte ENIT).
  • del Piano Strategico – annunciato in ogni dove – si sono perse le tracce, sepolto da qualche parte, deve essere approvato in commissione. Nel 2105, sono stati convocati per due volte degli Stati Generali del Turismo. Se il Piano Strategico uscisse ora sarebbe già vecchio; giusto in tempo perché il nuovo ministro (a valle della crisi di governo) lo abbandoni e ne metta in cantiere un altro, come del resto Franceschini fece con  il Piano Gnudi.

Cosa ricorderemo di questo Ministro? Tanti proclami e dichiarazioni su … dobbiamo superare la stagionalità, comunicare meglio, pensare alle zone interne e soprattutto “fare sistema”.

Il famigerato Fa-re  si-ste-ma…
Già sentito?
E si, é una delle più lise, abusate e inutili banalità della letteratura turistica, il toccasana dei mali endemici di tutte le destinazioni turistiche, che si accompagna alle inevitabili  omelie sul futuro. Se a questo si aggiunge l’altrettanto abusata ” … abbiamo enormi potenzialità inespresse” (forse memore dello slogan “liberiamo il futuro”, quando correva per le primarie Pd) allora il quadro è completo.
Ma, vaticinare turismi sconfinati e ammaliare con il grande potenziale turistico inespresso ha sempre un triplo vantaggio comunicativo:

  •  primo quando qualifica il relatore come l’oracolo che guarda lontano,
  • secondo perché a tutti piace sognare un futuro migliore al superenalotto del turismo,
  • terzo, è straordinariamente economico, rinforza l’autostima delle destinazioni turistiche e nessuno ne chiederà mai conto, perchè non è misurabile.

Ora, con l’apertura della crisi, nuovo giro di valzer, “changè là dame!”,  nuova corsa e, probabilmente, nuovo ministro. Cosa lascia in eredità dopo milleediciannove giorni?

Ahi noi, poco assai: analisi mastodontiche, significative capacità di mettere a fuoco il problema, diffuse prese di coscienza su inespresse potenzialità, ma nessuna svolta, nessun cambio di rotta, nessuna “strambata” in grado di far cambiare velocità a quella ” …nave senza nocchiere in gran tempesta …” che sette secoli dopo la scrittura del VI Canto del Purgatorio continua ad essere il nostro Paese.

Raccontare al malato cronico che la sua malattia è confermata non qualifica il medico.
E neppure avvia  purtroppo il processo di guarigione. Le ricette turistiche proposte appaiono ineccepibili sulla carta, ma inapplicabili nella realtà: omeopatiche nel migliore dei casi, altrimenti generiche, deboli e prive di contenuti che possano attivare vere riforme strutturali.

E’ sempre un armiamoci e partite che lascia le questioni irrisolte tutte sul piatto, soprattutto in Sardegna. E  anche se la grafica ammaliante dello storytelling turistico ci cattura con minestre riscaldate come fossero fresche fresche, appena preparate da Cracco, la gaussiana da incubo della stagionalità è identica da trent’anni.
Si parla, riparla, ri-riparla dei problemi annosi del turismo, quasi come se una intera isola stesse sul lettino dell’analista  a confessare la sua depressione. Che fare, insomma?

Fra un passaggio ad Usini ed uno a Caprera, il nostro ministro (oramai ex?) ha individuato un aspetto rilevante: la Sardegna ha bisogno di un brand sardo, di un mix di elementi a forte attrattivitá che possano fare sistema (oppss… scusate) con il mare.

Potrebbero essere i Giganti di Mont’e Prama?
Molti tra gli operatori lamentano che il ministro abbia la fissa dei musei e che finora abbia trascurato il turismo: non avendo altre carte da giocare egli gioca quelle che ha.
Il progetto dei Giganti è l’unico che potrebbe portare in Sardegna una piccola fetta del miliardo di euro che il Mibact spenderà prossimamente.

Meglio di niente, certo.  Ma non era esattamente quello che si aspettavano gli operatori per il rilancio. L’importante è che questa non rimanga un’ulteriore azione isolata, buona per qualche titolo di giornale nei giorni immediatamente successivi, ma non in grado di incidere profondamente sul contesto e sul territorio isolano.
Se così sarà, ci troveremo di fronte all’ennesima occasione persa, la cui numerosità supera abbondantemente quella delle crisi di governo della Repubblica Italiana.

Gianfranco e Lucio

 

Turismi da Incubo #23

Meetforum: Piccoli diamanti grezzi crescono (finalmente)?

Olbia. Italia. Mediterraneo. Europa.meetforum

A prima vista sembrerebbe che non vi siano punti di contatto fra Davos ed Olbia. L’una in Svizzera, l’altra in Sardegna. La prima a 1.500 metri, la seconda in riva al mare. L’una piena di sciatori, l’altra di velisti. Apparentemente niente in comune.
Eppure dalla settimana scorsa qualcosa è cambiato: da giovedì a sabato scorso,  Olbia infatti stata la sede del Meeting Forum, un evento che ha riunito alcuni dei maggiori esperti nazionali ed internazionali di turismo e di trasporti per ragionare su come la Sardegna possa trovare nuove ed interessanti opportunità di sviluppo nel settore del turismo. Un po’ come succede, fatti i debiti paragoni, a Davos, con il World Economic Forum.
In tanti hanno tentato, negli anni precedenti, di organizzare qualcosa di simile, con scarsi risultati, però.
Nel 2010 l’allora assessore regionale Crisponi convocò gli “Stati Generali del Turismo”: si trattò di un incontro mono-direzionale di tipo top-down, dove i 500  operatori turistici coinvolti, investiti dalla crisi, ascoltavano a metà tra incredulità  e fiducia, mentre l’assessore parlava dell’isola come di “diamante grezzo” da valorizzare. Nel tempo è cambiata la governance ma il diamante grezzo era e grezzo è rimasto.

Lo scorso anno, a Pietrarsa,  il ministro Franceschini lanciò addirittura gli “Stati Generali Nazionali del Turismo” che avrebbero dovuto inaugurare l’ennesima “nuova stagione nel turismo”: ma, a parte l’inaugurazione, la nuova stagione non è mai partita. Anzi, l’Italia nel 2016, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO World Tourism Barometer, vol.14 – July 2016) rimane, fra le destinazioni mondiali, al 5^posto come arrivi ma perde due posizioni (dal 5^ al 7^) come introiti finanziari (50,5 mld di dollari nel 2014, 39,4 mld di dollari nel 2015).

Constatato che gli Stati Generali sono persino più pericolosi della stracotta menata del “fare sistema” abbiamo approcciato il Meetforum di Olbia, viste le premesse, con qualche legittima diffidenza.
E invece no.
Seminari, coinvolgimento di interlocutori istituzionali come Mibact, Enit, Assessorato Regionale, Università, aeroporti, vettori aerei e navali, hotellerie, operatori, studenti ne hanno fatto un evento dinamico, vivo, concreto, ricco di spunti.
Si sono incontrati (e scontrati) sui tre tavoli di lavoro addetti ai lavori con una grande fame di confronto e con una grande voglia di conferme e di spunti innovativi.
Sul tavolo della Accessibilità, si sono confrontati rappresentanti italiani e stranieri di aeroporti, porti, aziende di trasporto e turistiche, Università, esperti ed opinion leaders nel settore della mobilità.
Sul tavolo delle Best Practices i docenti Baiocco e Cinque del master turistico Mematic dell’Università Tor Vergata di Roma, ma anche Antonio Usai docente di marketing strategico e consulente dell’Assessore Morandi hanno discusso con aeroporti, compagnie di crociere e tour operators.
Su quello del  Caos Distributivo, coordinato dal prof David Jarach, docente Bocconi e Ceo di Diciottofebbraio, un ricco portfolio di operatori che andavano da Meridiana a Vueling, passando per Bto e Federalberghi    si interrogava sul futuro; esperienze diverse e modelli di sviluppo talvolta in competizione come quelli di FA Travel e di Msc Crociere, ma che attraverso il dialogo possono cercare di trovare elementi di cooperazione.

Stavolta la formula, rispetto al passato, è apparsa più efficace: i tavoli sono stati creati mettendo insieme soggetti complementari far loro, ricostruendo catene logistiche e di prodotto, in modo da far emergere chiaramente i nodi reali, le strozzature, i punti di attrito. Molti casi-studio, numerose proposte operative, diversi botta e risposta per evidenziare gli elementi essenziali su cui investire.

Insomma visioni turistiche passate ai raggi x per provare a centrare alcuni obiettivi importanti:

  • Riaprire il dialogo interno tra operatori (oltre 200 quelli presenti) inclusi vettori navali e aerei, in modo da fare realmente networking;
  • Migliorare la promozione dei territori,  in  forma integrata e coordinata, non per singoli comparti ma per filiere organizzate;
  • Riattivare canali di collaborazione con le università di Sassari, Cagliari, Olbia, ma anche Bocconi, Tor vergata, Palermo, Milano Bicocca, Trieste’, al fine di mettere a disposizione del comparto le migliori competenze e ricerche;
  • Rilanciare un benchmark internazionale con destinazioni turistiche con  problemi simili ai nostri ( Corsica, Malta, Spagna), facendo tesoro delle opportunità e degli errori altrui;
  • Far dialogare meglio operatori turistici e sistema creditizio per accelerare lo sviluppo del comparto;
  • Avere un sistema organizzato ed integrato di gestione dei dati e delle informazioni, che siano a supporto sia dei pianificatori pubblici che degli operatori privati.

L’ultimo giorno del Meetforum, l’assessore al turismo Morandi e Bastianelli, direttore Enit, hanno chiuso annunciando un 2017 ancora positivo nel quale, con la pubblicazione dei Piani Strategici Turistici nazionale e regionale, il quadro operativo, i prodotti ed i mercati di riferimento dovrebbero essere chiari e delineati (NdR se alle strategie seguissero anche stanziamenti di risorse adeguati sarebbe più facile crederci, ma naturalmente non sarà così nè sul bilancio Mibact nè su quello RAS).

Tuttavia, alla fine, molti i visi soddisfatti, soprattutto da parte dei tanti operatori, che forse per la prima volta si sono sentiti davvero coinvolti ed ascoltati nell’individuazione delle soluzioni ai soliti problemi che il comparto del turismo sardo ancora si porta dietro. Tanti i commenti positivi e tante lodi all’evento, a testimonianza del fatto che, nonostante gli innumerevoli convegni che negli anni passati si sono tenuti sul tema, vi é una fortissima esigenza di confronto attivo, di dialogo, di relazione, a dimostrazione che il turismo è soprattutto networking.
Quindi un plauso a Massimiliano Cossu, a Portale Sardegna ed al suo staff e all’Assessore Morandi che ha patrocinato l’evento. Idea vincente, pochi fronzoli, poca politica, tanta concretezza ed operatività. Certamente diversi elementi da sistemare (era la prima edizione, sarebbe stato sorprendente il contrario), ulteriori potenzialità da sviscerare, qualche elemento da limare,  ma molti feedback incoraggianti per progettare una seconda edizione ancora più ricca, magari con qualche momento intermedio che mantenga attive le energie e renda ancora più concreti gli effetti sul territorio.

Nella prossima edizione auspichiamo anche il coinvolgimento degli amministratori comunali, quelli che possono rappresentare con le loro micro-azioni di cura, pulizia e valorizzazione del territorio i veri facilitatori dei processi di fidelizzazione.

Non sappiamo se davvero ci sia stata nei giorni scorsi ad Olbia “la più grande concentrazione di cervelli ad alta gradazione turistica  degli ultimi anni”, ma è decisamente chiaro che il turismo sardo ha un gran bisogno del Meetforum.
Buon lavoro per la prossima edizione.

Gianfranco Fancello e Lucio Murru

Turismi da Incubo #17

image

Il turista riluttante.

Nonostante le indigestioni di Autunni nel-cuore-di-non-so-dove, Sagre del-prodotto-più-genuino-del-tuo, fior fiori di Montagne-che-producono, Borghi più-identitari-che-mai, Sapori più-autentici-del-mondo conosciuto, Degustazioni delle-Sardegne-più-vere, Rassegne eno-gastronomicamente-politically-correct, improbabili show di Eccellenze uniche, parate di doc, dop, igt, igp, stg custodi-gelosissime-di-tradizioni-millenarie, Stagioni teatrali e festival musicali winter-edition, insomma dopo tutto questo lavorio, pensavamo di poter finalmente trarre un meritato sospiro di sollievo.
E invece nulla di fatto.

Il turista dei-nostri-sogni resta maledettamente refrattario alle adulazioni delle sirene autunno-invernali.
Neppure la new entry Black Friday, che ci porterà dritta dritta verso gli imperdibili mercatini natalizi con abbondante contorno di Fiere delle Birre, sembra poter cambiare il magro bottino turistico di quella tristemente nota come bassa stagione.
Nè parrebbe che i pretenziosi Capodanno in piazza last-minute possano cambiare le sorti di una stagione turistica autunno-invernale che è molto più che bassa:  pare proprio affetta da nanismo.

È con questi turismi della gita fuori porta, ahimè, che si srotola, autoreferenziale, non molto convinta ma anche un po’ austera,  “l’altra stagione” sulla nostra Isola.

Di turisti che arrivano da fuori manco a parlarne, però – magra consolazione – almeno il turismo interno è vivo e vegeto e comunque  cerca di dare una mano ad una economia rurale con orizzonti non troppo luminosi.
Comunque sia – con o senza Ryanair, i cui numeri sono in ogni caso molto esigui –   è evidente che ce la cantiamo e ce la balliamo da soli (anzi, soprattutto ce la mangiamo e beviamo).

Un vero peccato, perchè vi sono mercati ricchi e con un elevata propensione al viaggio, come quello tedesco, dove nel 2014 almeno l’80% degli abitanti ha fatto un viaggio all’estero superiore ai 9 giorni (fonte FUR).Dove saranno andati?
Certo non in Sardegna, visto che i nostri dati parlano di qualche centinaio di migliaia di arrivi, mentre il nostro competitor diretto, Palma di Maiorca, ha registrato nello stesso periodo oltre 4 milioni di arrivi tedeschi (fonte Aena).

Ora, le domande che non possiamo ignorare sono almeno due: perché non vi sono segmenti turistici extra-regionali interessati al nostro prodotto turistico tardo-autunnale e invernale?
Siamo poco interessanti e quindi vi è un problema di contenuti?  O potremmo essere interessanti ma la comunicazione è talmente carente che i contenuti non si trasformano in opportunità e quindi il turista non ci vede?
Come al solito si formeranno due scuole di pensiero contrapposte.
Ciascuna con le sue ragioni condìvisibilissime e con annessi aneddoti utilissimi alla causa.
Una terza fazione con tutta probabilità solleverà il problema trasporti.
Non potrà mancare un facile e immediato rimando alla sedicente minaccia Ryanair, purtroppo unico dogma, per sua stessa natura infallibile, della teologia turistica degli ultimi 15 anni.
Ci aspettano quindi un lungo inverno e una ridente primavera di convegni-passerella, dove ex arrostitori di porcetto professionali ed ex priori di pro-loco d’assalto si scontreranno all’arma bianca, sotto il simbolo di qualche partito in campagna elettorale.
Si tratterà come sempre di addizioni di retorica, stilisticamente impeccabili, ma a somma zero, utili per sostenere assonnati redattori in crisi di astinenza da cronaca nera.

Il turista riluttante, intanto, del tutto ignaro di cotante tempeste di cervelli che celebrano messa in suo onore, si affanna a cercare una vacanza diversa dal solito villaggio all-inclusive, che gli possa offrire emozioni inattese e magari regalare la sensazione di una esperienza non banale, davvero ricca di contenuti.
Si, forse cerca la Sardegna. Ma ancora non lo sa.

Adiosu

Anno Zero

C’è chi si rifà all’ultimo Santoro parlando di “Anno zero”; i più nostalgici citano invece “Rifondazione”, mentre i logorroici affermano che “le modalità attraverso le quali vengono erogati i servizi non sono più adeguate nè all’esigenza dell’utenza, nè a quelle del territorio”.

La sintesi è che questo 2015 verrà ricordato come l’anno buio dei trasporti sardi, quello dove il sistema è andato in tilt e dove molti dei nodi sono venuti al pettine.

Doveva essere l’anno buono, il 2015: la Giunta Regionale,finito il periodo di rodaggio, avrebbe dovuto camminare “a tutta” nel rilancio della vertenza Sardegna; il Governo Nazionale poi, completato anche qui il periodo di rodaggio (non si nega a nessuno, neanche ai vertici …) e forte di una nuova stabilità politica, avrebbe dovuto testimoniare quel deciso “interesse” per l’isola sbandierato ai quattro venti nelle consuete visite dei ministri repubblicani in Sardegna e poi puntualmente dimenticato appena varcato il Tirreno; l’Unione Europea infine, forte finalmente di ben tre rappresentanti sardi nel suo parlamento (completato anch’essi il loro periodo di rodaggio), avrebbe dovuto avviare le azioni per il superamento del gap dell’insularità, che (analisi Cirem- Università di Cagliari) vale oltre 660 mil di euro all’anno.

Invece….

  • la continuità territoriale aerea è in crisi e va ripensata: lo afferma il Presidente Pigliaru, che in un post su Facebook di qualche giorno fa ne ha scritto il requiem, testimoniandone, di fatto, il suo superamento. Se si guarda con la lente d’ingrandimento, la CT1, come sempre in estate, evidenzia tutti i suoi limiti, la CT2, inspiegabilmente, ancora non parte, mentre le low cost, giustamente, fanno il loro mestiere e fanno e disfano a loro piacimento. Non parliamo poi della crisi di Meridiana, degli aeroporti di Oristano e Tortolì chiusi, del tilt di Fiumicino che penalizza anche i collegamenti con l’isola, ect.;
  • il trasporto marittimo è in mano ad un monopolio che, come da manuale di economia, ha affondato (opss!!) la concorrenza, il confronto, la competitività. Da mesi la Regione chiede di rivedere la convenzione monstre di 70 mln l’anno fino al 2020, ma, a parte qualche sorrisino di circostanza, poco o nulla si è mosso. Intanto le due autorità portuali sono commissariate, in procinto di fondersi in una sola, per aderire ad una riforma profonda del settore, dai sardi più subita che partecipata;
  • la continuità territoriale delle merci continua ad essere una chimera, con le aziende totalmente abbandonate a se stesse, alle logiche di mercato, ad affrontare da sole i disagi che stagionalità ed insularità puntualmente ripropongono. Nel periodo estivo, intanto, con puntualità svizzera aumentano i tempi di attesa ai porti e diminuiscono le disponibilità di spazi nave per le merci;
  • sul trasporto ferroviario, poi, le notizie sono recentissime: i pendolini diesel, tanto sbandierati lo scorso anno e che avrebbero dovuto collegare Cagliari e Sassari in due ore, sono fermi nei binari della stazione di Cagliari da un anno esatto (a proposito, buon compleanno!!!), mentre la Commissione Europea la scorsa settimana ha bocciato la richiesta di circa 9 mln di euro per il potenziamento tecnologico della rete;
  • su trasporto collettivo, dal 2009 si procede con proroghe “in via sperimentale e provvisoria” (come recita il sito della RAS) dei primi contratti di servizio, in attesa di una completa applicazione della legge 21 del 2005. Per fortuna quale notizia positiva arriva, dal versante urbano, con il rilancio del trasporto pubblico su gomma e dei nuovi progetti metro per Cagliari.
  • sul sistema stradale, i toni sono chiaroscuri: bene i nuovi cantieri aperti (soprattutto sulla Sassari-Olbia), ma buio pesto sulla gestione di circa 6.000 km di strade, ovvero il patrimonio delle provincie (vecchie e nuove) in fase di dismissione. Chi, come, quando, con quali risorse si curerà la manutenzione, il rispristino la cura e l’esercizio di quelle strade?

La sensazione è che si debba ripartire daccapo (Anno Zero, appunto, o Rifondazione, o …): serve però un disegno chiaro, una linea unica, decisa, unitaria, integrata, dove ruoli ed azioni si supportino e si integrino fra loro. Iniziative isolate, spot, una tantum, non servono, lo abbiamo già visto: in Europa, ed in Italia, vogliono chiarezza di obiettivi, strategie condivise da seguire, operazioni ed interventi connessi in una logica di rete e di sistema,servizi funzionali integrati fra loro e con il territorio circostante.

Sarà un caso che il Piano Regionale dei Trasporti è fermo in commissione dal 2008?

 

Gianfranco

Piccolo è bello (e stavolta anche bravo)

No no, tranquilli, non è la solita celebrazione sulle virtù delle piccole e medie imprese  che trainano il tessuto economico della nazione. Non è, tanto meno, neanche il solito tormentone estivo sul fatto che in amore le dimensioni non contino.
Stavolta la notizia è un’altra e riguarda il trasporto aereo e la Sardegna. Qualche giorno fa, a Milano, la Geasar,  società di gestione dell’aeroporto di Olbia, ha vinto l’ATRI AWARD, primo premio come miglior gestore aeroportuale d’Italia.
Si si, proprio così, Olbia è il primo aeroporto d’Italia per qualità dei servizi, davanti a colossi come Fiumicino, Malpensa, Linate, Catania solo per fare alcuni nomi grossi. È come se l’anno prossimo il Premio Strega lo vincesse un autore de Il Maestrale o di Fabula Editore, o se Paloschi diventasse il capocannoniere della Serie A, o la Dinamo Sassari in Europa (e qui mi fermo)….
Il valore del premio sta nel fatto di averlo vinto ad Olbia, scalo medio-piccolo come traffico (20^ posto nel 2014, dopo Brindisi, con poco più di due milioni di passeggeri/anno), ma con un fortissimo fenomeno di stagionalità (ben due terzi di questi si muovono fra giugno ed agosto).
La chiamano “bravura”: provate voi a tenere al top un aeroporto così anche d’inverno, quando le affollatissime sale estive si trasformano in atri deserti buoni per favolose partite a calcetto o per romantiche passeggiate mano nella mano con la hostess in attesa del volo, o quando le decine di negozi presenti si combattono pochi sparuti passeggeri; provate voi a mantenere in efficenza impianti, strutture, arredi, servizi che funzionano al massimo per 180 giorni e poi, per il resto dell’anno, rischiano di arrugginirsi.
Beh, Olbia e Geasar ce l’hanno fatta, azzerando quella diffidenza che spesso sconfina nell’ostilità: chiedete, se ce la fate, un parere sui rispettivi scali ad un cittadino di Fiumicino o di Malpensa o, per non andare lontano, di Elmas; qui, invece, si sono inventati un modellino di gestione che funziona e che viene visto come esempio e studiato in Italia ed Europa, portando, nei mesi “di morbida”, con successo, la città in aeroporto: mostre, concerti, presentazioni di libri, iniziative per bambini, feste, prodotti tipici e territori in esposizione, ect. Insomma tutto quanto contribuisca a mantenere viva una struttura in letargo, rendendola fruibile socialmente e redditizia  finanziariamente: per i curiosoni, gli utili di Geasar, nel 2014, sono stati 4,8 mil euro su 31.3 mil di ricavi, (senza contare gli utili prodotti dalle due controllate: Eccelsa 1,1 mil euro e Cortesa utile netto 0,6 mil euro).
Per far questo bisogna studiare tanto, confrontarsi, guardare le buone pratiche in giro per il mondo, ed evitare, conoscendole, quelle deleterie: ma soprattutto bisogna avere passione, coraggio e visione strategica, doti necessarie per cambiare lo status quo.
Ecco perché questo premio vale, e vale tanto (a proposito, dimenticavo … il management è tutto sardo, e scusate se è poco).
                                                                                                                                                    Gianfranco Fancello

La 131

131cartello-lavoriLasciamo perdere il fatto che in 40 anni non l’ho mai vista senza cantieri, così come molte delle diramazioni principali del nostro semplice sistema viario interno, non è questo il tema.

La 131 ed i sistemi arterioso e venoso della mobilità sarda non rappresentano solo l’architettura infrastrutturale per spostare merci e persone in tutte le direzioni e profondità dell’isola, non devono e non possono essere solo considerate pertanto come contenitori di mezzi per la mobilità.

Se la si guarda un altro punto di vista, la 131, così come le altre, è un luogo di tempo, tempo prezioso, indispensabile, tempo sempre più mancante.

Se la 131 fosse stata concepita (o si iniziasse a concepire) come anche contenitore di tempo, che permetta, senza soluzione di continuità e con robustezza, la possibilità di parlare ininterrottamente, di lavorare, di connettersi, di fare videochiamate (ovviamente con tutto il rispetto del codice della strada e per la sicurezza nella circolazione), allora sì che sarebbe molto diverso, bello e piacevole attraversare la Sardegna, lavorare lungo le sue strade.

Da luogo passivo a percorso di mobilità attiva.
Perché, così come le macchine non sono solo contenitori di persone, così le strade non sono solo contenitori di mobilità di merci e di persone.

A questo si aggiunga che, poste le attuali soluzioni tecnologiche, le strade stesse possono narrare il territorio, la sicurezza, il traffico, possono narrare i luoghi ed i loro contenuti, possono invogliare a percorrere paesaggi per il nutrimento della mente e dello spirito, possono ingolosire all’assaggio …

Ecco, le strade sono contenitori di tempo e di vita.

Vorrei che lo fossero anche in Sardegna.
E non vorrei chiudere dicendo che spero che i miei nipoti possano vederlo.
Vorrei vederlo io con tutti voi.

buon viaggio, buona estate

e come sempre io lo dico a voi, ma voi per piacere ditelo a tutti: #avantitutta

vostro affezionatissimo,

Nicola

aspirina_131

 

image_pdfimage_print