Lab Turismo Incontri con gli Specialisti: Massimiliano Cossu

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Milano, Piazza Affari, 16 novembre 2017. All’esterno del tempio della finanza, di fronte alla sfrontata scultura di Cattelan, gli striscioni di una sino a oggi semi-sconosciuta azienda Sarda celebrano il primo giorno di quotazione in Borsa di Portale Sardegna. E’ un evento storico. Si possono contare sulle dita di una mano le aziende dell’Isola che sono approdate sul prestigioso  mercato dei capitali (Saras, Tiscali, Banco di Sardegna, e per un breve periodo Meridiana), tutte di grandi dimensioni e nessuna attiva sul turismo.

A guidare questa impresa – è proprio il caso di dirlo – Massimiliano Cossu un nuorese di 44 anni che ha fondato la società nel 2001 e ricopre attualmente il ruolo di Amministratore Delegato e CFO.  Nel 1997 consegue la Laurea in Economia delle Istituzione e dei Mercati Finanziari alla Bocconi.  Dopo le prime esperienze come analista finanziario e trader in Cariplo, Credite Agricole e Caboto, ha ricoperto diversi incarichi di responsabilità come business  manager (MPS), product manager (SCM Sim),asset manager (Alma Laghi SA), oltre che come coordinatore della rete dei promotori finanziari product developer all’interno del Gruppo Generali.

 

D1) Puoi raccontarci il tuo percorso personale di crescita manageriale e come esso sia evoluto nell’idea imprenditoriale di PS?
r:
Sono laureato in Finanza e ho avuto l’opportunità di lavorare per una serie di grosse Istituzioni Finanziarie. In particolare ho fatto parte del desk dei derivati della Caboto (gruppo Intesa) attuale Banca IMI dove gestivo un portafoglio di circa 600mln di euro di strumenti finanziari di vario tipo. Pur essendo consapevole della fortuna di avere un lavoro di quel tipo la mia indole imprenditoriale e l’amore per la mia terra mi spinsero a guardarmi sempre intorno alla ricerca di qualche opportunità. Portale Sardegna è nata quindi a Milano negli anni di università e durante le mie esperienze professionali. L’entusiasta reazione dei milanesi al mio tipico accento sardo mi ha convinto del fatto che la nostra Isola ispira delle sensazioni uniche ma ho anche intuito che il “prodotto Sardegna” nella sua globalità aveva delle potenzialità inespresse. Allora con il boom di Internet e guardando anche all’esempio di Tiscali decisi di lasciare il mio lavoro per investire il mio ultimo bonus nello Start Up di Portale Sardegna.

D2) Tornare in Sardegna, a Nuoro, dopo aver varcato il Tirreno, lavorato per grandi aziende e vissuto in  città straordinarie non deve essere stato facile. Quali le principali difficoltà  affrontate?

r: Inizialmente tante, tanto è vero che nel 2007 decisi di prendermi una pausa e riprendere il mio vecchio lavoro. I ritmi adrenalinici milanesi ed in particolare quelli di una dealing room di una Investment Banking, non sono compatibili con quelli di qualunque altra città italiana, tanto meno mi permetto di dire della Sardegna. Piano, piano ho imparato ad adeguarmi e a trasformare quella “pacatezza” come valvola di compensazione della mia irruenza imprenditoriale. Per dirla tutta, se non ci fossero stati i soci della prima ora che ponevano il giusto freno alle mie quasi quotidiane idee, probabilmente oggi la Portale Sardegna non sarebbe quotata. La grande fortuna di Portale Sardegna è aver trovato dei soci disposti a fare sacrifici condividendo oneri e onori dell’iniziativa. Vorrei nominarne qualcuno ma senza per questo non dare il giusto risalto a tutti:  Marco Demurtas che dal 2001 decise di lasciare un’attività avviata per viaggiare in tutta la Sardegna per promuovere PS e affiliare le strutture ricettive, Marco Zedda che con grande sacrificio creò da zero una nuova business unit di Portale Sardegna, Carlo Busellato che ha creato il sito fin dagli albori di Portale Sardegna, Paola Porcu e Giovanni Sedda attuali responsabili rispettivamente dell’amministrazione e del Digital Marketing, Milena Marchi responsabile dell’Area Booking da 5 anni e poi ancora Gianfranco Cossu, Francesca Delogu, Monica Serra, Antonio Ticca (ex Tiscali, CRS4 e Video On Line) oggi nostro CTO e poi tutto il resto dei nostri collaboratori che ogni giorno ci regalano il loro prezioso contributo.

D3) Soru aveva detto a proposito di Tiscali   “basta un computer ed un idea per arrivare in alto”. Quindi l’insularità non è un handicap?

r: L’insularità può essere un handicap o un’opportunità dipende dalle strategie di sviluppo che si vogliono implementare. La storia delle Cattedrali nel deserto ci ha insegnato che l’insularità ti pone dei problemi di competitività difficilmente risolvibile. Dobbiamo pertanto puntare su settori nei quali l’insularità rappresenta un vantaggio competitivo o nel peggiore dei casi non influisce sulla competitività dei nostri prodotti/servizi nel mercato globale. Certamente il turismo e la digital economy sono quei settori che possono e forse devono diventare strategici per la nostra Isola.

D4) Portale Sardegna alla Borsa di Milano: un sogno realizzato. Gli investitori hanno creduto nel vostro progetto e nella vostra capacità di realizzarlo.  Cosa è oggi PS e cosa sarà domani?

r: Una delle cose che mi inorgoglisce di più è che Fondi Comuni di Investimento Inglesi, Francesi e Svizzeri oltreché del Nord Italia hanno deciso di investire in una società sarda, per giunta nuorese e l’hanno fatto perché credono nelle opportunità non solo di Portale Sardegna ma soprattutto delle potenzialità inespresse del nostro settore turistico. Insomma se ci credono loro la nostra speranza è che finalmente si possa collaborare tutti insieme per fare in modo che il turismo possa diventare un volano di sviluppo capace di creare occupazione  e benessere per tutti noi sardi. Noi ci prendiamo la responsabilità di diventare un soggetto aggregatore di azione sistemiche sollecitando e stimolando la discussione con tutti gli stakeholders. Il Meet Forum sotto questo punto di vista organizzato in partnership con Sardegna 2050 è stato ideato con questo spirito e le prime due edizioni hanno confermato che questa esigenza è sentita da tutti gli operatori.

D5) Il turismo può essere il vero motore di cambiamento e può garantire un effetto di traino significativo per agroindustria, artigianato e servizi?

r: Se guardiamo i numeri assoluti degli occupati a Malta (oltre 45.000) e Baleari (180.000) rispettivamente 2 volte e 6 volte gli occupati che ha la Sardegna, si possono intuire le potenzialità che ha il settore.
Far crescere il turismo significa quindi avere più occupati, più PIL ma anche più clienti potenziali per settori tipicamente collaterali come i prodotti artigianali e dell’agro industria. Penso però che il tutto deve partire dagli operatori, non possiamo più aspettare la politica. Essa ha dimostrato di avere, e lo dico con molto rispetto,  tempi non sempre compatibili con il mondo imprenditoriale. Credo molto nel sistema e nella capacità delle imprese di organizzarsi in particolare nelle funzioni di  Marketing & Distribution, d’altronde non dobbiamo inventarci niente, è sufficiente vedere tanti esempi o scegliere di affidarsi ai professionisti del settore (alcuni Destination Manager di fama internazionale li abbiamo avuti anche al Meet Forum di Orosei dello scorso ottobre).

D6) Cosa cambieresti di questo percorso potendo tornare indietro e cosa ti rimproveri di aver potuto fare meglio?

r: Cambierei tante cose, ho commesso tanti errori, probabilmente quello più grave è di non  essermi imposto prima di sintonizzarmi in una frequenza diversa da quella milanese.

D7) Il vostro valore aggiunto è anche pensare “local” in un mondo che globalizza e standardizza. I Travel Angels vanno in questa direzione?

r: Certamente si. Il nostro modello di business è completamente differente da quello dei grossi player generalisti, dai motori di prenotazioni, noi vogliamo – in un mondo digitale – restituire quell’umanità che fa la differenza. Proponiamo un mondo fatto di persone che ti trasmettono i nostri valori, le nostre passioni, le nostre esperienze. La grande sfida consiste nel rendere il nostro prodotto/servizio altrettanto competitivo in termini di prezzo. In questo senso con l’operazione di quotazione in Borsa speriamo che tutti gli operatori prendano consapevolezza del nostro ruolo all’interno del mercato sardo, partendo anche dalla considerazione che la sfida più importante della nostra destinazione, l’allungamento della stagione, non è perseguibile da un unico operatore.

D8) Dopo Tiscali ci sono voluti molti anni per vedere un altra azienda sarda alla Borsa di Milano. Ora i giovani sardi guardano a Massimiliano Cossu ed al suo team come ad un esempio da seguire. Vi sentite questa responsabilità e che consiglio vorresti dare ai ragazzi che oggi si stanno interrogando  su che strada prendere?

r: Parto dal presupposto che Portale Sardegna e quindi il sottoscritto deve ancora dimostrare molto, siamo stati bravi e capaci nel costruirci questa grande opportunità, sta a noi sfruttarla per il meglio, pertanto ci sarà tempo per essere considerati come degli esempi, lo dico non perché non voglio prendermi questa responsabilità ma perché è indispensabile volare sempre basso e continuare a lavorare “a pancia a terra”. Ai giovani mi permetto di consigliare due cose molti semplici: vivete l’università con serenità ma certamente oggi più di ieri è indispensabile viverla come un’occasione per costruirsi una professionalità per un mestiere futuro di loro gradimento, se potete, fate delle esperienze all’estero oppure a Milano e poi se volete, abbiate il coraggio di tornare, con sacrificio e buona volontà è possibile farcela!

 

Grazie Massimiliano e un grande in bocca al lupo a te e a tutta la squadra di Portale Sardegna 

Lab  Turismo di Sardegna2050

MeetForum 2017: prosegue con successo la partnership fra Portale Sardegna e Sardegna 2050

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Dopo la prima edizione del 2016, nella quale la nostra associazione aveva garantito un supporto esterno per il disegno dell’evento, Massimiliano Cossu C.E.O di Portale Sardegna, ha chiesto a Sardegna 2050 di di curare per tre anni la parte scientifica e di contenuti del Meet Forum, attraverso una partnership più strutturata e coesa: pertanto da quest’anno siamo diventati“Partner Ufficiale del Meet Forum” sia, appunto, per l’edizione 2017 appena conclusa, sia per quelle future degli anni 2018 e 2019, svolgendo il ruolo di responsabile della programmazione strategica dei contenuti e del coordinamento scientifico delle diverse attività.

E’ stato costituito così un Comitato Scientifico, composto da 6 membri effettivi e presieduto dal nostro past President Gianfranco Fancello, nel quale sono presenti anche altri due esponenti di Sardegna2050, ovvero il nostro Presidente Lucio Murru ed uno dei soci storici e fondatori dell’associazione, Emanuele Cabras.

Il Comitato Scientifico è poi completato da tre personalità esterne di rilievo nel settore del turismo, ovvero:

  • David Jarach, presidente di Diciottofebbraio (società di consulenza di direzione specializzata sui settori aviation, aerospace, defense e travel), docente di marketing presso l’Università Bocconi e la Business School della stesso Università e Visiting Professor di airline management presso il primo Professional Aviation MBA al mondo.
  • Marie AntonietteMaupertouis, professore di scienze economiche all’Università di Corsica “Pasquale Paoli”, membro del Comité National de la Recherche Scientifique (CoCNRS) ed attualmente Assessore Regionale al Turismo dellaRegione Corsa.
  • Antonio Usai, ricercatore di Economia e gestione delle imprese, docente di marketing strategico per il turismo e marketing digitale e revenue management presso il Dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’Università degli Studi di Sassari ed amministratore unico dello Spin-off dell’Università di Sassari Tourism Plus.

Attraverso un taglio operativo e multidisciplinare, il Comitato Scientifico si è dato l’obiettivo di analizzare ed approfondire alcuni dei principali temi sistemici riguardanti il tema del turismo da portare in discussione al MeetForum, ovvero l’ampliamento della stagione, le criticità del comparto, i mercati poco esplorati, i nuovi modelli finanziari a supporto degli investimenti sul comparto, mettendo insieme, su tavoli tematici di lavoro, pubbliche amministrazioni, operatori, compagnie di trasporto, stakeholders territoriali, docenti universitari, giornalisti ed associazioni.

Costruire “turismi” e cultura turistica su orizzonti non strettamente regionali ma Mediterranei ed Europei è la grande sfida che il progetto Meet Forum si è posto fin dalla prima edizione del 2016, con la forte convinzione che lo sviluppo di una moderna industria turistica debba transitare attraverso la costruzione di una cultura manageriale che sviluppi il potenziale del comparto che oggi appare ampiamente inespresso e poco sviluppato.

Un’industria peraltro abbastanza particolare: molto frammentata, con una forte prevalenza di piccole e micro imprese, con un evidente ritardo nell’applicazione delle moderne tecniche manageriali (pricing controllo di gestione, revenuemanaging, benchmarking, CRM, solo per citarne alcune), con un livello di istruzione prima e di formazione poi decisamente inferiore a molti altri comparti, e che spesso evidenzia la mancanza di intere funzioni organizzative (qualità, R&D, Human Resource Development, ad esempio). Al comparto manca inoltre quella capacità di essere sinergico, sistemico ed integrato con altri comparti (i trasporti, l’agroalimentare, l’artigianato, l’ambiente, solo per citare i principali), relegando il concetto di “fare sistema” a semplice slogan piuttosto che ad azione concreta.

Si tratta quindi di un’industria ancora in buona parte da costruire che però ha ben chiari i vincoli allo sviluppo economico e sociale imposti dalla stagionalità e che comunque intende reagire fattivamente: vuole misurarsi, confrontarsi, mettersi in discussione, cercando soluzioni e opportunità, costruendo nuovi prodotti ed aprendosi a nuovi mercati con pacchetti e formule innovative ed immaginando stagionalità complementari.

La parola chiave che abbiamo chiesto di sottoscrivere ai partecipanti del Meet Forum è stata quella della “condivisione“. Tutti i protagonisti chiamati ad intervenire hanno innanzitutto fatto rete fra loro, scambiando esperienze, punti di vista, trovando punti di contatto per nuove opportunità e business, ovvero dando concretezza allo slogan “fare sistema” sopra citato. Inoltre ciascuno ha offertoil proprio contributo in forma scritta, audio o video, al fine di favorire la diffusione dei contenuti, lo scambio delle idee ed una sana contaminazione di punti di vista e pareri sinergici fra loro.

Quindi non un convegno mordi-e-fuggi ma un laboratorio che ha l’ambizione, dopo soli due anni di vita, di lasciare un segno e di contribuire alla costruzione di modelli turistici moderni ed innovativi che mettano insieme tutte le potenzialità che i territori sono in grado di offrire, orientandoli verso specifici target, qualificandoli su standard elevati ed integrandoli con le altre iniziative, allo scopo di rendere il turismo il reale motore trainante delle economie locali.

Il Meet Forum 2017 è stato aperto nella straordinaria cornice del Club Hotel Marina Beach di Orosei la mattina del 26 ottobre con il benvenuto di Massimiliano Cossu che ha anche avuto il piacere di annunciare, in anteprima, l’imminente quotazione di Portale Sardegna alla Borsa di Milano dedicata alle piccole e medie imprese.

Lucio Murru ha successivamente avuto modo di raccontare il ruolo di Sardegna2050 nel progetto MeetForum delineando gli obiettivi, le linee guida strategiche ed il respiro pluriennale dell’intera manifestazione. La parola è quindi passata a Gianfranco Fancello che, presentando i trends del 2017 e alcune delle principali criticità del settore, ha consentito di entrare subito nel vivo dei problemi nella tavola rotonda moderata dal giornalista dell’Unione Sarda Giuseppe Deiana. L’assenza del vice Ministro Nencini, dovuta ad impegni parlamentari non rinviabili, non ha impedito un dibattito di alto profilo, frizzante e coinvolgente al quale, oltre ai coordinatori dei tavoli tematici Jarach, Vavassori, Ejarque, Wagner e Giannotta, ha partecipato anche il neo Assessore Regionale ai Trasporti Carlo Careddu.

A partire dal pomeriggio, i lavori sono continuati nei 5 tavoli tematici associati ad altrettanti gruppi di lavoro, ai quali hanno preso parte oltre 60 esperti nazionali ed internazionali chiamati a tracciare le linee e gli scenari di sviluppo sui seguenti temi:

  1. Tavolo Distribuire – Costruire un nuovo prodotto turistico, guardando soprattutto ai nuovi mercati ancora poco battuti, come, ad esempio, quello tedesco;
  2. Tavolo Valorizzare – Destagionalizzare e mettere in rete i territori, partendo dalla rivalutazione dei borghi e delle tante opportunità nascoste;
  3. Tavolo Confrontare – Osservare le Best Practices presenti nel Mediterraneo, non per copiare passivamente ma per capire su quali azioni puntare ed investire;
  4. Tavolo Finanziare – Costruire i nuovi modelli finanziari da applicare al comparto turistico per renderlo più moderno ed appetibile;
  5. Tavolo Collegare – Fare dell’accessibilità una delle leve di sviluppo e competitività dell’intero sistema turistico.

La seconda giornata del Forum (27 ottobre) è stata interamente dedicata alla formazione e all’aggiornamento professionale. Ben 25 seminari tematici si sono sviluppati in 5 aule consentendo ai partecipanti di approfondire temi attualissimi con chiavi di lettura spesso fuori dal coro, con l’aiuto di esperti quali, solo per citarne alcuni, Joseph Ejarque, Massimiliano Vavassori, Nicola Pirina, Philipp Wagner, Gianluigi Tiddia, Gianfranco Fancello, Emanuele Cabras, Lucio Murru, Paolo Mossone, Roberto Devoto, Carlo Marcetti, Roberto Bormioli, Luigi Giannotta e Daniele Bartoccioni  (questi ultimi sugli aspetti finanziari del business turistico).

Oltre 200 operatori hanno partecipato alla giornata, seguendo i diversi seminari che l’attenta regia di Amedeo Bianchi, Marco Demurtas, Sandro Salerno e tutto lo staff organizzativo di Portale Sardegna ha collocato in sale fra loro adiacenti, favorendo così la loro fruizione.

Nella giornata conclusiva del 28 ottobre, Emanuele Cabras ha inizialmente coordinato l’esposizione delle attività dei diversi tavoli, i cui lavori, presentati da ogni singolo coordinatore, sono stati sintetizzati in 10 punti, definiti come “ 10 easy steps”che rappresentano un punto di arrivo in termini di analisi, ma anche e soprattutto un punto di partenza propositivo per le azioni degli operatori e delle Istituzioni.

Allo scopo di consentire la più ampia possibilità di dialogo e di confronto, la successiva Final Conference è stata strutturata in due tavole rotonde, una dal taglio più tecnico-operativo, l’altra con un maggiore profilo politico-istituzionale.

Alla prima, coordinata da Lucio Murru, Robert Piattelli della BTO e la giornalista del Sole24ore Morena Pivetti, si sono confrontati con Giorgio Mazzella dell’omonimo gruppo alberghiero e Massimo Mura di Tirrenia.

Nella seconda, moderata da Gianfranco Fancello, accanto al padrone di casa Piero Loi della ITI Hotels, si sono accomodati Giuseppe Cuccurese del Banco di Sardegna, Paolo Sestu di SFIRS, Ottavia Ricci del MIBACT, Massimiliano Cossu di Portale Sardegna e Francesco Mura,  sindaco di Nughedu Santa Vittoria (Or).
Quest’ultimo si è aggiudicato la prima edizione del Premio MeetForum Award 2017, il riconoscimento istituito per premiare le Buone Pratiche sul Turismo,con la motivazione “per essere riuscito partendo da una piccolissima realtà Comunale a dimostrare con la realizzazione del progetto “Nughedu Welcome” che ciò che conta non sono le risorse disponibili ma le idee e la determinazione nel portarle a compimento”.

Il bilancio finale è di grande soddisfazione per il connubio Sardegna2050 e Portale Sardegna. Oltre 300 partecipanti, una grande eco sui social, la soddisfazione di NON avere né ricevuto né sprecato soldi pubblici e infine gli apprezzamenti degli operatori che hanno riconosciuto la formula del dialogo, del confronto e della formazione come la strada giusta per crescere.

Appuntamento quindi per tutti al Meet Forum 2018, che dopo Olbia e Orosei, l’anno prossimo si sposterà al sud Sardegna.

p.s. : A tutti coloro che stanno sollecitando l’annunciata pubblicazione dei contenuti del MF, chiediamo ancora qualche giorno di pazienza. A breve le risultanze dei lavori dei tavoli, i contributi e le interviste dei protagonisti saranno disponibili in formato pdf affinché le idee possano correre libere.

 

 

A cura dell’Ufficio Stampa di Sardegna2050

#SmileSchool – I come Innovazione

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Con l’inizio del nuovo anno scolastico è tornata anche la nostra rubrica di Alessandra Patti. Oggi si parla delle innovazioni e dei cambiamenti che investono il mondo dell’istruzione.
Innovazione. Mutamento. Trasformazione.
Per rivoluzione o per reazione.
Innovare è la capacità di modificare qualcosa apportando in essa miglioramenti.
E’ anche atto di creazione (ex novo)
Anche se la scuola di Chartres ci ha insegnato che siamo sempre nani sui giganti.
Innovazione evoca futuro.
Futuro richiama evoluzione.
Evoluzione invoca cambiamento.
Innovare è cambiare.
Non tutto il cambiamento, però, è innovazione.
Da tempo nel mondo dell’istruzione e dell’educazione ci si arrovella intorno a questi temi.
Il legislatore suggerisce piccole transizioni al domani alternandole a proposte di riforma globale.
Un’altalena danzata come un nastro sinuoso nelle mani di una ballerina.
Sogni avveniristici per scuole all’avanguardia, oltre il qui ed ora, immaginate per esser pronte a ciò che sarà.
Se mi soffermo a riflettere, talvolta mi assale l’ansia.
Quasi tutti i disegni ruotano intorno allo sviluppo delle nuove tecnologie.
TIC, LIM, device, BYOD, e-portfolio, …
Le sigle sovrastano i programmi.
Rischiando che si confonda il processo con il risultato.
Il mezzo con il fine.
Lo strumento con il progetto.
Il metodo col contenuto.
La mia ansia diventa angoscia.
Siamo tutti pronti al cammino?
Condividiamo una vision chiara del traguardo?
I presupposti della scuola ipotizzati per l’innovazione sono di natura pedagogica.
Sono funzionali al rovesciamento di prospettiva nella relazione educativa, per favorire il passaggio dalla centralità dell’insegnamento alla centralità dell’apprendimento.
Dal docente all’alunno.
Innovare la didattica significherebbe rimettere in discussione le condizioni favorevoli allo studente, ai suoi modi di imparare, di approcciarsi alla conoscenza, di scoprire, indagare, formulare ipotesi e trovare soluzioni.
Ripensare le metodologie con-centrando le attenzioni sul discente.
…mumble mumble …
…il sistema scolastico non dovrebbe porsi questi scrupoli, essendo la propria esistenza giustificata precisamente e unicamente per questo compito…
Dunque perché innovare?
Il cambiamento dovrebbe esser parte integrante, costitutiva, naturale della scuola.
Parimenti all’evoluzione dei costumi, tradizioni, modi di vivere nella storia dei popoli.
Che non esigono di esser programmati, decisi, determinati.
Se il cambiamento è percepito come transito necessario, significa che l’istituzione non è adeguata alla realtà attuale.
Significa che la scuola non è al passo con il mondo in cui è situata.
Significa che non cammina insieme al mondo.
Significa che il presente dell’istruzione è anacronistico.
Che agli alunni si insegna il passato, al passato.
Che il futuro che raccontiamo è il loro presente.
Che il loro futuro è per noi sconosciuto e inconoscibile, imprevisto e imprevedibile.
Significa dunque che la scuola non è pronta.
Ad accogliere le istanze delle nuove generazioni.
Di queste generazioni.
Non è pronta a raccogliere i loro bisogni.
A com-prenderne desideri e sogni.
Il tragitto da-angoscia-a-tristezza è fin troppo breve.
Il paradosso della scuola che non prepara al futuro ma spesso neppure al presente.
La scuola che si arricchisce di schermi 3D, realtà virtuale, macchine del tempo e per il teletrasporto, paesaggi ologrammatici.
E usa la LIM per visualizzare video di YouTube.
Ho avuto una discussione con una persona che mi chiedeva cosa pensassi dello smartphone.
Ho temuto per un attimo che fosse un invito allo scontro sul tema cellulare-pro/contro-a-scuola.
Fugato in un baleno.
Il conoscente intendeva sentire la mia opinione sull’esistenza dello smartphone.
Sul senso della sua esistenza.
Come proporre un referendum a favore o contro del/il frigorifero.
Ben venga quindi il cambiamento, anche pro-posto con strumenti normativi.
Il cambiamento che parta dalla vita dei nostri ragazzi.
Da ciò che esperiscono quotidianamente spesso in assenza di competenze.
Da ciò che agiscono al di fuori dell’aula.
Che non sia scisso da ciò che sta al suo interno.
Perché noi siamo responsabili del loro stare nel mondo.
Perché abbiamo il dovere di insegnar loro a starci nel miglior modo possibile.
Perché hanno diritto di avere una scuola nel presente, per il futuro.
Il loro futuro.
Di tutti.
#nonunodimeno

 

Alessandra Patti

#Smileschool, H come holos

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Nuova puntata della rubrica #Smileschool della nostra Alessandra Patti. Oggi si parla di tutto ciò che compone un intero, la scuola come come unità di connessioni, persone e parti.

 

Hólos, dal greco: tutto, intero.

Riferito all’essere umano indica l’insieme indivisibile di corpo, emozioni, pensieri e sentimenti.

In contrapposizione ad una visione meccanicistica, della separazione tra le parti.

Mette in evidenza interrelazioni e interdipendenze funzionali tra gli elementi che costituiscono una unità.

 

Secondo l’approccio sistemico il tutto è più della somma delle parti di cui è composto, ogni elemento è inscindibilmente connesso a tutti gli altri.

Modificando uno solo di essi l’intera struttura cambia, diventando un’altra.

Metodo necessario per gestire sistemi complessi.

 

La persona è un sistema complesso.

Il bambino/ragazzo è una persona.

Separando le emozioni dal corpo, il corpo dai pensieri e i pensieri dai sentimenti, si genera un’ idea di individuo quantomeno limitata.

Che induce ad agire sulla mente senza tenere in considerazione i turbamenti, l’eccitazione, le impressioni, le intuizioni.

Che persuade a concentrarsi sui processi cognitivi tralasciando lo sviluppo affettivo.

Che insiste sulle attività conoscitive e resiste all’educazione emotiva e relazionale.

 

La scuola è un sistema complesso.

Nel suo insieme si contano tante professionalità che interagiscono, si sovrappongono, si incontrano, si scontrano.

Il docente è una di queste.

La più importante.

Introduce saperi nelle menti dei nostri bambini.

Dipana un gomitolo di cognizioni algide, ordinate e rigorose, riversandole nelle loro testoline.

Dalle quali ha preventivamente espugnato le sensazioni, le fantasie, i sogni, le ansie, la motivazione.

Il sapere pretende un ambiente asettico per attecchire.

L’apprendimento è severo, la conoscenza intransigente.

 

E i nostri ragazzi si trovano così tre volte scissi.

La prima volta perché non li si riconosce come persone “intere”.

Perché si chiede loro di tenere fuori dalla recinzione scolastica la spontaneità, il dubbio, gli interrogativi, i salti e le capriole.

La seconda volta perché quella recinzione ricorda come la stessa scuola sia al confino rispetto al mondo.

Dualità nella dualità.

Ciò che distrae è fuori, ciò che è importante è dentro.

Ciò che attrae è fuori, ciò che obbliga è dentro.

Ciò che accade è fuori, ciò che è accaduto è dentro.

La terza volta perché dividiamo in scomparti ciò che nella vita è intero.

La matematica non è raccontata.

La lingua italiana non ha formule.

La fisica si.

L’arte no.

Cresciamo persone alla quali insegniamo a non legittimare l’integrità del mondo.

Alleviamo persone che istruiamo ad esser scisse.

Bello e brutto.

Dovere e piacere.

Apprendimento e divertimento.

Gioia e noia.

 

E ancora mi struggo.

A vederli costretti a ingurgitare nozioni senza connessioni con la concretezza che vivono.

A osservarli patire la giornata scolastica.

Attendere il suono della campana, il Natale, l’estate, per tornare alla vita.

Trattenere impulsi, ingoiare domande, frenare danze.

 

E mi struggo di più nel leggere la soddisfazione del docente orgoglioso della sua classe disciplinata, silenziosa, immobile.

Fiero dei voti non-troppo-alti, delle note alle famiglie, delle punizioni come sistema educativo esemplare.

 

Ho avuto un preside che mi fece staccare dalle pareti i lavori fatti con gli studenti; sporcavano l’aula.

Ho avuto un insegnante che umiliava i suoi studenti mettendoli in ridicolo davanti agli altri.

 

Mi sforzo di non cedere alla tentazione dell’indolenza.

Vorrei che tutti i nostri studenti avessero il diritto di portare in aula il mal di pancia, le mosche, il gioco che diverte, le corse al parco.

Senza per questo perdere punti nella classifica degli studenti migliori.

Vorrei che i nostri ragazzi potessero innamorarsi della scuola senza pericoli. Vorrei che potessero farlo a scuola.

Vorrei che potessero invaghirsi della storia dell’umanità.

Vorrei che fossero rapiti dalla chimica che è nascosta dentro ogni respiro, colora il cielo, miscela lo zucchero nel the.

Vorrei che bramassero di scoprirlo.

Tutti.

#nonunodimeno

 

Alessandra Patti

Impresa in azione, atto finale martedì 23 maggio a Cagliari

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Giunge al termine della fase regionale Impresa in azione, il programma didattico di alternanza tra scuola e lavoro promosso da Junior Achievement Italia, prima associazione non profit per la diffusione della cultura economico-imprenditoriale tra i giovani – organizzato in Sardegna da Sardegna 2050 con la collaborazione di Open Campus, Scuolimpresa Sardegna e con il supporto dell’Europe Direct della Regione Sardegna, di Finsardegna e del Contamination Lab dell’Università di Cagliari.

L’appuntamento è per martedì 23 maggio dalle 9:15 alle 19 presso la Mediateca del Mediterraneo e presso il Teatro Massimo a Cagliari si svolgerà la finale.

Impresa in azione è il programma di alternanza scuola lavoro che consente agli studenti delle scuole superiori di secondo grado delle classi terze, quarte e quinte di costituire una vera e propria impresa che, con la supervisione di un docente tutor e di un esperto d’impresa, progetta, realizza e vende un prodotto o un servizio innovativo. Studenti, docenti ed esperti d’azienda di tutto il territorio regionale si confronteranno con i propri progetti d’impresa arrivati alle finali regionali.

I NUMERI – Sono 37 le classi mini-imprese che hanno partecipato al programma, coinvolgendo quasi 800 giovani imprenditori che provengono dagli Istituti di Istruzione Superiore di Cagliari, Selargius, Tortolì, Nuoro, Siniscola, Olbia e Sassari.

LA FINALE – I partecipanti saranno chiamati a presentare la propria idea imprenditoriale (un prodotto o un servizio) sviluppata realizzata e commercializzata durante tutto l’anno scolastico, anche grazie al supporto del docente coordinatore e di alcuni manager d’azienda che, volontariamente, hanno deciso di donare alcune delle loro ore lavorative per una attività di affiancamento agli studenti.

Per convincere la giuria i giovani imprenditori esporranno i lavori negli stand espositivi, allestiti negli spazi della Mediateca, affronteranno il pubblico, un colloquio con i giudici e mostreranno un video-pitch con le informazioni della loro mini-impresa. Poi saliranno sul palco del Teatro Massimo di pomeriggio e in tre minuti faranno un ultimo appello alla giuria, prima del verdetto finale.

I PREMI – I vincitori di questa prima fase regionale potranno partecipare alla competizione nazionale BIZ Factory a Milano e di contendersi il titolo di Migliore Impresa JA 2017. Inoltre, i primi tre classificati vinceranno dei premi, messi in palio da Finsardegna.

Impresa in azione (www.impresainazione.it) è un programma di educazione all’autoimprenditorialità sviluppato da più di dieci anni nelle scuole superiori di tutta Italia

#Asoc1617, in Sardegna riconoscimenti per due scuole

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Ci sono anche due progetti ASOC,  in collaborazione con Sardegna2050, tra i premiati delle migliori ricerche nell’edizione 2016-2017 di “A Scuola di OpenCoesione”. Il team Janna de Mare del Liceo Enrico Fermi di Alghero si è classificato ottavo mentre un premio speciale, invece, è andato al team Fibra del Liceo Gramsci di Olbia. Le classi verranno premiate a Roma il prossimo 25 maggio.

I risultati sono stati annunciati stamattina, in occasione della Festa dell’Europa, con il lancio di un video sul sito A Scuola di OpenCoesione. Si sono svolti infatti diversi appuntamenti sul territorio in cui gli studenti hanno presentato alle istituzioni locali e alla cittadinanza i propri lavori di monitoraggio civico e di ricerca sui progetti delle politiche di coesione che hanno approfondito nel corso dell’anno scolastico a partire dai dati pubblicati su OpenCoesione.

In Sardegna, dove ASOC ha sperimentato una collaborazione con la Regione, i 22 team delle 17 scuole partecipanti hanno presentato le loro ricerche confrontandosi con rappresentanti di OpenCoesione e altri referenti istituzionali in un question time sui temi dell’Europa.

 

#SmileSchool – G come Gioco

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Giocare è una cosa seria.

Mettersi in gioco significa, appunto, impegnarsi in qualcosa.

Quando i bimbi piccoli giocano, sperimentano la vita attraverso la finzione.

Vestono i panni dell’altro.

Invertono i ruoli provando a diventare altro da sé.

Sperimentano l’empatia.

Il gioco aiuta a diventare grandi.

Permette di capire come funziona la vita.

Consente di assumere un punto di vista esterno a se stessi, lievemente.

Insegna a riconoscere le parti nella commedia della vita, individuando i personaggi principali, i co-protagonisti, gli antagonisti e le comparse.

Aiuta a comprendere qual’è il proprio posto nel mondo, come ci si relaziona nella complessità, quali regole condivise governano i rapporti interpersonali nella propria cerchia di riferimento, allargandone via via i confini

Il gioco segue un rituale, ne fissa le regole, stabilisce le sanzioni per chi non le rispetta (con te non gioco più!), le modifica nel tempo e secondo il contesto, adattandole alle esigenze emergenti.

Giocare è una parte importante del processo di apprendimento.

Lo sanno bene gli insegnanti degli asili nido e delle scuole d’infanzia, che lo utilizzano consapevolmente come strategia educativa.

E fin qui tutto bene: i bambini trovano a scuola un mondo coerente con quello che vivono in famiglia e nella vita al di fuori delle istituzioni.

6 anni.

Ingresso alla scuola primaria.

Prima cerimonia di iniziazione nel percorso di crescita verso l’adultità.

Il primo ciclo di istruzione.

La scuola dell’obbligo.

Anche solo leggerlo fa rabbrividire: percorso obbligatorio di istruzione.

Dovere, vincolo necessità.

Da compiere secondo riti, con regole e sanzioni.

Da espletare con serietà, severità, gravità.

Non siamo mica all’asilo, qui!

E sul palco della vita fa la sua apparizione la prima dicotomia: ciò che è serio non è divertente.

La scuola è seria, quindi non è divertente.

Imparare è un dovere, quindi non si scherza.

Conoscere è un obbligo, quindi non si gioca.

Attenti-fermi-zitti-concentrati i nostri bimbi.

Non si perde tempo in sciocchezze.

Non si perde tempo in giochi.

A scuola si diventa grandi.

I grandi non giocano.

I bambini saranno adulti quando smetteranno di giocare.

Adulti seri.

Adulti tristi, insomma.E la traduzione implicita che ricavano dalle premesse del sillogismo scolastico è: scuola e sorrisi sono antinomici.

Conoscenza e divertimento sono azioni incompatibili.

Apprendimento e piacere non si accompagnano.

Studio e svago abitano due mondi diversi.

W le vacanze, abbasso la squola!

E ancora mi ribello…

Perché provare curiosità verso il nuovo, l’ignoto, il diverso è incantevole.

Perché avvertire piacere nella scoperta, nell’esplorazione della realtà, nella dissonanza è bello.

Perché subìre il fascino dell’imprevisto è seducente, affascinante, coinvolgente.

E imparare diventa un’avventura giocosa.

Un gioco serio.

Da affrontare con leggerezza, non superficialità.

Al quale co-partecipare, grandi e piccini.

Nel quale cimentarsi per conoscere i limiti, i punti di forza, i talenti e le attitudini di ciascuno.

Per crescere insieme, costruire insieme.

Come nella vita.

Perché la scuola è vita.

Per tutti.

#nonunodimeno

 

Alessandra Patti

Turismi da Incubo #29

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Ricerca e sviluppo: un nuovo Crs4 per il turismo.

“… innovazione e  ricerca quali chiavi di sviluppo per l’economia e per i territori …”.

Quante volte abbiamo sentito questa frase? E’ ormai diventato un leitmotiv di tutte le politiche di sviluppo locale, un mantra che accompagna i percorsi virtuosi di crescita che partono dal basso, che coinvolgono i territori e le loro peculiarità, che li aiutano a valorizzare e trasformare in impresa (produttiva)  i saperi e le buone pratiche ingabbiate troppo spesso su processi tradizionali.
I teorici dei processi di sviluppo ne hanno addirittura declinato un modello di sviluppo, identificando nella “tripla elica”quel sistema virtuoso di relazioni e sinergie fra mondo della ricerca, settore produttivo e pubbliche amministrazioni in grado, appunto, di trasferire saperi e conoscenze, generando innovazione e sviluppo.
Gli esempi di successo di questo percorso sono innumerevoli e sparsi in tutto il mondo: dall’Irlanda alla Catalogna, passando per i poli di innovazione francesi, numerosi sono i casi di buon successo del modello “tripla elica”, anche se il processo non è semplice né agevole, come testimoniano gli altrettanti fallimenti.

In Sardegna potremmo pensare a qualcosa di simile pensando al comparto del ITC che ha generato negli ultimi 15 anni un discreto sviluppo di piccole start up e microaziende che operano nel settore dell’informatica e del web (ben 155 al 2016).

E il turismo?

Spesso citato come la panacea di tutti i mali (economici) dell’Italia e della Sardegna, l’ambito sul quale puntare per generare sviluppo, reddito, occupazione nei territori, in che rapporto si pone con la ricerca?
Nonostante la sua incidenza sul PIL nazionale oscilli fra il 10 ed il 12% (11,8% fonte IRISS, 10,1 % fonte CDP) con un trend in forte crescita soprattutto da parte del mercato internazionale (+32,2% in 10 anni, fonte IRISS), nonostante nei fatti sia spesso, per determinati territori, l’unica industria presente o attiva (spesso entrambe), nonostante sia da sempre considerato un settore strategico per lo sviluppo territoriale, di fatto appare un comparto marginale e periferico, nei confronti del quale spesso la politica appare indifferente.
Nonostante Federalberghi e Cassa Depositi e Prestiti gli assegnino un valore aggiunto rilevante, quasi doppio rispetto a quello del settore agricolo-alimentare e quasi cinque volte quello del prodotto tessile e abbigliamento, incluso il pluri citato comparto moda, il turismo non è ancora riuscito a trovare una sua dimensione scientifica rilevante e centrale.
Basti pensare che nelle declaratorie dei 370 settori scientifico disciplinari nei quali è suddiviso l’ordinamento universitario nazionale, la parola “turismo” compare solo 2 volte per altrettanti settori (Ingegneria informatica e Sociologia dell’ambiente e del territorio), a dimostrazione del suo scarso radicamento dentro la ricerca pubblica nazionale.
Se guardiamo  a casa nostra, nell’ultima tornata di approvazione dei progetti di ricerca finanziati dalla legge regionale n°7/2007, nei 149 progetti finanziati non compare mai la parola “Turismo”.
Altro che tripla elica o ricerca come motore dello sviluppo: il turismo è ben lontano dall’avere quella dimensione scientifica minima in grado di generare processi virtuosi che, proprio attraverso la ricerca, possano garantire significative ricadute sul territorio.
Questo mancato feeling con la ricerca significa che il turismo è poco studiato, malamente misurato, insufficientemente citato e letto in letteratura, con un basso livello di innovazione, di sperimentazione.
Ricerca e sviluppo sono quindi consistentemente estranei alle organizzazioni turistiche e di conseguenza assenti ingiustificati negli organigrammi aziendali: a parte qualche analisi sul marketing turistico, per il quale sono stati elaborati modelli e le costruzioni teoriche, organizzative e metodologiche, poco o nulla si è fatto (intere funzioni di management gli sono sconosciute).

Si parla molto di “turismi”, di quanto siano importanti le nicchie per diversificare, per catturare nuovi target, per aprire opportunità nuove, ma non si studiano, progettano e costruiscono pacchetti, programmi, sinergie.
Eppure ci sarebbero praterie sterminate  nelle quali poter sperimentare e sviluppare attività di ricerca: pensiamo a tutti i modelli di data mining, necessari per le analisi verticali dei fenomeni, oppure alle sperimentazioni legate all’ICT ed al web, o alle strette interazioni con i modelli di trasporto e di logistica, o ancora ai processi di valutazione dei modelli di organizzazione aziendale e della loro gestione, dalle microaziende ai grandi tour operator. In quest’ultimo caso, si potrebbero, ad esempio, studiare e sperimentare  modelli di aggregazione che mettano insieme i tanti piccoli operatori che sono la stragrande maggioranza del comparto turistico: oltre l’80% delle imprese turistiche sono di piccola e piccolissima dimensione ed oramai è noto (vedi Turismi da incubo #28 “Benchmarching: un alieno nel turismo”) che la piccola dimensione delle strutture turistiche rappresenti il vero limite allo sviluppo di funzioni evolute.
Così come venticinque anni fa la Regione Sardegna decise di creare il  CRS4 (Centro Ricerca, Sviluppo e studi superiori in Sardegna), ovvero un polo di ricerca sui temi dell’ICT e dei sistemi computazionali, anche nel turismo ci vorrebbe qualcosa di analogo, ovvero un organismo che:

  • sistematizzi le conoscenze,
  • apra nuove strade,
  • faccia tesoro di sperimentazioni internazionali,
  • dialoghi costantemente con gli operatori,
  • sia propositivo e studi le nuove organizzazioni turistiche dall’interno per migliorarle.

Insomma, un sistema di menti pensanti, attente, curiose e preparate che faccia ricerca e la applichi.
Riformare non basta, bisogna riscrivere le regole dello sviluppo. Da capo. Magari immaginando un CRS5.

Gianfranco Fancello & Lucio Moore

Idea, Sardegna 2050 on air su Radio X

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Sardegna2050 on air. E’ partita sull’emittente regionale Radio X da qualche settimana Idea, format radiofonico che nasce per stimolare coloro che hanno una propria idea di business a prendere l’iniziativa e farsi avanti per realizzarla, ma che si rivolge anche a chi non arrendendosi alla crisi ha voglia di rimettersi in gioco con un’intuizione innovativa.

Insieme alla nostra associazione ci sono Fondazione Lions per il Lavoro, Sardex, Acanta Mag, Soliles e Open Campus 

Per dieci settimane, ogni giovedì a partire dalle 18.30 con approfondimenti, interviste, analisi di progetti già realizzati o in corso di realizzazione, si vogliono ispirare gli imprenditori di domani e coinvolgerli nella realizzazione nell’elaborazione di un progetto d’impresa.

Il progetto è aperto a tutti, singoli o gruppi, senza limiti di età, a patto che l’idea di impresa soddisfi alcune caratteristiche legali, sociali ed etiche, sintetizzate nel rispetto della società, della persona e dell’ambiente. Coloro che, attraverso la trasmissione, presenteranno progetti alla Fondazione, potranno godere di una valutazione relativa alla fattibilità dell’iniziativa e se ritenuta, “realizzabile”, usufruire dell’accompagnamento tecnico necessario, definendo un piano di sviluppo e soluzioni atte a finanziarie la stessa. Tutti i progetti ritenuti validi, parteciperanno alla seconda edizione del concorso New Work promosso dalla Fondazione Lions per il lavoro, con cui si individueranno e premieranno le idee di business ritenute più valide a livello nazionale.

info e contatti: idea@retelions.it

Pagina della trasmissione su Radio X

#SmileSchool – F come Felicità

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 Torna la nostra rubrica di Alessandra Patti che stavolta vuol tirar fuori un sorriso anche nella (forse) esagerata tendenza a voler ridurre la scuola come un posto dove si deve per forza star seri.

#SmileSchool – F come Felicità

Sentimenti ed emozioni: questi sconosciuti.

Banditi dalla vita contemporanea.

Dalla frenesia dell’efficientismo.

Dalla società ipertecnologica.

Dal razionalismo spinto.

Dalla ricerca del risultato efficace.

Come se vivere e star bene non fossero compatibili.

Felicità.

Stato dell’animo di chi è sereno, non turbato.

Felicità.

Che tutti bramiamo, sogniamo, cerchiamo intimamente.

Che non è lecita apertamente.

Non rientra fra gli intenti perseguiti pubblicamente.

Mai vista una carta dei servizi di una amministrazione che la contenga come obiettivo.

Al più si trova il termine benessere.

Quasi si volesse scindere lo star bene delle persone dalla disposizione psichica che lo determina.

La scuola è una amministrazione pubblica.

Il suo fine è l’educazione delle giovani generazioni, la loro preparazione alla vita, la loro istruzione.

Un progetto ambizioso e serissimo.

Affrontato con serietà.

Persino con solennità.

Con severità.

Con rigore.

Con gravità.

Insomma con tristezza.

Il primo buon proposito dell’alunno è apprendere a star fermo e zitto.

Chi si muove è perduto.

Additato come discolo, quando va bene.

Maleducato, in molti casi.

Iperattivo patologico, quando va peggio.

Togliamo quindi tutti gli ammennicoli che possano provocare voglia di muoversi.

Eliminiamo tutte le occasioni che possano promuovere caos.

Abbandoniamo tutte le situazioni che possano generare rumore.

Giochiamo, ma con ordine.

Coloriamo, entro i bordi.

Corriamo, senza sudare.

Cantiamo, in coro.

Esultiamo, con prudenza.

Viene definito processo di scolarizzazione: imparare a rispettare le regole della convivenza civile.

Come si impara l'osservanza delle norme?

Con il veto: è vietato far chiasso, creare confusione, parlare.

E’ vietato spostarsi senza autorizzazione.

E’vietato bere.

E’ vietato avere pensieri distraenti.

E’ vietato fare domande non contemplate.

E’ vietato provare curiosità.

E’ vietato esternare il proprio stato d'animo.

Tirando le somme, è vietato esser felici.

Eppure ….

La socialità è uno dei fini dell’educare.

Socialità significa star bene con gli altri.

Per star bene con gli altri si dovrebbe star bene con se stessi.

Ergo esser felici.

Cosa impedisce di educare alla felicità?

Cosa impedisce di sorridere mentre si svolge il delicato compito dell'insegnare?

Cosa impedisce di coniugare istruzione con passione, movimento, colore, entropia?

In molte organizzazioni lavorative nel mondo (Google, Ikea, Lego, fra le altre; ma anche a Dubai

esiste il People Happiness Department) la felicità non solo è contemplata come elemento necessario

allo sviluppo aziendale, ma è addirittura ricercata. (vedi http://positivesharing.com).

Già nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti dell’America del 1776 è indicato, tra i Diritti

inalienabili, il diritto alla ricerca della Felicità.

Perché il livello di soddisfazione delle persone incrementa la loro motivazione.

Migliora le performances professionali.

Stimola la partecipazione.

Aumenta la creatività.

Agevola il problem solving.

Potenzia le energie.

Incita all’innovazione.

Favorisce l’assunzione di responsabilità.

Fa maturare la persona.

Fa crescere il gruppo.

Tutti ingredienti irrinunciabili nel processo educativo.

Da quest’anno all’ #ICSestu (Istituto Comprensivo di Sestu, Cagliari) nel quale lavoro abbiamo inserito in organigramma il Referente della Felicità di istituto.

Il nostro Chief Happiness Officer scolastico.

Portatore sano di sorrisi.

Ricercatore di buone prassi.

Generatore di opportunità positive.

Trainer del ben-essere.

Vogliamo star bene.

Noi.

Vogliamo far star bene.

I nostri studenti.

Tutti.

#nonunodimeno