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La nuova nomina del nostro Presidente

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Il nostro Presidente, Nicola Pirina, è stato eletto Venerdì 25 Marzo 2022 Presidente del Consorzio Industriale Provinciale Medio Campidano Villacidro.

Nicola si prenderà l’incarico di dare una spinta al Consorzio per avere una nuova dimensione di sviluppo e innovazione.

Il Presidente nota una disparità tra le esigenze del mondo produttivo, e le strutture saranno destinate ad aiutare le aziende a insediarsi, rafforzarsi ed espandersi. Sarà importante non essere da soli, perché da soli non si va da nessuna parte e anche il Consorzio senza la collaborazione di tutti non fa eccezione.

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    Sardegna2050 – I saluti del presidente

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    Car* Tutti,
    il Direttivo è lieto di darvi il benvenuto alla prima Assemblea del nuovo corso.
    Non spenderò parole per presentarci ma confesso emozione e gratitudine.
    Quando c’è una crisi profonda ed i cittadini si uniscono per aiutarsi reciprocamente a
    superarla, ricostruiscono qualcosa di più di quello che serve ai loro bisogni,
    ricostruiscono le ragioni dello stare insieme, del consorzio sociale. La crisi oggi non è
    solo una difficoltà sanitaria ed economica, ma anche sociale e culturale. I nostr*
    ragazz* sono tra i più colpiti e saranno titolar* del maggior debito derivante dal PNRR.
    La dignità di ogni persona ed il bene comune sono questioni che dovrebbero
    strutturare tutta la politica economica, ma a volte sembrano appendici aggiunte
    dall’esterno, per completare un discorso politico senza prospettive né programmi di
    vero sviluppo integrale. Quante parole sono diventate scomode per questo sistema …
    da fastidio che si parli di etica, solidarietà, distribuzione dei beni, difesa dei posti di
    lavoro, dignità dei deboli e così via.
    Soffermiamoci sul potere, concetto verso cui è semplice puntare il dito e da cui è
    ancora più facile farsi ammaliare, come avviene quotidianamente nella società, nelle
    relazioni … un conto è il potere, altra cosa è il poter fare, crescere, chiedere, donare,
    stimolare. Cosa sarà meglio? Avere potere o poter essere? Nella quotidianità c’è chi
    confonde potere con management, ma la natura ci insegna che non tutti i manager
    sono leader e non tutti i leader devono essere per forza manager.
    Bisogna attribuire a persone diverse ruoli diversi nella costruzione di
    un’organizzazione partecipativa. Deve esserci chi elabora proposte, chi decide e chi
    attua e così via, per poter partecipare effettivamente ed affettivamente, tutti devono
    disporre delle informazioni necessarie per lo svolgimento del proprio incarico e
    proporzionate alla propria responsabilità. Deve essere chiaro chi fa che cosa, con quali
    diritti e quali confini, senza ruoli ben differenziati, la partecipazione sarà anonima,
    confusa o occasionale. Possiamo formulare un perfetto organigramma di ruoli e
    mansioni, ma non determinare a priori i rapporti interpersonali, le persone non stanno
    insieme in forza delle nomine, ma delle connessioni che si generano.
    Le azioni di mutuo soccorso possono riguardare le famiglie e le scuole, le associazioni
    e le piccole imprese, la produzione e il pensiero, l’inclusione degli altri e la prospettiva
    dei giovani. Le iniziative spontanee, come la nostra, aggregando intorno al lavoro e
    alle idee della comunità, nei momenti di conflittualità e di emergenza più alta,
    costituiscono una grande dimostrazione di generosità popolare e, a differenza del
    passato, devono reggere nei tempi più lunghi.
    Bisogna tenere presenti il rapporto causa ed effetto, per dare precedenza ai processi
    che ne innescano altri, il rapporto tra facile e difficile, occupandosi prima di ciò che
    aiuterà le persone ad affrontare le situazioni più complesse, il rapporto tra
    convenienza e opportunità, sempre meglio fare un passo per volta, cominciando dai
    più sicuri.
    Prendiamo in considerazione il concetto di matita: una matita può fare grandi cose,
    ma solo se si affida a una mano che la guidi, altrimenti rimarrà chiusa e ferma in un
    cassetto; la matita di tanto in tanto deve fermarsi e accettare di essere temperata,
    questo fa male perché significa perdere qualcosa di sé, ma poi potrà riprendere la sua
    funzione e svolgerla meglio di prima; per ogni tratto sbagliato c’è una gomma che può

    cancellarlo, correggere non è negativo, anzi, quando si ammette il proprio errore, è il
    risultato a guadagnarci.
    Non tutto ciò che è bello è buono, non tutto ciò che è buono è utile, non tutto ciò che
    è utile è opportuno. Cosa bisogna scegliere? La coerenza, il problema è l’incoerenza
    che causa sfiducia e scoraggiamento.
    Questo periodo ha fatto sì che emergessero le disparità, il virus delle disuguaglianze
    sociali ed economiche, portando ad avere molte persone nel mondo a vivere in
    povertà. Non è una novità che la Sardegna non offra un futuro ai giovani,
    specialmente quelli qualificati, proseguono le disparità di genere nell’ambito
    lavorativo. La Sardegna rispetto all’Italia detiene una percentuale di disoccupazione
    giovanile superiore del doppio.
    Siamo figli del tempo, quel tempo in cui non tutte le colpe vanno attribuite alla
    politica, ma buona parte alla modernità che ha inghiottito la tradizione ed una
    possibile innovazione.
    E’ evidente che manchi un’idea di Sardegna, una visione di Sardegna, motivi per i
    quali si genera sconforto nelle persone e si perde la leva della crescita, i giovani, il
    futuro di ogni paese.
    Se questa è la prospettiva del mondo di domani, questo mondo va assolutamente
    ribaltato. Serve una rivoluzione per dimostrare che una società migliore può essere
    generata attraverso il dialogo, lo scambio, il confronto e grazie alla miglior forma di
    ricchezza che possiede l’uomo, il pensiero.
    Per far sì che questo avvenga serve una forte e netta presa di coscienza.
    Siamo disorientati ed in sofferenza, abbiamo bisogno di rigenerarci. Siamo un
    microcosmo all’interno di flussi, colmo di saperi, saperi che non possono più essere
    trascurati dalle reti del capitale. Abbiamo bisogno di un capitale sociale nuovo,
    abbiamo progetti, idee, visioni e speranza del futuro.
    La Sardegna contemporaneamente la si abita e la si pensa.
    Crediamo sia importante pensarla e progettarla insieme a chi la vuole vivere perché la
    sceglie.
    Gli attori del territorio siamo noi, impegnati a ridefinirci per emergere dal fin troppo
    lungo periodo buio che ci ha consegnato questo presente.
    E’ il tempo del fare e il progetto che presentiamo va in questo senso.
    Abitiamolo insieme.
    Con tutta l’energia che posso, un sorriso, Nicola

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      La digitalizzazione della P.A.: uno strumento utile per affrontare la crisi

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      La digitalizzazione della P.A.: uno strumento utile per affrontare la crisi

      Una delle soluzioni utili ad affrontare l’attuale situazione di crisi potrebbe senz’altro essere il potenziamento della digitalizzazione nell’ambito della Pubblica Amministrazione e in particolare negli approvvigionamenti pubblici.

      In realtà, come noto, si tratta di un processo già in atto da decenni, ma l’enorme macigno burocratico che grava il sistema ne ha impedito il pieno sviluppo.

      Al fine di studiare soluzioni utili a questo obbiettivo, l’art. 76 del Decreto Cura Italia ha istituito un gruppo di supporto digitale alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’attuazione delle misure di contrasto all’emergenza COVID-19.

      Questo gruppo di esperti, in possesso di specifica ed elevata competenza nello studio, supporto, sviluppo e gestione di processi di trasformazione tecnologica, ha lo scopo di dare concreta attuazione alle misure adottate per il contrasto e il contenimento del diffondersi del virus COVID-19, con particolare riferimento alla introduzione di soluzioni di innovazione tecnologica e di digitalizzazione della P.A.

      Nel corso dell’ultimo ventennio, sono stati innumerevoli i provvedimenti assunti a livello europeo, nazionale e locale con lo scopo di rendere la P.A. sempre più digitale, trasparente ed efficiente. Si pensi all’Agenda Digitale Europea 2020, uno dei sette pilastri della Strategia “Europa 2020”, nell’ambito della quale è stata poi elaborata l’Agenda Digitale Italiana.

      Per il miglior perseguimento di questi obiettivi a livello nazionale, è stato istituito il Dipartimento per la trasformazione digitale, ovvero la struttura di supporto al Presidente del Consiglio dei Ministri per la promozione ed il coordinamento delle azioni del Governo finalizzate alla definizione di una strategia unitaria in materia di trasformazione digitale e di modernizzazione del Paese attraverso le tecnologie digitali.

      Anche dal punto di vista economico-finanziario, sono stati diversi i provvedimenti assunti per incentivare lo sviluppo di nuove soluzioni in grado di soddisfare i “fabbisogni smart” individuati dalla Strategia italiana per la banda ultra larga e per la crescita digitale 2014-2020 e dalla Strategia nazionale di specializzazione intelligente. Questo, potrà generare un impatto positivo sul sistema Paese così da garantire la messa a punto di soluzioni tecnologiche replicabili in altri contesti pubblici e privati, con ulteriori ricadute economiche in grado contribuire ad accelerare la crescita imprenditoriale.

      In questo contesto, gli approvvigionamenti pubblici rappresentano una fondamentale leva di politica economica e industriale, capace di influire in maniera determinante sulla competitività delle imprese e sulla capacità di innovazione del Paese.

      Vista l’importanza economica che gli appalti pubblici rivestono all’interno di tutto il mercato comune, in più occasioni è stata data una significativa attenzione alla loro digitalizzazione.

      Si tratta di interventi diretti a consentire una gestione digitale e la necessaria connessione di ogni fase dell’e-public procurement: e-notification (pubblicazione elettronica); e-access (accesso elettronico ai documenti di gara); e-submission (presentazione elettronica delle offerte); e-evaluation (valutazione elettronica); e-award (aggiudicazione elettronica); e-ordering (ordinazione elettronica); e-invoicing (fatturazione elettronica); e-payment (pagamento elettronico).

      Di seguito viene riprodotto uno schema descrittivo tratto dal Piano Triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione 2019-2021, che mostra in che modo le varie fasi dell’appalto possono essere digitalizzate:

      Questo nuovo approccio non può prescindere dal rispetto di due principi fondamentali: la trasparenza e la tutela dei dati personali.

      Sembrerebbero due principi contrastanti ma devono trovare ampia applicazione nell’ottica di una sempre maggiore digitalizzazione e semplificazione degli strumenti utilizzati e delle procedure, affinché le risorse pubbliche siano gestite nel pieno rispetto della legge.

      Gli strumenti digitali dovranno quindi essere utili per la pubblicazione non solo dei documenti concernenti le procedure ma anche dei dati da essi risultanti. L’analisi intelligente dei dati potrà infatti permettere di conoscere cosa sta realmente accadendo, permettendo una crescente automatizzazione dei processi, utile a predire gli scenari futuri.

      Il mezzo elettronico consente infatti di elaborare anche a distanza i dati o far comunicare tra loro applicazioni ubicate in sistemi di elaborazione remoti o collegati tra loro e questo deve avvenire nel rispetto dei principi delle procedure ad evidenza pubblica, garantendo anche la sicurezza informatica delle piattaforme in uso.

      È quindi fondamentale aumentare la trasparenza, l’integrità e la qualità dei dati al fine elaborare risposte strategiche adeguate. La trasformazione digitale, il generale aumento della quantità di dati e la disponibilità di standard in materia di dati aperti offrono opportunità per creare migliori strumenti di analisi per un’elaborazione delle politiche orientate alle esigenze e di sistemi di allarme per segnalare e contrastare la corruzione nel sistema della pubblica amministrazione e in quello specifico degli appalti pubblici.

      È quindi opportuno rendere disponibili dati migliori e più accessibili sugli appalti, poiché in questo modo si apre la strada a molteplici possibilità per valutare meglio l’efficacia delle relative politiche, ottimizzare l’interazione tra i vari sistemi e delineare così in modo più adeguato le future decisioni strategiche.

      Marco Porcu

      30 Start-up. Se non è una rivoluzione, poco ci manca

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      La nascita di un network di micro imprese turistiche che condividono obiettivi, strategie e canali di vendita, cioè fanno sistema in modo intelligente, come fantasticato nelle bibbie del turismo, è una notizia senza precedenti. Senza scomodare Schumpeter, il progetto dei Portale Sardegna Point pare  muoversi per sfruttare il pieno potenziale dell’innovazione: nuovi prodotti esperienziali, nuove forme organizzative, nuovi mercati, nuovi canali distributivi e nuovi paradigmi di marketing.

      Tourist experience Italy” digitato oggi su Google, restituisce 720 milioni di risultati.
      E’ l’esplosione nel turismo dell’Economia dell’Esperienza.
      L’economia del “fare” e del “sentire”, quella che sta spazzando via i cluster turistici tradizionali secondo i quali gli operatori segmentavano il mercato in categorie omogenee e ben definite. Il nuovo viaggiatore è un concentrato di incoerenza con una gran sete di conoscenza, che i sociologi d’avanguardia chiamano – con parola forse già troppo abusata – esperienza.
      Sia il Piano Strategico Nazionale PST 2017-2022 che il Piano Strategico Regionale PST 2018-2021, sono allineati sulla necessità di offrire nuovi “turismi” ricchi di autenticità, effetto wow e unicità al viaggiatore, un soggetto piuttosto complesso da decifrare, ma che di sicuro ha aspettative sempre più elevate.
      Trasformare la visita in un’esperienza memorabile … orientata alla piena soddisfazione del turista, in modo da spingerlo a tornare e a influenzare, tramite la sua narrazione, nuove persone a visitare il nostro Paese…” è un estratto del PST Nazionale.

      I Piani, come sempre, sono delle straordinarie dichiarazioni di intenti, mentre la parte applicativa e realizzativa – purtroppo – raramente arriva a concretizzarsi.
      Ecco perché l’evento di ieri sulla nascita di 30 Portale Sardegna Point, con relativi Local expert, diffusi capillarmente sul territorio, annunciato come evento rivoluzionario nel panorama turistico Nazionale, potrebbe davvero contenere al suo interno degli elementi  di sviluppo inediti e molto promettenti.

      Portale Sardegna del resto è abituato a sorprenderci. Quando lo strapotere dei grandi player mondiali come Expedia, Booking, AirB&B, Hotel.com,  sembrava destinato ad una inarrestabile colonizzazione dell’isola, nel 2017, ha scommesso sulla destinazione turistica Sardegna ed è riuscito nella impresa impossibile di convincere una serie di soggetti economici a supportare la quotazione in Borsa di Portale.
      Oggi il progetto si rafforza e 30 nuovi soggetti si mettono in rete sotto l’ombrello solido e sempre più largo di un OTA innovativa. Una gran bella sorpresa.

      30 nuove start up che in un sistema socio-economico virtuoso (Schumpeteriano, potremmo dire) avremmo voluto vedere nascere spontaneamente grazie a iniziative pubbliche – magari legate alla formazione professionale o all’Università; nascono invece per iniziativa di una azienda privata che non smette di investire e di credere che il turismo possa essere il grande fattore di sviluppo per la Sardegna.
      È sorprendente, anche considerando la recente  notizia pubblicata dall’osservatorio del www.sardinianobservatory.org, che evidenziava come le start-up innovative nel 2019, in Sardegna erano a giugno appena 149,  il tasso più basso tra le regioni italiane.
      E una sola era riferibile al settore turistico!

      L’esperienza simbolo di questa rivoluzione annunciata dai Portale Sardegna Point è la possibilità di partecipare attivamente alla transumanza di un gregge, che diventa perciò un vero e proprio prodotto turistico esperienziale; una operazione di trasferimento degli animali apparentemente banale, ma che diventa, invece, ricca di significato; un esperienza in grado di fare entrare pienamente in sintonia il viaggiatore con ritmi di vita, pratiche sociali ed emozioni che si tramandano da tempi lontani.

      Coerentemente con il PST del Turismo, gli obiettivi di innovare, integrare e specializzare l’offerta e quelli più specifici di valorizzare in modo integrato le aree strategiche di attrazione turistica e i relativi prodotti, di valorizzare in modo integrato le destinazioni turistiche emergenti e di ampliare, innovare e diversificare l’offerta, vengono tutti messi al centro del progetto.
      Come pure la mappatura permanente delle destinazioni turistiche e dei relativi prodotti e la urgente necessità di digitalizzare il sistema turistico per portare i prodotti sui mercati turistici nazionali e internazionali.

      Il progetto ha l’ambizione di partire con una forte sensibilità verso il turista-cliente, con l’intenzione di proporre accoglienza personalizzata, valorizzazione delle specialità del territorio, capacità di fare rete e di coinvolgere tutti gli operatori e costruire micro esperienze  locali uniche, non banali ad alta autenticità.
      Lo fa cercando alleanze iper-local. Fronteggiando  la globalizzazione con l’unica risposta sensata:  quella che dal cortile di casa portò al Nobel Grazia Deledda e che i posteri chiamarono la “cortilità universale”; cioè la capacità di raccontare e valorizzare le bellezze delle culture  e delle quotidianità. Il progetto di PS, alo stesso modo entra nei micro territori attraverso imprenditori motivati e appassionati, che proveranno a trasformare la normalità in esperienze indimenticabili.

      Quindi riepilogando: una piccola società nata in una delle aree turisticamente meno vocate dell’isola, prima si quota in Borsa, poi diventa un gruppo allargato e multi-segmento. Successivamente capisce che per crescere deve fare alleanze e sceglie partners nazionali come Italianway e locali come Escursì, Siendas, e Bentu Experience, dimostrando che l’unione di competenze è la vera forza del network.
      Infine, seleziona 30 partners ( che diventeranno a breve 50) per catturare tutte le straordinarie specificità ancora inespresse dei territori: non chiamiamola DMO per scaramanzia, ma come modello di business per gestire la destinazione, non è per nulla male.

      Se si tratterà di una vera rivoluzione lo scopriremo nel futuro prossimo.
      La cosa davvero importante è che senza finanziamenti pubblici, senza aiuti esterni ma con una grande volontà, un gruppo di coraggiosi, forse di visionari, ha preso sul serio le parole di Dahrendorf e ha capito che ci sono momenti in cui bisogna alzarsi in piedi, contarsi  e rimboccarsi le maniche. Per essere protagonisti attivi del proprio futuro.
      Non sarà facile, ma la strada è quella giusta: per questo serve un grande in bocca al lupo

      MF 2019: come piantare “alberi” guardando al futuro

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      Meet Forum 2019. Forte Village – Santa Margherita di Pula – Sardegna. “Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso”. L’aforisma attribuito a Confucio ben sintetizza la sensazione che molti hanno avuto alla fine del Meet Forum 2019 parlando del sistema turistico sardo: poco è stato fatto in passato, tanto, tantissimo rimane da fare, quindi prima si inizia meglio è.

      E’ stata l’edizione della maturità, quella di quest’anno: felici per la partecipazione, numerosa, qualificata, autorevole, sia come relatori che come partecipanti, incupiti per le diagnosi, impietose ed a tratti preoccupanti. Siamo in ritardo su quasi tutto: consolidamento della destinazione, continuità territoriale, destagionalizzazione, accessibilità interna, marketing organizzato, nuovi mercati, diversificazione di prodotto, aumento della competitività rispetto agli altri mercati ….. insomma, poco o nulla è stato fatto ed il famoso albero del nostro Confucio Turistico non è stato piantato.

      Cosa è emerso nella due giorni organizzata da Portale Sardegna? La nostra isola è il classico studente dal grande potenziale ma che non si applica: qualche buon voto in qualche materia specifica, come le 3 esse (sun, sand, sea), ma globalmente una pagella finale annuale con un 6 stiracchiato, che lascia l’amaro in bocca e un senso di incompiutezza per ciò che potrebbe essere ed in realtà non è.

      Siamo una destinazione sempre uguale a se stessa (le 3 esse, appunto) in piena crisi adolescenziale, che in realtà nasconde un’incapacità di crescere e diventare grandi: altrove destinazioni simili alla nostra son cresciute meglio e più in fretta, hanno superato brillantemente le pulsioni giovanili (leggi stagionalità) per diventare brillanti signore nello sfavillante mondo del turismo adulto e maturo, ammirate ed omaggiate da tutti, in tutte le stagioni.

      Per contro, la nostra Sardegna, rampante e brillante per 3 mesi l’anno, zoppicante e sonnacchiosa nel resto dell’anno, guarda a queste belle signore, destinazioni leader del turismo, con uno sguardo tipico da provinciale: da un lato con soggezione, subendone estasiata il fascino, e dall’altro, con la spocchia tipica della gioventù che pensa di aver capito tutto dalla vita, sottovalutandole e deridendole, convinta di poter fare meglio e bene.

      I nostri punti di forza restano anche i nostri principali punti di debolezza:

      • stagione turistica breve ma splendente;
      • selvaggia e incontaminata;
      • bassa densità di popolazione;
      • sconosciuta sui mercati globali;
      • misteriosa e inaccessibile;
      • una grande storia non scritta;
      • un segreto ben conservato.

      Purtroppo anche le criticità note da tempo continuano ad essere, anch’esse, i principali punti di debolezza:

      • assenza di una pianificazione strategica;
      • modello di continuità territoriale ormai obsoleto e superato;
      • mancanza di un monitoraggio continuo;
      • stagionalità cronica;
      • scarsa accessibilità alle destinazioni interne;
      • improvvisazione ancora abbondantemente diffusa;
      • incapacità nella diversificazione di offerta;
      • ottica di sistema rimasta slogan non più buono neanche per i convegni tematici.

      Da dove partire, dunque, per piantare questo albero, da far crescere e prosperare?

      Il Meet Forum 2019 può essere considerato come un concreto punto di svolta, il momento della presa di coscienza, della consapevolezza e della maturità, il nostro, appunto, “secondo momento migliore” per piantarlo.

      Sono stati in tanti, al Meet Forum, che hanno offerto le proprie competenze per piantare e far crescere forte e sano questo albero del sistema turistico: operatori, specialisti, professori universitari, imprenditori, di borsa, uomini di finanza, social media manager, associazioni di categoria hanno fornito ad alta voce il proprio qualificato contributo, con dati, best practices, studi e analisi dettagliate. Il tutto sotto la regia attenta del comitato scientifico ed organizzatore guidato da Portale Sardegna, Robert Piattelli, Sardegna 2050 ed Antonio Usai, che in questa 4° edizione hanno cercato di offrire un mix di stimoli, esperienze, domande giuste e qualche risposta.

      Molti, finalmente, i giovani universitari presenti, grazie alla lungimiranza di Nevina Satta della Fondazione Film Commission, che ne ha sostenuto finanziariamente la partecipazione.

      E’ stata un’edizione più briosa e dinamica rispetto alle precedenti: è stata proposta una formula aperta e interattiva, meno “conferenza classica uno-a-molti” e più “modello laboratorio” con tante open-session dove la chiacchierata, i feedback e le domande hanno rotto gli schemi tradizionali, creando positive relazioni dirette fra tutti i partecipanti.

      Insomma, si iniziano a vedere, da qualche parte, tanti piccoli germogli, tanti ciuffetti di piantine verdi che, se ben curate e coltivate, potranno diventare quegli alberi forti e saldi che Confucio immaginava, in grado di portare frutti abbondanti per tutti: non sarà ancora la Davos del turismo, ma lo spirito comune e la potenza visionaria vista al Meet Forum 2019 vanno esattamente in quella direzione. Bye Gianfranco e Lucio

      Turismi da incubo #31: lo spread turistico

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      Un approccio scientifico a qualsiasi branca del sapere, almeno da Galileo in poi, ha sempre mosso le proprie basi da un processo di misurazione dei fenomeni studiati. Solo molto più tardi con la nascita del mercato, l’occhio dell’economia ha cominciato a controllare anche cosa succedeva al di fuori dei propri confini, per analizzare i comportamenti dei competitors e studiare come stessero approcciando le preferenze dei consumatori. Il turismo, che del management scientifico è sempre stato considerato il parente povero (su questi aspetti siamo ancora al “caro amico”)  gioca di rimessa più che di strategia,  fatica a rapportarsi con le numeriche, vive più di istinto, intuizione, sensazioni, che di analisi, rilevazioni quantitative e qualitative, pianificazione. Dovrebbe invece, per fare un salto di qualità, tendere di più verso approcci innovativi fatti di dati, informazioni, misurazioni oggettive dei fenomeni che lo riguardano, metodi scientifici robusti e consolidati, modelli econometrici strutturati. Uno dei pericoli che l’assenza di approccio scientifico determina, è quello dell’autoreferenzialità, soprattutto nel campo del turismo, nel quale la convinzione di essere “nella terra più bella del mondo” (vale per l’Italia come per la Sardegna), azzera la capacità di confronto e di analisi con altri contesti. Come già trattato sul post Turismi da Incubo #21, ispirato dal prof. Ricolfi, l’affermazione che “i concetti di sviluppo e crescita non sono perfettamente equivalenti”  viene rafforzata da un altra considerazione: essere autoreferenziali in un mercato fortemente competitivo può essere un atteggiamento miope o peggio, irresponsabile. E’ necessario monitorare sempre con attenzione come i competitors stanno conducendo il proprio business; e il monitoraggio, o benchmarking, deve essere: – continuativo  nel tempo; – indirizzato sulle variabili veramente significative che sono emerse dall’analisi; – veramente profondo, per analizzarne le cause prime non limitandosi solo alla mera enunciazione o all’analisi superficiale del dato. Tutto ciò per non correre il rischio di essere convinti di ben figurare in un “torneo”, quello turistico, dove invece si sta nettamente perdendo terreno. Spesso, troppo semplicisticamente, si effettua la valutazione dell’andamento di una stagione basandosi sul confronto della stagione precedente, trascurando invece ciò che succede dalle parti della concorrenza. E questo, anche perché non sempre abbiamo coscienza di chi siano i nostri veri competitors. Nelle analisi del Crenos, ad esempio, ormai da qualche anno i territori sui quali si effettuano analisi comparative si limitano a Sicilia, Puglia, Calabria e per quanto riguarda i mercati internazionali, la Corsica. Un elenco di destinazioni evidentemente molto parziale e soprattutto insufficiente per avere una visione completa dei fenomeni turistici primari; infatti oltre alla mancanza delle Baleari, l’analisi  trascura i sistemi turistici Greci, quelli Turchi, quelli Spagnoli continentali, ma anche le due sponde dell’Adriatico, da Rimini sino a Dubrovnik, dimenticando anche il nord Africa, attualmente in preda ad una grande crisi politica, ma in alcune aree già in fase di ripartenza alla conquista di una bella fetta del ricco mercato turistico europeo. Non v’è dubbio, peraltro che per latitudine, conformazione geografica e caratteristiche fisiche siano le Baleari il nostro vero competitor. Un antagonista che con i suoi 3 aeroporti, svilupperà nel 2019 oltre 40 milioni di passeggeri e che, solo dalle destinazioni di Germania e Regno Unito, è in grado di svilupparne circa 20 milioni. La Sardegna, considerando l’ultimo dato disponibile SIRED del 2017, dalle stesse destinazioni, registra  arrivi nelle strutture ricettive per appena 471.000 unità. Confrontarsi con il più pericoloso dei nostri competitors, le Isole Baleari, aiuta a capire molte cose. E capire non significa scimmiottare modelli turistici difficilmente applicabili in Sardegna. Al contrario, comprendere a fondo gli andamenti altrui serve a prendere consapevolezza delle nostre debolezze e pianificare per tempo strategie adatte a competere Il dato decennale di CAGR (Compound Annual Growth Rate), o saggio annuo di crescita composto evidenziato nel grafico che segue, è un indice che rappresenta il tasso di crescita medio di una serie di valori in un arco temporale definito: ad un primo esame,  parrebbe rassicurante, perché sostanzialmente uguale nel decennio tra le due destinazioni: 3,9 Baleari, 3,8% Sardegna. Ma, purtroppo non è così. Poiché le Baleari sono senza ombra di dubbio la locomotiva turistica del mediterraneo, ha senso  – ed è particolarmente importante – trovare un indicatore che compari il sistema Sardegna e il sistema Baleari (vedi nota 1).
      Ma se andiamo più a fondo, ad esempio definendo un nuovo concetto di Spread Turistico (vedi nota 2), emergono elementi di forte preoccupazione. Possiamo definire  lo Spread Turistico come quell’indicatore che misura le variazioni nell’andamento di due economie turistiche: un indice anche grossolano, che forse è persino improprio chiamare in questo modo, ma che aiuta a valutare il comportamento e l’efficacia di due sistemi turistici in diretta competizione. Proviamo quindi a calcolare lo Spread  tra il sistema turistico Sardegna e il sistema turistico Baleari. Assumendo che –  trattandosi di isole – il traffico aereo sia un elemento determinante e misurando il differenziale assoluto di tale traffico nei due sistemi per l’ultimo decennio; lo facciamo  usando come base 100 l’anno base (2010) e monitorandone l’evoluzione. Ecco in tabella l’analisi delle serie storiche dei dati di arrivi e partenze degli aeroporti nel corso degli ultimi 10 anni. Isolando il differenziale assoluto annuo di volume di traffico aereo – definito appunto spread turistico – possiamo vedere come si tratti di un indicatore significativo per confrontare la crescita dei due sistemi.
      Ergo,  il CAGR sopra menzionato non dice tutta la verità, è perciò necessario approfondire l’analisi. Se 10 anni fa alle Baleari arrivavano 22 milioni di passeggeri in più rispetto a quelli che arrivano sulla nostra isola, nel 2019 ne arriveranno addirittura 32 milioni in più. Perciò possiamo concludere che crescere con lo stesso ritmo dei nostri competirors non è affatto rassicurante, né può essere fonte di soddisfazione: di fatto continuiamo a perdere terreno. L’effetto di spiazzamento è evidente:  il sistema spagnolo è più forte e attira con maggiore energia prezioso PIL turistico e – elemento preoccupante – col passare degli anni rafforza il suo predomino. Pur crescendo con tassi similari, infatti, la loro capacità di attrarre domanda è enormemente più potente e lo Spread Turistico – che era 100  punti base nel 2010 – si attesta a raggiungere il valore di 141 nella previsione 2019.
      In “Turismi da Incubo #29” si proponeva per la Sardegna la creazione di un Centro di Ricerca sul tema del turismo, che potesse svolgere anche il ruolo di Osservatorio Turistico: una struttura del genere sarebbe utile come il pane, per definire alcuni indicatori strategici da monitorare con continuità e per farsi carico del compito di comprendere come la stagionalità –  per altro presente su entrambi i sistemi turistici Sardegna-Baleari – venga declinata con modalità del tutto diverse: – nel caso delle Baleari con flussi numericamente rilevanti e quindi perfettamente sostenibili, – nel nostro caso con flussi minimi che costringono buona parte degli operatori a chiudere progressivamente le attività cominciando dall’inizio di settembre. Sarebbe importante analizzare con profondità i dati, applicare modelli econometrici per capire su quali drivers puntare, poter utilizzare tecniche idonee (come la DEA Data Envelopment Analysis, ad esempio) per un confronto costruttivo e concreto. In attesa dell’Osservatorio e dell’applicazione continuativa delle tecniche di benchmarking, il macro-dato di confronto tra i due sistemi turistici è impietoso: 40 milioni contro 9 milioni. Una battaglia ad accaparrarsi i ricchi mercati del turismo mondiale che – come è evidente – stiamo progressivamente perdendo.
      Basta isolare un elemento minimo per comprendere appieno il divario esistente:  a maggio 2019 con 4,3 milioni di passeggeri, il sistema Baleari sviluppa più traffico aereo di quanto noi riusciamo a fare in Sardegna sommando i mesi di luglio, agosto e settembre (3,9 milioni stimati per il 2019). Insomma, appurato qual è il sistema turistico che guida il mediterraneo, è ora di fare un bel bagno di umiltà esaminando nei dettagli il sistema Baleari ed andando ad imparare da loro come si declinano le mille sfaccettature dei turismi. Per capire, rimboccarci le maniche e cominciare a studiarli seriamente per scegliere tempi, modi, intensità, dimensioni, tecniche, politiche e investimenti che più si adattino ai nostri obiettivi di crescita sostenibile. (vedi nota 3). Buon lavoro a tutti noi. Lucio Moore e Gianfranco Fancello (Nota 1) Le isole Baleari, sono un fazzoletto di terra grande meno della provincia di Nuoro (4,9 vs 5,6 mila Km2) poste alla nostra stessa latitudine, ma in grado di attirare flussi turistici per noi inimmaginabili. E di generare PIL turistico in misura incredibilmente superiore (20.900 € quello pro-capite sardo, ben 31.310 € quello delle Baleari). Tre aeroporti, Palma, Minorca e Ibiza, contro tre aeroporti, Olbia Cagliari ed Alghero.  (Nota 2) Lo spread (quello più famoso è sui Bund Tedeschi), come è noto, rilevando il differenziale dei tassi, riflette l’efficacia e l’efficienza dei sistemi economici di Italia e Germania e il grado di fiducia che li accompagna, ed è usato soprattutto per prevedere futuri comportamenti dei mercati dei capitali. Anche nelle recenti aste, il rapporto tra domanda e offerta dei Bund è restato molto alto; 2,5-2,6; dando seguito a quello che Paolo Savona chiama effetto di spiazzamento dell’economia tedesca verso le altre economie, ancora più grave perché perpetrato dentro un sistema – quello dell’euro- che dovrebbe invece garantire pari protezione e pari tutele alle economie degli stati membri. (Nota 3) A margine, va ricordato anche che non può non notarsi la perdurante assenza di un centro studi turistico ufficiale, peraltro contemplato dalle Legge Regionale 16 del 2017; Legge che, all’art. 8 definisce l’Osservatorio Regionale del Turismo e afferma la necessità di “analizzare e valutare il flusso turistico con particolare attenzione alla stagionalità delle presenze sulla base di indicatori appositamente individuati per la realtà sarda …”.

      Meet Forum 2019 : grandi aspettative per la 4° edizione

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      Con pazienza, con tenacia, con la lodevole passione di un gruppo di  visionari, anche la quarta edizione del Meet Forum, l’appuntamento più ricco e innovativo del turismo in Sardegna, sta ormai per prendere forma.
      I prossimi 5 e 6 ottobre al Forte Village – a pochi chilometri da Cagliari –  si farà sul serio.
      Quella che avevamo definito dalle prime edizioni come l’evento a più alta concentrazione di cervelli turistici, si rafforza, trova una cornice prestigiosa e cresce nella reputation, per dirla nel linguaggio della rete. Si va al nocciolo dei problemi e delle opportunità con un elenco di protagonisti coinvolti tutt’altro che banale e scontato.
      Facciamocelo raccontare in anteprima dal Team di Progetto: se per Robert Piattelli il Meet Forum è soprattutto concretezza, pragmatismo, insomma il luogo ideale per abbattere le barriere tra teoria e pratica, per congiungere in modo virtuoso il triangolo delle ottimizzazioni impossibili, quello che collega pubblico, speakers e operatori turistici, invece per Marco Demurtas il prestigioso evento è puro futuro in azione; è l’occasione ideale per fare network con chi davvero vuole impegnarsi a fare network, è un inviolabile territorio dello spirito dove si respira positività e le idee possono finalmente mettere le ali.
      Uno spazio aperto a tutte le visioni e a tutti i modelli, dedicato al turismo. Un ambiente friendly dove le intelligenze si illuminano e attivano potenti sinapsi turistiche per fare benchmarking, sviluppare il B2B e tornare a casa più ricchi di stimoli e motivazione. Senza dimenticare gli aspetti finanziari del business che in ogni edizione hanno avuto e avranno un ruolo di primo piano.
      Per Andrea Atzeri è soprattutto il trionfo della condivisione di esperienze, quel magico momento in cui gli umani raccontano se stessi condividendo difficoltà e successi, e dove sviluppano interazioni positive che sono sempre molto più della semplice addizione di tante best practices.
      Sentendo Gianfranco Fancello, il MF  è un area di lavoro ottimale, dove emerge la forte motivazione a creare cultura turistica, progettare, costruire ed ottimizzare sistemi turistici. Sistemi fatti di  persone, di competenze, di idee; networks intelligenti a forte trazione digitale che collegano avamposti di frontiera del turismo e che dispongono di una occasione unica di interazione orientata allo sviluppo.
      Per Antonio Usai – sarà la deformazione professionale visto che insegna marketing strategico – MF è uno strumento imprescindibile per comprendere le dinamiche della competizione, i ritmi incalzanti dell’innovazione, per aprire una fondamentale finestra di conoscenza verso il mondo del business turistico; un momento di riflessione nel quale smettere di essere autoreferenziali e ricominciare a stupirsi delle piccole e grandi cose che possono fare la differenza nelle più avanzate e complete esperienzialità turistiche.

      Insomma, Meet Forum 2019 non è ancora cominciato ma considerando lo splendore della location a Santa Margherita di Pula, valutando la qualità degli speakers e pesando gli ingredienti che il team di progetto ha miscelato con grande cura, non v’è dubbio che sarà piuttosto facile soddisfare le più severe aspettative.

      Scoprite il ricco elenco di speakers al link https://www.meetforum.it/speakers/

      Buon Meet

      Alla ricerca di qualcosa: partire per poi ritornare

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      Estratto dell’ intervento  per il Sardinia JOB DAY del 25 gennaio 2019. Oltre al sottoscritto, per Sardegna2050, all’evento era presente come relatore anche il nostro Nicola Pirina. Poco più di 100 anni fa da un piccolo centro di circa 7.000 abitanti chiamato Nuoro, due giovanotti partivano – letteralmente con la valigia di cartone  – verso il cosiddetto nuovo mondo su una di quelle navi a vapore – i Piroscafi che avevano progressivamente sostituito i velieri –  diventate famose molti anni dopo grazie al film Titanic. Quei 2 sardi semi-analfabeti, ricchi solo di un mix di entusiasmo, curiosità e disperazione, pur  non conoscendo una sola parola di inglese, presero il mare. Erano miei nonni, che dopo diversi anni tra Stati Uniti e Argentina, scelsero poi,  a differenza di molti altri, di tornare indietro. Partirono dando fondo a tutti i risparmi in loro possesso,  con enormi disagi e grandi rinunce, affrontando un viaggio lunghissimo che in certi casi poteva durare quasi 30 giorni, rigorosamente in terza classe. Il viaggio low cost origina lì, dai quei flussi migratori squattrinati. Si conta che all’inizio del’ 900 (sino al 1915) circa 90.000 persone lasciarono la Sardegna, su una popolazione di circa 800.000 abitanti. Stremati da prolungate stagioni  siccitose e dalla terribile afta epizootica, che minarono anche le attività pastorali di base, circa un giovane maschio sardo  su tre fu costretto ad emigrare, considerando la forza lavoro attiva del tempo. Va ricordato che nel 1910 la media di anni di istruzione/abitante  erano:
      • U.S.A. 7,5,
      • Germania 7,
      • Italia 3,
      • Sardegna 1,6. 
      A ben vedere non si trattava di una  fuga di cervelli ma di braccia: una fuga dalla povertà e dal sottosviluppo, verso un futuro idealizzato, verso opportunità vagheggiate. Gli Italiani, gli irlandesi, gli emigrati in genere, parlavano lingue incomprensibili e vivevano in comunità poco integrate;  erano gli ultimi del mondo: spesso sporchi, poveri e ignoranti e quando il fenomeno migratorio diventò sempre più grosso, vennero ammassati ad Ellis Island e posti in quarantena, come adesso noi facciamo con gli africani negli HotSpot, ex Sprar, ex CPSA, ex C.P.T.. E’ tipico di noi umani guardare oltre mare per cercare di capire cosa diavolo c’è al di là. La stessa Grazia Deledda prese la sua “corriera” e poi il traghetto dal piccolo borgo  Nuorese, quasi fuggendo da quel posto selvaggio ai confini del mondo, che restò però protagonista indiscusso delle sue opere, attraverso un legame indissolubile nei confronti di una terra quasi magica, senza tempo. La metafora della nave da prendere, è centrale forse per tutti gli isolani. A volte con la chiara determinazione di partire per poi ritornare, altre per fuggire e basta, da qualcosa che è troppo stretto e soffocante. In tutti i casi, dobbiamo attraversare  il mare per crescere, per dimostrare qualcosa o per cercare delle conferme. L’abbiamo fatto noi alla vostra età e continuerete  a farlo voi. Una generazione più tardi, nel dopoguerra, mio padre si laureò a Pisa, ed essendo rimasto orfano, fece la traversata e si “incontinentò”, come diceva Grazia Deledda, per cercare una sua dimensione tra Pisa e Roma, grazie a grandi sacrifici suoi e della sorella. Due generazioni più tardi , con condizioni sociali e livello di istruzione enormemente differenti, seppure avessi una laurea in economia conseguita a Cagliari con 110e lode, io feci la stessa traversata con direzione Roma. Presi un puzzolente  traghetto Tirrenia (l’aereo costava troppo), con le stesse inquietudini, le stesse incertezze del confronto con il mondo “continentale”, con le stesse ansie di non farcela, di non essere adeguato. “Dovevo” fare un master per scacciare le paure e i complessi di inferiorità. Il confronto mi fece capire che non eravamo dei trogloditi e che anche fuori dall’isola potevamo dire la nostra. Mi proposero subito una posizione lavorativa molto ben pagata ad Abu Dhabi, che devo confessare, al tempo, facevo fatica ad identificare geograficamente. Non accettai perché contemporaneamente arrivò un offerta dalla Sardegna che colsi con grande entusiasmo. Era il gruppo dell’Aga Khan, un gruppo internazionale attivo in 3 continenti nel quale lavoro ancora oggi. Oramai, i piroscafi ci sono solo nei musei e i traghetti sono diventate moderne navi con tutti i comfort. La rete dei collegamenti aerei ci consente a tariffe (quasi sempre) accettabili di essere pienamente cittadini del mondo. A giugno 2018, record di sempre, si sono alzati in volo nel mondo oltre 200.000 voli. Un numero in continua crescita che testimonia quanto le città, le nazioni e i continenti siano sempre più connessi. Il viaggio comunque va fatto. E’ un momento formativo e di crescita personale: vanno gestite le ansie, le paure, le angosce ma anche l’incoscienza, la spensieratezza e l’energia che avete con voi. La  domanda che molti di voi hanno in mente – anche se difficile da formulare in pubblico – e io alla vostra età certamente mi ponevo è: ma la scuola mi serve?  Un quesito notevole al quale mi piace rispondere citando un’intervista di Baricco: “la scuola è una lunga collezione di momenti noiosi e a volte persino inutili, che però contiene al suo interno una dozzina di momenti e di incontri che cambieranno per sempre la vostra vita”. Credo che la scuola sia esattamente questo. Come oggi è concepita forse non è adeguata ai tempi, probabilmente alcuni  insegnanti non hanno le professionalità e le motivazioni giuste, ma nel complesso è ancora uno strumento fondamentale per la vostra formazione culturale e metodologica. E davvero vi riserverà incontri con persone reali e personaggi della storia, della scienza, della filosofia e della politica, che avranno un ruolo determinante su quello che sarete domani. A questo punto la seconda domanda ansiogena è sempre: d’accordo, ma  quanto è in grado di prepararmi per il mondo del lavoro di oggi? E qui la risposta si fa già più complessa perché intervengono molte variabili e molte di esse sono interdipendenti. L’unica certezza è che rispetto al passato, quando era un titolo di studio ad aprire molte porte del mercato del lavoro, ora questo avviene con maggiore difficoltà. Se prima studiare garantiva in un modo relativamente facile l’ingresso nel cosiddetto “ascensore sociale” e l’uscita ad un “piano  sociale/economico superiore”, adesso la concorrenza è diventata parecchio forte: significa che vi è stato un innalzamento dell’asticella. Il meccanismo è più complesso, quindi più difficile da maneggiare e interpretare. Bisogna avere voti scolastici  alti e bisogna completare cicli di studio lunghi. E spesso ancora non basta. Bisogna mettere sul piatto anche altre competenze trasversali. La padronanza di più lingue straniere e la capacità di spaziare su campi di interessi vasti, aiutano. Ma serve anche – e sempre più spesso rappresenta la vera differenza – una solida formazione digitale. Stare al passo con le evoluzioni di hardware, software, apps, motori di ricerca, social content, e-commerce, reti, big data, sono – già adesso – i territori da esplorare e sui quali dovete confrontarvi. Quali le parole chiave da portare a casa oggi, quelle che le aziende ricercano nei colloqui di lavoro, al di là delle competenze e della preparazione specifica: Ottimismo. Come capacità di automotivarsi, di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Anche quando le cose sembrano essere negative,  non ascoltare troppo i disfattisti ed i pessimisti “per contratto”, per i quali si va sempre peggio.  Troppi adorano raccontare solo cose negative. Citando Gramsci, serve l’ottimismo della volontà. Lavorare sodo. Partendo dal noto adagio di Thomas Edison,  il successo è fatto al 10 % di ispirazione e al 90% di traspirazione … Determinazione. Secondo lo scrittore e studioso Malcom Gladwell, sono 10.000 le ore necessarie per  eccellere in una qualche disciplina. Anche il migliore dei talenti ha bisogno di fare molta pratica per acquisire consapevolezza e confidenza con le proprie capacità. Allenatevi con determinazione! Relazione. Non basta essere geniali per avere successo. La capacità di sapersi relazionare con gli altri e l’intelligenza emotiva sono competenze primarie. Curate le relazioni alimentandole e arricchendole giorno per giorno. Curiosità e passione La capacità di entusiasmarsi per qualcosa.  Il piacere di approfondire e di scoprire . Einstein  diceva “non ho un particolare talento, sono solo incredibilmente e appassionatamente curioso…” Insomma pare abbia ragione Vidal Sassoon, un grande imprenditore:  The only place where “success” comes before “work” is in the dictionary. Nessun uomo è un isola sosteneva il poeta John Donne. E se riprendiamo la metafora – a me molto cara – della nave che si mette in mare per provare a tracciare  la nostra personale mappa del mondo, per definire confini e disegnare rotte possibili, per scoprire nuovi territori e nuove realtà, all’interno, possiamo trovarci molto della nostra inquietudine. E poiché i racconti non hanno mai fine, tre generazioni più tardi, tra poco anche mio figlio, dopo un Erasmus in Olanda, uno stage in Danimarca e molti viaggi in giro per il mondo, ripercorrerà – questa volta in aereo – il percorso dei suoi bisnonni verso gli Stati Uniti per un corso di formazione di alto livello grazie al progetto Talent Up. Buon vento a lui e a tutti voi, con l’auspicio per tutti voi – memori del nostro passato – di poter essere maggiormente tolleranti con i migranti e, soprattutto, di poter partire, per scegliere poi di ritornare.

      Lab Turismo: incontri con gli specialisti. La Sardegna per il capo del NIT Institut für Tourismus: sostenibile, che punti all’outdoor e che sappia raccontarsi meglio.

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      Abbiamo chiesto a Dirk Schmücker da 11 anni a capo del centro di ricerche Tedesco NIT (*) di condividere con Sardegna2050, qualche riflessione sui trend dei fenomeni turistici,  sul posizionamento della Sardegna  e di ragionare su possibili direttrici di sviluppo.
       

      1. Buongiorno Dirk, iniziamo partendo dai numeri: la Sardegna è oltre 4 volte più grande delle Baleari, ma i flussi di turisti tedeschi in Sardegna – anche se rappresentano il primo mercato per arrivi internazionali – rispetto ai flussi verso le isole spagnole di Palma di Maiorca, Ibiza e Formentera, sono marginali. Destinazioni per molti versi simili e poste alla stessa latitudine ma con un appeal molto diverso per i viaggiatori tedeschi. Come spieghi questo fenomeno?

      Dirk: In Germania, la market share della sola di Maiorca è oltre tre volte più grande di quella riferita a tutta l’Italia meridionale, compresa la Sardegna. Penso che ci siano due ragioni principali alla base di questo, che sono tuttavia intrecciate. In primo luogo, le Baleari hanno iniziato il loro percorso turistico sul mercato tedesco con molto anticipo, rispetto alla Sardegna. Quando Josef Neckermann ha presentato la prima brochure di viaggio in Germania, nel 1963, la sua offerta principale erano i voli per le vacanze sulla Costa del Sol e a Maiorca. Con l’avvento dei viaggi aerei, le Baleari sostituirono l’Italia come destinazione primaria per i tedeschi.. Oggi l’Italia è al quarto posto solo per quanto riguarda le vacanze al mare – molto indietro rispetto alla Spagna, e persino dietro Turchia e Grecia. In secondo luogo, e come conseguenza di questo sviluppo, i collegamenti aerei di oggi con le Baleari dalla Germania sono molto più sviluppati, rispetto alle isole italiane. Inoltre, un buon numero di tedeschi possiede una casa per le vacanze sulla terraferma o sulle isole spagnole – e anche questo è il risultato di un lungo processo di pianificazione turistica di queste destinazioni.

      2. Oltre a una schiacciante superiorità nel modello di sviluppo delle Baleari per attrarre flussi turistici nel cuore dell’estate, c’è anche una capacità di destagionalizzazione enormemente più forte; Le Baleari performano molto bene anche in mesi che solitamente consideriamo di medio-bassa stagione. Hanno sviluppato attrattori diversi per il mercato tedesco o semplicemente li hanno resi più strutturati ed efficaci?

      Dirk: Le spiagge sarde sono chiaramente la risorsa principale: non esiste un sito di guide o tour operator tedesco che non elogi le “spiagge da sogno”.
      Potrebbe, tuttavia, essere che la Sardegna sottovaluti la sua capacità di proporre vacanze fuori stagione, in particolare sul mercato tedesco. Mi vengono in mente tutti i tipi di attività all’aria aperta, ma in particolare in bicicletta, escursioni o anche trekking. E potremmo aggiungere cucina e cultura. Il paesaggio sardo potrebbe offrire molto di più del sole e della spiaggia, ma questo fatto non è probabilmente rappresentato in maniera similare sulle “mappe mentali” dei sardi e dei tedeschi. Allo stesso tempo, le infrastrutture per l’outdoor non sembrano  essere adeguatamente sviluppate in Sardegna; Corsica e Maiorca vengono in mente molto più velocemente con riferimento a questo tema. Entrambe hanno stabilito con successo un’immagine che va ben oltre il semplice concetto di “spiagge di sabbia”.

      3. In termini di comunicazione, cosa percepisce il mercato turistico tedesco del prodotto turistico della Sardegna nei media locali (e cosa non percepisce)?

      Dirk: Per le conoscenze attualmente in nostro possesso al momento, ciò che viene percepito sono soprattutto le vacanze al sole e in spiaggia, oltre alle specialità culinarie e “all’unicità” dei giacimenti culturali. Tuttavia, la ricerca è in corso per sviluppare questo argomento in modo più approfondito.  Non deve però essere frainteso il concetto di “unicità”: naturalmente, la cultura sarda è unica all’interno dell’isola, ma non è necessariamente una proposta di vendita “unica” con riferimento al percepito del turista. E, in effetti, ogni destinazione concorrente ha una sua propria “unicità” culturale, e non vedo molte ragioni per cui i turisti tedeschi dovrebbero dare un valore più alto ad un Nuraghe piuttosto che, ad esempio, ad un mulino a vento di Maiorca o considerare il Pecorino superiore alla Feta greca o alle tapas spagnole. Nella maggior parte dei casi, queste puculiarità sono un ottima risorsa da giocare una volta che il turista è presente nella destinazione, ma di solito non rappresentano un attrattore determinante per scegliere la destinazione.

      4. Tra i diversi fattori, la percezione di un pricing posizionato su una fascia alta rischia di limitare la scelta della Sardegna come destinazione per il mercato tedesco? E se sì, in che modo può essere riposizionata la destinazione?

      Dirk: Direi che la percezione della Sardegna come prodotto premium o di lusso è limitata alla Costa Smeralda, mentre il resto dell’isola è più o meno esente da questo problema. Ma chiaramente, la Costa Smeralda ha un impatto mediatico maggiore rispetto ai luoghi meno noti dell’ isola.

      5. Quali azioni promozionali di marketing sul mercato tedesco potrebbero essere più efficaci per generare flussi aggiuntivi?

      Dirk: Per rendere attrattiva una destinazione bisogna lavorare sulle tre “A “: (assetts, amenities, accessibility in inglese):  Gli assetts comprendono tutto ciò che non è progettato per il turismo, dal paesaggio naturale agli ospedali. Questi aspetti,  per quanto io posso valutare, sembrano adeguati. Tourism amenities (una categoria di servizi e dotazioni molto ampia che va dai bagni nelle spiagge, al wi-fi, alla pulizia dei luoghi, alla capacità di essere accoglienti ed alla disponibilità di parcheggi)  e accessibility potrebbero, al contrario, essere un problema, partendo dalle infrastrutture per l’outdoor (citate in precedenza) sino alle competenze linguistiche. Penso che su questi punti specifici, nelle strategie di sviluppo del prodotto turistico, debbano essere necessari maggiori interventi. Mi riferisco alle infrastrutture per attività all’aperto, ma anche alle modalità di migliorare la customer experience delle attrazioni culturali e culinarie.  Naturalmente, qualsiasi azione di sviluppo di prodotto turistico deve essere supportata da attività promozionali. Chiaramente, assistiamo a una massiccia digitalizzazione della comunicazione anche in Germania. E comunque ritengo che i canali classici non siano affatto superati – tour operator, documentari televisivi, editoriali sulla stampa, solo per citarne alcuni.

      6. Nei tuoi ultimi soggiorni in Sardegna, quali punti di forza e di debolezza hai trovato in relazione all’organizzazione turistica dei territori.

      Dirk: Trovare informazioni utili su Internet prima del viaggio è una questione aperta. Immagini bellissime e slogan piacevoli ci sono in abbondanza, ma informazioni davvero utili, convincenti e indipendenti sulla pianificazione della vacanza intesa come scelta dell’alloggio, della mobilità per e sull’isola, attività ricreative e attrazioni, non sono affatto facili da trovare.  Anche le competenze linguistiche potrebbero essere un problema: conquistare mercati esteri senza parlare e capire l’inglese potrebbe rivelarsi un tentativo infruttuoso. Solo il 7% circa dei tedeschi dichiara di parlare e capire l’italiano, e a scuola una percentuale minima degli alunni impara l’italiano, mentre il 98% apprende l’inglese.

      7. Qual è la tua opinione sul progetto di formazione sperimentale, chiamato ” Coaching Mercato Germania”, mirato a creare nuovi prodotti turistici, che ti ha visto protagonista attivo negli eventi di maggio e novembre 2018 in Sardegna?

      Dirk: Trovare informazioni utili su Internet prima del viaggio è una questione aperta. Mi ci è voluto un po’ per comprenderlo, ma l’ho trovato un sistema molto promettente, perché coinvolgeva molto attivamente gli operatori turistici. Ho avuto la possibilità di seguire i gruppi di lavoro e le presentazioni e sono rimasto molto colpito. Anche se non tutte le idee generate durante il progetto formativo verranno implementate, presumo che tutti i partecipanti abbiano tratto grande beneficio dalle discussioni e dagli input esterni. Questo è ciò che i partecipanti mi hanno detto ed è in linea con le mie osservazioni.

      8. Considerando  la qualità del servizio al cliente e il livello di formazione del fattore umano – determinante nel turismo, come sappiamo –  quale punteggio daresti al sistema turistico della Sardegna su una scala da 1 a 10?

      Dirk: Considerando che la mia non è la valutazione esaustiva, ma che dipende unicamente dalla mia esperienza personale, il livello di formazione che ho riscontrato sembra essere nella media. Naturalmente, ho incontrato casi di staff eccellente in alcuni ristoranti e alberghi, ma li avrei trovati probabilmente anche in altre parti del mondo. Lo stesso vale per la qualità del servizio: è mediamente su un buon livello. Quindi, nel complesso, il mio voto complessivo sarebbe  intorno a 7.

      9. In un ipotetico piano strategico di rivitalizzazione e sviluppo del sistema turistico sardo, a quali 3 azioni daresti priorità immediata per  migliorare il modello turistico della Sardegna?

      Dirk: Azione 1: qualunque cosa tu faccia, abbi cura che sia sostenibile. So che la sostenibilità è una parola d’ordine forse abusata in questo periodo, ma in realtà ha due implicazioni pratiche: in primo luogo, non distruggere attraverso il turismo i beni di cui hai bisogno per il turismo – in tedesco, un proverbio dice: “Non segare la panca sulla quale sei seduto”. Ciò potrebbe includere una prospettiva che non si concentra esclusivamente sulla crescita quantitativa dei flussi turistici e sulla misurazione del successo del turismo esclusivamente contando le teste. Il che mi porta al secondo punto: guarda dove vanno i soldi. Assicurati che il maggior numero possibile di risorse rimanga nella regione e assicuri un buon reddito e un lavoro equo pagato sull’isola. Economicamente, il turismo non è fine a se stesso e le persone in tutto il mondo sono sempre meno disposte a condividere i loro villaggi, città, negozi, autobus e spiagge con gli stranieri, quando qualcun altro ne sta raccogliendo i frutti.

      Azione 2: valutare le possibilità di un turismo attivo outdoor come aggiunta al prodotto primario “mare e spiaggia”. Maiorca ha dimostrato che questa strategia può avere successo, integrandola con attrazioni culturali e culinarie. Ciò include lo sviluppo di prodotto turistico che contempli gli investimenti necessari e l’esplorazione dei potenziali segmenti di domanda nei diversi mercati. Non sono in grado di definire compiutamente questi temi, ma ritengo che questa sia la strada da esplorare per intraprendere un percorso fruttuoso. Il segmento outdoor/turismo attivo offre la possibilità di combinare la destagionalizzazione, l’allargamento spaziale dei territori turisticamente rilevanti, la diversificazione del prodotto, i temi dell’autenticità, garantendo ritorni economici più ampi.

      Azione 3: farsi capire. In primo luogo, investire nella lingua. Assicurarsi che ogni persona che entra in contatto con turisti stranieri possa farsi capire. Una conoscenza di base dell’inglese dovrebbe essere un prerequisito e per il resto investire nella tecnologia. In secondo luogo, assicurarsi che i potenziali turisti possano trovare informazioni utili, imparziali e convincenti attraverso Internet quando pianificano la loro vacanza – in una lingua che possono capire.

      (*) NIT Institut, New Insight for Tourism, le cui attività primarie sono ricerche avanzate sui trend turistici, analisi dei comportamenti di acquisto, ricerche specifiche su destinazioni di viaggio, analisi motivazionali e analisi di dati evolutivi, è il prestigioso istituto di ricerca Tedesco che dal 1970 sviluppa la REISEANALYSE, la più autorevole analisi in Europa sui comportamenti di viaggio della popolazione Tedesca, attraverso oltre 12.000 interviste, questionari e focus group condotti annualmente.

      Un grande ringraziamento a Dirk per gli spunti e per le idee che ha voluto trasmetterci e l’augurio di poterlo rivedere presto in Sardegna.

       

      Lucio

       

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